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    Predefinito Altre "rivelazioni" sulla morte di Papa Luciani?

    "Papa Luciani fu assassinato". Mistero svelato?
    A pochi giorni dal 28esimo anniversario della strana morte di Giovanni Paolo I, pontefice per un mese, il libro del giovane portoghese Luis Miguel Rocha promette rivelazioni sconcertanti. L'autore: "Ho carte inoppugnabili. I mandanti? Marcinkus, Calvi e Gelli"

    Ulisse Spinnato Vega

    Roma - Non era lui il "Papa Buono" ma fu un Papa mite e sorridente. Non era lui il Papa sciatore, ma fu un Papa dallo spirito montanaro, gioviale e semplice. Non fu Roncalli e non fu nemmeno Wojtyla, ma non ne ebbe il tempo. Fu solamente Luciani, pontefice per 32 giorni, un segmento brevissimo nella lunga traiettoria terrena del Vaticano, una linea subito interrotta in modo inopinato, violento e misterioso. Voleva una Chiesa povera e una volta si definì addirittura "un povero Cristo" di fronte ai fedeli. In Curia fece scandalo, qualcuno lo riteneva inadeguato al Soglio di Pietro, qualcun altro lo criticava alle spalle. "Una svista dello Spirito Santo", dissero altri ancora a proposito della sua elezione. Ma intanto Luciani insisteva, vagheggiava un ritorno alle origini, all'essenza evangelica della fede. Appena si insediò rifiutò la tiara e la sedia gestatoria. E poi parlava in modo semplice, chiaro alla gente. Forse era a disagio in una Curia costruita su misura per il suo predecessore, ma coltivava idee nitide così come aveva dimostrato da Patriarca a Venezia. Sapeva cosa fare e cosa cambiare in Vaticano.

    Osò dire che la proprietà privata non era "un diritto inalienabile", voleva rimuovere il segretario di Stato Jean Villot e mettere al suo posto Giovanni Benelli, il vero regista della sua elezione. Ritenne poi che un cardinale non poteva stare a capo di una banca. Marcinkus, lo Ior, Calvi. Luciani fu eletto il 26 agosto del 1978 e il 29 settembre fu trovato morto nel suo letto. Embolia? Attacco cardiaco? Il suo medico disse che a 65 anni nulla poteva far pensare a una fine così repentina. E allora? Nessuna autopsia fu autorizzata dal Vaticano, un Papa non si tocca. Mai. Di certo, però, il Vaticano gestì in modo quantomeno maldestro quel tragico evento. E subito emersero parecchie contraddizioni: su chi lo avesse trovato morto per primo, sull'ora presunta del decesso, ma soprattutto su ciò che Luciani tenesse in mano, o sul comodino, la notte in cui morì. Il Vaticano parlò del testo "Imitazione di Cristo", ma pare invece che recasse un diario personale o comunque degli appunti in cui veniva ridisegnato l'organigramma della Curia.


    Albino Luciani - Immagine tratta dal sito http://www.bibleetnombres.online.fr/

    Erano progetti che non andavano bene a qualcuno? E' possibile che quegli appunti fossero la causa della morte di Giovanni Paolo I? "Io credo di no, ma sono certo che Luciani è stato ucciso. Ammazzato per ragioni di soldi e potere. Ne ho le prove documentali non falsificabili". A parlare non è una vecchia volpe del giornalismo investigativo o un vaticanista di comprovata consuetudine curiale. Luis Miguel Rocha è un trentenne portoghese che non conosce granché della vita in Santa Sede, non è un fervente cattolico e non si cura molto della Chiesa d'oggigiorno. Eppure ha scritto "La morte del Papa" (Ed. Cavallo di Ferro, pp. 432, 18,50 euro), un'inchiesta vestita da romanzo che promette rivelazioni deflagranti, da far impallidire David Yallop. A dargli retta, Rocha ha scoperto il segreto della morte di Giovanni Paolo I: "Ho molti documenti, tutti veri. Alcuni sono anche nel libro, altri no, sono troppo pericolosi". Di fronte a un manipolo di cronisti un po' basiti per le sue rivelazioni e un po' interdetti dalla sua laconicità, il giovane scrittore spiega: "Si tratta di carte che ho avuto da una fonte che conosco da 11 anni, con cui ho una grande amicizia. Una persona che mi si è rivelata come detentrice di questi segreti solo nell'aprile del 2005". Giusto all'indomani della morte di Papa Wojtyla, guarda caso. "E' una persona che ha fatto parte del complotto per uccidere Albino Luciani - aggiunge Rocha - Ora queste carte sono nascoste, sono in mano a un giornalista inglese e uno italiano. Io non temo per me perché tanto non mi occuperò più di questa vicenda, temo soltanto per loro. Relativamente alla fonte, beh, adesso ha solo voglia di fare chiarezza". Proprio adesso.

    Alla domanda, scontata, sul nome dei presunti assassini, Rocha risponde: "Non posso dire chi furono gli esecutori materiali, ma i mandanti sì: Marcinkus, Calvi e Gelli". Che poi sono più o meno i nomi cui pensa ogni sostenitore della pista dell'omicidio. Rocha parla delle carte che Luciani aveva in mano quella notte, uno dei punti da sempre più controversi: "Teneva il suo diario e tre fogli: il primo conteneva una lista arrivata da Pecorelli di 112 nomi di massoni, alcuni sottolineati con delle note a margine scritte dal Pontefice; il secondo recava le sostituzioni che Luciani voleva fare in Curia e appunti personali; sull'ultimo, che stava lì un po' per caso, c'era il Terzo Segreto di Fatima che Suor Lucia aveva comunicato al Papa nell'incontro del '77 a Coimbra". La lista di Pecorelli era parzialmente diversa da quella poi pubblicata dal fondatore di Op. Rocha quindi precisa che "alcune persone interne al complotto contro Luciani, furono poi coinvolte anche nell'attentato dell'81 a Wojtyla. Solo alcune". Infine annuncia che il suo prossimo libro, in uscita nel 2008, riguarderà proprio l'agguato a Giovanni Paolo II. E lascia intendere che sarà un'altra bomba. Vedremo.

    Dal sito http://redazione.romaone.it/

  2. #2
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    Giovanni Paolo I morì il 28 Settembre 1978, dopo soli 33 giorni di pontificato.
    Probabilmente la Curia e le istituzioni finanziarie si resero conto della sua reale personalità solo dopo la nomina a Papa: tollerante in fatto di anticoncezionali e divorzio, non ammetteva peccati "di denaro", né speculazioni disoneste e manovre oscure.
    I sospetti sulla morte di Papa Luciani non si sono mai placati e c'è chi sostiene che il suo errore sia stato pensare di poter ripulire le finanze vaticane.

    Il Vaticano era a quel tempo un grosso operatore finanziario. L'FBI era convinta che lo IOR ripulisse denaro mafioso. Monsignor Marcinkus era allora presidente della banca vaticana. Fra i suoi amici figuravano i banchieri Michele Sindona e Roberto Calvi, entrambi poi assassinati: Calvi fu trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, Sindona morì dopo aver bevuto un caffè avvelenato in una prigione italiana. Marcinkus restò nascosto in Vaticano e poi lasciò l'Italia.

    Papa Giovanni Paolo I sembrava in buona salute quando cenò con i segretari quel 28 settembre. La mattina dopo fu trovato morto nel suo letto. I romani trovarono la cosa alquanto "misteriosa": la voce popolare era che fosse stato assassinato. Ma non venne eseguita l'autopsia e il corpo fu imbalsamato appena dodici ore dopo e sepolto il giorno successivo.

    Una ventina di anni fa, il giornalista inglese David Yallop, con la collaborazione di alcuni religiosi romani, scrisse il best seller Nel nome del Signore, nel quale affermò che Papa Giovanni Paolo I fu assassinato perché stava scatenando un terremoto nella Chiesa di Roma.

  3. #3
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    IPOTESI SULLA MORTE


    Le spiegazioni del Vaticano

    La spiegazione "ufficiale" è la morte per cause naturali: infarto del miocardio. Di ritorno in aereo dal Brasile, l'allora cardinale Luciani fu colpito da un embolo ad un occhio e nella sua famiglia alcuni parenti, con una situazione medica normale, erano deceduti improvvisamente, segno di una possibile predisposizione genetica.

    L'ipotesi emotiva
    La causa naturale della morte fu spiegata in privato dal cardinal Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova: il nuovo Papa, persona di estrema semplicità evangelica, ma anche molto emotivo, avrebbe confermato senza limiti di tempo tutti i cardinali che lavoravano nelle congregazioni romane; ciò l'avrebbe portato a sentirsi contornato da persone che non godevano della sua piena fiducia, e il cuore non avrebbe retto a questa situazione.

    Le ipotesi giornalistiche
    L'inaspettata morte di papa Luciani è stata oggetto di inchieste giornalistiche, e fu anche avanzato il sospetto di un ipotetico delitto politico.
    È stato detto che, pochi giorni prima di morire, il papa avrebbe convocato i principali responsabili delle finanze vaticane per verificare come venivano gestiti i fondi curiali, ma non fece in tempo ad approfondire l'argomento. [1]
    Fin dai primi giorni del pontificato, il Papa espresse la necessità di un ritorno alla povertà evangelica e di una profonda revisione della presenza del Vaticano nei mercati finanziari mondiali, gestione in quegli anni affidata all'arcivescovo statunitense Paul Marcinkus.

    L'inchiesta di David Yallop e altre inchieste
    Su questa base, il giornalista britannico David Yallop espose nel suo best-seller In nome di Dio la tesi secondo cui la morte sarebbe dovuta ad avvelenamento, probabilmente un veleno ad azione cardiaca (tipo la digitale), e il delitto sarebbe riconducibile ad ambienti massonici deviati, legati alla P2 di Licio Gelli.
    L'elezione di Luciani avrebbe scontentato parecchie persone [2] negli ambienti vaticani. In particolare monsignor Marcinkus che fino all’ultimo istante avrebbe sperato nell’elezione di un altro candidato, Giuseppe Siri.

    Marcinkus, una delle figure fondamentali nel panorama della grande finanza, protagonista delle relazioni dello IOR con le grandi banche, intuì immediatamente ("Questo Papa non è come quello di prima, vedrete che le cose cambieranno") i pericoli dell'elezione di Luciani che, sin dai suoi primi discorsi, aveva lasciato trasparire l'intenzione di ricondurre la chiesa cattolica agli ideali di carità cristiana del primo cattolicesimo, con la rinuncia alle ricchezze superflue e di contrastare fermamente l’appartenenza di ecclesiastici alla massoneria. Di personaggi come Calvi e Sindona, Luciani aveva approfondito la conoscenza disponendo apposite indagini.

    Dopo la sua elezione, il periodico O.P. Osservatore Politico (secondo molti "strumento di comunicazione" dei servizi segreti italiani per veicolare messaggi all’ambiente politico) pubblicò un elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla massoneria, in buona parte appartenenti al Vaticano [3/4]. Giornalista di O.P. era Mino Pecorelli, legato a Gelli al pari di Sindona e Calvi [5], e morto in circostanze mai chiarite un anno dopo l’elezione di Luciani.

    Yallop evidenziò il susseguirsi, subito dopo la morte, di notizie contrastanti:

    * Luciani sarebbe stato trovato morto con in mano il libro «l’imitazione di Cristo», poi si parlò di fogli di appunti, quindi di un discorso per i gesuiti, e, ancora, di un elenco di nomine che sarebbero state rese note l'indomani.

    * L’ora della morte fu inizialmente fissata verso le 23, poi posticipata alle 4, quindi il 29 settembre.

    * Il corpo senza vita sarebbe stato trovato da uno dei segretari personali, poi da una delle suore che gli prestavano assistenza.

    Al crescere dei sospetti e degli interrogativi sulla morte di Luciani, la stampa italiana e una parte del clero, arrivarono a chiedere un’autopsia, che non venne mai eseguita. L'inchiesta di Yallop sottolineò inoltre parecchie incongruenze e "stranezze" mai chiarite, come la scomparsa di tutti gli oggetti personali dalla camera del Papa (occhiali, pantofole, appunti, il flacone di Efortil): la prima autorità a poter entrare nella stanza del defunto fu il cardinale Villot, accompagnato da suor Vincenza che sarebbe stata l’autrice materiale delle sottrazioni. Sulla scrivania di Luciani fu trovata una copia del settimanale «Il mondo» aperta sulla pagina dove era pubblicata una al Papa, «Santità...è giusto?», relativa ad un'inchiesta sulla banca Vaticana.

    Secondo Yallop, Luciani fu assassinato per volontà di Gelli, con il supporto diretto o indiretto di:

    * Sindona e Calvi, che avevano buone ragioni per desiderarne la morte e capacità e mezzi per organizzarla;

    * Marcinkus, che sarebbe stato il catalizzatore dell’operazione

    * John Patrick Cody, perché passibile di esonero dalla sede di Chicago a causa di una discutibile gestione finanziaria;

    * Il cardinale Villot, che avrebbe facilitato l’operazione.

    È stato inoltre riportato che una suora tedesca avrebbe avuto un sogno profetico la notte stessa della morte, nel quale vedeva il Papa circondato da tre uomini che gli praticavano un'iniezione letale.

    Alcuni hanno interpretato (considerandolo un segno di un volere divino o una coincidenza storica ricercata dagli autori del delitto) il fatto che il suo papato durò trentatré giorni, come gli anni di vita attribuiti a Gesù. Secondo alcuni studiosi degli ambienti massonici, è tipico della massoneria e di altre società segrete utilizzare le date storiche, programmando azioni, legali o meno, perché le date storiche (il giorno, il numero e loro relazioni fra date diverse) forniscano la chiave di lettura e interpretativa del fatto.


    NOTE

    1. Matillò R.D., L'avventura delle finanze Vaticane, Ed. Pironti, Napoli, 1988

    2. Matillò R.D., op. cit.

    3. Tra cui Jean-Marie Villot (Segretario di Stato, matr. 041/3, iniziato a Zurigo il 6/8/66, nome in codice Jeanni), Agostino Casaroli (capo del ministero degli Affari Esteri del Vaticano, matr. 41/076, 28/9/57, Casa), Paul Marcinkus (43/649, 21/8/67, Marpa), il vicedirettore de L’osservatore Romano don Virgilio Levi (241/3, 4/7/58, Vile), Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana, 42/58, 21/6/57, Turo)

    4. Matillò R.D., op. cit.

    5. Ardagna G., La scoperta della lista P2 nella stampa italiana, Napoli, 2004



    Da http://it.wikipedia.org ( http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Giovanni_Paolo_I )

  4. #4
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    Predefinito Il terzo segreto e l'attentato

    Il terzo segreto di fatima e l'attentato al papa
    L'attentato è realizzato da Ali Agca il giorno 13-05-81,ricorrenza dell'apparizione della madonna ai pastorelli di Fatima.Dai retroscena del processo emerge che un domenicano: Andrea Felix Morilion sia un agente cia che organizza materialmente l'attentato al papa. Mosignor Carlo de Angelis,docente alla università "Pro Deo" ,consegna a Pecorelli una cassa di documenti nei quali risulta che la Pro Deo era una centrale di spionaggio per il servizio segreto di sicurezza del ministero dell'interno e che Morilion era un agente cia,probabilmente legato a Marcingus.Le BR infatti mai ,neanche progettarono ,un attentato contro il clero, questo è strano.Inoltre padre Morilion aveva l'appartamento sotto a quello che fu in un primo tempo l'indiziato principale dell'organizzazione dell'attentato il responsabile in Italia delle linee aeree bulgare che come Morilion usufruiva dell'immunità diplomatica.Ali Agca descrisse l'appartamento del responsabile delle linee aeree bulgare ,ma non coincideva ,perché l'appartamento in questione era quello sotto del domenicano Morilion.
    Oltretutto il processo si è fermato ,stranamente al primo grado e la difesa di Acgia non ha presentato nessun appello alla sentenza di primo grado.Questo perchè un'ulteriore rivisitazione degli atti avrebbe fatto emergere tutta una serie di fatti strani,e sopratutto che i mandanti del turco erano il vaticano e la C.I.A.,uniti nell'interesse di creare il giusto vittimismo e mantenere Marcingus alla guida dello I.O.R. i primi e di destabilizzare e dare una pessima immagine del mondo comunista ormai al tramonto.

  5. #5
    Ashmael
    Ospite

    Predefinito

    Che c'entra l'attentato a Giovanni Paolo II? Stiamo parlando di Papa Luciani.Yallop è sensazionalistico e non gli va dato troppo credito.Chiaramente solo una cosa avrebbe potuto o forse potrebbe ancora fugare i dubbi sulle cause della morte: l'esame autoptico.

 

 

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