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Discussione: Il Gran Federico.

  1. #1
    WHY SO SERIOUS?
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    ASCOLI PICENO. CERTI UOMINI NON CERCANO QUALCOSA DI LOGICO, COME I SOLDI. NON SI POSSONO NE' COMPRARE NE' DOMINARE. NON CI SI RAGIONA E NON CI SI TRATTA. CERTI UOMINI VOGLIONO SOLO VEDER BRUCIARE IL MONDO.
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    Predefinito Il Gran Federico.

    15 ottobre 1844, Röcken, Prussia : nasce il moderno Zarathustra.

    - L’uomo va superato: e perciò tu devi amare le tue virtù: perché perirai per opera loro.

    - Ma ditemi dunque, o fratelli: se all’umanità manca ancora la meta, forse che esiste l’umanità stessa?

    - Amo chi vuol creare superando se stesso, e in tal modo perisce.

    - Ora vi chiedo di perdere me e di cercare voi; e soltanto allorché mi avrete tutti rinnegato, tornerò a voi.

    - In verità passai attraverso cent’anime, e cento culle e cento dolori del parto. Mi son congedato molte volte, e conosco le ultime ore che spezzano il cuore. Ma così vuole la mia volontà creatrice, il mio destino.

    Oppure, perché più franco vi parli: questo destino vuole la mia volontà.

    - E questa è per me la conoscenza: che l’abisso salga alla mia altezza!

    - Liberare coloro che ci hanno preceduto e trasformare tutti i “così fu” in “così volli!” – questo soltanto chiamo riscatto!

    - Donde vengono i più alti monti? Mi chiesi una volta. E imparai che vengono dal mare.

    Ciò testimoniano le loro rocce e le pareti delle loro vette.

    È dal profondo che deve venire l’altezza di ciò che è più alto.




    Così (e non solo) parlò Zarathustra
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

  2. #2
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    Predefinito

    Io vi insegno il superuomo. L'uomo è qualcosa che deve essere superato. Cosa avete fatto voi per superarlo?
    Finora tutti gli esseri hanno creato qualcosa al di sopra di sé: e voi volete essere il riflusso di questa grande marea, e regredire alla bestia piuttosto che superare l'uomo?
    Che cos'è la scimmia per l'uomo? Una risata di scherno o una penosa vergogna. E proprio questo deve essere l'uomo per il superuomo: una risata di scherno o una penosa vergogna.
    Avete percorso la via dal verme all'uomo, e vi è ancora molto del verme in voi. Un tempo eravate scimmie e anche ora l'uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia.
    Chi tra voi è il più saggio, non è che un essere doppio e batsardo, a metà fra pianta e spettro. Voglio forse dirvi di diventare spettri o piante?
    Ecco, io vi insegno il superuomo!
    Il superuomo è il senso della terra. La vostra volontà dica: il superuomo sia il senso della terra!
    Vi scongiuro, fratelli miei, rimanete fedeli alla terra e non prestate fede a coloro che vi parlano di speranze ultraterrene! Si tratta di avvelenatori, che lo sappiano o meno.
    Spregiatori della vita, moribondi, essi stessi avvelenatori, di loro la terra è stanca: possano scomparire!
    Un tempo il peccato contro dio era il peccato più grande, ma dio è morto e quindi sono scomparsi anche i peccatori. Peccare contro la terra è ora la cosa più terribile, e considerare le viscere dell'impenetrabile più del senso della terra!
    Un tempo l'anima guardava al corpo con disprezzo: e tale disprezzo era allora la cosa più alta - l'anima voleva il corpo scavato, orrido, famelico. Così pensava di sfuggire al corpo e alla terra.
    Ah, quest'anima era a sua volta scavata, orrida e famelica: e la crudeltà era la sua delizia.
    Ma anche voi, fratelli miei, ditemi: che cosa il vostro corpo lascia intravvedere della vostra anima? Non è forse la vostra anima miseria e sudiciume e meschino piacere?
    Davvero, l'uomo è un fiume melmoso. Bisogna essere un mare per accogliere un fiume melmoso senza intorbidarsi.
    Ecco, io vi insegno il superuomo: egli è il mare in cui può andare a fondo il vostro grande disprezzo.
    Qual'è l'esperienza più grande che possiate provare? L'ora del grande disprezzo. L'ora in cui anche la vostra felicità vi provochi disgusto e così la vostra ragione e la vostra virtù.
    L'ora in cui diciate: "Che importa la mia felicità! Essa è miseria e sudiciume e meschino piacere. Ma la mia felicità dovrebbe giustificare anche l'esistenza!"
    L'ora in cui diciate: "Che importa la mia ragione! Brama essa il sapere come il leone il suo cibo? Essa è miseria e sudiciume e meschino piacere!"
    L'ora in cui diciate: "Che importa la mia virtù! Essa non mi ha ancora reso furioso. Como sono stanco del mio bene e del mio male! Tutto ciò è miseria e sudiciume e meschino piacere!"
    L'ora in cui diciate: " Che importa la mia giustizia! Non mi vedo mutato in un carbone incandescente! Ma il giusto è un carbone incandescente!"
    L'ora in cui diciate: "Che importa la mia compassione! Non è forse compassione la croce a cui viene inchiodato colui che ama gli uomini? Ma la mia compassione non è crocifissione!"
    Avete parlato così? Avete già gridato così! Ah, se vi avessi già sentito gridare così!
    Non il vostro peccato - il vostro facile appagamento grida al cielo, la vostra stessa avarizia nel peccato grida al cielo!
    Dovè il fulmine che vi lambisca con la lingua? Dov'è la follia con la quale dovreste essere vaccinati?
    Ecco, io vi insegno il superuomo; egli è questo fulmine, egli è questa follia!
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

  3. #3
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    Predefinito

    L'uomo è una corda tesa fra la bestia e il superuomo - una corda sopra un abisso.
    Un passaggio pericoloso, un pericoloso cammino, un pericoloso guardarsi indietro, un pericoloso rabbrividire e fermarsi.
    La grandezza dell'uomo è nell'essere un ponte e non una meta: ciò che si può amare nell'uomo è il suo essere una transizione e un tramonto.
    Amo coloro che non sanno vivere se non come esseri che tramontano, poiché essi sono coloro che vanno oltre.
    Amo coloro che sono grandi dispregiatori, poiché sono anche adoratori e frecce che tendono bramose all'altra riva.
    Amo coloro che non cercano al di là delle stelle una ragione per tramontare e immolarsi, ma si offrono alla terra, perché un giorno la terra sia del superuomo.
    Amo colui che vive per conoscere e che vuole conoscere, affinché un giorno viva il superuomo. E in questo modo egli vuole il proprio tramonto.
    Amo colui che lavora e inventa per costruire la casa al superuomo e per lui prepara la terra, gli animali e le piante: perché così egli vuole il suo tramonto.
    Amo colui che ama la sua virtù: poiché virtù è volontà di tramontare e freccia del desiderio.
    Amo colui che non riserva per sé una sola goccia di spirito, ma che vuole essere pienamente lo spirito della sua virtù: così egli procede come spirito al di là del ponte.
    Amo colui che della sua virtù fa la sua inclinazione e il suo destino fatale: così egli, per la sua virtù, vuole ancora vivere e anche più vivere.
    Amo colui che non vuole avere troppe virtù. Una virtù è più virtù di due, giacché essa è davvero il nodo al quale s'intreccia un destino fatale.
    Amo colui che si prodigia con tutta l'anima senza chiedere ringraziamenti né dare qualcosa in cambio: poiché egli dona sempre e non vuole conservarsi.
    Amo colui che si vergogna quando il dado cade a lui favorevole e allora si chiede: sono forse uno che bara? - poiché egli vuole perire.
    Amo colui che getta inanzi alle proprie azioni parole d'oro e mantiene sempre più di quanto promette: poiché egli vuole il tramonto.
    Amo colui che giustifica coloro che verrano e redime quelli che sono passati: poiché egli vuole perire per coloro che vivono nel presente.
    Amo colui che punisce il suo dio perché ama il suo dio: perché dovrà soccombere all'ira del suo dio.
    Amo colui la cui anima è profonda anche quando è ferita e che può morire anche in seguito a misere esperienze: così egli oltrepassa volentieri il ponte.
    Amo colui la cui anima trabocca tanto da fargli dimenticare se stesso, e tutte le cose sono in lui: così tutte le cose diventano il suo tramonto.
    Amo colui che è libero di spirito e di cuore: così la sua mente non è altro che le viscere del suo cuore, ma il suo cuore lo spinge verso il tramonto.
    Amo tutti coloro che sono come gocce pesanti, che cadono una a una dalla nuvola scura che incombe sugli uomini: essi annunciano che il fulmine sta per venire e muoiono nel recare l'annuncio.
    Ecco, io sono uno che annuncia il fulmine e una goccia pesante che cade dalla nuvola: ma il fulmine si chiama superuomo.
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  4. #4
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    Predefinito

    Esattamente 162 anni fa nasceva uno dei più grandi filosofi dell'800 Friedrich Wilhelm Nietzsche.

    (Röcken 1844 - Weimar 1900), filosofo tedesco. Figlio di un pastore luterano, Nietzsche rimase orfano in tenera età e venne allevato dalla madre. Dopo essere stato ammesso alla celebre scuola teologica di Pforta, contrariamente alle aspettative della madre, che l'avrebbe voluto pastore protestante, Nietzsche studiò filologia classica alle università di Bonn e Lipsia, diventando docente di lingua e letteratura greca presso l'Università di Basilea a soli 25 anni; in quell'epoca si delinearono sempre più chiaramente le sue inclinazioni filosofiche. Fu amico del musicista Richard Wagner, ma in seguito il loro rapporto degenerò progressivamente e si ruppe nel 1878. Da alcuni anni, Nietzsche era malato e sofferente di crisi nervose; la salute cagionevole lo aveva costretto al congedo dall'insegnamento nel 1876. Visse errando per l'Europa e soggiornando a lungo anche in Italia, spesso ospite di amici e protagonista di complesse vicende sentimentali. Nel 1889 fu colto da una grave forma di pazzia da cui non si riprese più. Ricoverato dapprima in clinica e poi curato dalla sorella Elisabeth, morì nel 1900.Tra le sue opere si ricordano: La nascita della tragedia dallo spirito della musica (1871), Considerazioni inattuali (1872-1874), La gaia scienza (1882), Così parlò Zarathustra (1883-1885), Al di là del bene e del male (1886), Genealogia della morale (1887), L'Anticristo (1888), Ecce Homo (1889). Dopo il crollo psichico del 1899, la sorella manipolò le carte inedite di Nietzsche, accostando arbitrariamente aforismi e pubblicando un'opera intitolata La volontà di potenza (1901). Tale opera ebbe un successo vastissimo negli ambienti letterari e poetici tedeschi del primo Novecento, favorendo però anche alcuni fraintendimenti del pensiero di Nietzsche, non ultimo la lettura che ne fecero alcuni ideologi del nazionalsocialismo. A partire dagli anni Sessanta, per opera di due studiosi italiani, Giorgio Colli e Mazzino Montinari, è stata avviata l'edizione filologica italo-tedesca delle opere complete di Nietzsche, che ha consentito di ristabilire l'ordine cronologico e il testo integrale degli inediti.
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  5. #5
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    Predefinito Il sentimento tragico della vita.

    Studioso della cultura greca, in particolar modo dei filosofi presocratici, Nietzsche attinse ispirazione anche dalle opere di Arthur Schopenhauer e dalla musica di Richard Wagner. Nella Nascita della tragedia Nietzsche avanzò non solo una ipotesi relativa alle origini del teatro tragico dei greci, ma ritrovò nella tragedie di Eschilo e di Sofocle l'espressione dello spirito "dionisiaco" (dal mitico dio Dioniso). In opposizione complementare allo spirito "apollineo" (dal dio Apollo), che simboleggia l'equilibrio perfetto delle forme nelle arti plastiche, lo spirito dionisiaco esprime la tendenza a una liberazione di impulsi vitali profondi e a un'adesione al contrasto primordiale di opposti (fra nascita e morte, generazione e corruzione, ascesa e decadenza), che contraddistinguono il divenire. Questo sentimento tragico della vita sarebbe poi stato soffocato, secondo Nietzsche, dall'avvento di un atteggiamento razionalistico, il cui primo interprete fu Socrate. Con Socrate comincerebbe la decadenza della cultura occidentale, il cui itinerario Nietzsche interpreta in maniera opposta alle ideologie del progresso tipiche dello storicismo idealistico di Hegel e del positivismo ottocentesco.
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  6. #6
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    Predefinito La critica della morale, del "platonismo" e del cristianesimo.

    L'opera di Nietzsche presenta un carattere spiccatamente non sistematico: essa consiste perlopiù di frammenti e aforismi, talora anche molto lunghi, che istituiscono molteplici percorsi argomentativi, fra i quali risalta l'intenzione di smascherare l'origine "impura" dei valori più accreditati dell'etica. Secondo Nietzsche, l'Occidente ha costruito sistemi di credenze, dottrine e obbligazioni morali, presentandole come vere, disinteressate, giuste: esse però finiscono per reprimere la dimensione vitale e istintuale dell'uomo. La morale ad esempio ha assoggettato la vita a valori che si vogliono trascendenti e assoluti, ma che hanno invece la loro origine nella vita stessa, essendo il prodotto di fattori e istinti umani; la metafisica, a partire dalle sue origini nel pensiero di Platone, ha opposto un mondo ideale, superiore, al mondo sensibile del divenire; il cristianesimo, poi, ha inteso negare quelli che sono i valori vitali dell'uomo, per sostituirvi ideali ascetici quali il disinteresse, il sacrificio di sé, la virtù come sottomissione a Dio. Tutti questi costrutti normativi, a detta di Nietzsche, rivelano alla loro base lo spirito di risentimento e la malafede, cioè l'atteggiamento tipico di chi riesce a trovare la vita accettabile soltanto se riesce a imputare agli altri la causa della propria infelicità, ovvero di chi vuole mascherare e razionalizzare la propria debolezza. Ai valori tradizionali, propri di una "morale schiava", caratterizzata dalla debolezza dell'individuo e dal risentimento, Nietzsche oppone una "trasvalutazione" di tutti i valori e l'avvento di una figura capace di affermare positivamente i valori legati alla vita: si tratta del "superuomo" (Übermensch), nato per andare "oltre" l'uomo del presente.
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  7. #7
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    Predefinito La "morte di Dio" e il superuomo.

    Il superuomo fa seguito all'evento fondamentale della civiltà moderna: la morte di Dio. Con questa espressione Nietzsche intende affermare che nell'età presente i valori trascendenti della morale, le illusioni metafisiche e le credenze religiose hanno ormai perduto la loro efficacia, producendo un vuoto. L'annientamento dei fondamenti morali e religiosi della civiltà occidentale è, secondo Nietzsche, all'origine del nichilismo. Consapevole del fatto che non è più possibile volgersi a valori trascendenti, il superuomo è colui che si caratterizza per la sua "fedeltà alla terra". Egli afferma la vita accettandone la sofferenza, il dolore e le contraddizioni che l'accompagnano con gioioso (dionisiaco) amore per l'esistenza; è un creatore di valori ed è per questo privo di valori fissi e immutabili, vivendo al di là del bene e del male.
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    Predefinito L'eterno ritorno e la volontà di potenza.

    Il superuomo è soprattutto colui che vuole "l'eterno ritorno dell'uguale". Tale concetto, che rinvia a una concezione circolare del tempo risalente alla filosofia greca, in particolare alle dottrine di Eraclito e degli stoici, comporta nel pensiero di Nietzsche non tanto una visione cosmologica e fatalistica per cui ogni evento ritorna eternamente, quanto una nuova prospettiva di adesione alla vita: quella per cui il superuomo vive l'attimo presente in modo tale da desiderare di riviverlo sempre. Il superuomo si distingue inoltre perché accetta e dispiega la propria "volontà di potenza", anziché mascherarla come fa colui che è schiavo del risentimento morale. La volontà di potenza non va intesa semplicemente come volontà di dominio o di sopraffazione, ma come volontà che tende continuamente a potenziarsi e accrescersi, in un rapporto dinamico nei confronti della vita.
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    Predefinito La fortuna.

    Il pensiero di Nietzsche è stato talvolta interpretato come paradigma di una società implicitamente aristocratica ed è stato ritenuto responsabile di alcune ideologie totalitarie, come quelle del fascismo e del nazionalsocialismo. Molti studiosi negano però queste connessioni, attribuendole a un fraintendimento dell'opera di Nietzsche.Le teorie di Nietzsche sono all'origine delle riflessioni di protagonisti del pensiero contemporaneo come i filosofi tedeschi Karl Jaspers e Martin Heidegger, il filosofo austriaco Martin Buber, il teologo statunitense di origine tedesca Paul Tillich, e, in Francia, lo scrittore Albert Camus, i filosofi Jean-Paul Sartre, Michel Foucault, Gilles Deleuze. Nietzsche esercitò un fascino profondo sui pensatori esistenzialisti, sulle correnti dello strutturalismo e del poststrutturalismo francese, sul decostruzionismo di Jacques Derrida, nonché sul recente movimento noto come "postmoderno" (di cui è rappresentativa l'opera di Jean-Françoise Lyotard).
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    Predefinito Noi Senza Patria.

    Tra gli Europei di oggi non mancano coloro che hanno diritto di chiamarsi, in senso distintivo e onorifico, senza patria: proprio a loro sia posta nel cuore la mia saggezza segreta, la mia gaia scienza! perché la loro sorte è dura, la loro speranza incerta e trovar loro conforto sarebbe un gioco di prestigio- ma a che serve! Noi figli del futuro, come possiamo sentirci a nostro agio in quest'oggi! Noi siamo sfavorevoli a tutti gli ideali ai quali si possa ancora segretamente aderire in questa fase di transizione fragile e infranta; per quanto poi concerne la loro realtà, non crediamo che esse abbiano una durata. Il ghiaccio che oggi regge ancora è diventato sottilissimo: soffia il vento del disgelo e noi stessi, NOI SENZA PATRIA, siamo un qualcosa che infrange il ghiaccio e altre realtà ormai troppo sottili.... Noi non conserviamo niente né vogliamo tornare a un passato; non siamo assolutamente liberali nè lavoriamo per il progresso, non abbiamo bisogno di tapparci le orecchie davanti alle sirene futuristiche del mercato- quel che cantano, "uguaglianza dei diritti", "società libera", "né padroni nè schiavi", non ci alletta! Peraltro non ci pare auspicabile che si fondi sulla terra il regno della giustizia e dell'armonia (perché diventerebbe il regno della più profonda mediocrità e cineseria), ci rallegrano tutti coloro che amano come noi il pericolo, la guerra, l'avventura, che non si lasciano tacitare, acchiappare, riconciliare e castrare, ci annoveriamo tra gli esploratori, riflettiamo sulla necessità di nuovi ordinamenti , anche di una nuova schiavitù- perchè a ogni rafforzamento ed elevazione del tipo "uomo" si associa necessariamente anche un nuovo genere di schiavismo- non è vero? Con tutto ciò, come non possiamo trovarci male in un'epoca che rivendica a suo onore il fatto di essere la più umana, la più mite, la più giusta che ci sia mai stata sotto il sole? E' abbastanza grave che proprio dietro queste belle parole si nascondano pensieri reconditi così brutti! Che vi si veda soltanto l'espressione- anche il travestimento- di una profonda debolezza, di stanchezza, di vecchiaia, di una forza in declino! Che cosa può importarcene delle cianfrusaglie con cui un malato tira a lucido la sua debolezza! Che la metta in mostra come una virtù: non c'è dubbio infatti che la debolezza renda miti, tanto miti, tanto miti, giusti, inoffensivi, "umani"! La "religione della compassione", alla quale ci vorrebbero convincere - oh, li conosciamo abbastanza, le donnicciole e gli ometti isterici che oggi hanno bisogno proprio di questa religione per nascondersi e ripulirsi! Noi non siamo filantropi; non ci permetteremmo mai di parlare del nostro "amore per l'umanità"- non siamo abbastanza attori per farlo. O non abbastanza sansimonisti, o non abbastanza francesi. Occorre essere afflitti da un eccesso gallico di eccitabilità erotica e impazienza innamorata per avvicinarsi onestamente all'umanità con la propria fregola...All'umanità! C'è mai stata, fra tutte le vecchie, una vecchia più ripugnante? (dovrebbe forse essere la "verità": è un problema da filosofi): No, noi non amiamo l'umanità; d'altra parte non siamo ormai da tempo neppure abbastanza "Tedeschi", nel senso comune che oggi si attribuisce a questa parola, per metterci dalla parte del nazionalismo e dell'odio razziale, per far sì che i popoli d'Europa si rinchiudano dentro i loro confini, come in quarantena l'uno con l'altro. Siamo troppo spregiudicati, troppo malvagi, troppo viziati, anche troppo colti, troppo "giramondo"; preferiamo di gran lunga vivere in montagna, in disparte, " da inattuali", in secoli passati o venturi, purché ci sia risparmiato il muto furore cui ci sapremmo condannati come testimoni oculari di una politica che rende squallido lo spirito tedesco, poiché lo rende vano, e inoltre è una politica piccina: non ha forse bisogno, affinché la sua creazione non crolli immediatamente, di radicarla tra due odi mortali? Non deve volere l'eternazione di questa divisione dell'Europa in Statarelli? Noi senza patria siamo, quanto alla razza e alla provenienza, troppo molteplici e misti, come "uomini moderni", e quindi poco tentati a partecipare a quella menzognera autoammirazione e libidine razziale che si osserva oggi in Germania quale segno distintivo dei sentimenti tedeschi e che pare doppiamente falsa e indecorosa al popolo del "senso storico". Noi siamo, in una parola- che sia la nostra parola d'onore!-, BUONI EUROPEI, gli eredi dell'Europa, gli eredi straordinariamente ricchi ma anche straordinariamente carichi di doveri di millenni di spirito europeo: in quanto tali, siamo cresciuti troppo rispetto al cristianesimo e gli siamo avversi, proprio perché da esso veniamo, perchè i nostri antenati erano cristiani di assoluta rettitudine cristiana, che di buon grado sacrificarono alla loro fede averi e sangue, ceto sociale e patria. Noi- facciamo lo stesso? Ma per che cosa? Per le nostre incredulità? Per ogni genere di incredulità? No, voi lo sapete bene, amici miei! Il sì nascosto dentro di voi è più forte di tutti i no e i forse di cui, col vostro tempo, siete malati; e se dovete prendere il mare, voi emigranti, vi costringe a farlo una FEDE!....

    tratto da La gaia scienza
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

 

 
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