Airbus. Ritardi nelle consegne degli A380, il consorzio europeo annuncia un drastico piano di ristrutturazione
L'Airbus A380
Parigi, 5 ottobre 2006
Airbus ha deciso di affrontare la crisi provocata dal rinvio delle consegne dei suoi superjumbo A380 con una drastica ristrutturazione del suo apparato industriale e tagli nell'occupazione.
Airbus, una storia europea
Gerhard Schroeder e Jacques Chirac applaudono convinti: l'Airbus 380, è il simbolo dell'Europa che funziona, un gioiello di tecnologia, stile e funzionalità: l'aereo passeggeri più grande del mondo, un successo commerciale garantito da ordinativi su scala planetaria per i prossimi decenni. E' il 28 aprile del 2005. Un anno e mezzo dopo, i vertici di Airbus e della controllante Eads sono saltati, i ritardi nelle forniture inducono molte compagnie aeree ad annullare gli ordinativi, il fiore all'occhiello della cooperazione europea è diventato, come dice Deutsche Bank, 'la grande delusione'.
In diciotto mesi, l'erede del Concorde celebrato da Chirac come 'piroscafo dei cieli' , è decollato poche volte e in pochi esemplari, dopo più di dieci anni di lavoro e 13 miliardi di euro investiti: pensato per trasportare da 500 a 800 passeggeri, l'A 380 è l'arma letale che Airbus gioca sui mercati mondiali per mantenere il primato sulla Boeing. Gli americani puntano su aerei a lunga percorrenza, ma più piccoli, che possano atterrare nel maggior numero possibile di scali. L'A380, invece, scommette sulla crescita del traffico aereo soprattutto sulle grandi rotte, i grandi hub, i grandi flussi passeggeri da un continente all'altro. Tutto, in questo gigante, è grande. Apertura alare di 80 metri, lunghezza di 73, altezza 24. Un pachiderma a due piani che rispetto al Boeing 747 porta il 35% in più di passeggeri, consuma meno, offre un'autonomia di 15mila chilometri. A bordo, non un viaggio qualunque, ma un'esperienza di crociera: bar, aree di relax per la clientela più esclusiva, connessione a internet anche in quota, lusso e hi tech.
"Un esempio che dimostra che possiamo essere migliori degli altri", come disse il cancelliere tedesco Schroeder.
Ma "il primo A380 - fa sapere Eads pochi giorni fa - sarà consegnato solo nella seconda meta' del 2007" alla Singapore Airlines, anziché a fine 2006.
Ritardi che si aggiungono ad altri ritardi: solo nel 2008 saranno consegnati altri 13 aerei, poi 25 nel 2009 e 45 nel 2010. Ritardi che inducono le compagnie che avevano puntato sull'A380 a rivedere gli ordini, con le previsioni di raddoppio del traffico aereo nei prossimi 15 anni. Ritardi che costano anche a Eads: 2,8 miliardi di euro solo nei prossimi tre anni, il crollo dei titoli in borsa, dove a giugno si sono bruciati 5 miliardi di capitalizzazione, il ritocco del rating di Standard & Poor's.
Dopo un'estate caldissima, epurati i dirigenti alla guida del gruppo, Eads cerca di ripartire cambiando rotta: tagli ai costi di 2 miliardi l'anno a partire dal 2010, riduzione del 30% delle spese di funzionamento, blocco delle assunzioni. Il piano di ristrutturazione 'power 8', prevede anche che a costruire l'A380 siano i cantieri di Tolosa, non anche quelli di Amburgo, e l'ampliamento delle commesse per componentistica a compagnie russe e cinesi. I sindacati premono, il ministro dell'Economia tedesco convoca il numero uno di Airbus, Christian Streiff, l'uomo che deve convincere i governi di Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna che il piano di rilancio funzionerà, mentre Morgan Stanley avverte: l' A380 non porterà profitti prima del 2010.
A Parigi e Berlino riaffiorano diffidenza, sfiducia, preoccupazione. BAE, il colosso dell'industria militare britannica, esce da Aibus cedendo la sua quota del 20%. La Spagna per aumentare la sua partecipazione chiede un peso maggiore nelle decisioni future. A Wall Street si apre la caccia alle azioni Boeing.
Il mancato decollo del superAirbus è il fallimento di una politica industriale europea che ha puntato tutto sulla distribuzione planetaria degli appalti e su un assemblaggio sdoppiato fra Tolosa e Amburgo. Metà dei componenti arrivano dagli Stati Uniti; le ali, dal Galles; la coda è spagnola; la fusoliera è messa insieme ad Amburgo. Ma il puzzle è ultimato a Tolosa, dove le gigantesche parti dell'aereo arrivano dalla Germania dopo un lungo viaggio via fiume su chiatte speciali e poi su strada, con camion che possono viaggiare solo la notte fino all'hangar più enorme della storia dell'aviazione: un capannone lungo 550 metri, largo 250 e alto 46. Per costruirlo, anche grazie ad aziende italiane, ci sono voluti 3 anni di lavoro e 360 milioni di euro. Uno sforzo titanico che richiedeva enormi capacità di coordinamento e condivisione di cultura aziendale da parte delle società europee coinvolte: l'A380 negli hangar è l'ultima dura lezione per l'Europa che non decolla dopo il 'no' alla Costituzione europea.




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