Siamo ai giorni della verità per il futuro dei Riformatori Liberali all'interno della CDL.
Lo ha detto chiaramente il presidente Bendetto della Vedova all'importante e affollatissimo incontro di sabato 14 ottobre 2006, tenutosi a Roma per la presentazione del manifesto che contiene la base di intenti offerta alla direzione di Forza Italia.
"Diamo un'anima libertaria al centrodestra" è il titolo del documento presentato alla conferenza stampa che ha visto la partecipazione e l'adesione di molti volti conosciuti dell' informazione libera italiana.
Il manifesto è una coerente rivendicazione della centralità dei temi della libertà individuale all'interno della cultura moderata di FI, ribadita sia nella scontata declinazione sui capitoli dell'economia, della politica internazionale e della giustizia ecc ma anche nella ben più problematica sfera delle libertà personali e civili.
Viene ribadito il perno centrale del discorso libertario: l'assenza di posizioni ideologicamente precostituite ( e per essere molto chiari il punto costituisce l'incipit del manifesto).
Ne discende il rifiuto di concedere alla sinistra l'uso esclusivo del termine "libertario" e della politica libertaria, un uso che essa esercita da posizioni marcatamente ideologiche e collettivistiche.
No alla politica dogmatica è il messaggio scritto a lettere di fuoco nel Manifesto dei Riformatori Liberali.
"Scelgono Forza Italia e la Cdl milioni di antistatalisti, “cattolici” o “laici”, che sulle questioni etiche hanno idee e posizioni che incontrano sempre, salvo eccezioni, l’ostilità del centrodestra. Milioni di persone che, come noi, sono favorevoli, o non ostili a priori, alle unioni civili omosessuali, alla ricerca scientifica sugli embrioni soprannumerari destinati comunque alla distruzione, al testamento biologico o a una regolamentazione dell’eutanasia, a una legislazione sulla droga che non alimenti la mafia e la violenza. E che lo sono, come noi lo siamo, per ragioni quasi sempre diverse da quelle genericamente e scontatamente “di sinistra”."
All'indomani dell'incontro è giunta una incoraggiante dichiarazione del coordinatore nazionale di FI on. Sandro Bondi e il sotegno del presidente della giunta regionale lombarda on Roberto Formigoni.
Scrive Sandro Bondi:
"Il manifesto “Diamo un’anima libertaria al centrodestra” promosso dai Riformatori Liberali e già sottoscritto da autorevoli personalità che si riconoscono nel centrodestra, rappresenta uno stimolo politico e culturale a riflettere senza preconcetti sul futuro della nostra coalizione, uno stimolo che Forza Italia intende raccogliere. Un grande partito moderato e liberale come il nostro che intenda proporsi, al pari delle principali forze moderate degli altri paesi, come interprete delle esigenze di modernizzazione e innovazione economica in una chiave antistatalista fondata sulla libertà e sul mercato, deve necessariamente interrogarsi sui temi che riguardano l’innovazione sociale. Lo deve fare anche perché consapevole che il proprio elettorato è fatto di persone che sui temi “eticamente sensibili” hanno idee diverse tra loro.
Non è un caso che su questi temi fino ad oggi l’atteggiamento del nostro partito, in parlamento o nei referendum, è sempre stato quello della “libertà di coscienza”. Se è vero, dunque, che la maggioranza dei nostri eletti, a partire da me, si ritrova nell’insegnamento della Chiesa, è chiaro che in prospettiva occorre aprire al nostro interno un confronto aperto e leale anche con posizioni che più accentuano il dato della libertà e della responsabilità individuale.
Saluto quindi con favore l’iniziativa dei Riformatori Liberali, convinto che essa non solo non crei problemi a Forza Italia, ma ne possa arricchire la capacità di rappresentanza elettorale."
Se così è seguano immediatamente alle parole i fatti. I Riformatori Liberali hanno da tempo proposto il patto federativo a FI. Si rompano gli indugi e si inizi il percorso politico di una nuova, rinvigorita Casa della Libertà. Si apra il confronto tra le posizioni cattolico liberali e le posizioni libertaria in un costesto di apertura a tutte le voci sia laiche che confessionali, nella certezza che dalla discussione e dal confronto, anche deciso, delle posizioni scaturisce la cultura politica di un partito.
Si apra subito la discussione sulle implicazioni ideali e politiche del Manifesto, risorga il '94 Spirit e Silvio Berlusconi ritorni a esercitare con piena legittimità la leadership del più grande partito italiano




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