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Ghilarza.
Cumpostu: «Grazie a noi il Psd’Az non si è consegnato ai due poli»
Sardigna natzione riparte dall’uno per cento
Di voti ne aspettavano ottomila, ne hanno avuto tremila in meno che equivale contare neppure l’1 per cento. Non è andata bene, chiaro. Per Sardigna natzione indipendentzia, apparentata alle Regionali col Psd’az, i voti non sono tutto. Dietro i numeri c’è «un progetto politico, l’unione di più forze contro il progetto nazionalitario». Vale la pena continuare, ognuno con la sua bandiera ma insieme per «far crescere e risvegliare la coscienza dei sardi». Non ha dubbi il segretario Bustianu Cumpostu, come pochi ne hanno gli altri cento che si sono ritrovati nella torre aragonese di Ghilarza senza ordini del giorno e la voglia matta di fare le bucce a qualcuno. Quasi sempre il segretario ma non è proprio il caso di Cumpostu: tutti per lui. Rivedersi dopo il voto per discutere, capire. Decidere che continuare si può anzi si deve perché la strada da percorrere per arrivare allo stato sardo è lunga. Per Cumpostu Renato Soru fa parte di una di «quelle due facce della stessa medaglia». A Sardigna natzione piace poco l’una e meno l’altra. «La Sardegna basterebbe a sé stessa se solo le industrie pagassero qui le tasse: si recupererebbero dai 6 ai 9 miliardi». Detto a Soru? «Molte volte, ma gli faranno fare poche cose». Sardigna natzione chiama a raccolta gli intellettuali sardi: «Adesso devono venire fuori», dice Pino Giordo di Porto Torres. Il presente si gioca sui referendum contro le scorie radioattive e la base militare di La Maddalena. «Sulla base chiederemo conto a Soru, in campagna elettorale si è espresso». Su questa linea tutti d'accordo: Maria Rita Piras, Gianni Derudas, Nardo Nocco, Pietro Ninniri. Giampiero Marras, “Zampa” di mille battaglie, velluto e berrita alla faccia dei 30 e passa gradi. La passione funziona da split, la 0,20 (sarda) riattiva ugole secche. Condannano le clientele «che ancora una volta hanno funzionato», sognano lo stato sardo come Malta o Cipro, punzecchiano il fratello separato Gavino Sale: «Ha fatto flop, a noi non interessa la repubblica di San Marino», dice Cumpostu. Con lui discorso chiuso? «No, la connessione è sempre aperta». Cuore e cervello sono comunque tutti con Giacomo Sanna «che ha fatto una scommessa e ha pagato. Grazie a lui e a noi con lui il Psd’az non si è consegnato ai due poli. Questo significa continuare le lotte per il popolo e col popolo. I partiti non esistono, esistono gli uomini». Per Cumpostu se Giorgio Oppi decide di andare con Rifondazione «si porta via tutti i voti». Scommessa? Cumpostu ride, ci aveva provato con Soru sul listino e gli è andata male. Soru a giurare che non avrebbe candidato un segretario regionale, l’altro a dire che non gliela avrebbero fatta passare. Scommettiamo? Certo, alla sarda, una pecora. Il governatore ancora l’attende, con la pecora in spalla come un sardo vero.
Antonio Masala
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