In Germania è stato cancellato l’Idomeneo di Mozart perché avrebbe potuto offendere i musulmani, e non si è trattato del primo caso di autocensura. Secondo diversi commentatori, fatti come questi sembrano confermare che gli islamici, pur costituendo solo il 5-10 % della popolazione dei paesi europei, stanno riuscendo in maniera strisciante ad imporre anche in Europa le regole della dhimmitudine in vigore nei loro paesi.

Viene dunque da chiedersi: se questo è il primo passo, cosa chiederanno quando tra qualche decennio, per effetto delle dinamiche immigratorie e demografiche, avranno raggiunto il 20-30% della popolazione? La risposta sembra ovvia: la distruzione, la cancellazione o la rimozione di tutte le più meravigliose espressioni artistiche e intellettuali che hanno fatto la gloria della civiltà europea.

E’ evidente, infatti, che una cultura che vieta ogni raffigurazione degli esseri viventi non tollererà in alcun modo la presenza nelle nostre città dei capolavori dell’arte medievale, rinascimentale o barocca. Inoltre gli islamici hanno sempre guardato con sospetto all’invenzione della stampa, e non ha mai avuto un buon rapporto con i libri, perché per loro solo un libro ha valore: basti pensare che in un anno si traducono in Spagna più libri esteri di quanti se ne siano tradotti nel mondo islamico negli ultimi undici secoli!

Qualche giorno fa Emin Alici, il rettore dell’università turca Eylül, ha dichiarato nel corso di un meeting del Partito Popolare Republicano di opposizione, che avrebbe preferito che l’Anatolia non fosse mai diventata una terra musulmana: parole che il giornale Zaman ha considerato “insultanti” per l’Islam. Alici ha detto che l’Islam è la causa dell’attuale arretratezza dell’Anatolia: “La stampa è stata inventata alla metà del Quattrocento, e si è rapidamente diffusa in tutta l’Europa. Noi siamo stati in grado di utilizzare questa tecnologia solo 250 anni dopo. I non musulmani usarono fin da subito la stampa, e si sono sviluppati. Avrei preferito che l’Anatolia in quel tempo non fosse stata musulmana”.

Si aggiunga che il mondo islamico, come ricorda Bernard Lewis, non ha mai mostrato alcun interesse per la musica europea: persino la musica classica non ha attecchito minimamente (a differenza che in altre parti del mondo, come in Cina o in Giappone, dove è molto apprezzata). L’ayatollah Khomeini, ad esempio, ha pronunciato parole di fuoco contro tutta la nostra musica.

Tony Blankley, nel libro The West’s Last Chance (la cui traduzione uscirà nel 2007 per l’editore Rubbettino), ha previsto che gli islamici d’Europa, attraverso violente proteste di piazza e fatwe contro “l’arte infedele e immorale”, costringeranno prima o poi gli europei a disfarsi del proprio patrimonio artistico. Alcune parti di esso potranno essere messe in salvo negli Stati Uniti, ma molte altre verranno distrutte, proprio come i grandi buddha demoliti dai talebani afghani.

In questa situazione, colpiscono le parole dello scrittore spagnolo Sebastian Vilar Rodrigez, il quale ha scritto che l’Europa si è suicidata culturalmente ad Auschwitz. Nel XX secolo, infatti, gli europei hanno cancellato dal faccia del vecchio continente 6 milioni di ebrei; dopodichè, schiacciati dal senso di colpa e per dimostrare di non essere più “razzisti”, hanno spalancato le porte a 20 milioni di musulmani.

Dal punto di vista culturale questa è stata una perdita forse irreparabile, perché si è privata dell’apporto del popolo più incredibilmente creativo della terra (basti pensare che gli ebrei, pur essendo solo lo 0,02 % della popolazione mondiale, hanno vinto il 20 per cento dei premi Nobel, e analoghe percentuali da primato raggiungono in quasi tutti i campi della cultura e del commercio!) per far posto ad una popolazione ostile, ingrata, arretrata e aggressiva.

Il conto, salatissimo, lo pagheranno le prossime generazioni di Europei.

Tratto dal blog Il Filo a Piombo