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    Predefinito Convegno Milano 7 ottobre, rendiconto

    "Un nucleo federale per costruire l’unità politica dell’Europa"

    Milano. 7 ottobre 2006


    In un momento delicato della situazione internazionale l’Europa sente più acuta la mancanza di un’unità politica che la renda capace di riconquistare un ruolo cardine di mediatrice per gli equilibri mondiali e di affrontare l’allargamento con un Trattato adeguato.
    Come sosteneva Jean Monnet, proprio la crisi può essere il fattore trainante per ritrovare lo slancio necessario a far avanzare il progetto politico, e a rilanciare l’obiettivo di uno Stato federale europeo per un’Europa finalmente unita e forte nell’affrontare le sfide poste dalla contemporaneità.
    Il Convegno Internazionale, tenutosi al Palazzo delle Stelline e organizzato dall’Associazione ex Parlamentari della Repubblica, dal Movimento Federalista Europeo e dall’Associazione Europea degli Insegnanti, è stata una proficua occasione di confronto su questi temi di stringente attualità.
    Secondo Maria Luisa Cassanmagnago Cerretti, Presidente del Comitato lombardo d’iniziativa per lo Stato federale europeo, l’attuale fase di stallo in cui versa la costruzione comunitaria è dovuta alla mancanza di unità nella politica estera e della difesa militare. Solo realizzando quest’obiettivo l’Europa può aspirare a ritrovare la forza necessaria per superare la dipendenza dalle grandi potenze mondiali e recuperare un ruolo decisivo di fronte alle gravi emergenze internazionali. Poiché politica e difesa sono responsabilità dello Stato, aprire questa strada significherebbe affrontare il nodo della fondazione dello Stato europeo, ossia di un’Europa federata finalmente in grado di esercitare un forte potere politico.
    La questione della inadeguatezza degli “Stati Disuniti” d’Europa nell’affrontare le sfide poste dall’attualità è stata approfondita dall’ambasciatore di Francia Jean-Marie Le Breton, che ha tracciato una lucida analisi della storia degli ultimi decenni. Dal mondo bipolare della guerra fredda, in cui l’Europa aveva un forte ruolo di equilibrio, il quadro internazionale si è evoluto attorno all’unico polo egemonico degli Stati Uniti, ora minacciato dalla prospettiva dell’avvento di un mondo multipolare di nuove potenze emergenti. Priva di unità politica, l’Unione europea rischia di subire le crisi invece di essere forte guida per le soluzioni. Proliferazione delle armi di distruzione di massa, problema energetico, evoluzione demografica, migrazioni, globalizzazione degli scambi, delocalizzazione e disoccupazione, sono le sfide di oggi, che l’Europa dovrebbe affrontare abbandonando le procedure intergovernative a favore di decisioni comunitarie. Ciò che l’Europa è chiamata a dimostrare è indipendenza, potenza economica e stabilità, ma soprattutto, volontà di agire comune. “È giunto il momento di riprendere una politica audace di azione, lanciando un appello agli Stati fondatori” – ha detto Le Breton – È nel trasferimento massiccio di sovranità che risiede la chiave per ritrovare un ruolo importante nel mondo”.
    Karl Lamers, già membro del Bundestag, concorda con l’ambasciatore di Francia sulla necessità di ripartire dal “cuore dell’Europa”, un nucleo di paesi di avanguardia che si faccia carico della responsabilità di creare una politica estera e di difesa comune. In questo senso la realizzazione di un esercito comunitario potrebbe essere un prezioso catalizzatore per favorire la nascita di istituzioni comuni per implementare le due aree di azione.
    L’impasse in cui si trova il processo di ratifica del Trattato costituzionale non deve infatti far perdere la fiducia nel futuro dell’Europa. Se Francia e Olanda hanno detto no, è solo perché per molti cittadini è ancora difficile guardare al superamento della logica dei confini senza considerarlo un passo verso una minor sicurezza o il rischio di perdere il lavoro. È a questi problemi concreti che l’Unione europea deve rispondere con riforme profonde in materia di sicurezza sociale, fiscalità e conti pubblici per perseguire l’ideale di un ordine sociale solidale ed equo, che i vecchi sistemi non riescono più a garantire. “I dati di Eurobarometro - spiega Lamers - testimoniano come i cittadini siano i primi a considerare importante la gestione comunitaria delle aree di Difesa e Politica estera, così come quella delle sfide globali poste da terrorismo, immigrazione, Medioriente, questione ambientale”. Una politica estera comune, della quale un nucleo federale potrebbe essere l’inizio, costituirebbe non solo la soluzione a queste esigenze, ma anche un modo per ridefinire, in senso paritario, il ruolo dell’Unione europea nei confronti degli Stati Uniti.
    “La questione del nucleo federale sarà davvero all’ordine del giorno solo nel 2009, termine fissato dall’agenda di ratifica della Costituzione – precisa Roberto Santaniello, Direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea – Solo allora capiremo davvero chi intende rinunciare al progetto politico”. Per ora, infatti, dal Consiglio europeo emergono posizioni molto diversificate riguardo alla via da seguire per uscire dal blocco del processo di ratifiche. La Presidenza tedesca presenterà a breve un rapporto al Consiglio partendo dalla Dichiarazione di Berlino, il documento che ha assegnato alla Commissione il compito di ricordare all’opinione pubblica “l’Europa dei risultati” e di sostenere il processo costituzionale. Il Presidente della Commissione Josè Manuel Barroso ha sottolineato la necessità di rafforzare la competenza comunitaria in materia di energia e immigrazione e, in occasione dell’allargamento a Bulgaria e Romania, ha messo in luce l’inadeguatezza del Trattato di Nizza nel supportare l’entrata di altri Stati membri.
    La posizione del Parlamento europeo è stata espressa da Maria Grazia Cavenaghi Smith, Direttore dell’Ufficio a Milano del Parlamento europeo: “Il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa non può essere smantellato. Il Parlamento europeo si oppone ad un’attuazione frammentaria del pacchetto e all’adozione della Costituzione solo per alcuni Stati membri”.
    Il convegno ha visto anche la partecipazione degli Europarlamentari Pia Locatelli e Antonio Panzeri, della Senatrice Emanuela Baio Dossi, Vittorio Dotti (già Vicepresidente della Camera dei Deputati), Antonio Duva (Vicepresidente dell’Associazione ex Parlamentari della Repubblica), Giancarlo Pagliarini (Consigliere Comunale a Milano, già Parlamentare) e del prof. Giovanni Vigo (Movimento Federalista Europeo). Le conclusioni del dibattito sono state curate da Sante Granelli, della Direzione Nazionale del Movimento Federalista Europeo.

  2. #2
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    Grazie del resoconto. Caspita... a questa conferenza avrei voluto esserci anch'io ma quel giorno avevo contrattempi a Torino...

  3. #3
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    Prima parte interessante (a parte l'intevento di Vigo che mi è parso un po' troppo esaltato), seconda parte penosa (ma sono uscito dopo l'intervento di Pagliarini): lo spaccato della classe politica italiana è stato davvero deprimente. Il migliore mi è parso Pagliarini, non so se mi spiego.

  4. #4
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    Anche tu al convegno?

  5. #5
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    Ego quoque, art.
    D'altra parte constatato il fallimento molto probabile del mio partito tento di trovare cose interessanti altrove...

 

 

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