Manifesto programmatico del Partito Socialista Nazionalitario di POL
IL Partito Socialista Nazionalitario di POL
Vuole essere punto di riferimento per tutti coloro che non si riconoscono nei fallimenti novecenteschi ed intende sviluppare nuove sintesi oltre il fascismo e l'antifascismo il comunismo e l'anticomunismo, mirando al superamento della vetusta dicotomia destra-sinistra e ponendo le fondamenta per la costruzione dell'alternativa politica, sociale, economica, culturale e filosofica al capitalismo ed all'imperialismo inteso come fase ricorsiva dello sviluppo della formazione sociale mondiale capitalista.
Intende il SOCIALISMO come equa distribuzione delle ricchezze da attuare per mezzo della proprietà pubblica dei mezzi di produzione dati in gestione alle forze del lavoro(organizzativo, tecnico e manuale) in un contesto di una economia non caratterizzata da esasperata competizione interimprenditoriale ma da una produzione cooperativa e quindi pianifica e finalizzata al soddisfacimento dei bisogni umani in cui ai prodotti venga sottratto il valore di scambio e quindi non diventino merci ma siano destinati al consumo in un'ottica di graduale riduzione (grazie allo sviluppo tecnologico) delle ore di lavoro.
Si pone come alternativa all'industrialismo espressione sia del capitalismo sia del comunismo storico novecentesco.
Propugna l'idea della nazionalizzazione dei servizi essenziali e primari per la Comunità e lo Stato popolare ( Scuola, Sanità, ambiente, energia e comunicazioni);
della "Socializzazione integrale della Società" (non solo da un punto di vista economico) attraverso l'autogestione ad ogni livello e l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione nel quadro di uno Stato in cui le differenze e le gerarchie non siano fondate su diritti di nascita o di censo ma sul merito.
Auspica la supremazia della politica sull'economia; del comunitario
sull'egoismo individualista, nell'ambito di una comunità di libere individualità; del Lavoro sul Capitale; della cooperazione sulla competizione.
Intende proporre nuove forme di partecipazione , tra cui la democrazia diretta, affinché il popolo possa esercitare, di fatto, reali funzioni di governo per potersi riconoscere, quale attore protagonista, nello spazio nazionale e culturale cui appartiene.
Auspica un nuovo modello di sviluppo che, rispettoso dell'ambiente naturale, miri a sostituire l’attuale, dissipatore delle risorse della terra (oggi egemonizzate da uno scarso 20% dell’Umanità). Uno sviluppo, dunque, che non sia più, come afferma Serge Latouche, la prosecuzione del colonialismo con altri mezzi, ma che possa portare, grazie ad una collaborazione inter -nazionale tra Stati sovrani, ad una più equa distribuzione delle ricchezze nel pieno rispetto delle tradizioni, culture e libere scelte politiche d’ogni popolo.
Crede in un nuovo patriottismo nazionalitario inteso come difesa dell'identità e della sovranità nazionali in un' ottica antiimperialista e di collaborazione inter-nazionale, accompagnata dalla difesa del territorio e della natura che - coniugato con la questione dell'indipendenza nazionale intesa come lotta dei popoli per la liberazione e delle nazioni per l'indipendenza, intrecciata con la lotta delle classi dominate per l'emancipazione - rappresenta l'unica alternativa alla cosiddetta Globalizzazione che in effetti non è altro che l'imposizione politica, economica, militare e culturale del modello di convivenza umana dell'Ideocrazia imperiale americana .
Patriottismo che utilizzi anche la Geopolitica quale strumento utile per analizzare con serietà gli scenari internazionali senza preclusioni ideologiche.
Auspica la realizzazione di un’alleanza continentale eurasiatica tra stati sovrani alleati con India Cina ed Iran.
Per quanto riguarda il problema immigrazione ritiene che l’emigrazione di masse di diseredati dal sud verso il nord del mondo sia il risultato del processo di impoverimento e di sfruttamento imposto dal capitalismo nella attuale fase di globalizzazione.
Si oppone sia alle sirene di una certa sinistra (definibile cattocomunista) che mirano ad un mondo senza differenze e senza Nazioni, sia al razzismo neofascista che vede nell'immigrato un nemico impuro, spostando così sul piano etnico conflitti che sono sociali. Entrambe posizioni funzionali agli interessi capitalistici in quanto contribuiscono alla creazione di un ulteriore "esercito industriale di riserva" (composto da immigrati da sfruttare) che si pone in concorrenza con l'"esercito industriale di riserva" rappresentato dai lavoratori autoctoni espulsi dalla catena produttiva.
Il nostro movimento è libertario dal momento che riconosce la libertà dell'individuo di poter operare le proprie scelte in ambito politico, esistenziale,filosofico,religioso,sessuale ecc.... tenendo sempre presente però che le nostre radici affondano nella cultura greco-romana cui siamo legati.
Auspica, inoltre la proprietà popolare della moneta
Propone le tre proprietà:
LA PROPRIETA’ NAZIONALIZZATA
E’ quindi prevista la nazionalizzazione senza indennizzo di Banche (a cominciare da quella Banca d’Italia” che è tale solo di nome; solo lo Stato può e deve batter moneta) Assicurazioni, industrie del comparto energetico (con trattative dirette verso i produttori, senza intermediazioni delle multinazionali), telecomunicazioni, concentrazioni industriali di interesse nazionale e strategico (alimentari, armamento, informatica ecc…). Ovviamente scuola, salute, trasporti e simili sono priorità di assoluto interesse nazionale che non possono essere lasciate a privati.
Insomma tutto quello che è di interesse generale deve appartenere alla Comunità popolare.
LA PROPRIETA’ SOCIALIZZATA
E’ la proprietà di aziende, industrie, beni e servizi che riguardano uno parte della comunità nazionale o locale, e soprattutto i diretti interessati, cioè coloro che vi lavorano e ne ricavano il sostentamento per sé e i propri familiari.
Tutte queste saranno socializzate e cioè date in gestione ai lavoratori.
Va da sé che nello stato nazionale non possano esistere concentrazioni industriali e/o finanziarie tali da poter minimamente influenzare, per estensione o ricchezza, le scelte politiche comunitarie. La Politica deve sempre e comunque guidare l’Economia, mai il contrario!
LA PROPRIETA’ PRIVATA
Lo stato deve riconoscere la piccola Proprietà privata, quella dei beni e d’uso: “la casa e le cose" per dirla sinteticamente.
Ma la proprietà privata deve essere sempre e comunque anche al servizio della comunità.
Una proprietà privata che non rispetti questo imperativo o addirittura lo contrasti non può esistere; essa viene immediatamente sequestrata senza contropartita e nazionalizzata.
Alcuni esempi: la casa lasciata sfitta, il campo non coltivato, la piccola fabbrica a gestione familiare che inquini l’ambiente con i suoi fumi e scarichi, ecc…
La proprietà privata può esistere SOLO se ha uno scopo sociale, un fine comunitario di sviluppo per tutti.




