riporto qui le tre notizie più interessanti, starà in rilievo per un pò


riporto qui le tre notizie più interessanti, starà in rilievo per un pò


Parte degli ebrei abbandonano l'India
Cita:
Esodo: ebrei indiani verso Israele
Si ritengono discendenti della tribu' di 'Menashe'
(ANSA)- TEL AVIV, 26 SET - Esodo verso Israele. A settimane
arriveranno migliaia di indiani che si ritengono discendenti
di una 'tribu' perduta' del popolo ebraico. Il quotidiano
Yediot Ahronot scrive che tra un mese raggiungeranno due
localita' della Galilea 121 membri di una setta che ritiene di
essere appunto legata alla tribu' di Menashe e i cui membri
vivono negli stati di Mizoram e Manipur, nell'India orientale.
In tutto sono circa seimila quelli che hanno espresso
l'intenzione di immigrare in Israele.
http://www.ansa.it/main/notizie/awnp...6_1263734.html


In continuo calo il numero dei cristiani in India!![]()
Christians decreasing despite allegation of conversions: Prof. Ram Puniyani
Friday, June 23rd, 2006
Contributed By Pervez Bari
The atrocities on Christians gained momentum when the saffron forces attained ascendancy in India and took over the reigns of power at the Center and some states. They are being targetted on the wrong notion that Christian missionaries are engaged in conversion by force, fraud and allurement and thereby their population is increasing.
The above absurd conclusion of Christian population multiplying is negated by the census figures of last four decades. The Christian population as per 1971 is 2.60 per cent, in 1981 it became 2.44 per cent, in 1991 it was 2.32 per cent and in 2001 it stands at 2.18 per cent. The share of Christians in total population is continuously declining and we tend to believe that forcible conversions into Christianity are on. Christianity arrived in India in the year 52 A.D. and is 1950 years old here.
The above analytical observations were made by Prof. Ram Puniyani of Bombay while delivering a lecture on “Rise in Communalism and Indian Politics” here on Tuesday night at the Acharya Naredradeo library building. Prof. Hanuman Singh Yadav, Head of the Department RPEG & Dean Social Sciences, Barkatullah University, was the chief guest at the seminar. While senior journalist LS Herdenia, another senior journalist & secretary MECAPS Sagheer Baidaar and local MLA Arif Aqueel were special guests on the occasion. The Association of Indian Muslims, (AIM), president Owais Arab organized the lecture.
After Gujarat and Orissa, Prof. Puniyani said: “I am seeing communalism is raising its head in Madhya Pradesh where Christians are presently being persecuted. This is quite evident from the newspapers headlines these days”.
Prof. Puniyani said communalism is a phenomenon of which 1/10th is communal politics and 9/10th is communal violence. He compared this with a cube of ice in a glass of water where 1/10th of the ice-cube is outside water and is visible. This is communal politics. While the rest 9/10th of the ice-cube is inside water which is not visible and this represents communal violence, he opined.
He said the communal forces are trying to change direction of Indian politics to give it a new color and meaning. There are two types of politics. One is based on equality of all citizens irrespective of religion, caste or gender. This is based on the concept of citizenship. This is secularism, the foundation of democracy. The second politics takes its legitimacy from religion. Here it is understood that people belonging to one religion have similar interests and these interests are opposed to the interests of those belonging to other religion, he maintained.
The communal violence violates human rights of the poor like dalits, women, labor class, tribals and minorities and curbs their social, economic and gender rights, Prof. Puniyani said. “During communal violence first humanity is butchered before innocent and poor people are killed”, he remarked. While Hindu and Muslim communalists appear to be thirsty of each other’s blood but in the backdrop they aid each other to realize their goals, he stressed.
Prof. Puniyani said that in ancient times rajas, maharajas, kings etc. fought each other not on communal lines but for power and pelf only. While the rulers fought battles the common man on each side had best of relations with each other, he added.
He said to make a good society it is the responsibility of one and all to oppose tooth and nail the communalism of handful of both Hindus and Muslims.
Prof. Puniyani appealed to curb the increasing danger of communalism nowadays by adopting three things. Firstly dispelling the misunderstandings towards minorities, secondly to stop a section of the minorities in their tracks who inflame passions and thirdly bring Hindus, Muslims and Christians together by visiting each other communities during religious and national festivals.
Arif Aqueel proposed a vote of thanks after the lecture. The lecture which was largely attended was conducted by Syed Naqui Ahmad.
It may be mentioned here that Prof. Ram Puniyani, a retired professor of IIT Bombay, for the last 20 years or so is actively engaged in promoting communal harmony in the country. He has written a number of books in English and Hindi on the subject which have been much acclaimed. He is closely associated with well-known organizations as Ekta Samiti, Mumbai and Center for Study of Society & Secularism, Mumbai.


Il fenomeno della scristianizzazione: analizziamone fenomeni e cause
Scristianizzazione
«La crisi che in questa fine di millennio sta attraversando il cristianesimo nel mondo occidentale - e di riflesso in tutto il pianeta - ha un doppio aspetto. Da una parte, per molti uomini del nostro tempo, il cristianesimo sembra aver perduto ogni senso e quindi ogni interesse: molti lo ignorano del tutto e non si curano di conoscerlo o di farsene almeno un'idea; altri lo ritengono una cosa del passato, di cui non vale la pena occuparsi; altri si sentono assolutamente estranei a esso, in quanto realtà religiosa che pretende di incidere sulla vita umana, in particolare sulla vita morale, e perciò non soltanto rifiutano tale pretesa, ma la combattono aspramente. Tutte queste persone sono "fuori" dal cristianesimo: questo è "assente" dalla loro vita senza che tale assenza sia avvertita o faccia problema.
D'altra parte, c'è una crisi che è "interna" al cristianesimo, in quanto fatto propriamente religioso, che per i cattolici ha la sua espressione visibile nella Chiesa: taluni - un tempo cristiani - confessano di non credere più e di aver abbandonato da molto tempo ogni pratica religiosa (in particolare, di non partecipare quasi mai alla Messa domenicale); altri cristiani non sanno se credono o no: ad ogni modo hanno gravi dubbi sulle verità fondamentali del cristianesimo o si dichiarano agnostici nei riguardi di esse; altri accettano alcuni punti della fede e della morale cristiana, ma ne rigettano altri: così, senza tener conto di quanto insegna la Chiesa, fanno una "scelta" nelle verità da credere e nelle norme morali da osservare, secondo i propri gusti e le proprie esigenze individualistiche; altri sono fortemente critici circa alcune decisioni attuali della Chiesa (rifiuto di ammettere all'E ucaristia i divorziati che hanno contratto un nuovo matrimonio; mantenimento del celibato sacerdotale; contrarietà al sacerdozio femminile); altri ancora si sentono attratti da forme nuove di religiosità, che essi ritengono più vive, più capaci del cristianesimo di far nascere in essi forti emozioni religiose e di dare loro quel calore umano e quel senso di fraternità di cui talvolta mancano le assemblee eucaristiche domenicali, individualistiche, fredde e distaccate; altri infine si convertono all'islam, perché lo ritengono una religione più semplice, oppure diventano "praticanti" buddisti o indù sotto la guida di lama tibetani e di guru indiani».
(articolo apparso su La Civiltà Cattolica, 18 ottobre 1997)
«L'invecchiamento del clero, degli appartenenti agli istituti di vita consacrata, delle laiche e dei laici impegnati attivamente nella vita delle parrocchie offre un'immagine piuttosto vecchia e poco dinamica della Chiesa e ostacola il flusso vocazionale… le celebrazioni liturgiche sono frequentate quasi esclusivamente da anziani, specialmente donne, e da bambini… ne segue l'immagine di una Chiesa vecchia, femminile e infantile… grande è il rischio di una progressiva scristianizzazione e paganizzazione del Continente: in alcuni paesi è ormai alto il numero dei non battezzati; spesso gli stessi elementi fondamentali del cristianesimo non sono più conosciuti; ci sono delle situazioni nelle quali si assiste ad un autentico crollo della catechesi e della formazione cristiana… il grande calo numerico delle vocazioni sacerdotali e religiose, a cui si assiste in alcuni paesi, porta con sé il rischio dell'affievolirsi o del venir meno di una visione adeguata di Chiesa… in questo clima culturale crescono e si diffondono fenomeni di ateismo, agnosticismo e indifferenza religiosa… l'a teismo pratico e il materialismo sono molto diffusi in tutta l'E uropa… nei paesi occidentali si registra una crescente indifferenza e sembra dominare una sorta di materialismo pragmatista… nei paesi dell'Est si rende necessaria una sorta di prima evangelizzazione perché molti, pur vivendo in territori attraversati dall'annuncio e dalla testimonianza anche eroica del Vangelo, vivono non conoscendo di fatto il Signore Gesù… non ci è difficile notare che, nella nostra Europa, i processi di secolarizzazione, o più propriamente di scristianizzazione, non sono certo terminati…»
(Gesù Cristo vivente nella sua Chiesa sorgente di speranza per l'Europa,
Instrumentum laboris del Sinodo dei Vescovi, Seconda Assemblea Speciale per l'Europa, Paoline Editoriale Libri, 1999)
«Sembra che il consenso fondamentale sui valori cristiani come base della società stia sbriciolandosi… posso ben comprendere la vostra sofferenza per le numerose defezioni di fedeli e per il conseguente minore influsso della Chiesa nella vita della società civile».
(Giovanni Paolo II ai vescovi tedeschi, L'Osservatore Romano, 15-16 novembre 1999)
«Nell'anno del Giubileo la Chiesa italiana scopre che Gesù Cristo è sempre meno rilevante… le parole del vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli, presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede e la catechesi, pur non indulgendo a sterili piagnistei, non sono state affatto leggere o leggiadre: " Non possiamo più pensare che Cristo sia da tutti conosciuto e che l'incontro vitale con lui per mezzo e nella comunità dei credenti appartenga alla normale esperienza del popolo italiano". Le denunce contenute nel rapporto di Antonelli e nella relazione di Chiarinelli mettono in fila una lunga teoria di problemi: " debolezza di mediazione e di stimolo a livello diocesano, timore di essere giudicati, sfiducia nei progetti pastorali, scarsa vitalità dei Consigli pastorali"; "non si va oltre la tradizionale pastorale di culto e di pratiche devozionali"; il dialogo ecumenico, interreligioso e inter-culturale è avvertito " come qualcosa di secondario e marginale". Ed è difficile sfuggire alla sensazione che la Chiesa italiana sia ancora troppo identificata con un modello verticistico incentrato sui vescovi e parte del clero, mentre il ruolo dei laici, esaltato a parole, viene mortificato nei fatti».
(articolo apparso su Jesus, agosto 2000)
«Sulla situazione della Chiesa d'oggi, a seconda del punto di vista dal quale la si guarda, si possono dire - e di fatto si dicono - le cose più contraddittorie… Si pensi solo al prestigio pubblico e internazionale di cui oggi la Chiesa gode, come forse mai in altri momenti della sua storia, mentre la sua capacità di comunicare e diffondere la fede in Gesù sembra diminuire di giorno in giorno, sia nei Paesi di tradizione non cristiana, dove l'aumento del numero dei cristiani è inferiore alla loro crescita demografica, sia nei Paesi di tradizione cristiana, dove il calo dei praticanti è sotto gli occhi di tutti… Riconosco che, in linea generale, non viviamo un momento brillante per la fede cristiana nel mondo… Non ci si può accontentare di far novene, processioni, battesimi e funerali… Si è meno attivi nel campo politico, della cultura e, stranamente, della evangelizzazione».
("Colloqui col padre", da Famiglia Cristiana dell'1 ottobre 2000)
«La maggior parte dei sacerdoti polacchi conduce uno stile di vita confortevole, tipico della società dei consumi… tra i 26 mila preti del paese, molti hanno un tenore di vita nettamente superiore a quello del livello medio della popolazione… il 74% di loro viaggia all'estero due volte all'anno».
(dal mensile dei gesuiti polacchi Przeglad Powszechny, riportato su Adista del 25 novembre 2000)
«Tutti cattolici. Ciascuno a modo suo. La generazione in stand-by sembra non voglia avventurarsi in trasmigrazioni neanche qui, nel terreno delicato della fede. L'80,7% dei giovani italiani si dichiara cattolico, il 15,6 non credente in alcuna religione o filosofia trascendente, appena lo 0,7 aderente alle filosofie della new age, il resto briciole. Poi però soltanto il 45,6 dice di credere in un Dio da sempre presente nelle vicende umane, l'8,7 ha molta fiducia nei sacerdoti, il 27,2 dice di partecipare alla messa almeno due o tre volte al mese. Probabilmente all'interno di quest'ultimo gruppo vanno scovati l'8 ,9 che frequenta i gruppi parrocchiali, il 6,3 delle associazioni e dei movimenti, l'1,5 scout, il 7,5 impegnato nel volontariato. Tanti e pochi, gli impalpabili e gli irriducibili. Quegli otto su dieci appartengono a quello che Garelli definirebbe forse " scenario", dove domina sovrana la confusione: il 20% crede nella reincarnazione e il 65 che anche animali e piante possiedano un'anima. Per questi "cattolici" sono ammissibili l'aborto (32,5) e l'eutanasia (35,4), non pagare le tasse (18), divorziare (63,4), avere rapporti prematrimoniali (77,2) ed esperienze omosessuali (38,4). Per sapere che cosa pensi in merito il 27% dei praticanti e il 9 degli impegnati dovremo aspettare il Rapporto completo. Nel frattempo, una conferma: se la cattolicità di scenario è larga maggioranza, quella testimoniata è larga minoranza».
(articolo apparso su Avvenire, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, il 2 dicembre 2000)
«…niente di meno, infatti, monsignor Maggiolini pronostica: il tramonto inglorioso della cristianità europea e nord-americana, uccisa non dalle persecuzioni quanto "per estenuazione, per insignificanza, per noia"; un'agonia non tanto della Chiesa universale (su cui le forze avverse non prevalebunt), bensì di quella del Vecchio continente; infine e fors'anche un'eresia o un'apostasia inconsapevole dei cattolici nel Nord del mondo, ormai divenuti "praticanti non credenti". E mentre il Vangelo si chiedeva se il Figlio dell'uomo avrebbe trovato la fede al suo ritorno, il vescovo più modestamente domanda a ecclesiastici trionfalisti e laici benpensanti: "Chi ci assicura che la cristianità italiana ha un destino eterno, e non scomparirà, invece?". La cristianità: cioè la cultura cattolica con cui generazioni di credenti hanno plasmato la civiltà occidentale. Maggiolini costella la sua diagnosi d'indizi infausti. La pastorale ha insistito tanto "sulla domenica come Pasqua settimanale, e addio" alle messe feriali; ha puntato sui salmi come "autentiche orazioni quotidiane" e così ora "non si recitano più nemmeno le preghiere della nonna"; ha enfatizzato il ritorno al culto dei primi secoli, e abbiamo trascurato i tesori liturgici successivi; ha divulgato l'apertura al mondo sottovalutando il "lato negativo" del medesimo; ha tacitato "la venatura drammatica della redenzione", presentando solo la gloria e non la passione… Ancora: la "preparazione dottrinale" dei catechisti laici lascia spesso a desiderare; ci si crogiola nel "culto del dubbio" e si sottovaluta l'urgenza di chiarire le verità di fede; la gerarchia "esita assai a esercitare l'a utorità, quando non vi rinuncia"; le richieste di rinnovamento della Chiesa s'appuntano "quasi soltanto sulle strutture". Non bastasse, poi, ecco tre sicuri sintomi del cattivo stato di salute del cristianesimo italiano. Uno: oggi "si registrano pochissime conversioni", diversamente dal passato. Due: "il calo di vocazioni missionarie", che presuppone "l'offuscamento delle ragioni per cui si è cattolici". Tre: "l'abbandono del sacramento della penitenza, un segno chiarissimo che qualcosa non funziona". E dunque c'è da chiedersi: saremo "noi, gli ultimi cristiani?"».
(articolo apparso su Avvenire, quotidiano della CEI, il 7 giugno 2001)
«…non si possono tacere i rischi e i problemi che riscontriamo oggi nel nostro paese riguardo al compito della trasmissione della fede. In primo luogo, dobbiamo prendere atto che le persone che si dicono "senza religione" sono in aumento; vi sono poi persone disposte a riconoscere un certo riferimento a Cristo, ma non alla Chiesa; non mancano neppure le conversioni dal cristianesimo ad altre religioni. Ciò che tuttavia è più preoccupante è il crescente analfabetismo religioso delle giovani generazioni… È poi indubbio che, nella mentalità comune e di conseguenza nella legislazione, si diffondono su diversi argomenti prese di posizione lontane dal Vangelo e in netto contrasto con la tradizione cristiana. Questo sia riguardo alla maniera di intendere questioni assai delicate come i problemi del rapporto tra lo Stato e le formazioni sociali (in primo luogo la famiglia), dell'economia e delle migrazioni dei popoli, sia in merito alla visione della sessualità, della procreazione, della vita, della morte e della facoltà di intervento dell'uomo sull'u omo… Nonostante la diminuzione dei praticanti avvenuta negli ultimi decenni… la stessa ricerca della piena comunione induce a una sempre più convinta attenzione nella pastorale della Chiesa verso i cosiddetti "non praticanti", ossia verso quel gran numero di battezzati che, pur non avendo rinnegato formalmente il loro battesimo, spesso non ne vivono la forza di trasformazione e di speranza e stanno ai margini della comunità ecclesiale».
(Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia,
documento ufficiale della CEI diffuso il 2 luglio 2001
«Nonostante quarant'anni di catechesi tra adolescenti e giovani "i risultati sono stati piuttosto scarsi" e il bilancio presenta "minori e più precarî risultati concreti", nonostante "un grande sforzo di rinnovamento". "È continuato a diminuire il numero dei ragazzi, e poi degli adolescenti e dei giovani, che riescono a stabilire con la fede e con la Chiesa un rapporto duraturo e profondo". La Chiesa italiana si è trovata di fronte a "spinte e tendenze verso la secolarizzazione e anche la scristianizzazione che operano a tutto campo". In Italia "siamo in presenza di un agnosticismo diffuso, che fa leva sulla riduzione dell'intelligenza umana a semplice ragione calcolatrice e funzionale". "Soprattutto in rapporto agli adolescenti, la tradizione cristiana, anche riguardo al suo centro che è Gesù Cristo, nella più ampia società sembra svanire e dissolversi, rimanendo rilevante e vitale soltanto all'interno dei contesti ecclesiali"».
(Il cardinale Camillo Ruini alla 51.ma assemblea generale CEI, 20 maggio 2003)
Ultimo aggiornamento: 25 maggio 2003


Germania: chiese in vendita per crisi religione
(Fonte: ANSA)
La vendita delle chiese è la soluzione trovata in Germania per risolvere la crisi delle diocesi tedesche, sia cattoliche che protestanti. La crisi non è solo di fedeli, ma è anche e soprattutto economica. E l’alternativa al taglio di personale è quella di vendere i luoghi di culto, che vengono sconsacrate e adibite agli usi più vari: dal museo alla biblioteca, dalla filiale di banca alla palestra, dalla sala conferenze alla scuola elementare, da alloggi popolari a studi di architettura.


Cristo s'è fermato alle soglie d'Europa.
Chiese in vendita, preti in estinzione, messe dimezzate.
Il continente perde la sua fede storica.
Intanto l'etica esce dalla sfera religiosa.
E diversi studiosi lamentano "Siamo alla deriva"
di MARCO POLITI da Repubblica
Roma.
In qualche città dell'Europa del Nord è già successo. Chiese cristiane vendute ai musulmani per farci una moschea.
Chiese vuote, diventate un peso inutile, troppo costose da mantenere. Templi, che anche se restano in funzione, si riempiono soltanto al 7, al 10, al 20 per cento.
Monumenti di un'epoca in cui il Cristianesimo dettava le sue leggi alla comunità, perché era la comunità.
Finito. Archiviato.
Il Cristianesimo comincia a ritirarsi dalla società europea come una bassa marea.
Giovanni Paolo II teme che la religione venga limitata solo all'ambito del culto. Vescovi e preti sono riveriti e spesso finanziati, ma incidono sempre meno sul vissuto delle generazioni. I preti diminuiscono, le parrocchie restano sguarnite.
Da tempo la gerarchia opera come i generali che accorciano il fronte.
Usa trucchi per controllare il territorio, quando le forze non bastano più.
Parroci che sono titolari di due o tre parrocchie. Gruppi di preti incaricati di badare insieme a numerose parrocchie, che girano stressati da una chiesa all'altra simili a commessi viaggiatori del sacro.
Sempre più spesso i laici sono chiamati a guidare le celebrazioni domenicali: messe dimezzate, senza la consacrazione dell'eucarestia. A volte i parrocchiani improvvisano come a Natale in un paesino della Lunigiana, dove i fedeli senza prete hanno inventato una messa virtuale, mettendo accanto all'altare un registratore per ascoltare canti, musiche e preghiere.
L'Europa, centro e colonna del Cristianesimo, si sta svuotando della sua fede storica.
Perché Cristianesimo non significa semplicemente dirsi cristiani o celebrare riti per costume o abitudine.
Seguace di Cristo è chi crede in alcune cose molto precise su Dio, Gesù, l'Aldilà, la Resurrezione, l'Eternità.
Proprio questo vacilla. Il secolo si chiude con una cultura abbondantemente de-cristianizzata.
Il millennio si apre con masse di giovani che non sanno, che non imparano, che non trovano adulti capaci di trasmettere credo e memoria.
Da un capo all'altro dell'Europa si sentono segnali di allarme.
Il professor Per Beskov, studioso dei Padri della Chiesa all'università svedese di Lund, riferisce che parrocchie e organizzazioni cattoliche sono diventate insufficienti a conservare l'identità cristiana: "I giovani sono abbarbicati all'individualismo, non entrano più in movimenti politici, non socializzano, vivono nel mondo di Internet dove ognuno sta per conto suo e i messaggi si confondono e Dio è uguale a Satana". Il nuovo modello sociale, spiega il professore, è quello del rave party: "Si entra e si esce nell'anonimato".
Nodar Ladaria, un docente cattolico di Tblisi che ha tradotto in georgiano il Catechismo universale e in russo le Cinque piaghe della Chiesa di Rosmini, lamenta che il concetto di individuo si sia "mangiato tutti gli altri concetti cristiani". La corsa in chiesa di tanti giovani dell'ex Urss non va sopravvalutata: "Chi va in chiesa perché non sa dove andare vale meno di chi fa un sacrificio specifico". Luigi Tomasi, sociologo di Trento, definisce la gioventù dell'Europa orientale immersa nell'iperconcreto: "Non hanno tempo di occuparsi del passato e non comprendono il futuro". Vale anche per tanti loro coetanei dell'Europa occidentale. Per le chiese istituzionali è un fenomeno esiziale.
Le statistiche raccolte in questo decennio aumentano l'allarme. Nella Francia di qualche anno fa, il 53 per cento dei giovani fra i 18 e i 24 anni si diceva cattolico, ma poi si scopre che solo il 28 per cento crede in Gesù figlio di Dio, ancora meno - il 18 per cento – nella sua resurrezione e una frazione minima nella sua presenza reale nell'eucarestia: l'8 per cento. Se la domanda investe l'origine del mondo, il 24 per cento privilegia il big bang a fronte di un 21 che crede in Dio creatore.
Intanto l'etica esce dalla sfera religiosa. "Siamo", afferma Jacques Sutter del Centro nazionale di ricerche sociali di Parigi, "alla deriva delle religioni". Nessuno nega il Cristianesimo. Lo si accetta come "un'eredità senza testamento". In Gran Bretagna il processo di scristianizzazione è largamente diffuso tra giovani e adulti. Solo il 30 per cento crede ad un Dio personale, il 40 ad una "qualche forma di forza vitale", il 26 nella reincarnazione, il 44 nella vita dopo la morte. Nel microcosmo di una città di provincia come Belluno negli anni Novanta il rimescolamento è altrettanto evidente. L'88 per cento dei giovani dà priorità alla famiglia, l'82 all'amicizia, il 12 solamente alla religione. Ronald Inglehart, che per vent'anni ha seguito il fenomeno a livello europeo, è convinto che moltissimo dipenda dal mutamento della visione del mondo. La nostra religione declina, perché "l'esperienza quotidiana odierna è fondamentalmente diversa dal tipo di esperienza che modellava la tradizione giudaico-cristiana". Cambiano i simboli. È più facile imbattersi in un computer che in una pecora.
Il cardinale Poupard, ministro della Cultura di papa Wojtyla, denuncia la paradossale apoteosi della scristianizzazione culturale, manifestatasi dopo il crollo del sistema comunista:
"Cresce l'indifferenza, la pluralità degenera in pluralismo scettico, si perde la fiducia nell'avvenire". Alla crisi del cristianesimo in Europa Giovanni Paolo II dedicherà quest'anno un Sinodo straordinario dei vescovi del continente. Poupard ha aperto la pista con un convegno in Vaticano. C'è urgenza di riscoprire le radici cristiane dell'Europa, ristabilendo - ha detto il cardinale - la superiorità dello spirito sulla materia, dell'etica sulla tecnica, della persona sulle cose.
È uno sforzo in salita. Il calo di influenza del cristianesimo si incrocia, infatti, con un revival di religiosità orientata altrove. Stanislaw Grygiel, filosofo polacco, è certo che l'uomo sia sempre religioso, ma può imboccare vie sbagliate: "Cristo è la risposta alla ricerca di speranza dell'uomo, ma se per vari motivi l'immagine di Cristo è offuscata, la natura degli uomini cercherà uno sfogo altrove". Magari nel buddismo, nel fondamentalismo protestante, nell'islamismo o nelle credenze magiche. Per Cristina Odone, scrittrice inglese, la grande sfida non è l'agnosticismo, ma la capacità di penetrazione dei movimenti fondamentalisti protestanti. È anche una questione di linguaggio, spiega: "A Roma si parla in termini teorici, retorici, universali, che un tassista o una cameriera non sentono come propri. I fondamentalisti evangelici usano il linguaggio concreto di ogni giorno, si confrontano con le ansie vere, toccano i problemi quotidiani: l'angoscia di vivere, un divorzio, l'aborto, l'omosessualità. Magari danno risposte sbagliate, attaccandosi ad una lettura letterale della Bibbia, negando con passione ai diversi, spaccando il mondo tra Noie Loro. Ma si fanno capire".
L'oblio del cristianesimo in Europa, dice Cristina Odone, porterà ad una confusione spirituale, perché l'identità europea è culturalmente, sociologicamente, persino individualmente intrecciata al cristianesimo. "La storia dell'Occidente", le fa eco Ida Magli, "si spiega soltanto con il cristianesimo". Perderlo è per l'Europa un pericolo gravissimo, sostiene l'antropologa che pure spesso ha criticato ferocemente la Chiesa Cattolica e papa Wojtyla. Nel vuoto si fa largo l'islamismo - continua la Magli – che rappresenta una religiosità primaria, antecedente per sua natura al cristianesimo e all'evoluzione occidentale dell'ebraismo. Ma così si ritornerebbe ad un tipo di fede primitiva e andrebbe perso il salto, la grande rottura culturale introdotta da Gesù: il passaggio dalla religiosità dei segni materiali (l'ariete sacrificale, la circoncisione, il sabato) ad una fede in cui il primato sta nel simbolo. In cui la fede religiosa deve intrecciarsi alla totalità dell'essere. Il rigore del pensiero al rigore etico. "Qualcuno deve salvare il cristianesimo", esclama la Magli, "bisogna tornare ad una predicazione popolare come ai tempi degli apostoli e di San Francesco".
Il cardinale Ratzinger, pessimista sulla sopravvivenza delle burocrazie istituzionali su cui si sono appoggiate per secoli le Chiese cristiane, ripete spesso una sua ricetta. Il futuro del Cristianesimo non sta nel ruolo di "strumento moralizzatore della società" o di promotore di utili iniziative sociali. "No, in questo modo non si può salvare la Chiesa. Essa deve anzitutto e con risolutezza adempiere al proprio compito, su cui si fonda la sua identità: far conoscere Dio e proclamare il suo regno".


Gentile stuart mill;
Devo dirLe che mi fa enormemente piacere leggere tutte queste densissime informazioni sul declino del cristianesimo, quello che non capisco, lei dinanzi a questo fenomeno, come si pone?
Voglio dire, "il cristianesimo e¨in declino", lei che fa¨, esulta?
E se si, perche¨, lei per caso e¨nato in India?
Cordialmente
pf


[quote=pfjodor;4600497]in posizione di esultanzaGentile stuart mill;
Devo dirLe che mi fa enormemente piacere leggere tutte queste densissime informazioni sul declino del cristianesimo, quello che non capisco, lei dinanzi a questo fenomeno, come si pone?
immensamenteVoglio dire, "il cristianesimo e¨in declino", lei che fa¨, esulta?
no, ma è un paese che adoro, pur essendoci andato solo una volta. Adoro la musica indiana, le immagini dell'India, la religione dell'india, i simboli sacri dell'India etcE se si, perche¨, lei per caso e¨nato in India?
ma in generale, essendo il mondo divisibile fra Tradizionalisti (hindù, buddisti, taoisti, pagani etc) e modernisti (cristiani, ebrei, islamici, comunisti, liberali, liberisti, democratici e derivati), il crollo di uno dei pilastri del modernismo, nella rocca forte del mondo Tradizionale, rallegra un pò tutti.




No dai... non mi parlare come il miglior liberal liberista... tra l'altro tu e Stuart vi state rallegrando con prospettive completamente antitetiche ve ne rendete conto?Pure io esulto, perchè finalmente l'uomo si sta liberando degli assurdi e innaturali dogmi proclamati da questa fede, ormai troppo vecchia per la mentalità moderna.
Io penso che questa divisione sia parecchio ma parecchio arbitraria...e ti dirò pure un poco "abramitica"ma in generale, essendo il mondo divisibile fra Tradizionalisti (hindù, buddisti, taoisti, pagani etc) e modernisti (cristiani, ebrei, islamici, comunisti, liberali, liberisti, democratici e derivati), il crollo di uno dei pilastri del modernismo, nella rocca forte del mondo Tradizionale, rallegra un pò tutti.come ogni divisioni in schemi. E che la faccia proprio tu Stuart mi rende perplessa.
Poi si deve vedere questo "declino del cristianesimo" dove porta, cioè se le persone che abbandonano Cristo sono quelli che si adeguano alla società moderna... quindi prima di rallegrarsi indagherei un po' meglio... se no si rischia inconsapevolmente di applaudire agli adelphi del Kaliyuga... andrà sempre peggio, mai meglio, fino alla fine del ciclo, e questo lo sai.
Alla fine la Luce trionferà però...
tutto questo poi volendo dar credito a queste statistiche eh...![]()
«Beato chi, in mezzo alla confusione dei princìpi contraddittori, libero da ogni ricerca di popolarità, discepolo fin nelle minime cose di questa Chiesa a cui appartiene l'avvenire del tempo e quello della eternità, avrà saputo attraversare una così terribile crisi senza aver sacrificato sulla via la sia pur minima parte di verità».
Dom Prosper Guéranger