CHIAMPARINO, IL CERCHIO E LA BOTTE
(pubblicato su “Rinascita” del 12 ottobre 2006)
Minacciava di “rendere le chiavi della città”, ma aveva già fatto cambiare la serratura
Sergio Chiamparino è stato rieletto da pochi mesi sindaco di Torino. Ha ottenuto una vittoria elettorale abbastanza facile sul candidato del centro – destra Rocco Buttiglione, inviso ai suoi stessi sostenitori. Il dato significativo emerso dalle urne è stata però l'elevata percentuale delle astensioni: raccogliendo l'invito di Progetto Torino, unico movimento politico ad aver esortato i cittadini all'astensione, il 35,27 % dei torinesi ha disertato le urne, delegittimando di fatto la conferma dell'ex – post – maistatoinvitasua – comunista.
Oggi dopo le famose olimpiadi invernali che nessun vantaggio, come già è stato detto, hanno recato ai torinesi, la città sta vivendo l'ennesimo momento di tensione dovuto agli scontri dei giorni passati tra spacciatori e vigili urbani, alla protesta dei negozianti e degli abitanti delle zone più esposte al degrado, con i soliti noti reazionari pronti a gettare benzina sul fuoco e a cavalcare il momento per condurre le proprie battaglie di retroguardia.
Incurante di ciò che lo circonda, Chiamparino, con la sua aria di chi è capitato lì per caso, contava di iniziare in autunno l'operazione di spalmatura sulla città dei debiti (olimpici e non), ma un macigno gli è caduto addosso: la finanziaria. A dire il vero è caduta addosso a tutti gli italiani, ma Chiamparino e i sindaci delle grandi città l'hanno presa peggio di tutti.
Prima dell'incontro fra il ministro Padoa Schioppa e i sindaci, dal quale è uscito fuori uno sconto di 500 milioni di euro sui tagli ai comuni, Torino era una delle città maggiormente colpite dai tagli, dovendo rinunciare a 190 milioni di euro nel prossimo anno. Un taglio inaccettabile certo, come sono inaccettabili le strisce blu, la gente che dorme per strada, le telecamere che riprendono chi attraversa la strada, ma non chi lo sta derubando. Un taglio inaccettabile, ma non per i cittadini di Torino, che sono consapevoli del fatto che nessuno di quei 190 milioni verrebbe speso nel loro interesse. La città è già morta, malgrado quello che hanno fatto vedere in televisione durante le olimpiadi, e non saranno 190 milioni in più o in meno nelle loro mani a poterla salvare.
Chiamparino, comunque, sembrava davvero disposto a tutto, tanto da dirsi pronto a “restituire le chiavi della città”, visto che – a sentir lui – la nuova finanziaria lo costringerà a rinunciare a tutti gli interventi di manutenzione straordinaria, agli investimenti nella cultura, e a tagliare su tutte le nuove opere pubbliche ad eccezione della linea 2 della metropolitana e al passante ferroviario.
Un gesto di responsabilità, dunque, proprio di un primo cittadino cosciente e premuroso, se non fosse che, per esempio, non è ancora stata ultimata nemmeno la linea 1 della metropolitana, e il tratto in funzione è sottoutilizzato, per non dire inutile; se non fosse che i lavori del passante ferroviario sono stati sbagliati e occorrerà scavare un'altra galleria a fianco a quella già esistente; se non fosse che gli investimenti nel settore della cultura non si capisce cosa siano, anzi non si capisce proprio cosa si intenda per “cultura”, una fantomatica parola tirata fuori ogni volta che occorre giustificare un esborso ingente e altrimenti ingiustificabile.
Appurato quindi che Chiamparino, la cultura e l'amministrazione decente di una città sono tre estranei, c'è un'altra sinistra ombra che è calata sulla sua presa di posizione apparentemente anti – finanziaria: il fatto che ieri sera Chiamparino ha preso parte ad una conferenza programmatica per la fondazione del Partito democratico. L'annuncio è comparso ufficialmente su internet e su qualche migliaio di manifesti orrendi, bianchi e arancioni, che nell'ultima settimana hanno coperto i muri della città. Non era certo la mossa di un uomo che stava per lasciare una poltrona, forse quella di chi sta per occuparne delle altre.
Juan
www.progettotorino.org