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  1. #1
    Operam non perdit
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    Predefinito allegra compagnia di giro / volano gli stracci fra le Signore (?!) dell'Unione

    Napoli-New York, viaggio al veleno
    «Richiesta sopra le righe quella delle mie dimissioni».


    • da La Stampa del 10 ottobre 2006, pag. 9


    di Fulvio Milone

    La festa degli italiani in America, vista da Napoli, ha assunto i contorni di una querelle politica dal sapore strapaesano. Dopo un violento scambio di accuse fra il ministro per le Politiche Comunitarie Emma Bonino («Basta con i pacchetti turistici, certi governatori credono di essere alla Farnesina, e su questi viaggi all'estero è indispensabile un controllo») e il presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo («Bonino venga a New York e si renderà conto che non stiamo facendo lo shopping»), un coro di critiche si è levato sulla delegazione appena sbarcata negli States per promuovere le bellezze e l'imprenditoria campane in occasione del Columbus day.

    La pattuglia di amministratori guidata dalla moglie di Clemente Mastella è investita da accuse brucianti: sull'onda delle dichiarazioni di Emma Bonino, alla Lonardo si contestano sprechi e eccessi di megalomania. Certo, a dare una scorsa alla delibera della Regione, la missione a New York non sembra certo improntata alla parsimonia. Diamole un'occhiata. I partecipanti al viaggio, almeno sulla carta, sono circa 160. Nell'elenco figurano anche amici, mogli, figli, fratelli e cugini degli amministratori e dei funzionari ammessi alla festa più italiana d'America: ma quelli, come gli imprenditori, che hanno deciso di partecipare alla manifestazione pagano di tasca propria il viaggio e il soggiorno, senza gravare quindi sul bilancio della Regione.

    In realtà la delegazione si è via via assottigliata, e di molto. I partecipanti ufficiali sono 73: 10 consiglieri regionali, 24 rappresentanti delle 5 Province campane, 25 funzionari e 14 artisti con al seguito 8 giornalisti di varie testate ed emittenti televisive. E veniamo alle spese. Ammontano a poco meno di 700 mila euro. La somma più consistente, 300 mila euro, è stata sborsata dalla giunta regionale, che ha attinto dal fondo europeo che incentiva le attività delle imprese campane all'estero. Un altro finanziamento, 250 mila euro, è stato approvato dalle cinque Province della Regione. A versare i restanti 138 mila ci ha pensato il Consiglio regionale: la somma è stata devoluta alla Columbus Foundation, che finanzierà borse di studio per studenti italo-americani. Fin qui, i numeri che hanno dato scandalo sulla missione americana degli amministratori regionali e provinciali.

    Uno scandalo che il consigliere regionale di An Marcello Taglialatela, componente della commissione bilancio, si guarda bene dal soffocare: «Emma Bonino, che ha lunga esperienza in fatto di finanziamenti della Comunità europea, farebbe bene a porre la sua attenzione su quei 300 mila euro sottratti ai fondi per lo sviluppo delle imprese meridionali all'estero - commenta -. Con quel danaro i nostri amministratori si sono concessi un bel viaggio di piacere visto che, a quanto mi risulta, a New York non è andato neanche un imprenditore campano». Ma è un'accusa, questa, che i destinatari rispediscono al mittente, facendo notare che gli imprenditori ci sono eccome, e che i soldi sono serviti in massima parte alla realizzazione e alle attività degli stand allestiti nella Grand Central Station di New York.

    «Vi si dovrebbero esporre i prodotti campani, mi auguro che non siano state esposte le foto artistiche dei cassonetti pieni di immondizia che ormai fanno parte del paesaggio della nostra regione - ribatte con sarcasmo il senatore di An Pasquale Viespoli -. Ma come si fa a sfilare sulla Quinta Strada con tutti i problemi che attanagliano la Campania?». Alla polemica non si sottrae certo la battagliera Sandra Lonardo. A farla arrabbiare, più che le accuse dei rivali politici, è il silenzio del presidente della Regione Antonio Bassolino. Ricordando che Emma Bonino ha citato espressamente «certi governatori che credono di essere ministri degli Esteri», precisa: «L'attacco del ministro non era diretto alla sottoscritta, che guida il Consiglio regionale. Quindi inviterei i responsabili a fare finalmente chiarezza e a dare tutte le giustificazioni del caso».

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  2. #2
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    Il ministro, dalle accuse all'ironia "La Mastella? Non sapevo dove fosse"


    • da Il Mattino del 10 ottobre 2006, pag. 35


    di Paolo Mainiero

    «Le scuse alla Mastella? Ma quali scuse, io non sapevo nemmeno dove fosse né con chi fosse»; «Le mie dimissioni? Sono stupita, la sua richiesta mi sembra sopra le righe». Emma Bonino vorrebbe tirarsi fuori dalla polemica con il presidente del consiglio regionale sulla spedizione campana al Columbus Day di New York, ma la sua volontà si scontra con la realtà dei fatti: quella spedizione sta facendo discutere e litigare le forze politiche. E così, sebbene malvolentieri, anche la Bonino è costretta a tornare sul caso aperto da lei stessa a Capri. «Non pensavo minimamente alla Mastella - dice il ministro - quando ho criticato le Regioni che aprono sedi all’estero e promuovono pacchetti turistici. È vero, il Titolo V riconosce alle Regioni la competenza sul commercio internazionale e l’esclusiva sul turismo ma io ritengo che sia un errore perchè ciò non aiuta a fare sistema e spesso crea iniziative scoordinate e sovrapposte. Già è difficile vendere il sistema Italia figuriamoci una Regione o una Provincia». Ma la Mastella che c’entra? «E infatti - risponde la Bonino - non capisco perchè l’abbia presa come una questione personale. Non pensavo a lei, mi riferivo al fatto che sono un inutile spreco di soldi queste iniziative doppione».



    Il caso è aperto è sulla Quinta strada sfilano anche le polemiche che rimbalzano in tempo reale dall’Italia. L’Udeur, il partito della Mastella, difende il presidente del consiglio regionale. «Il viaggio - dice Fernando Errico - è una concreta occasione per stringere rapporti tra la Campania e le realtà produttive e culturali americane. Devo, poi, rilevare che l’assessore Di Lello è almeno poco informato quando dice che non vi sono socialisti nella delegazione: negli Usa c’è anche Gianvito Bello». Lo Sdi tirato in ballo provoca la reazione di Fausto Corace. «La Lonardo ha un carattere forte - dice il segretario dello Sdi - che spesso la porta a strafare. Ma che c’entra la Bonino? E comunque il ministro ha solo chiesto quello che pensano tutti i cittadini campani: che cosa ci fanno 160 persone al Columbus Day in tempi di magra?».



    E l’opposizione? Nella Cdl i più battaglieri stanno in An, che pure negli Usa ha due suoi consiglieri: Ascierto e Polverino. Dice Pasquale Viespoli: «Mi auguro che tra i prodotti tipici esposti non ci siano le foto ”artistiche” dei rifiuti. Con i tanti problemi che ha la Campania come si fa a partire?». E Taglialatela aggiunge: «È bene che il ministro sappia anche che i 300mila euro di fondi Ue per la missione sono stati sottratti alla internazionalizzazione delle imprese. Ma a New York non c’è alcun imprenditore campano». E la Lega, con sarcasmo, conclude: «Cristoforo Colombo da genovese è diventato napoletano».

  3. #3
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    Columbus Day, campani in parata. Con i fondi europei


    • da Corriere della Sera del 10 ottobre 2006, pag. 1


    di Gian Antonio Stella

    Tutti al Columbus Day! Tutti al Columbus Day! Avranno visto troppi fumetti sulla parata di Italo Balbo nelle strade di New York, fatto sta che non c'è ottobre in cui decine e decine di politici italiani non organizzino una nuova trasvolata oceanica per sfilare tra la folla nella Fifth Avenue.



    Vabbè lo stipendio d'oro, vabbè le prebende, vabbè i portaborse e le auto blu: ma vuoi mettere la parade a Manhattan? Alessandrina Lonardo in Mastella, l'«onorevola» («Per una vita mi hanno chiamato così: proprietà transitiva con mio marito») miracolosamente salita su su fino alla presidenza del Consiglio regionale della Campania, dice che proprio non le capisce le polemiche sollevate da Emma Bonino. La quale, irridendo a certi governatori che «credono di essere ministri degli Esteri» e «aprono sedi di rappresentanza in altre nazioni e poi finiscono per promuovere pacchetti turistici in Paesi che non hanno neanche collegamenti con l'Italia», se l'era presa soprattutto con la comitiva campana. «Il nuovo Titolo V della parte II della Costituzione», ha spiegato ieri la First Lady sannita reduce da un incontro con Hillary Clinton, «assegna alle Regioni anche competenze in materia di promozione. Quindi non capisco questa polemica. Non c'è alcuno spreco di risorse se vengono utilizzate bene e nell'interesse della comunità». Quale sia l'«interesse della comunità» campana nell'inviare all'annuale parata di New York, dove Alessandrina è cresciuta prima di tornare a Ceppaloni per sposare il suo futuro ministro, una delegazione di 160 persone (presidenti provinciali e sindaci e assessori e addetti stampa più un certo numero di mogli, che sarebbero «a carico dei mariti») non è chiarissimo.



    Francesco D'Ercole, il capogruppo di An in Regione, ci tiene a far sapere, ad esempio, che lui si è rifiutato di andare «pur essendo stato inserito tra i partenti» proprio perché gli pareva «assurdo buttar via tutti quei soldi per una mega-gita transoceanica». Cosa avesse da promuovere in America, ad esempio, il presidente del Consorzio smaltimento rifiuti di Avellino Raffaele Spagnuolo, come denunciano le destre, è effettivamente curioso da capire: a mettere tutti in fila gli oltre 1.900 camion necessari a rimuovere le montagne di 35 mila tonnellate di spazzatura che ammorbano in questi giorni le vie e le piazze della Campania, c'era da intasare Manhattan. Così come sono in molti curiosi di vedere se l'Europa, un po' tirchia in questi tempi di vacche magre, sarà contenta di sapere che 300 dei 680 mila euro presi dalle pubbliche casse per finanziare la costosa trasferta, sono stati presi dai fondi europei destinati ai Por, i progetti operativi regionali. Temiamo di conoscere la risposta: il Columbus Day è un'occasione importante, anno dopo anno, per mantenere i contatti coi nostri emigranti e i loro figli, in una metropoli che è stata a lungo, grazie alla nostra numerosissima comunità, una delle principali città «italiane». Profondamente marcata nella sua storia da sindaci quali il pugliese-triestino Fiorello La Guardia negli anni Trenta e poi Rudolph Giuliani negli anni della grande sfida alla criminalità e del dolore per la strage alle Torri Gemelle. Tutto vero.



    Se l'Italia e Napoli e la Campania, però, avessero su questo fronte le carte in regola. Se l'attenzione al tema della nostra emigrazione non fosse sporadico e coincidente troppo spesso con spettacolari gite di gruppo. Se la somma spesa per il viaggio newyorchese della signora Alessandrina e del suo seguito non fosse quasi tripla rispetto ai soldi investiti dalla Fondazione Napoli 99 per costruire un museo nazionale dell'emigrazione sulla Sila. Museo di cui Napoli, che con Genova è stata il grande porto da cui partirono a milioni i nostri nonni, è ancora sprovvista. Questo è il tema: può un viaggio collettivo di pochi giorni, per quanto sbandierato come una bella «promozione» del made in Italy, succhiare risorse che potrebbero essere destinate a progetti destinati a durare nel tempo? Per carità, non riguarda solo la signora Mastella né la sola Regione Campania né le sole amministrazioni di centrosinistra. La «fissa» del Columbus Day e della parata lungo la Quinta Strada, con certi codazzi di assessori, collaboratori, nani e ballerine da ricordare a volte la corte portata dalla principessa Bona Sforza a Cracovia quando andò in sposa a re Sigismondo, è una cosa che va avanti da anni e ha visto protagonisti di ogni genere. Se Napoli, prima di presentarsi con un carro col Vesuvio e le fiamme stilizzate (guagliò, che fantasia!), fece cantare a tutto volume per la Fifth Avenue Massimo Ranieri, Milano fece sfilare sei modelle vestite Missoni piazzate sul cofano di cinque Alfa Romeo Giulietta «scelte per rappresentare l'abbinamento fashion-industria alla milanese». Il Lazio, spiega un'agenzia, ha fatto sbarcare in America «i gioielli e le tradizioni gastronomiche» poiché «gioielli e vino trovano entrambi la loro origine nella terra».



    E c'è chi, via via, ha portato caciotte e chi torroncini, chi Arlecchini e chi Pupi dell'Opra, chi Vivaldi e chi T-shirt. Sempre, rigorosamente, come ha scritto la nostra Maria Teresa Cometto, in ordine sparso. Il presidente provinciale milanese Filippo Penati stando alla larga (ricambiato) dal sindaco Gabriele Albertini, il governatore siciliano Totò Cuffaro ben distante da quello campano Antonio Bassolino... Tutti a levare il calice: viva l'Italia! Viva il Columbus Day! C'è di buono che la sbronza, ogni tanto, passa. Generalmente dopo qualche bella secchiata d'acqua. Come quelle che negli ultimi anni vennero buttate dai giornali in faccia agli amministratori calabresi, siciliani e pugliesi. I primi, solo due anni fa, con il Polo al governo, erano arrivati a spendere per la loro delegazione (più extra) al Columbus Day quasi 300 mila euro: ora sono scesi a 20 mila, per cinque-delegati-cinque. I secondi, stanchi di vedersi rinfacciare il tormentone del viaggio collettivo programmato nella giapponese Fukuoka da 17 milioni di lire a partecipante, hanno preferito lasciar perdere. Quanto a Nichi Vendola, sbattuto l'anno scorso in prima pagina con l'accusa di aver speso 345 mila euro dei contribuenti (disse che il viaggio era stato «ereditato»), quest'anno non ha fatto partire nessuno. Lasciando che nella Quinta Strada, a rappresentare la Puglia, ci fosse la delegazione italiana.

  4. #4
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    L'uovo di Colombo


    • da La Stampa del 10 ottobre 2006, pag. 1


    di Luigi La Spina

    Dare potere alla gente e alle comunità e riconoscere i limiti del governo. Il potere politico dovrebbe esssere sempre esercitato il più vicino possibile alla gente e alle comunità». Nonostante le apparenze, questa frase non è di Bossi. E’ il settimo degli otto comandamenti dell’uomo nuovo della politica inglese, il brillante quarantenne David Cameron, il giovane leader del partito conservatore.

    La retorica della «democrazia dal basso» ha fatto ormai il giro dell’Europa centralista ed è tornata nella sua culla anglosassone, sulla bocca di uno dei probabili protagonisti della futura scena internazionale. Ma sarà possibile, ormai, sfidare il luogo comune della correttezza politica con il buon senso del cittadino comune? Quello che osserva con fastidio il proliferare della burocrazia nelle amministrazioni locali, che conta con sdegno gli sprechi, le inefficienze, le duplicazioni di competenze tra enti, che legge con stupore nascere ogni giorno, attorno a comuni, province e regioni, sigle e nomi nuovi: circondari, consorzi, parchi culturali, bacini infrastrutturali, unioni territoriali. Per carità, ognuno, per un miglior sviluppo della democrazia, dotato di consiglieri a gettone di presenza, di consulenti i cui preziosi studi vengono doverosamente ricompensati, di funzionari competenti, di solerti segretarie, di esperti autisti. Così, accanto alla retorica della «democrazia vicino al popolo», si affianca un’altra retorica, altrettanto demagogica e pericolosa, quella che non ammette come la democrazia abbia effettivamente un costo e che vede in ogni amministratore locale un ladro di denaro pubblico, o, almeno, uno scialacquatore di soldi altrui.

    Il caso del viaggio americano di consiglieri regionali e provinciali campani, in occasione del «Columbus day», si potrebbe definire un classico esempio in cui insensibilità politica e propaganda strumentale formano, da una parte, un mix inestricabile di verità e di pretesti e, dall’altra, un segnale di superamento della soglia di sopportazione per certi usi e costumi della politica italiana. Le accuse per i troppi viaggi di turismo politico, con la scusa di promuovere sui mercati internazionali la città o la regione che si rappresenta o di mantenere costosi uffici in capitali estere sembrano, a prima vista, riguardare la moralità pubblica e meno l’effettivo ammontare dei danni sui bilanci degli enti locali. Una questione di stile e di sensibilità politica, insomma. Il confronto dei numeri potrebbe, in effetti, avvalorare la tesi di un certo qualunquismo scandalistico alla ricerca di una facile propaganda contro la politica. In realtà, si tratta di un sintomo di una malattia invece molto grave: la confusione di responsabilità che il modo contraddittorio e maldestro con il quale in Italia è stato applicato il federalismo ha provocato tra il potere locale e quello centrale.

    Da noi, il decentramento politico e amministrativo, invece di partire da un vero federalismo fiscale ha aumentato enormente il potere del sindaco e del cosiddetto «governatore» regionale senza costringerlo a un vero rendiconto del suo bilancio con i cittadini amministrati: da una parte, gli enti locali non dispongono delle entrate che arrivano dal loro territorio, dall’altra, attingono dai fondi statali per una buona fetta delle loro uscite. Con l’aggravante che lo Stato centrale non riesce più, proprio per la moltiplicazione delle voci di spesa e degli enti di spesa, a compiere un efficace controllo sul loro aumento, costante e impressionante. Una situazione nella quale è difficile capire una differenza fondamentale, quella tra un investimento e una spesa.

    Al di là dei casi di malcostume, di abuso di potere, di nepotismo, di vera e propria corruzione e concussione, che possono avvenire in periferia come a Roma, il vero nodo dell’irresponsabilità collettiva di cui certi episodi sono una testimonianza, più o meno scandalosamente folkloristica, sta proprio nell’intreccio perverso di competenze e funzioni tra il potere centrale e quello locale. Se oggi, invece di litigare sulla coperta troppo stretta del bilancio statale, Prodi e i sindaci italiani cogliessero l’occasione per provare a mettere un po’ di ordine in questo pasticcio, l’incontro potrebbe portare persino un insperato buon frutto. Forse, sarebbe anche questo un uovo di Colombo

 

 

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