Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    DaBak
    Ospite

    Predefinito La Resistenza Irachena: “Perchè combattiamo”


    Fonte originale: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/HE19Ak03.html

    Asia Times
    19 Maggio, 2006

    La Resistenza Irachena: “Perchè combattiamo”
    Di Brian Conley e Muhammad Zaher

    Tradotto dall’inglese in italiano da Andrea Lazzaro, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica.
    BAGHDAD – Chiamateli terroristi, chiamateli combattenri della resistenza; comunque li definiate, hanno i loro motivi per combattere gli statunitensi in Iraq. Abu Ayoub, un trentacinquenne che vive a Baghdad, è un membro dell’Esercito Islamico. Ha parlato nelle vicinanze di Adhamiya delle ragioni per cui si è unito alla lotta.

    “Quando le forze di occupazione hanno fatto ingresso a Baghdad, hanno ucciso mio fratello di fronte a me. Era ferito e sanguinante, ma le forze di occupazione non mi hanno permesso di salvarlo. Quando ho provato a soccorrerlo hanno iniziato a spararmi, e dopo pochi minuti mio fratello è morto. Dopo questo ho giurato di combatterli fino alla morte”.

    Molti gruppi della resistenza sono stati identificati sin dall’inizio della guerra nel Marzo 2003. Abbiamo dal famoso Ansar Al Sunna, inizialmente localizzato nel nord dell’Iraq dopo che i suoi membri abbandonarono l’Afghanistan, a gruppi più piccoli come la Brigata Vendetta, coinvolta nel rapimento di Jill Carroll, corrispondente del “Christian Science Monitor”.

    “Credo che l’80% dei gruppi provenga dalla Resistenza Islamica, poiché l’Islam prescrive ai Musulmani di combattere contro i nemici e contro chiunque venga ad occupare la nostra terra”, ha detto Ayoub.

    Dopo l’uccisione di suo fratello, degli amici si fecero avanti ad aiutarlo nella sua lotta di resistenza, ha detto. “All’inizio combattevo in un piccolo gruppo, perché non credevamo che molte persone si unissero a noi. Ma ora, dopo tre anni di combattimento, siamo diventati parte dell’Esercito Islamico. Ora ogni cosa viene pianificata – prepariamo validi piani prima di ogni attacco”.

    Ci sono alcuni gruppi, sia sunniti che sciiti, che credono che sia passato il tempo della resistenza violenta, ha detto Ayoub. Gruppi sunniti come il Fronte Iracheno dell’Accordo, il Partito Iracheno Islamico e l’Associazione degli Studiosi Musulmani sembrano premere per un processo politico, ed hanno partecipato alle elezioni del Dicembre scorso.

    Ma l’Esercito Islamico non negozierà mai con gli Stati Uniti od il governo Iracheno, ha detto Abu Ayoub. Crede che i negoziatori con la coalizione e con il governo Iracheno siano solo combattenti della resistenza ba’athista. “La resistenza ba’athista combatte per Saddam, non per l’Islam o per l’Iraq. Noi siamo contro questo. Loro non sono rappresentativi della resistenza Irachena”.

    Abu Ayoub crede che l’occupazione non potrà essere conclusa né con un processo politico né con altri mezzi pacifici. Solo il ritorno al combattimento degli Iracheni può liberare l’Iraq, ha detto. “Le forze di occupazione scopriranno che dopo questi negoziati non sarà cambiato nulla. La resistenza continuerà a crescere fino alla fine dell’occupazione. Sono venuti con la forza, e non se ne andranno via se non con la forza.

    Ayoub ha detto che non gli è concesso dire come si è unito all’Esercito Islamico. Ma ha voluto dire qualcosa sulla sua organizzazione. “L’Esercito Islamico è molto esteso, e combattiamo in tutto l’Iraq. Abbiamo cellule ovunque in Iraq, ma io non ho collegamenti con altre cellule. Solo i nostri comandanti hanno legami con ognuna; questo per la nostra sicurezza”.

    Abu Ayoub ha detto che dopo essersi unito all’Esercito Islamico è stato molto più semplice ricevere sostegno come pistole. Ha detto che ci sono “persone speciali” il cui compito è rifornire di armi. Il suo compito è usarle per combattere i nemici, ha detto.

    Alla domanda del perché stesse combattendo le forze statunitensi, ha detto: “Dovreste fare questa domanda a loro, non a me. Sono loro che sono venuti qui dall’altra parte del mondo ed hanno attraversato l’oceano per occupare il mio paese. Bush e Blair hanno mentito a tutto il mondo quando parlavano di armi di distruzione di massa. Tutto il mondo sapeva bene che i loro governi stavano mentendo, ma nessun paese ha detto “no”. La maggior parte del mondo li ha aiutati ad occupare il mio paese”.

    Ayoub ha respinto le pretese del presidente statunitense George W. Bush – pappagallescamente ripetute dal Primo Ministro Britannico Tony Blair, che il loro scopo in Iraq fosse quello di stabilire la democrazia e liberare il popolo Iracheno.

    “Non hanno alcuna credibilità. Sono venuti in Iraq per molte ragioni: distruggere l’Islam, rubare il petrolio, salvare il fronte orientale di Israele, avere il controllo del Medio Oriente e stabilire basi vicino all’Iran e alla Russia. Voglio chiedere loro: “dov’è la democrazia?” Tre anni di occupazione e le condizioni dell’Iraq sono passate di male in peggio”.

    Ayoub non è arrabbiato solo con le forze della coalizione. Crede che sia sbagliato per gli Iracheni unirsi al nuovo esercito o alla polizia. “Non sono un vero esercito come lo era l’esercito iracheno prima dell’occupazione. Le forze di occupazione hanno costruito questo nuovo esercito per proteggersi dalla resistenza. Io credo che ogni Iracheno onesto non dovrebbe unirsi a questo falso esercito”.

    L’esercito sta agendo contro il popolo, ha detto. “Basti vedere cos’hanno fatto a Fallujah. Erano come un braccio dell’occupazione. Hanno ucciso molte persone innocenti lì, e hanno fatto lo stesso in molte altre città il Iraq, come Ramadi, Tal Afar, Hit, Rawa e Haditha. Andate lì a vedere quanti bambini, anziani e donne sono stati uccisi per mano dell’esercito Iracheno”.

    Abu Ayoub crede che la polizia dovrebbe essere chiamata una milizia. “Il 95% di loro sono sciiti e lavorano con la milizia Badr, per gli interessi dell’Iran. Hanno ucciso molti sunniti solo perché erano tali, per creare tensioni tra sunniti e sciiti, e provocare una guerra civile”.

    Ma Ayoub crede che tuttavia non sia giusto attaccare membri dell’esercito Iracheno e della polizia. “Prima dobbiamo liberarel’Iraq dalle forze di occupazione, e poi potremo giudicare ognuno di coloro che hano commesso dei crimini.

    Non ci sarà guerra civile in Iraq se gli occupanti si ritirano, ha detto Abu Ayoub. “Controlleremo l’Iraq e cacceremo via tutte le milizie ed i politici iracheni arrivati sui carri armati americani. Poi troveremo molti politici onesti per governare l’Iraq. Ma per ora vedete come il popolo Iracheno sia tra l’“incudine” dell’occupazione e il “martello” delle milizie – o meglio del governo Iracheno, dato che le supporta”.

    (Inter Press Service)

    Tradotto dall’inglese in italiano da Andrea Lazzaro


  2. #2
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    Predefinito

    L'accusa alle milizie di Badr di lavorare nel fomentare e diffondere la violenza settaria in Iraq, sotto la spinta e la copertura iraniana, non è nuova. Ma non ho mai visto alcuna prova o documento in tal senso, ma solo le accuse di alcuni giornalisti e esponenti politici iracheni ed europei dal retroterra anti-persiano e anti-sciita.
    E Dio ne sa di più....

  3. #3
    Mujâhid_Jihâd
    Ospite

    Predefinito Iraq, la strategia di CIA e Mossad

    per impedire la creazione di un fronte di resistenza trasversale

    Iraq, se l'ordine viene dai palazzi

    Arrivano 50 corpi al giorno, dice il direttore dell'obitorio di Baghdad. In azione i fanatici della guerra sporca e i loro legami con il potere

    da "Il Manifesto"

    di Sabah Ali,
    Baghdad

    15-09-2006

    «Sunniti e sciiti, siamo tutti fratelli e non svenderemo questa terra». Nell'aprile 2003, i giorni immediatamente successivi all'occupazione americana, questo era lo slogan degli iracheni di Baghdad e dintorni.
    Oggi, la morte su basi confessionali è la più quotidiana delle realtà. Le famiglie sono troppo spaventate persino per andare all'obitorio a reclamare il corpo di un figlio, per il terrore di trovare un miliziano ad attenderli appostato dietro qualche angolo. E le teste mozzate dei giovani sequestrati dietro le moschee rotolano per le strade come meloni. Secondo il direttore dell'obitorio di Baghdad, dr.Qais Hassan, a partire dai primi 5 mesi del 2006, dopo l'attentato al santuario di Samarra e le elezioni che avrebbero dovuto fermare i massacri, i corpi affluiscono nel numero di 35-50 al giorno. A Bassora, rimasta relativamente tranquilla fino alle elezioni, in cinque mesi vi sono stati più di mille morti e si dice che ci sia almeno un omicidio l'ora.
    All'ufficio passaporti di Baghdad, che in genere comincia a ricevere dalle 9, adesso la gente fa la fila dalle 5 di mattina, e chi arriva alle 6 viene rispedito a casa. Le famiglie scappano dagli omicidi e dalle lettere intimidatorie. Quello dei passaporti è diventato un business per gli impiegati dell'ufficio. Con la scusa che non possono compilare più di trenta richieste al giorno, arrivano a chiedere 500 dollari per un passaporto. Coloro che non si possono permettere una tale cifra non possono che restare ed andare incontro al proprio destino.
    Che cosa sono questi squadroni della morte? E' ormai cosa risaputa che il ministero degli interni iracheno e l'esercito iracheno sono direttamente coinvolti negli squadroni della morte. Ci sono fiumi di testimonianze, documenti, prove e filmati in merito.
    Le forme di omicidio tipiche degli squadroni hanno fatto la loro comparsa intorno al 2005, per mano dei commando della polizia irachena. Ma vale la pena di menzionare alcuni punti: che il primo governo iracheno è stato eletto nel 2005 ed era quasi del tutto a maggioranza sciita (il governo Jafari) e fu allora che vennero formati gli squadroni, composti quasi esclusivamente da gruppi sciiti, quasi tutti del Badr (il braccio armato del Consigio supremo della rivoluzione islamica in Iraq) e dell'Esercito mahdista (la milizia del movimento di Moqtad as-Sadr).
    Quindi gli squadroni armati sarebbero milizie sciite in seno alle forze di sicurezza del ministero degli interni? Non esattamente. E' vero che un convoglio di uomini pesantemente armati, mascherati, vestiti di nero,che girano con macchinoni e blindati urlando contro i sunniti e sparando in aria, che attaccano singoli, negozi, che sequestrano la gente, picchiando a morte i passanti o portandoli via nei camion, non possono sembrare altro che una milizia confessionale. Eppure tutto ciò è soltanto una parte della storia.
    Per tutto il 2005 centinaia di giovani sunniti sono stati arrestati dai mughaweer, i commando della polizia irachena. I loro corpi poi venivano trovati per tutto l'Iraq. I commando venivano creati, allenati, armati e diretti da ufficiali di intelligence americani ed israeliani ben noti per i servigi resi in America centrale e meridionale. I mughaweer sono dal canto loro talmente brutali che un prominente personaggio della vita politica irachena ha dichiarato che al confronto con quelle irachene, è raccomandabile di finire in una prigione americana. I prigionieri sopravvissuti alla detenzione raccontano le torture perpetrate nelle carceri del ministero degli interni iracheno; storie orrende che ricordano i tipici segni rinvenuti sui cadaveri lasciati fra la spazzatura di Baghdad, o nei condotti delle fogne. Teste, piedi e mani forati col trapano, sono un ben noto marchio degli squadroni. Ma anche ossa rotte, teste spaccate, pelle bruciata o scuoiata.
    Dopo la vittoria della coalizione sciita alle elezioni del dicembre 2005 e dopo l'attentato al santuario di Samarra, gli omicidi sono cambiati sia nel numero che nelle tecniche impiegate. Il momento peggiore è stato fra l'ultima settimana di febbraio ed il mese di marzo: migliaia di sunniti sono stati massacrati da miliziani vestiti di nero che giravano con le armi ed i veicoli della polizia governativa. E' noto che il complesso militare Rashid, un tempo il più grande di tutto l'Iraq, è adesso un covo di bande criminali. Ce lo riferisce ad esempio Mohammed, uno dei tanti giovani provenienti da al-Madain rapiti e detenuti insieme a donne (a volte rapite come punizione per non aver portato il velo) e bambini. Ma non solo: varie associazioni di diritti umani irachene denunciano altri crimini perpetrati all'interno di Rashid, come ad esempio minorenni costretti alla schiavitù, mercato nero e traffico di droga. Soltanto alcuni di queste migliaia di rapimenti ed omicidi sono di matrice politica. Gli altri hanno ragioni oscure.
    Perché il governo non sta facendo niente contro tutto questo? Ci sono stati casi isolati, ad esempio ad Amara, dove squadroni di miliziani sorpresi ad assassinare civili e bruciare moschee sono stati arrestati dalla polizia locale. Ma non appena le truppe americane ne venivano a conoscenza, questi venivano subito rilasciati.
    Ma la questione rimane una, e cioè: il semplice fatto che i commando di polizia siano principalmente composti da sciiti non implica che qualsiasi crimine da essi commesso sia perpetrato soltanto in base a motivi confessionali. In realtà, la loro composizione sciita è stata usata appunto per suggerire ed istigare una guerra civile fra le diverse confessioni. E' stato il governatore americano in Iraq, Paul Bremer, ad accorpare le milizie sciite alle forze di sicurezza irachene in base all'articolo 91 del Codice amministrativo transitorio da lui stesso elaborato per far domare l'insurrezione sunnita direttamente dagli iracheni. E così gli squadroni della morte sono unità di polizia popolate non tanto da fanatici religiosi, quanto piuttosto manovrate da precisi disegni dell'intelligence straniera, maggiormente quella americana, israeliana ed iraniana.
    Non soltanto: ci sono dentro anche quegli iracheni addestrati all'estero e reintrodotti nel paese sia prima che subito dopo l'occupazione americana. Il loro compito sarebbe quello d'istigare il conflitto religioso per portare il paese ad un assetto federale su base confessionale. Quindi il braccio di tutto questo è iracheno ma la mente e soprattutto i finanziamenti non lo sono. Ed è anche vero che alcune milizie religiose sono coinvolte, soprattutto quelle che portano avanti qualche progetto iraniano per l'Iraq. Ma è comunque degno di nota come i principali media e lo stesso governo iracheno continuino a coltivare l'idea che i massacri su base religiosa vengano commessi dalla resistenza sunnita e dall'esercito mahdista di Sadr. Qualsiasi altro gruppo responsabile viene accantonato. Infine, chi sarebbero questi iracheni incaricati di istigare la guerra civile?
    Molti di noi ricordano ancora le centinaia di militari iracheni che hanno accompagnato Ahmad Chalabi (l'uomo del Pentagono a capo del Congresso nazionale) in Iraq all'inizio dell'occupazione. Tutti ben addestrati da ufficiali americani, israeliani e sudafricani. Subito dopo la caduta di Saddam, ci fu qualche omicidio mirato ai danni di esponenti baathisti, inizialmente nella zona di Adhamiya. Allora la stampa riferì di un disarmo delle milizie di Shalabi portato avanti dagli americani. Ma in realtà tutte le famiglie irachene le cui case sono state saccheggiate in quel 2003 si ricordano bene dei soldati americani accompagnati da uomini dal volto coperto e dall'accento iracheno.
    Ultimamente un ex-componente di quelle unità ha diffuso un comunicato sull'accaduto, riferendo dell'assassinio di sunniti e sciiti con l'obiettivo deliberato di creare tensioni confessionali. Dopo aver spiegato come fu arruolato e addestrato, l'uomo dice che i suoi commilitoni vennero smistati ed integrati nell'esercito iracheno, nella Guardia Nazionale, nella polizia e nei mughaweer. Tuttora non sono connessi ad alcun corpo di sicurezza iracheno, ma vengono supervisionati da ufficiali americani ed israeliani ed hanno un quartier generale a parte vicino all'aereoporto di Baghdad. Niente di tutto questo ci è nuovo ma ormai molti iracheni cominciano a credere che questa sia una guerra civile su base religiosa ma in realtà lo è solo in parte.

  4. #4
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    mi sembra un ottimo articolo quello del manifesto
    In più, anche Al Kubaisi ha accusato le milizie Badr dei misfatti che venivano sopra menzionati, e mi sembra che Al Kubaisi sia tutto meno che un agente sionista....

  5. #5
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    Io consiglio a tutti un libro veramente ottimo sulla resistenza irachena del giornalista palestinese Zaki Chehab intitolato :"Dentro la Resistenza, la guerra in Iraq, la resistenza in Medio Oriente" edito da Laterza.

    Con la Resistenza Irachena contro l'imperialismo.

    A luta continua

  6. #6
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    Al-Kubaisi non sarà un agente sionista (il baathista Fulvio Grimaldi lo ha accusato di essere un burattino della CIA.....), ma oltre ad esser animato da un profondo odio anti-iraniano, odio che ha cercato di diffondere puntualmente tra tutte le persone che ha incontrato anche durante i suoi viaggi in Italia, non ha portato uno straccio di prova - oltre i proclami - per accusare l'Iran. Accuse identiche a quelle formulate dai gruppi baathisti e salafiti.

    SOLDATI BRITANNICI DELLE FORZE SPECIALI POSIZIONAVANO BOMBE A BASSORA ?
    Sospetti Rafforzati da Notizie Precedenti DI MICHAEL KEEFER
    Ricordano tutti lo shock con cui quattro anni fa l’opinione pubblica Britannica accolse la rivelazione che uno dei membri delle unità Real IRA il cui attacco con esplosivi di Omagh del 15 agosto 1998 uccise 29 civili era un doppio agente, un soldato dell’esercito Britannico?
    Quel soldato non era l’unico doppio agente terrorista. Un secondo soldato Britannico infiltrato all’interno dell’IRA sostenne di aver avvisato i suoi punti di contatto all’interno del Distretto Reale di Polizia dell’Ulster (Royal Ulster Constabulary, RUC) dell’attacco con un veicolo pieno di esplosivo con 48 ore di anticipo, insieme a “dettagli su una delle squadre e la targa della macchina dell’uomo”. Anche se l’agente aveva fatto una registrazione audio della sua informazione riservata, Sir Ronnie Flanagan, poliziotto capo del RUC, dichiarò che “non fu ricevuta nessuna informazione del genere” ( www.sundayherald.com).



    Il secondo doppio agente divenne pubblico nel giugno 2002 con la dichiarazione che dal 1981 al 1994, sul libro paga dell’esercito Britannico, aveva lavorato per “la Force Secret Unit (FRU), un’ala ultra segreta dell’intelligence militare Britannica”, come talpa dell’IRA. Con la piena conoscenza e approvazione da parte del suo FRU e di appoggi nell’MI5, divenne uno specialista in esplosivi che “mescolava esplosivi e… contribuiva a sviluppare nuovi tipi di ordigni”, comprese “bombe ad alta sensibilità, attivate da flash fotografici, per superare il problema dei dispositivi di controllo remoto i cui segnali venivano disturbati da radio unità dell’esercito”. Proseguì col diventare “un membro della squadra provvisoria di sicurezza interna dell’IRA – conosciuta anche come “l’unità di tortura” – che interrogava e giustiziava informatori sospetti” (www.sundayherald.com). Il comandante più temuto di queste stesse “unità di tortura” era anch’egli una talpa, che aveva
    precedentemente servito nella Royal Marines’ Special Boat Squadron (un’unità d’élite delle forze speciali, gli equivalenti in Marina dei più conosciuti SAS). Una quarta talpa, un soldato dal nome in codice “Stakeknife” i cui appoggi militari “gli permisero di portare a termine un gran numero di assassinii di terroristi con lo scopo di proteggere la sua copertura con l’IRA”, era ancora attiva nel dicembre 2002 come “uno dei capi provvisori di Belfast” (www.sundayherald.com).
    Una prova attendibile emerse anche a fine 2002: che l’esercito Britannico aveva utilizzando i suoi doppi agenti in organizzazioni terroristiche “per portare a termine assassinii di procuratori per lo Stato Britannico” – il più famigerato nel caso del procuratore legale di Belfast ed attivista dei diritti civili Pat Finucane, che fu assassinato nel 1989 dalla the Protestant Ulster Defence Association (UDA). Pare che il FRU passò dettagli su Finucane ad un soldato UK che si era infiltrato nell’UDA; lui, in cambio, “rifornì le squadre assassine di informazioni” (www.sundayherald.com).
    Eventi recenti a Bassora hanno alimentato sospetti secondo i quali l’esercito Britannico potrebbe aver riattivato queste stesse tattiche in Iraq.
    Articoli pubblicati da Michel Chossudovsky, Larry Chin e Mike Whitney sul sito del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione il 20 settembre 2005 hanno offerto delle valutazioni preliminari sulle asserzioni di autorità Irachene secondo le quali i due soldati Britannici in abiti civili che furono arrestati dalla Polizia Irachena a Bassora il 19 settembre – e subito liberati da un carro armato Britannico e un assalto in elicottero alla prigione in cui erano rinchiusi – erano impegnati a posizionare bombe in città.
    Vedere:
    www.globalresearch.ca/1
    www.globalresearch.ca2
    www.globalresearch.ca3
    Un ulteriore articolo di Kurt Nimmo si rivolge alle operazioni sotto falsa bandiera portate a termine da soldati delle forze speciali in Irlanda del Nord ed altrove, ed alla formazione del P2OG di Donald Rumsfeld, Proactive Preemptive Operations Group, come direttamente rilevante per le accuse Irachene in probabili operazioni di terrorismo sotto falsa bandiera da parte dei poteri di occupazione in Iraq. (www.globalresearch.ca/) ).
    Queste accuse da parte di funzionari Iracheni riecheggiano con insistenza ma poco fondamento delle affermazioni, che si riconducono al più tardi alla primavera 2004, col risultato che molti degli attacchi bomba sferrati contro obiettivi civili in Iraq sono stati effettivamente perpetrati da forze USA e UK piuttosto che da ribelli Iracheni.
    Delle dichiarazioni del genere si possono respingere vivacemente. A metà maggio 2005, per esempio, un gruppo che si fa chiamare “Al Qaeda in Iraq” accusò soldati USA “di far detonare veicoli pieni d’esplosivo e accusare falsamente gli attivisti”. a href="http://siteinstitute.org/bin/articles.cgi?ID=publications45605&Category=publica tions&Subcategory=0" target="_blank">siteinstitute.org
    Anche per il più credulone, nella migliore delle ipotesi questo potrebbe essere come il caso della teiera che accusa il pentolino di essere sporco di fuliggine. Ma non è chiaro perché tutti vorrebbero credere a questa dichiarazione, dal momento in cui proviene da un gruppo o gruppuscolo che fa intendere di essere guidato dal fantomatico Al Zarqawi – e pure uno il cui nome stesso si lega a terroristi del genere. Queste persone, se esistono, potrebbero avere loro stessi buone ragioni ad incolpare qualcun altro dei loro crimini.
    Altre affermazioni, comunque, sono nel complesso più preoccupanti.
    Il giornalista USA Dahr Jamail il 20 aprile 2004 ha scritto che correva voce che la recente ondata di attacchi bomba a Bagdad sarebbe stata opera della CIA:
    “La voce circolante a Bagdad è che la cessazione di attacchi suicidi con veicoli esplosivi è la dimostrazione che la CIA ne stava dietro. Perché? Perché come dice qualcuno, [gli agenti della CIA] sono troppo occupati a combattere adesso, e l’agitazione che volevano provocare con le bombe ora riguarda loro stessi”. Vero o falso, non fa molto bene all’immagine degli occupanti in Iraq”. (www.countercurrents.org).
    Due giorni dopo, il 22 aprile 2004, l’Agenzia France-Presse riferì che cinque auto esplose a Bassora – tre attacchi quasi simultanei davanti a stazioni di polizia a Bassora che uccisero 68 persone, inclusi 20 bambini, e due bombe successive – erano imputate ai Britannici dai sostenitori del religioso Sciita Moqtada Al-Sadr. Mentre 800 sostenitori manifestavano fuori dalla sede di Al-Sadr, un suo portavoce dichiarò di avere “le prove che i Britannici erano coinvolti negli attacchi”. (www.inq7.net/wnw/).
    Un funzionario militare anziano anonimo disse il 22 aprile 2004 riguardo a questi attacchi a Bassora che “somiglia Al-Qaeda. Ne ha tutti i segni distintivi, è stato spettacolare ed è stato simbolico”. Il Generale di Brigata Nick Carter, comandante della guarnigione Britannica a Bassora, affermò più ambiguamente che non era necessario accusare Al-Qaeda dei cinque attacchi, ma che quei responsabili venivano da fuori Bassora e “con buona probabilità” da fuori l’Iraq: “Tutto ciò di cui possiamo essere certi è che è qualcosa che è venuto dall’esterno”, ha detto Carter (www.inq7.net/wnw/).
    I sostenitori di Moqtada Al-Sadr ovviamente pensavano la stessa cosa – con la sola differenza che identificavano i criminali esterni come agenti Britannici piuttosto che come mujaheddin Islamici da altri Paesi arabi.
    Nel maggio 2005 “Riverbend”, l’autore di Bagdad del ben conosciuto blog Bagdad Burning, scrisse che quello che la stampa internazionale riportava come attacchi suicidi erano in realtà molto spesso “veicoli esplosivi sia fatti detonare dall’esterno sia a orologeria”. Dopo una delle principali raffiche recenti, avvenute nella zona della classe media Ma’moun nella parte ovest di Bagdad, un uomo che viveva nella casa di fronte ai luoghi degli attentati fu arrestato, a quanto si dice, per aver sparato ad un soldato della Guardia Nazionale Irachena da un nascondiglio. Ma stando a quanto dice “Riverbend”, i suoi vicini avevano una versione diversa:
    “Gente del posto dice l’uomo fu portato via non perché avesse sparato a qualcuno, ma perché sapeva qualcosa di troppo riguardo all’esplosione. A quanto pare aveva visto una pattuglia USA che passava nella zona e soffermarsi nel luogo degli attacchi pochi minuti prima delle esplosioni. Poco dopo si allontanarono, e quindi ci fu l’esplosione con il caos che ne conseguì. L’uomo corse fuori dalla casa gridando ai vicini e agli astanti che gli Americani o avevano piantato loro la bomba o l’avevano vista ma non avevano fatto niente. Fu prontamente portato via. (riverbendblog.blogspit.com).
    Sempre nel maggio 2005, Imad Khadduri, il fisico Iracheno in esilio i cui scritti hanno aiutato a screditare le menzogne Britanniche e Statunitensi sulle armi di distruzione di massa, riferì della situazione che a Bagdad ad un guidatore a cui era stata ritirata la patente presso un check-point Americano fu detto di “recarsi in un campo militare USA vicino all’aeroporto di Bagdad per essere interrogato e per recuperare la sua patente”. Dopo essere stato interrogato per una mezz’ora gli fu detto che non c’era nulla contro di lui, ma che la sua patente era stata inviata alla polizia Irachena alla stazione Al-Khadimia “per la procedura” – e che avrebbe fatto meglio a recarsi in fretta dal luogotenente, di cui gli fu dato il nome, prima che questi finisse il suo turno.
    “Il guidatore se ne andò in fretta, ma si allarmò presto per l’impressione che la sua macchina stesse guidando come se stesse trasportando un carico pesante, e si insospettì anche di un elicottero che volava basso poco al di sopra di lui, come se lo stesse seguendo. Fermò la macchina e la ispezionò accuratamente. Trovò quasi 100 kg di esplosivo nascosti sotto il sedile posteriore e lungo le due portiere posteriori. L’unica spiegazione verosimile per questo episodio è che la macchina fu maldestramente manomessa proprio dagli Americani e volta al distretto Sciita Al-Khadimiya di Bagdad. L’elicottero stava controllando i suoi movimenti e testimoniando in anticipo un “orrendo attacco da parte di elementi esterni” www.albasrah.net. Secondo Khadduri, “La stessa scena si ripetuté a Mosul, nord dell’Iraq”. In questo caso, la vita del conducente fu salvata quando la sua auto ebbe un guasto sulla strada per la stazione di polizia dove si pensa stesse andando a ritirare la sua
    patente, e quando il meccanico al quale aveva chiesto soccorso “scoprì che la ruota di scorta era stata interamente riempita di esplosivo”.
    Khadduri menziona, come meritevole di indagine, un “caso forse non ricollegabile” a Bagdad il 28 aprile 2005, nel quale un camionista Canadese con la doppia cittadinanza Irachena fu ucciso. Riferisce una notizia della CBC secondo la quale “alcuni media hanno citato fonti imprecisate che dicevano che questi sarebbe morto dopo che le forze USA l’avevano seguito come un obiettivo, usando artiglieria da elicottero, ma agli Affari Esteri dicono che si sta ancora investigando sulle notizie contrastanti della morte. Gli ufficiali USA hanno negato ogni coinvolgimento”. Un altro caso, anch’esso nell’aprile 2005, richiede un’inchiesta molto più urgentemente, dal momento che una delle sue vittime è ancora viva. Abdul Amir Younes, cameraman della CBS, fu lievemente ferito dalle forze USA il 5 aprile “mentre riprendeva le conseguenza di un attacco bomba a Mosul”. Le autorità militari Americane erano all’inizio spiaciuti per le sue ferite, ma 3 giorni dopo lo arrestarono col pretesto
    che “si fosse dato ad attività anti-coalizione”. (www.huffingtonpost.com).
    Arianna Huffington, nel suo resoconto dettagliato di questo caso, ne enfatizza giustissimamente le sue qualità kafkiane: Younes è stato detenuto, ad Abu Graib e altrove, per più di cinque mesi – senza accuse, senza alcuna traccia di quale prova il Pentagono avrebbe potuto muovergli contro, e senza nessuna indicazione se gli sarebbe mai stato permesso di assistere al processo, ricusare quelle prove, e confutare le accuse che gli potrebbero essere mosse in un futuro prossimo. Ma oltre a confermare, ancora una volta, la buona volontà del Pentagono di violare i principi fondamentali basilari del diritto umano e della democrazia, questo caso solleva anche un’altra domanda. Younes fu forse arrestato, come l’Iracheno la cui vociferata fatalità fu menzionata da Riverbend, perché fu visto - e nel caso di Younes fotografato – nel posto sbagliato al momento giusto?
    Agenti provocatori? Dei portavoce dell’occupazione USA e Britannica dell’Iraq, insieme a quotidiani come il Daily Telegraph, hanno naturalmente respinto con indignazione ogni insinuazione che le loro forze potessero essere state coinvolte in operazioni di terrorismo sotto falsa bandiera in Iraq. Andrebbe ricordato che durante gli anni ’80 dei portavoce del governo di Ronald Reagan riempirono di ridicolo allo stesso modo le accuse Nicaraguensi secondo le quali gli USA stavano illegalmente rifornendo i “Contras” di armi– fino a quando, successe così, un cargo C-123 pieno di artiglieria diretto dalla CIA fu abbattuto in Nicaragua, e Eugene Hasenfus, un pilota che sopravvisse allo schianto, testimoniò che i suoi sovrintendenti (uno dei quali era Luis Posada Carriles, l’agente CIA responsabile nel 1976 dell’abbattimento di un aereo civile Cubano) stavano lavorando per il vice presidente di allora Gorge H. W. Bush.

    L’arresto – e la liberazione repentina – dei due soldati Britannici clandestinamente in Iraq si potrebbe interpretare in maniera simile come per gettare un luce retrospettiva sulle inconsistenti affermazioni precedenti riguardo il coinvolgimento di elementi degli eserciti di occupazione in attacchi terroristici contro civili.
    Il paragone è lungi dall’essere corretto: in questo caso non ci sono confessioni drammatiche come quella di Hasenfus, e non ci sono documenti direttamente incriminanti come quelli della registrazione del pilota del C-123 abbattuto. C’è, per giunta, una marcata carenza di consenso per quello che è recentemente avvenuto a Bassora. Dovremmo quindi, con Juan Cole, respingere la possibilità che soldati Britannici agissero come agenti provocatori come “una teoria che quasi non ha elementi alle spalle” ? www.juancole.com
    Membri delle Forze Britanniche d’Elite SAS
    Sembra che quando il 19 settembre degli agenti di polizia Iracheni sospettosi fermarono la Toyota Cressida che i soldati clandestini Britannici stavano guidando, i due uomini aprirono il fuoco, uccidendo un poliziotto e ferendone un altro. Ma i soldati, identificati dalla BBC come “membri delle forze speciali d’élite SAS” (news.bbc.co.uk/2/), furono bloccati dalla polizia ed arrestati. Un resoconto pubblicato dal Guardian il 24 settembre aggiunge il dettaglio ulteriore “si pensa [che gli uomini dei SAS] fossero in missione di sorveglianza davanti a una stazione di polizia a Bassora quando furono affrontati dalla pattuglia di polizia Irachena” (www.guardian.co.uk).
    Come ha osservato Justin Raimondo in un articolo pubblicato il 23 settembre su Antiwar.com, quasi ogni altro aspetto di questo episodio è controverso.
    Il Washington Post ha osservato prendendo le distanze, nel 18mo paragrafo di un suo rapporto riguardo a questi fatti, che “ufficiali Iracheni della sicurezza hanno accusato distintamente i due Britannici arrestati di aver sparato contro forze Irachene o di aver tentato di posizionare esplosivo” (www.sfgate.com/).

    Gli ufficiali Iracheni in realtà li hanno accusati non di una, ma di tutte e due le cose.
    Fattah Al-Shaykh, membro dell’Assemblea Nazionale Irachena, ha detto all’emittente Al-Jazeera il 19 settembre che i soldati hanno aperto il fuoco quando la polizia ha tentato di arrestarli, e che la loro macchina era maldestramente manomessa “e destinata ad esplodere nel centro di Bassora al mercato popolare” (citato da Chossudovsky). Un comunicato stampa deliberatamente infiammato uscito il giorno stesso dalla sede di Moqtada Al-Sadr (e postato e tradotto in Inglese sul blog di Juan Cole Informed Comment il 20 settembre) dice che l’arresto dei soldati fu dovuto al loro “aver aperto il fuoco sui passanti” vicino alla moschea di Bassora, e all’essere stati trovati in possesso di esplosivi e apparecchiature per il controllo a distanza, così come armi leggere e medie più altri accessori” (www.juancole.com).
    Quale credibilità si può dare alle affermazioni sugli esplosivi? Justin Raimondo scrive che mentre all’inizio le notizie della BBC riconoscevano che i due uomini avevano effettivamente dell’esplosivo nella loro macchina, le notizie successive dalla stessa fonte indicavano che la polizia Irachena non trovò nulla oltre a “fucili d’assalto, una mitragliatrice leggera, un’arma anti-carro, un congegno radio, e kit medici. Si ritiene che questo sia la dotazione standard per le SAS che operano in teatri operativi del genere”(www.antiwar.com).
    Ci si potrebbe benissimo chiedere, insieme a Raimondo, se un’arma anti-carro faccia parte dell’“equipaggiamento standard” – oppure quale uso intendessero farne gli uomini delle SAS durante le “missioni di sorveglianza fuori dalle stazioni di polizia”. Ma, più importante, una foto pubblicata dalla polizia Irachena e distribuita da Reuters mostra che – a meno che l’equipaggiamento non sia una attrezzatura – gli uomini SAS stavano trasportando parecchio più quanto riconosciuto dalla BBC. (www.globalresearch.ca).
    Gradirei conoscere il parere di un esperto in armi prima di arrischiare un giudizio definitivo su quanto detto, chi potrebbe aver facilmente riempito il baule e gran parte dei sedili posteriori di una Cressida. Ma questa foto autorizza l’affermazione di Sheik Hassan al-Zarqani, portavoce delle milizie di Al-Sadr:
    “Quello che la polizia ha trovato nella loro macchina è stato davvero rivoltante – armi, esplosivi, e un detonatore per controllo a distanza. Queste sono armi da terrorista. Noi crediamo che questi soldati stessero pianificando un attacco contro un mercato o altri obiettivi civili…” (citato da Raimondo).
    L’ostinata determinazione dell’esercito Britannico di preservare questi uomini da ogni rischio di interrogatorio da parte dei loro presunti alleati al governo è sorprendente – anche quando il loro salvataggio implicava la distruzione di una prigione Irachena e la liberazione di un gran numero di prigionieri, scontri ad arma da fuoco con la polizia Irachena e con le milizie di Al-Sadr, una grande mobilitazione popolare contro le forze di occupazione Britanniche, e la conseguente cessazione di ogni cooperazione di parte del governo regionale – e porta, casomai, a sostenere l’idea che l’episodio abbia implicato qualcosa di più oscuro che non una semplice scaramuccia di teste calde ad un check-point.
    Guerra civile sponsorizzata USA-UK
    C’è motivo di credere, per di più, che la guerra civile aperta che gli attacchi su civili con veicoli esplosivi sembrano intenzionati a produrre non sarebbe uno sviluppo sgradito agli occhi delle forze occupanti.
    Scrittori dei media corporativi di lingua inglese hanno ripetutamente osservato che i recenti attacchi che hanno causato un gran numero di vittime tra i civili paiono sospingere l’Iraq verso una guerra civile tra Sunniti e Sciiti, e i Curdi contro entrambi. Per esempio il 18 settembre 2005 Peter Beaumont ha avanzato l’ipotesi sull’Observer che il massacro di civili, che imputa alla sola Al-Qaeda, “ha un unico scopo: la guerra civile”. (observer.guardian.co.uk). Ma H. D. S. Greenway aveva già suggerito il 17 giugno sul Boston Globe che “dato il grande numero di attacchi condotti da Sunniti contro obiettivi Sciiti, l’emergere di attacchi Sciiti contro i Sunniti, e il sequestro fuori dalla legalità di Arabi ad opera delle autorità Curde a Kirkuk, ci si deve chiedere se la tanto a lungo temuta guerra civile Irachena non sia in realtà già iniziata” (www.boston.com). E il 21 settembre 2005 Nancy Youssef e Mohammed al-Dulaimy del Knight Ridder Washington Bureau hanno scritto che
    la pulizia etnica degli Sciiti in zone nei dintorni di Bagdad a prevalente presenza Sunnita “sta proseguendo ad un ritmo allarmante e potenzialmente destabilizzante”, e hanno citato l’opinione di un esperto Iracheno: “La guerra civile è più vicina oggi che non in passato, ha detto Hazim Abdel Hamid al-Nuaimi, professore di scienze politiche all’Università al-Mustansiriya di Bagdad. Tutte queste esplosioni, i tentativi alla polizia e l’epurazione nei dintorni sono una battaglia per controllare Bagdad” (www.realcities.com ).
    Che sia già cominciata o no o che capiti in futuro, lo scoppio di una guerra civile molto accesa, che porterebbe alla frammentazione del Paese, sarebbe chiaramente benvenuta in certi ambienti. Strateghi e giornalisti Israeliani hanno proposto nel lontano 1982 che uno degli obiettivi strategici del loro Paese dovrebbe essere la suddivisione dell’Iraq in uno Stato Sciita, uno Stato Sunnita, e una parte separata Curda (Consultare "A Strategy for Israel in the 1980s," Kivunim 14 [Febbraio 1982] del funzionario del Ministero degli Esteri Oded Yinon; una proposta simile avanzata da Ze’ev Schiff su Ha’aretz lo stesso mese è riportata da Noam Chomsky in Fateful Triangle [2nd ed., Cambridge, MA: South End Press, 1999], p. 457).
    Una divisione dell’Iraq in parti definite dalle etnie e dalle differenze tra Sunniti e Sciiti implicherebbe, abbastanza chiaramente, sia guerra civile che pulizia etnica su vasta scala. Ma queste considerazioni non hanno distolto Lesile H. Gelb dal patrocinare sul New York Times quella che chiama “La Soluzione dei Tre Stati” (www.mtholyoke.edu.)
    Gelb, un ex funzionario del Dipartimento di Stato e del Pentagono, un ex editore e curatore di rubriche del New York Times, e presidente emerito del Consiglio per le Relazioni Estere, è un iniziato tra gli iniziati. E se i saggi di Yinon e Schiff sono materiale sgradevole, soprattutto nel contesto del bombardamento Israeliano nel 1981 di un reattore nucleare Iracheno a Osirak, c’è pur sempre qualche differenza tra il proporre teoricamente lo smembramento di un vicino Paese potente, e patrocinare attivamente lo smembramento di un Paese che la propria nazione ha conquistato in una guerra di aggressione da questo non provocata. Il primo si potrebbe descrivere come un fantasticare malato di guerra e criminalità, il secondo appartiene molto chiaramente alla categoria dei crimini di guerra.
    Il saggio di Gelb propone di punire la ribellione dei Sunniti separando il grosso centro Sunnita dell’attuale Iraq dal nord Curdo ricco di petrolio e dal sud Sciita ricco di petrolio. Mira allo smembramento della federazione Yugoslava negli anni ’90 (con gli spaventosi massacri che ne sono seguiti) come ad un “promettente procedente”.
    Il saggio di Gelb è stato largamente interpretato come un indicatore delle intenzioni delle fazioni predominanti nel governo USA. E’ stato anche, molto opportunamente, denunciato da Bill Vann come apertamente istigatore di “un crimine di guerra dalle proporzioni storiche e planetarie” (www.wsws.org).
    Data la crescente disperazione dei governi Britannico ed Americano nel fronteggiare una rivolta che le loro tattiche di torture ed arresti arbitrari di massa, squadre della morte del Programma Phoenix o “opzione Salvadoregna”, uso senza controllo di forze militari soverchianti, e punizioni per assassinii collettivi non sono riuscite a reprimere, non sorprende che in azioni militari recenti come l’assalto a Tal Afar l’esercito USA abbia schierato truppe di Peshmerga Curdi e milizie Sciite in un modo che sembra intenzionato ad infiammare i contrasti etnici.
    Nessuno, vorrei sperare, è ancora sorpreso dal fatto che Abu Musab al-Zarqawi – quella creazione romanzesca dei ranghi serrati del Pentagono di un piccolo Tom Clancies, quel Dalek da una gamba sola, quell’ammazzagalline scarlatto del terrorismo, che riesce ad essere qua e là ed ovunque nello stesso momento - dovrebbe essere così ferocemente dedito a terrorizzare e sterminare i suoi correligiosi Sciiti.
    Dovremmo ancora stupirci, quindi, di veder spuntare in Iraq le prove di attacchi terroristici sotto falsa bandiera orchestrati dai principali poteri occupanti? I servizi segreti e le forze speciali sia degli Usa che della Gran Bretagna dopo tutto hanno una certa esperienza in materia.
    MICHAEL KEEFER
    Professore Associato di Inglese all’Università di Guelph. E’ ex Presidente della Association of Canadian College and University Teachers of English. I suoi lavori più recenti includono una serie di articoli sui brogli elettorali delle elezioni presidenziali del 2004 pubblicate dal Centre for Research on Globalization.
    Fonte:www.globalresearch.ca/
    Link:http://www.globalresearch.ca/index.p...&articleId=994
    25.09.05
    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ORIENTE

 

 

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