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  1. #1
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    Predefinito Le mani del KGB sul Concilio?

    dal quotidiano LIBERO di oggi....

    "Quell'empio patto tra il Kgb e il Papa buono

    di ANTONIO SOCCI


    Il Cremlino (o il Kgb) si "infiltrò" al Concilio Vaticano II legando le mani alla Chiesa su una questione capitale, con gravi conseguenze per i cattolici negli anni successivi (conseguenze che arrivano fino ad oggi che siamo alla vigilia del convegno ecclesiale di Verona). Non è una spy story, è una vicenda che deve essere ancora raccontata dettagliatamente e compresa. Vediamola. Giovanni XXIII annuncia il Concilio Vaticano II il 25 gennaio 1959. Inizia la preparazione. Papa Roncalli desidera avere al Concilio la presenza di rappresentanti della Chiesa ortodossa russa. Nel 1961 approfitta di un viaggio in Russia di Ettore Bernabei per far arrivare al metropolita Rodzinski tale richiesta. Naturalmente la Chiesa Ortodossa non può decidere nulla. È del tutto controllata dal Cremlino e dal Kgb. Il regime coglie dunque l'occasione per porre una condizione: che il Concilio si astenga dal condannare l'ideologia marxista e i sistemi comunisti. Il Vaticano spedisce a Mosca il 27 settembre 1961 monsignor Willebrands a dare garanzie e nell'agosto 1962 a Metz, in Francia, il cardinale Tisserant, decano del Sacro Collegio, per conto della Santa Sede, e il metropolita Nicodemo, per conto della Chiesa Ortodossa, stipulano l'accordo: il Concilio non parlerà di comunismo. Molto tempo dopo fu Romano Amerio a scriverne nel suo volume "Iota unum", dove, sulla base di testimonianze dirette, precisò che «l'iniziativa dei colloqui fu presa personalmente da Giovanni XXIII dietro suggerimento del cardinal Montini e che Tisserant "ha ricevuto degli ordini formali, tanto per firmare l'accordo che per sorvegliarne l'esatta esecuzione durante il Concilio"». In effetti durante quell'Assise accadde l'incredibile. Quando fu depositata una petizione, firmata da 450 padri conciliari, nella quale si chiedeva la condanna esplicita e rinnovata del comunismo, anziché essere messa ai voti fu "insabbiata". La Segreteria del Concilio si nascose dietro incredibili scuse. Fu un'autentica e clamorosa violazione della legalità conciliare. L'impegno scrittoMa ancora più grave fu l'impegno sottoscritto dal Vaticano: di fatto, su richiesta di un regime persecutore e sanguinario, per ottenere un piatto di lenticchie (due osservatori russo-ortodossi ben controllati dal Kgb) si accettò di legare le mani al Concilio, di compromettere la libertà morale della Chiesa. Infischiandosene della "Chiesa del silenzio". Nel 1938 Pio XI con la Divini Redemptoris aveva definito il comunismo «un flagello satanico». Scriveva: «il comunismo è intrinsecamente malvagio e nessuno che voglia salvare la civiltà cristiana deve collaborare con esso in qualsiasi impresa». Era dunque una questione dottrinale, ma anche pastorale. Il Concilio infatti non era di tipo dogmatico, ma pastorale. Dunque per sua natura doveva parlare della Chiesa nel mondo contemporaneo. Arrivava 50 anni dopo la rivoluzione bolscevica, dopo il più immane macello di cristiani della storia della Chiesa, mentre il comunismo aveva appena divorato mezza Europa (e aveva appena soffocato nel sangue la rivolta d'Ungheria), mentre aveva conquistato la Cina facendo carneficine orrende, mentre era arrivato in Corea, a Cuba - provocando una grave crisi internazionale - e divampava in Vietnam. Perfino l'Italia si era appena salvata da questo "flagello", ma si era avuta egualmente una lunga scia di sangue (come dimostrano i libri di Gianpaolo Pansa) con un immenso martirio di sacerdoti nel Centro Italia. In questa situazione in cui Kruscev, al potere a Mosca, aveva addirittura rilanciato la persecuzione anticristiana in Russia, mentre tanti vescovi e preti erano in carcere, il Concilio viene imbavagliato, non può occuparsi del comunismo e accade - osserva Amerio che «negli Atti non se ne trova nemmeno il vocabolo che tanto spesseggiava nei documenti papali sino a quel momento. La grande Assemblea si pronunciò specificatamente sul totalitarismo, sul capitalismo, sul colonialismo, ma celò il suo giudizio sul comu nismo dentro il giudizio generico sulle ideologie totalitarie». Misericordia e severità Papa Roncalli nel solenne discorso di apertura, dando implicitamente un pesante giudizio sui predecessori, affermò: «La Chiesa preferisce oggi far uso della medicina della misericordia, invece che dell'arma della severità» e proporre «insegnamenti piuttosto che condanne». Dunque non più censure e scomuniche per nessuno, solo che nel frattempo, sotto il pontificato del "Papa buono", si ricominciava a perseguitare ferocemente padre Pio. Ma per il comunismo nessuna condanna. Roncalli aggiunse, nel suo beato ottimismo: «Non già che manchino dottrine fallaci, opinioni e concetti pericolosi (...) ma (...) ormai gli uomini dase stessi sembra siano propensi a condannarli». A parte il "talento profetico" che qui Papa Roncalli dimostra (di lì a poco scoppia il '68 e il mondo intero si ubriaca di ideologie terrificanti), a prendere alla lettera quelle parole del Papa si dedurrebbe che non c'è più bisogno della Chiesa Madre e Maestra, visto che gli uomini sanno camminare "da se stessi". Che effetto produsse questa abdicazione, questa decisione di non illuminare i cristiani su cui, di lì a poco, si sarebbe abbattuto il '68? Disastroso. Dieci anni dopo il Concilio, Paolo VI esterna pubblicamente la sua disperata sensazione che la Chiesa stia subendo i colpi dell' "autodemolizione" e «che da qualche parte sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio». Ma chi aveva aperto la porta? Ancora Paolo VI dolorosamente confessò: «L'a pertura al mondo è diventata una vera e propria invasione del pensiero secolare nella Chiesa. Siamo stati forse troppo deboli ed imprudenti». L'arrivo di Paolo VI Roncalli aveva tuonato contro i "profeti di sventura" (ce l'aveva con il messaggio della Madonna a Fatima, che metteva in guardia proprio dal comunismo) e fece lui le sue euforiche "profezie" di «una nuova primavera della Chiesa», «una nuova Pentecoste». È arrivato l'inverno gelido e buio. Pochi anni dopo Paolo VI, anche lui un tempo ottimista, fece questo bilancio: «Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio». Proprio dai primi anni Sessanta, Pio XII era stato attaccato, in modo furibondo, perché - a dire dei critici - non avrebbe formulato condanne chiare e pubbliche del nazismo durante la guerra (cosa peraltro non vera). Invece Giovanni XXIII, che pattuì col Cremlino quel "silenzio" sul comunismo, viene esaltato da decenni come grande papa del dialogo. Eppure il fatto era trapelato. Il 16 gennaio 1963 "France Nouvelle", organo dei comunisti francesi, ne aveva scritto trionfalmente come un successo del "sistema socialista mondiale". Il Vaticano - riferiva quel giornale - «ha preso l'impegno che nel Concilio non ci sarebbe stato alcun attacco diretto contro il regime comunista». E anche il quotidiano cattolico La Croix, il 15 febbraio 1963, informava che erano state «date garanzie» sulla natura "apolitica" del Concilio. Eppure nessuno denunciò il fatto. Probabilmente è proprio da questo "silenzio" del Concilio che nel mondo cattolico è diventato prevalente un pensiero di tipo non cattolico. E la Chiesa italiana, al convegno di Verona, si troverà ancora alle prese con le conseguenze drammatiche di quell'errore. Cosa concluderne? Si attribuisce a Pio XII una battuta formidabile, fra il serio e il faceto, ma profondamente vera: «La prova che la Chiesa è un'opera divina è che neanche gli ecclesiastici sono riusciti a distruggerla». www.antoniosocci.it
    "


    Saluti liberali

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  2. #2
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    Tema parallelo

    dal sito dell'ANSA


    L'ARCIVESCOVO DI VARSAVIA SI E' DIMESSO


    CITTA' DEL VATICANO - Il Papa ha accettato le dimissioni di mons. Stanislaw Wirelgus da arcivescovo di Varsavia. Lo annuncia il Vaticano.
    Benedetto XVI ha disposto che il cardinale Jozep Glemp, primate di Polonia, sia amministratore.

    ''La nunziatura apostolica in Polonia - spiega la nota della sala stampa vaticana - comunica che mons. Stanislaw Wielgus, arcivescovo metropolita di Varsavia, nel giorno in cui era previsto l'ingresso nella basilica cattedrale, per dare inizio al suo ministero pastorale nella Chiesa di Varsavia, ha rassegnato a Sua Santita' Benedetto XVI le dimissioni dall'ufficio canonico a norma del can. 401, comma 2 del Codice del Diritto Canonico''. La nota prosegue annunciando che il Papa ''ha accettato le dimissioni'' e ha nominato Glemp amministratore diocesano di Varsavia ''fino a nuovo provvedimento''.

    PADRE LOMBARDI: SOLUZIONE ADEGUATA
    La rinuncia di mons. Wielgus alla sede di Varsavia e "la sua pronta accettazione da parte del Santo Padre è apparsa come una soluzione adeguata per far fronte alla situazione di disorientamento venutasi a creare in quella nazione". Lo afferma il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi in una nota per il Gr della Radio vaticana. Padre Lombardi rileva inoltre che il comportamento di Wielgus negli "anni passati del regime comunista in Polonia ha compromesso gravemente la sua autorevolezza, anche presso i fedeli" e per questo la sua decisione di dimettersi è opportuna "nonostante la sua umile e commovente richiesta di perdono".
    "La Chiesa non ha paura della verità, e per essere fedeli al loro Signore, i suoi membri devono saper riconoscere le proprie colpe", afferma. Padre Lombardi conclude con l'augurio alla Chiesa di Polonia di "saper vivere e superare con coraggio e lucidità questo periodo difficile, affinché possa continuare a dare il suo prezioso e straordinario contributo di fede e di slancio evangelico alla Chiesa europea ed universale". Nella nota padre Lombardi aveva anche ricordato "in questo momento di sofferenza" della Chiesa polacca la grandezza di alcune figure da essa espresse, tra cui "il cardinale Wyszynski e soprattutto papa Giovanni Paolo II".
    FEDELI PROTESTANO: WIELGUS RESTI CON NOI
    "Resta con noi", così un gruppo di un centinaio fedeli ha accolto all'interno della cattedrale di Varsavia l'annuncio da parte di mons. Wielgus di aver rinunciato all'incarico di nuovo arcivescovo di Varsavia. La protesta dei fedeli è avvenuta durante la messa di ringraziamento per il card. Jozef Glemp, che oggi avrebbe dovuto lasciare il posto a Wielgus, e che invece dopo le dimissioni di questi è stato nominato amministratore diocesano di Varsavia

    Shalom

  3. #3
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    dal quotidiano LIBERO di ieri

    Il Papa commissaria la Polonia: test di anticomunismo per i vescovi


    di CATERINA MANIACI

    VARSAVIA Una contromossa dal Vaticano suggellata dalla Conferenza episcopale polacca: ognuno dei 45 vescovi polacchi titolari di una diocesi dovrà sottoporsi ad un accurato esame dal quale risulterà se il prelato è stato coinvolto o meno in attività di spionaggio per conto dell'ex regime comunista. Si tratterà, insomma, di una verifica sul loro passato, attraverso la commissione storica della Chiesa di Polonia e su precise indicazioni del Vaticano. L'episcopato polacco, nella riunione straordinaria avvenuta ieri a Varsavia dopo lo scandalo di monsignor Wielgus, ha deciso inoltre di rivolgere una lettera aperta ai fedeli della Polonia per esprimere la propria volontà di avviare un processo di "trasparenza" e "purificazione". Questa lettera sarà presentata in tutte le chiese del Paese domani, domenica. Le conclusioni della riunione sono state rese note dal presidente della Conferenza episcopale polacca, monsignor Jozef Michailik. Ma dal Vaticano arriva anche un preciso avvertimento. Va bene mettere sotto processo le gerarchie ecclesiastiche, ma il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, dichiara: «Sarei contento se questo screening si facesse anche per i funzionari dei partiti, per i politici e per gli amministratori pubblici nella società polacca». Sembra evidente, dunque, il desiderio di svelenire il clima di sospetto e di scandalo che sta opprimendo la Chiesa polacca, ma non solo. È indubbio che il caso Wielgus ha anche messo in evidenza un fatto: nella stessa Curia romana esiste uan sorta di "blocco" avverso al Pontefice, o che comunque ne rende difficile il governo interno, molto probabilmente a causa di una cerchia consistente di "fedelissimi" alle gerarchie consolidatesi con il precedente pontificato di Giovanni Paolo II, in particolare il gruppo di potere cresciuto intorno al cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato. E in effetti il segretario generale della Conferenza episcopale polacca, monsignor Piotr Libera, ha ribadito che la Santa Sede, attraverso la nunziatura di Varsavia, aveva le informazioni sufficienti per giudicare la situazione "particolare" di monsignor Wielgus. Tuttavia ha ribadito che il Vaticano ha potuto visionare la documentazione di 68 pagine riguardante Wielgus, in possesso dell'Istituto Nazionale di Rimembranza, solo quando è stata pubblicata dai mass media polacchi. Intanto, da Cracovia arrivano altre inquietanti notizie. Una lista con i nomi di sacerdoti coinvolti con i servizi segreti comunisti è stata inviata a monsignor Michalik, da parte di Tadeus Isakowicz Zaleski, l'ex cappellano di Solidarnosc che ha scritto un libro proprio sui rapporti tra chiesa e polizia comunista. Il libro s'intitola "I preti di fronte alla Bezpieka (i servizi segreti comunisti)", uscirà il prossimo 28 febbraio e - secondo l'autore - susciterà «molto clamore». Perciò ha invitato i vertici della Chiesa a «disinnescare in anticipo la bomba». Una risposta indiretta è appunto arrivata dalla riunione dei vescovi a Varsavia.

    Shalom

  4. #4
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    Le mani del vatikano sul KGB
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  5. #5
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    dal quotidiano LIBERO di oggi....

    Il patto scellerato tra il Vaticano e i comunisti

    di ANTONIO SOCCI

    Ecco dunque la "pistola fumante". La prova documentaria, nero su bianco, sta in un appunto che Paolo VI, in data 15 novembre 1965, fece pervenire a monsignor Felici, Segretario generale del Concilio. In tale "Annotatio" Montini invita a rispettare "gli impegni del Concilio" evitando condanne esplicite del comunismo. In realtà il Concilio Vaticano II non aveva preso (né poteva prendere) simili impegni di autocensura con nessun potere mondano. Paolo VI si riferiva però a quelli sottoscritti dal Vaticano con il Patriarcato ortodosso di Mosca, ossia con il Cremlino e il Kgb, per legare le mani al Concilio. I suddetti "impegni" si trovano elencati esplicitamente dal Papa stesso nel suo appunto: "di non entrare in temi 'politici', di non pronunciare anatemi, di non parlare di comunismo (1962)". Di tutto tranne il marxismo
    È la prova documentaria, fornita dallo stesso Papa Montini, del "patto" tra Vaticano e Mosca per imbavagliare il Concilio e impedire ogni condanna esplicita e solenne del marxismo e dei regimi comunisti. Perché in realtà il Concilio entrò - eccome! - "in temi politici". Tutti eccetto il comunismo. Spaziò dal ruolo dei partiti al capitalismo, dal razzismo al colonialismo, dalla schiavitù alla censura, dallo sciopero all'analfabetismo, dalle ineguaglianze sociali al Terzo mondo, dalla fame allaguerra, dalla povertà al commercio, dai diritti dell'uomo al disarmo, dal dispotismo all'economia, dall'emigrazione al latifondo, dal problema operaio al liberalismo. Solo del comunismo non si occupò, perché c'era il veto di Mosca accettato da Roncalli in cambio (si noti bene!) di due osservatori ortodossi al Concilio, ben selezionati dal Kgb. Nelle centinaia di pagine dei documenti conciliari non si trovano neanche i vocaboli "comunismo" e "marxismo" (di cui si erano tanto occupati i pontefici fino ad allora). Fu una svolta storica. La nota di Paolo VI richiama la data 1962 perché proprio di quell'anno è l'accordo, stipulato a Metz, fra il cardinale Tisserant (per conto di Giovanni XXIII) e il metropolita Nicodemo per conto del Patriarcato di Mosca (ossia del Cremlino). Abbiamo ricostruito le circostanze di tale accordo nell'articolo dell'11 ottobre 2006 ("Quell'empio patto tra il Kgb e il Papa buono"). Abbiamo visto le conseguenze di quella svolta devastante per la Chiesa, come dimostra anche l'attuale "caso Polonia" (se il Vaticano si accordava così col Cremlino al punto da imbava gliare il Concilio, perché dei semplici preti inermi, oltrecortina, non dovevano cedere alla "collaborazione" con i loro regimi ?). Ora siamo in grado di ricostruire nel dettaglio (con documenti che fanno impressione) come fu imposto il "bavaglio" al Concilio e con quali irregolarità fu violata la legalità conciliare.Quell'estate del 1965

    L'appunto di Paolo VI, citato sopra, si trova sepolto in un mare immenso di documenti del Concilio Vaticano II. Siamo andati ad indagare (con l'aiuto di un bravissimo seminarista sardo che voglio qui ringraziare) fra questi documenti d'archivio, raccolti in grossi volumi, per capire come fu impedito ai padri conciliari di votare una condanna esplicita e solenne del marxismo e dei regimi comunisti. Questa è la storia ricca di sorprese. Dunque siamo nell'estate del 1965, alla vigilia dell'ultima sessione del Concilio, la quarta. Il fronte progressista, sebbene numericamente non sia maggioranza, ha dalla sua parte Paolo VI e questo gli permette di dettar leg ge. Il 25 luglio 1965, per esempio, il gruppo dei vescovi conservatori, denominato "Coetus", scrive una lettera al papa dove - in forza del regolamento - chiede di poter comunicare in aula, prima del voto, un rapporto contrario ad alcuni schemi. Il Coetus rappresenta molti Padri conciliari. L'11 agosto 1965 arriva una sorprendente risposta. Il segretario di Stato, cardinale Cicognani, dichiara che Paolo VI ha manifestato disappunto per l'esistenza di un "gruppo internazionale di Padri che seguono la medesima opinione in materia teologica epastorale". Papa Montini ritiene che l'esistenza di un "gruppo particolare in seno al Concilio" possa pregiudicare la libertà dei Padri e accentuare le divisioni. Nulla però dice, in tale risposta, dell'esistenza del gruppo di Alleanza Europea. Ma soprattutto il papa sembra ignorare l'articolo 57. 3 del regolamento interno dove si legge: "È fortemente auspicabile che i Padri conciliari che intendono sostenere degli argomenti simili, si raggruppino e designino uno di loro per prendere la parola a nome di tutti". La risposta di Cicognani dimo- stra una cosa: che papa Montini è ostile alla corrente conservatrice che potrebbe portare su posizioni fedeli alla Tradizione la maggioranza del Concilio. I progressisti frenano

    Quella risposta del papa probabilmente era dovuta al fatto che i "progressisti" - nelle persone dei cardinali Döpfner e Suenens erano andati a lamentarsi con lui per la forza dei conservatori, che andavano stoppati. Questi ultimi il 20 agosto 1965 scrivono una lettera di risposta al papa, ma non riceveranno mai alcuna replica. In questo clima - non propriosereno, né regolare, con forzature che erano cominciate fin dall'inizio del Concilio - si apre la quarta e ultima sessione del Concilio (dal 14 settembre 1965 all'8 dicembre 1965). Già il 14 settembre viene distribuito un testo sul problema dell'ateismo che fa parte dello schema sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (che diventerà la "Gaudium et spes"). È ovvio aspettarsi che tale testo parli del comunismo. Il Vaticano II, ricordiamolo, è un Concilio pastorale, non dogmatico. Si deve occupare cioè dei problemi della Chiesa nel mondo moderno. Siamo nei primi anni Sessanta ed è in piena consumazione la tragedia del comunismo. È in corso il più immane martirio di cristiani della storia della Chiesa (centinaia di milioni di vittime). Tanti preti e vescovi sono nelle carceri comuniste. L'Urss si è divorato tutta l'Europa dell'Est, ha appena schiacciato la rivolta d'Ungheria e la bandiera rossa ora sventola perfino a Cuba. L'immensa Cina è stata conquistata dai comunisti di Mao, l'Indocina è in fiamme e in Europa occidentale i partiti comunisti sono fortissimi (in Italia hanno letteralmente sradicato la fede cristiana da intere zone del Paese). È la più feroce e radicale sfida al cristianesimo che si sia mai vista in duemila anni. Eppure - sorprendentemente il testo sull'ateismo distribuito il 14 settembre 1965 non parla esplicitamente del comunismo. Il 15 settembre si apre il dibattito sullo schema relativo alla libertà religiosa. Il gruppo Coetus chiede di poter leggere un rapporto su questo tema (in base all'art. 33.7 del regolamento), ma i moderatori rispondono picche. Colmate quella lacuna

    Il 29 settembre monsignor Carli presenta una lettera di 26 vescovi e chiede altre firme per un emendamento che condanni espressamente il comunismo, definito "il più grave problema pastorale del nostro tempo". Vi si legge che bisogna affermare "con parole chiare" la "radicale opposizione" fra la religione cristiana e il comunismo (sia come sistema socio-economico che come ideologia). Bisogna "colmare questa lacuna" del testo sull'ateismo "affinché il popolo cristiano non subisca danni più ingenti; il Concilio non può tacere su un tema così grave senza provocare un grande scandalo fra i semplici". Sabato 9 ottobre la petizione, che ha raccolto le adesioni di ben 300 Padri conciliari, viene presentata alla Segreteria generale del concilio che, in base al regolamento, deve provvedere a pubblicarla e sottoporla ai Padri per essere votata come emendamento. Ma questo, incredibilmente, non accade. Il 13 novembre infatti viene presentato in aula il nuovo testo sull'ateismo e nella relazione che lo accompagna non si parla affatto della petizione che chiede la condanna del comunismo. Quel giorno stesso monsignor Carli presenta subito un duro ricorso indirizzato al Consiglio di presidenza del Concilio. In esso denuncia la violazione di molti articoli del regolamento perché il testo della petizione non è stato presentato in Aula e l'emendamento non è stato messo in votazione. Il prelato è molto esplicito: "tale modo di procedere è illegale". Inoltre - afferma Carli -non si comprende com'è che vengono ammessi emendamenti firmati da un solo padre e viene cestinato quello con centinaia di firme: "sembra che il Concilio lo facciano le Commissioni più che i Padri". (1-continua) www.antoniosocci.it
    Saluti liberali

  6. #6
    Liberatemi
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    l'importante è che non si arrivi ai metodi Dilibertiani.

  7. #7
    Liberatemi
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    pieffebi ma tu che ruolo hai in questo sito?

  8. #8
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    Ruolo? Io sono un forumista. Quale ruolo?

 

 

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