Un anno fa', il 16 ottobre del 2005, veniva assassinato a Locri, mentre si trovava in un seggio dell'Unione per le Primarie, Francesco Fortugno, l'allora vicepresidente della Giunta Regionale della Calabria, esponente politico della Margherita. Veniva assassinato dalla ‘Ndrangheta, l’organizzazione mafiosa calabrese, secondo alcuni, più potente del mondo.

L'omicidio Fortugno non passa inosservato, come molto spesso è avvenuto per gli omicidi di Mafia, e l'attenzione di tutta la stampa nazionale e della politica si riversa su Locri. Sono giorni di particolare dolore e sgomento. Lo sdegno dell’opinione pubblica, in particolare di quella calabrese, è altissimo, e i "Ragazzi di Locri", in realtà provenienti da tutte le parti della Regione, al grido di "E adesso ammazzateci tutti", decidono di scendere in piazza. E' un fatto nuovo, non era mai successo che a mobilitarsi e ad opporsi alla Mafia, fossero i ragazzi, i giovani calabresi.

Le indagini sono andate avanti. Sono stati arrestati i mandanti dell'omicidio, individuati in Giuseppe e Alessandro Marcianò, caposala e infermiere dell’ospedale di Locri.
Successivamente è uscito fuori il nome di Domenico Crea, consigliere regionale salito in seguito alla morte del vicepresidente, in quanto primo dei non eletti, legato ai Marcianò.
Sono state chieste da più parti le sue dimissioni, tra i quali anche da Loiero, ma i voti di Crea hanno contribuito all'elezione del governatore calabrese, e il neo-consigliere gli replica prontamente dicendo: "Dimettiamoci assieme".
Intanto, non si sa bene per quale motivo, il pm Creazzo, titolare delle indagini e parte attiva del pool investigativo sul caso Fortugno, proprio quando le indagini erano arrivate ad una svolta importante, in quanto era stata individuata la matrice politica dell'omicidio, viene trasferito.
Stando a quello che ha riportato il quotidiano "Calabria Ora", anche il Presidente della Repubblica Napolitano ha chiesto spiegazioni su questo trasferimento. In Calabria la questione è passata quasi inosservata.
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All’indomani della mobilitazione dei Ragazzi di Locri, tutta la stampa nazionale era dirottata sul caso, e voci di antimafia si erano alzate da tutte le parti. Pareva che la Calabria fosse arrivata alla svolta. Tutti si erano mobilitati ed erano state tante le promesse che la ‘Ndrangheta sarebbe stata combattuta in tutti i modi.

Ma cos’è cambiato da un anno fa' ad oggi?
La situazione è uguale. Nulla è cambiato. Nessun tipo di provvedimento è stato adottato per far fronte alla questione mafiosa. La classe politica calabrese non ha saputo, oppure non ha voluto, risolvere la questione.
Sono 22, su 40, vale a dire il 55%, i Consiglieri Regionali calabresi inquisiti.

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