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LE PROSSIME MOSSE DI BOSSI E BERLUSCONI
gianluigi paragone
Ma tu guarda, quanta attenzione per i secessionisti, per i ribelli, per tutti quelli che insomma possono rompere le scatole a Umberto Bossi e alla Lega... Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, Messaggero: negli anni Ottanta avevano le fette di prosciutto sugli occhi, quando il Senatur cominciava a raccogliere la messe di voti sulla questione settentrionale (questione che i grandi giornali non sapevano cosa fosse) e ora d’incanto tolgono il cappuccio alle loro biro per prendere nota delle autonomie locali. Che pena...
Ovviamente, nessuno di questi giornali ha veramente in conto le istanze che possono arrivare dal territorio. Interessa seminare zizzania. Poca cosa: quanta zizzania hanno tentato di buttare nel campo della Lega? Quanti tentativi di divisione? Tanti. La storia del Carroccio ne è piena. Eppure, Bossi e il suo popolo hanno dimostrato di tenersi vicendevolmente per mano. Di scissioni, di strappi, di espulsioni ce ne sono state diverse, perché in ogni mondo c’è sempre qualcuno che crede di avere la soluzione in mano. Così ci hanno provato e ci stanno provando anche stavolta.
Ed è sempre andata male: chi si ricorda di “ex leghisti” che abbiano realizzato il cambiamento che annunciavano? Umberto Bossi invece è stato il primo e l’unico a imporre a Roma la trattativa con le Regioni.
Anche chi, oggi, sale in cattedra a impartire lezioni di autonomismo e federalismo è solo un “secondo”.
Ieri sera Umberto Bossi ha parlato ai trevigiani, settimana prossima a Venezia parlerà al resto del popolo padano. Per dire cosa? Per dire che si riparte dal testo della Costituzione vigente per prenderci tutto quello che c’è sul tavolo. Domanda: perché, se andava bene il Titolo V, avete proposto la devoluzione? Risposta: perché il Titolo V apre il ventaglio della legislazione concorrente a favore delle Regioni ma è in difetto verso il federalismo, nel senso che non prevede in nessun caso la legislazione esclusiva a favore delle Regioni. Inoltre, la riforma del centrodestra proponeva anche il Senato delle Regioni e una maggiore presenza delle stesse in altre scelte importanti dello Stato. Quella riforma non è passata, dispiace, ma non siamo al capolinea del federalismo. Si riparte e ci si prende quello che il Titolo V offre. Non è poco, tra l’altro... Staremo a vedere cosa - ora - avrà da obiettare il centrosinistra quando Lombardia e Veneto chiederanno di attivare le procedure per avvalersi dell’autonomia prevista.
Ma torniamo alle strane attenzioni che la stampa dedica ai mal di pancia che mi sembrano più mediatici che reali. Perché tanto interesse? Semplice, perché ancora una volta la grande stampa (ma meglio dovremmo dire: chi pilota la grande stampa) ha capito che l’asse Bossi-Berlusconi regge e ha intenzione di giocarsi la partita. Altro che ritirarsi a vita privata... Niente sconti, niente regali a nessuno. Casini se vuole andare di là o se vuole trattare, lo deve dire apertamente. Deve essere lui a strappare. Bossi e Berlusconi giocheranno la loro prossima partita alla luce del sole, come sempre. E se il popolo ha voglia di urlare il proprio malcontento verso le scelte sciagurate del centrosinistra, lo porteremo in piazza; quella piazza che ai tempi del centrodestra al governo era solleticata dai sindacati, dai partiti, dai no global, dai girotondini con una frequenza persino imbarazzante.
Non si tratta di rendere pan per focaccia (nessuno vuole rompere le scatole alla gente per bene che vorrebbe avere meno scioperi, subire meno rallentamenti alla propria vita) ma si tratta di far vedere che c’è un blocco sociale che non si sente rappresentato. E questo blocco sociale rappresenta il cinquanta per cento del Paese. Prodi forse s’è dimenticato il risultato delle scorse elezioni? Glielo ricordiamo: ha vinto con un dubbio scarto di 24 mila voti, cioè la curva dello stadio di San Siro.
Opposizione ferma, fuori dai palazzi e dentro il cuore del Paese reale. Questa sarà la strategia d’autunno del Senatur e del Cavaliere, i quali ancora una volta dimostreranno che la logica bipolarista è nella testa e nella pelle dei cittadini; non c’è spazio per centri, grandi coalizioni e inciuci. Quelle robe lì abitano nella testa di chi non ha presa sulla gente reale e pensa soltanto agli interessi dei rispettivi amici. Le liberalizzazioni di Bersani hanno fatto l’interesse delle Coop che hanno potuto aumentare nel giro di poche settimane il loro fatturato a scapito dei piccoli commercianti. Nella stagione autunno-inverno, le Coop trameranno altro: telefonia, televisione e magari ancora una qualche avventura bancaria. Vedrete se non sarà così...
E sempre a proposito di amichetti, la fusione tra Intesa e SanPaolo cos’altro è se non la banca degli amici di Romano Prodi, Bazoli (Intesa) e Salza (SanPaolo)? È la moltiplicazione del potere delle fondazioni. È la carta forte nella partita delle Generali. E cosa dire delle prossime privatizzazioni che il centrosinistra ha intenzione di varare? In quali mani finiranno? Nelle solite... Le storie di Autostrade e Telecom sono esemplari di come i cittadini ci hanno smenato e di quanto invece si siano arricchiti i soliti amici. L’anno prossimo scade il mandato di Montezemolo in Confindustria, dove volete che vada a parare, se non nel mercato della politica?
La partita è tutta economica; nessuno deve disturbare il manovratore. Ecco perché l’obiettivo è fare fuori le cosiddette ali: la sinistra, la Lega e la destra. Più Berlusconi, la cui presenza in politica è vista - da certi ambienti - come il fumo negli occhi. Si capisce così il motivo per cui la stampa (che già molto ha fatto per smontare i nemici e far perdere le elezioni al Cavaliere) semina zizzania, tenta di indebolire Umberto Bossi.
Il riscaldamento sta per finire, tra pochi giorni si entra in campo per fare tre punti: Finanziaria e impegni internazionali sono gli appuntamenti clou. I grandi giornali diranno che la situazione è preoccupante, creeranno insomma un clima di tensione per costringere i cosiddetti moderati a fare gioco di squadra per il bene collettivo. È una cretinata: i conti non sono affatto messi male e lo dimostra l’altalena di Padoa-Schioppa, prima 35 miliardi, poi 30 e forse poi scenderà ulteriormente. Lo dimostra “l’incasso” fiscale, merito delle politiche di Tremonti e del passato governo. Quindi, non ci dovremo far prendere da nessuna crisi di coscienza. Se sono capaci, che governino; altrimenti si passi la mano agli elettori. E a quel punto i democristiani si decidano da che parte stare: con la Finanza o con i cittadini. Con le riforme o i gattopardi.
[Data pubblicazione: 10/09/2006]




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