
Originariamente Scritto da
YUNUS
Mi permetto di intervenire su questo forum per offrire un breve chiarimento relativamente alla polemica seguita alla lezione tenuta dal Papa in Germania.
In primo luogo, esprimo come musulmano italiano la condanna inequivoca della strumentalizzazione operata dai movimenti integralisti, che hanno usato il discorso del Papa come pretesto per scatenare l’ennesima ondata d’odio, per manipolare masse inconsapevoli e per ribadire la propria “forza” ideologica di mobilitazione.
In secondo luogo, alcune espressioni offensive sulla croce e persino sul Cristo dimostrano sic et simpliciter l’ignoranza di coloro che le hanno manifestate. A prescindere dalle differenze teologiche, che non è il caso di dibattere ora e che da un punto di vista metafisico sono comunque provvidenziali, l’Islam venera Nostro Signore Gesù come Verbo di Dio insufflato in Maria Vergine. Gesù è dunque Profeta, ma anche Spirito di Dio senza padre umano. I musulmani lo attendono come i cristiani alla fine dei tempi. Inoltre, il significato spirituale del simbolo della croce è ben presente nella dottrina islamica, che evidentemente molti aggressivi figuri ignorano.
In terzo luogo, le parole del Papa sul Profeta sono effettivamente sgradevoli per un musulmano, poiché Benedetto XVI, asserendo che il versetto sulla libertà religiosa (“non c’è coercizione nella religione”) sia da collocare nel “periodo iniziale, in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato”, insinua di fatto che il Profeta manifestasse i versetti del Corano in base all’opportunità politica e a fini personali. D’altronde, certe espressioni sono il corollario di una prospettiva esclusivista, che purtroppo la Chiesa cattolica non accenna a mettere in discussione. Forse poteva essere più opportuno non esplicitarle: tuttavia l’eventuale “inopportunità” non legittima in nessun modo le reazioni scomposte e violente delle frange estremiste.
Infine, una rettifica dottrinale sulla concezione islamica della Divinità. Dio non è “esclusivamente trascendente”, poiché in tal caso la Sua Infinità patirebbe un limite, ma al contrario unisce trascendenza (al-tanzih) e immanenza (al-tashbih), poiché non vi è nulla al di fuori di Dio. Inoltre, Dio non è subordinato alla categoria della “ragionevolezza” né può essere identificato con la ragione, semplicemente perché è sovrarazionale e sovraindividuale (non “irragionevole”). Occorre che sia chiara la distinzione tra Logos (il Verbo divino che contiene principialmente i mondi e per mezzo del quale “tutto è stato fatto”) e ratio (la ragione individuale, riflesso nell’ambito umano dell’intelletto universale). Occorre inoltre ricordare la differenza tra intelletto (che consente la conoscenza sintetica dei principi spirituali) e ragione (che consente la conoscenza analitica delle contingenze).
Un contributo intellettuale da parte vostra sarebbe auspicabile per riportare la questione sul terreno che le è proprio, trasferendola dalle piazze e dalle viscere al campo della riflessione teologica.
Saluti cordiali a tutti.