Giovedí 30.04.2009 11:25
Pdl, segretario Giorgetti. E gli equilibri sono perfetti
Finora sono solo scaramucce. Ma la tensione tra Pdl e Lega è probabilmente destinata a crescere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Vuoi per l'intezione ormai manifesta del Pdl di arrivare al 51 per cento e all'autosufficienza, liberandosi così dell'apporto determinante in Parlamento dei voti leghisti per ottenere la maggioranza. Vuoi per l'intezione rivelata da Silvio Berlusconi di votare sì nell'imminente referendum sulla legge elettorale che dà al partito più importante e non più alla coalizione vincente, il premio di maggioranza, togliendo così alla Lega la sua rendita di posizione. Ma crescerà tra le due falangi schierate sul territorio anche durante questa campagna elettorale per le Europee, dove si vota con il metodo proporzionale, che accentua la competitività e il mors tua vita mea. E infine potrebbe deflagrare in invidie, ripicche e divisioni dopo il voto, quando - come dicono i sondaggi - la Lega porterà a casa un successo che potrebbe essere cospicuo. E non solo al Nord.
Giancarlo Giorgetti
Ci sono le premesse insomma per una progressiva divaricazione e rotta di collisione. Che potrebbe sfociare in un'implosione, un'autocombustione del Centrodestra. Specie se a sinistra lavoreranno all'interno dei cunei che inevitabilmente si apriranno (e qualche segno si è avuto in alcune recenti convergenze in Parlamento).
E allora per evitare un'implosione che non giova a nessuno dei partner, anzi nuoce a tutti, si fa strada ai piani alti dei due gruppi un'idea non peregrina: adoperarsi per far entrare dopo An anche la Lega nel Pdl.
Come in una fusione aziendale, la Lega apporterebbe i suoi asset: i voti, le insegne, il suo copyright vincente in molte battaglie, dal federalismo al law and order, che la premieranno alle elezioni, a discapito di An, il cui rigore in materia si è molto affievolito, dopo la svolta moderata e doppiopetto di Gianfranco Fini.
Ma perché ciò accada, perché la Lega aderisca a questa sorta di merger senza opa ostile e consegni il suo patrimonio politico costruito in questi anni senza che appaia una liquidazione, deve avere un ritorno, portare a casa un risultato conveniente. E allora si fa strada ai vertici dei due partiti un'idea: affidare la segreteria e dunque la guida del Pdl a un uomo della Lega. Potrebbe essere Giulio Tremonti, che si è appena fatto apprezzare al Senato, al fianco di Bossi, nello sventolio di bandiere e negli 'urrah' per i festeggiamenti del federalismo fiscale. Oppure potrebbe salire al soglio di erede di Silvio Berlusconi un leghista doc. E in questo caso piuttosto che Maroni, troppo single e spesso polemico, l'uomo giusto sembra essere Giancarlo Giorgetti, il vero braccio destro di Umberto Bossi. E' giovane, è molto stimato per il suo equilibrio e la sua autorevolezza. Si è guadagnato la stima anche della sinistra alla guida della Commissione Bilancio della Camera, un poltrona chiave per gli assetti e le partite di potere più importanti. Per ora è solo un rumor, ma non è un ballon d'essai. Segretario Giorgetti, equilibri perfetti, sintetizzano con uno slogan in via Bellerio.
http://www.affaritaliani.it/politica...pdl300409.html
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