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  1. #1
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    Predefinito STORIA DEL PCd'I-RIFLESSIONI

    STORIA DEL PCd'I - RIFLESSIONI

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  2. #2
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    ciao a tutti
    volevo proporre una riflessione, riguardo a una questione - a mio parere - di notevole interesse.
    la storia del pci, ovvero del pcd'i - sezione italiana della terza internazionale, è stata infarcita nel corso degli anni di immense menzogne. e la cosa assurda è che tutt'oggi tali bugie figurano stampate in grassetto sulla quasi totalità dei libri di storia. si tratta di tematiche che - storicamente ma soprattutto politicamente - rivestono un'importanza capitale, se si vuole capire come si sia sviluppata la degenerazione del movimento comunista internazionale, divorato a partire da metà anni 20 dalla controrivoluzione staliniana.
    ad esempio:
    1- il pcd'i NON fu fondato da gramsci e togliatti, ma da bordiga, fortichiari, damen, repossi e altri.
    2- la frazione di sinistra ebbe la maggioranza assoluta fino al 1926, ovvero fino alla svolta di lione.
    3- bordiga fu abbattuto solo grazie alle direttive del comintern STALINISTA, e non in virtù di un libero dibattito, o di libere votazioni. la sua figura restò popolarissima, ben più di quella di togliatti, per utto gli anni 30.
    4- bordiga e tutta la frazione furono espulsi dal pcd'i a fine anni 20, per ordine di stalin, e rimasero isolati politicamente fino al 1945.
    5- gli stalinisti intervennero pure con la violenza per far tacere la sinistra internazionalista in italia: sia prima che dopo il 1945. furono trucidati molti compagni.
    di questo NESSUNO parla mai. eppure, se non si considerano questi fatti, diviene impossibile comprendere la totale metamorfosi subita dal partito tra il 1921 e il 1945 (e oltre). ovvero: come il pcd'i da, partito internazionalista e di classe, si sia trasforato in compagine stalinista, elettoralista, e serva dell'imperialismo sovietico.

  3. #3
    Omia Patria si bella e perduta
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    Interessante, ma non ho ben capito qual è l'attualità oggi del dibattito sulla comunismo italiano degli anni '20.
    Grazie

  4. #4
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    l'attualità è che la politica è una faccenda complicata, e se non si capisce cosa c'è stato prima, non si riuscirà a comprendere neppure quello che accade oggi.
    il pci ha mistificato la propria storia, è passato per lo stalinismo, e si è trasformato in una merda. nel '44 togliatti fece i patti con la monarchia, nel '56 approvò i massacri in ungheria. i ds, il prc e il pdci sono figli di questo partito, e continuano a perpretrare le antiche mistificazioni. perchè?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da bela kun Visualizza Messaggio
    l'attualità è che la politica è una faccenda complicata, e se non si capisce cosa c'è stato prima, non si riuscirà a comprendere neppure quello che accade oggi.
    il pci ha mistificato la propria storia, è passato per lo stalinismo, e si è trasformato in una merda. nel '44 togliatti fece i patti con la monarchia, nel '56 approvò i massacri in ungheria. i ds, il prc e il pdci sono figli di questo partito, e continuano a perpretrare le antiche mistificazioni. perchè?

    Quello che accade oggi è molto semplice. Il PCI come tutti i partiti comunisti ufficiali (tranne il PC venezuelano negli anni Sessanta in cui appoggiò la guerriglia rivoluzionaria) si è allineato nel corso della sua storia alle posizioni dell'imperialismo sovietico post-leninista. Come tale è diventato nel corso degli anni parte integrante del sistema borghese. La verità è che un comunismo genuino e rivoluzionario in Italia è prosperato solamente nell'ambito della sinistra extrasistemica ed extraparlamentare. Questo comunismo extraparlamentare ed extrasistemico è stato colpito e svilito dallo stesso PCI per decenni. basta vedere le posizioni assunte dal PCI riguardo la Volante Rossa, o Stella Rossa o Soccorso Rosso fino ad arrivare alla DP, ad Autonomia Operaia,all'Università Negativa di Trento di Curcio e Cagol sino agli sviluppi illegalisti.
    Oggi questa stessa sinistra extrasistemica sta cercando di riprendere fiato e di riorganizzarsi sotto nuove sigle e nuove analisi. Ed oggi più di allora PRC, che si sta traghettando lentamente ma inesorabilmente verso il buco che lasceranno i DS dopo la nasciata del PD, ostacola e svilisce questa sinistra extrasistemica con la versione contemporanea delle accuse di una volta.
    Il problema è che nell'ambito di questa sinistra fuori dal sistema esistono oggi anche molti gruppi e gruppuscoli totalmente settari ed inutili, fossili di un tempo che era passato già trent'anni fa. COme classificare altrimenti il comunismo da macchietta di Scuderi e Savi?
    Questi gli sviluppi italiani di un fenomeno occidentale pressochè uguale nelle sue diverse manifestazioni e conseguenza della politica imperialista e reazionaria dell'Unione Sovietica da Yalta in poi a cui il comunismo ufficiale si è sempre accodato e ossequiosamente inchinato.

    A luta continua

  6. #6
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    scuderi è uno stalinista. stesso discorso per cagol e curcio, e per gran parte dei movimenti "rivoluzionari" sudamericani. gran parte di costoro stavano sul libro paga dell'urss (o della cina, o di cuba: non fa differenza). tutti gli altri erano evidentemente mossi da princìpi romantici piuttosto inconcludenti.
    nulla a che fare col marxismo, comunque. che è tutta un'altra cosa.
    riguardo le br, vale la definizione affibbiata a suo tempo dallo stesso da marx ai terroristi: "pazzi e somari".
    il comunismo è tutta un'altra cosa, e non basta essere "contro" per essere comunisti (checchè ne dicesse gaber...)

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da bela kun Visualizza Messaggio
    scuderi è uno stalinista. stesso discorso per cagol e curcio, e per gran parte dei movimenti "rivoluzionari" sudamericani. gran parte di costoro stavano sul libro paga dell'urss (o della cina, o di cuba: non fa differenza). tutti gli altri erano evidentemente mossi da princìpi romantici piuttosto inconcludenti.
    nulla a che fare col marxismo, comunque. che è tutta un'altra cosa.
    riguardo le br, vale la definizione affibbiata a suo tempo dallo stesso da marx ai terroristi: "pazzi e somari".
    il comunismo è tutta un'altra cosa, e non basta essere "contro" per essere comunisti (checchè ne dicesse gaber...)

    Peccato poi però che mentre qui si parlava e riparlava di comunismo e si facevano bizantinismi stomachevoli e pallosi nonchè aristocraticamente comunisti sul sesso degli angeli in uno scritto di Lenin, in Nicaragua, a Cuba, in Mozambico, in Vietnam si facesse la rivoluzione. Ed oggi mentre qui stiamo a parlare di bordighismo negli anni Venti ci sia chi come Prachanda o Guzman, o le Farc o la rivoluzione bolivariana le maniche se le è rimboccate e ha cominciato a fare qualcosa.
    Francamente di star qui a farmi le pompe da solo o in compagnia su cosa sia il vero marxismo giusto per mettere a posto la vocina pseudorivoluzionaria dentro lo stomaco non me ne può fregare di meno.
    Che poi i movimenti rivoluzionari sudamericani fossero stalinisti è una cazzata col botto. Prova ne è che nel gruppo guerrigliero di Camilo Torres c'erano gruppi trockisti peruviani, nell'ERP argentino erano quasi tutti trockisti o foquisti con figure singolari come quella di Joe Baxter (stesso discorso per i Tupamaros, per il MIR cileno, per ELN boliviano), i Tupac Amaru sono guevaristi, la rivoluzione cubana era inizialmente una rivoluzione umanista, Sendero Luminoso un partito che sta come il PCN(M) all'interno dell' MRI come i naxaliti.
    Che Crucio e Cagol fossero stalinisti è falso dato che già ai tempi della Università Negativa di Trento parlavano assieme al collettivo di "Lavoro Politico" di democrazia diretta.
    Le tue risposte sono le stesse dell'Unità quando parlava della sinistra extrasistemica rivoluzionaria. La solita ipocrisia e voglia di tutelarsi il culo unita all'irresistibile fascino borghese di coltivarsi l'orticello.
    E poi ti lamenti del fatto che i bordighisti vennero cacciati dal PCI.
    Vatti a leggere Cervetto.

    A luta continua

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Peccato poi però che mentre qui si parlava e riparlava di comunismo e si facevano bizantinismi stomachevoli e pallosi nonchè aristocraticamente comunisti sul sesso degli angeli in uno scritto di Lenin, in Nicaragua, a Cuba, in Mozambico, in Vietnam si facesse la rivoluzione. Ed oggi mentre qui stiamo a parlare di bordighismo negli anni Venti ci sia chi come Prachanda o Guzman, o le Farc o la rivoluzione bolivariana le maniche se le è rimboccate e ha cominciato a fare qualcosa.
    Francamente di star qui a farmi le pompe da solo o in compagnia su cosa sia il vero marxismo giusto per mettere a posto la vocina pseudorivoluzionaria dentro lo stomaco non me ne può fregare di meno.
    Che poi i movimenti rivoluzionari sudamericani fossero stalinisti è una cazzata col botto. Prova ne è che nel gruppo guerrigliero di Camilo Torres c'erano gruppi trockisti peruviani, nell'ERP argentino erano quasi tutti trockisti o foquisti con figure singolari come quella di Joe Baxter (stesso discorso per i Tupamaros, per il MIR cileno, per ELN boliviano), i Tupac Amaru sono guevaristi, la rivoluzione cubana era inizialmente una rivoluzione umanista, Sendero Luminoso un partito che sta come il PCN(M) all'interno dell' MRI come i naxaliti.
    Che Crucio e Cagol fossero stalinisti è falso dato che già ai tempi della Università Negativa di Trento parlavano assieme al collettivo di "Lavoro Politico" di democrazia diretta.
    Le tue risposte sono le stesse dell'Unità quando parlava della sinistra extrasistemica rivoluzionaria. La solita ipocrisia e voglia di tutelarsi il culo unita all'irresistibile fascino borghese di coltivarsi l'orticello.
    E poi ti lamenti del fatto che i bordighisti vennero cacciati dal PCI.
    Vatti a leggere Cervetto.

    A luta continua
    onestamente, mi sfugge la tua ultima frase.
    e mi sfugge pure come si possa pretendere di sviluppare una rivoluzione comunista in un continente come l'america latina, che è quasi interamente agricolo.
    se ci fai caso, gran parte dei movimenti di sinistra latinoamericani (anzi, tutti) fanno leva su un principio fondamentale: l'indipendenza economica nazionale, ovvero la cacciata delle multinazionali straniere. obiettivo principe, è (ed era) l'esproprio e la nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia locale (zucchero a cuba, rame in cile, petrolio in venezuela...).
    ovviamente, far passare un settore economico dal controllo straniero a quello della borghesia (o della borghesia statale) locale non significa edificare il socialismo.
    eppure, è questo che è successo a cuba, nel cile di allende, ed è quello che sta accadendo oggi in venezuela.
    ora, non nego che tale processo porti ad un oggettivo progresso sociale (tramite la nascita di borghesie locali, le possibilità di industrializzazione...). e non nego neppure che tutto ciò implichi un effettivo miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali.
    ma non ha nulla a che fare con il comunismo.
    purtroppo, non bastano nè la buona volontà, nè le buone intenzioni. per cambiare la realtà, bisogna prima studiarla. è questo che hanno fatto marx, lenin, bordiga, e molti altri che sono venuti dopo di loro: senza teoria rivoluzionaria non può esserci pratica rivoluzionaria. se no si finisce a fare i ribelli, e il ribellismo fa sempre e solo danni.
    p.s.: del resto, dubito che tu in questo momento ti trovi sui monti della colombia, in compagnia delle farc. se così fosse, faccio i complimenti per le attrezzature informatiche delle quali vi siete dotati.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da bela kun Visualizza Messaggio
    onestamente, mi sfugge la tua ultima frase.
    e mi sfugge pure come si possa pretendere di sviluppare una rivoluzione comunista in un continente come l'america latina, che è quasi interamente agricolo.
    se ci fai caso, gran parte dei movimenti di sinistra latinoamericani (anzi, tutti) fanno leva su un principio fondamentale: l'indipendenza economica nazionale, ovvero la cacciata delle multinazionali straniere. obiettivo principe, è (ed era) l'esproprio e la nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia locale (zucchero a cuba, rame in cile, petrolio in venezuela...).
    ovviamente, far passare un settore economico dal controllo straniero a quello della borghesia (o della borghesia statale) locale non significa edificare il socialismo.
    eppure, è questo che è successo a cuba, nel cile di allende, ed è quello che sta accadendo oggi in venezuela.
    ora, non nego che tale processo porti ad un oggettivo progresso sociale (tramite la nascita di borghesie locali, le possibilità di industrializzazione...). e non nego neppure che tutto ciò implichi un effettivo miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali.
    ma non ha nulla a che fare con il comunismo.
    purtroppo, non bastano nè la buona volontà, nè le buone intenzioni. per cambiare la realtà, bisogna prima studiarla. è questo che hanno fatto marx, lenin, bordiga, e molti altri che sono venuti dopo di loro: senza teoria rivoluzionaria non può esserci pratica rivoluzionaria. se no si finisce a fare i ribelli, e il ribellismo fa sempre e solo danni.
    p.s.: del resto, dubito che tu in questo momento ti trovi sui monti della colombia, in compagnia delle farc. se così fosse, faccio i complimenti per le attrezzature informatiche delle quali vi siete dotati.

    Guarda che un conto è il proletariato un conto è la classe operaia. Mi pare che tu facendo questa analisi tenda a fonderle assieme. Se fai questo errore debbo farti notare che l'operaismo alla Negri è passato da un pezzo e che lo stesso Negri ha fatto autocritica ed è ritornato sui suoi passi. Inoltre debbo ricordarti che tutte le guerriglie e le rivoluzioni sudamericane tentate o riuscite (tranne i Tupamaros che operarono strettamente in ambiente urbano e operavano in una situazione socioeconomica completamente diversa dal resto del continente) puntavano esplicitamente (ma anche quelle africane di Angola, Mozambico, Zimbabwe, Guinea-Bissau) sulla classe contadina.

    P.S. mi sa che tu le FARC le conosci poco. Hanno attrezzature informatiche ottime e avanzate, nonchè siti multilingua. Ne hanno uno anche in italiano con i loro documenti, le leggi della zona liberata, i proclami, i discorsi di Marulanda e degli altri capi guerriglia.

    A luta continua

  10. #10
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    per me classe operaia e proletariato sono essenzialmente sininomi, come lo sono in marx. il termine, tanto per chiarirci, deifinisce tutti color che vendono la propria forza lavoro in cambio di un salario (dunque: operai veri e propri, impiegati, ma anche ingegneri, statali, lavoratori dipendenti...).
    non capisco dove tu abbia ravvisato confusioni.
    lo so che i movimenti di liberazione latinoamericani si rivolgono ai contadini: te l'ho pure scritto. del resto, l'america del sud (come l'africa) è un continente prevalentemente contadino e pre industriale (o almeno, lo era negli anni 60). su questo siamo d'accordo.
    ma proprio qui sta il problema: una società contadina non è pronta al comunismo. la rivoluzione comunista tra i contadini è una contraddizione in termini. le motivazioni di ciò mi sembrano palesi, e credo tu le conosca. al limite, una società contadina potrà essere traghettata verso l'industrializzazione: il che è buono, pregevole e necessario (e le nazionalizzazioni possono contribuire senz'altro a tale scopo). ma il comunismo, ripeto, è un'altra cosa.
    è vero, non conosco quasi nulla delle farc, lo confesso. spero non sia grave.
    continuo a non comprendere l'accenno a cervetto

 

 
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