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    Predefinito Le basi del sionismo cattolico

    il SIONISMO CATTOLICO





    IL SIONISMO CATTOLICO

    IL sionismo cattolico ed europeo è ben diverso da quello evangelico e americano che si basa tutto su ipotesi apocalittiche e supposizioni bibliche future, una specie di millenarismo come quello dell'abate Gioacchino da Fiore nel medio evo . Il sionismo dei fondamentalisti cattolici ha ben altre basi ontologiche e razionali che vedono poi supportate dalla fede biblica .

    Esso ,dando uno sguardo alla storia , costata risorto e permanente ancora l'antico popolo e stato d' Israele che ha riunito intorno a se tutto il popolo ebraico nonostante le millenarie persecuzioni e vicissitudini . Poi guarda alla cultura europea e la vede alienata e pervasa da ideologie e da altri millenarismi atei , ancora più pericolosi dell'evangelismo americano . Quindi dà uno sguardo alla politica mondiale e si accorge che il diritto naturale su cui si basava la convivenza dei popoli e degli stati e delle nazioni , sta per essere travolto da forze misteriose e opposte in nome della progressismo e dello scientismo . Quindi si accorge che proprio questo diritto naturale ( la legge degli ebrei ) era alla base della Rivelazione del Sinai e dei codici legislativi ( orali o scritti) dei pagani e di

    tutti i popoli antichi, sebbene in minor grado .

    Diritto delle genti ( la legge ) che Israele in tutta la sua storia, difendendo se stesso, anche con leggi razziali , in realtà difendeva il diritto naturale delle genti ,un diritto universale e oggettivo valido per tutti , quindi conservava l'unica possibilità al bene comune e alla convivenza dei popoli sulla terra .

    Un diritto naturale che a stento è riuscito a difendere la stessa Chiesa Cattolica fino ad oggi col Magistero Romano in quanto il suo mandato si basa essenzialmente sull 'annunzio della salvezza e del vangelo e che non ha mire politiche . La Chiesa ha sostituito la difesa che ne faceva il popolo ebraico , il quale ha avuto il privilegio rispetto ai pagani ,di averlo ricevuto direttamente dall'alto , da Dio, e di farlo conoscere sulla terra , quindi oggi , attraverso la storia ha il dovere di rivelarlo ai pagani quasi come un popolo sacerdotale , popolo visto nel suo insieme e non nelle sue fazioni . Per adesso il popolo ebraico ancora non prende pienamente coscienza del suo mandato mondiale che è essenzialmente politico , per adesso . Israele è una specie di nuovo ONU, un difensore del diritto universale,un custode fedele , con un mandato che non è ancora spirituale ma politico in mezzo alle genti .

    Alcuni riferimenti e idee del sionismo cattolico in Europa li possiamo trovare su siti di natura politica che qui non vogliamo pubblicizzare .

    II

    Il sionismo cattolico è solo una parte del nostro modo di intendere la politica ed è importante perché sottostà ai motivi generali che ispirano il nostro verbo politico . E’ un po’ come il darwinismo o il processo dialettico di tesi e antitesi nello storicismo marxista . Noi siamo convinti che la Chiesa non abbia e non avrà mai una rilevanza politica diretta , come in realtà non ne ha mai avuta in passato e non l’avrà mai nel futuro terreno. Crediamo che la Chiesa abbia un ruolo ben diverso da quello di creare un regno politico futuro prossimo ,anzi non ha nessun modello politico futuro e concreto da offrire al mondo . La forza della Chiesa è il vangelo di salvezza di Gesù Cristo il quale non ha voluto esercitare il potere politico pur essendo re effettivo di Israele, pur nascondendo nel Verbo la Sapienza stessa dalla quale proviene la legge o il diritto . Il vangelo e quindi la Chiesa però trova la sua pienezza nei popoli e nelle nazioni,il suo habitat ideale, quando gli viene spianato il campo da una legge universale , da un sistema stabile di leggi che spesso può avere solo una società organizzata. Infatti quando Israele incominciava a divenire popolo con le dodici tribu Dio gli rivela la legge del vivere comune .Ora è questa legge universale di giustizia basata sul diritto naturale delle genti che spiana il campo all’innesto del vangelo e non i diritti di uguaglianza , fraternità e libertà o altri . Un pò come quando Gesù Cristo al giovane ricco che gli chiedeva cosa fare, gli rispose che bisognava mettere in pratica i comandamenti prima di tutto come base al discorso evangelico . Uno stato in cui è rispettata la giustizia , quindi dove ognuno vive in armonia secondo il bene comune , è l’ideale per fare un discorso evangelico ,ovvero di fede rivelata . Dio ha fatto questo discorso con l’umanità intera . Fino ai Patriarchi l’umanità è vissuta secondo il diritto naturale che codifica la giustizia divina tra gli uomini e tra gli uomini e Dio senza nessun codice ma richiamando direttamente la coscienza , entrando nella loro vita personale con segni e prodigi,ma soprattutto con la fede personale , non essendoci ancora società complesse , poi questo diritto naturale è stato codificato in leggi stabili . Israele ha avuto una legge per governarsi come popolo senza impegnare i suoi saggi e senza avere scuole di diritto, direttamente sul Sinai . Era naturalmente una legge che andava calata in una societa agricola e pastorale ma Mosè da solo non avrebbe mai potuto concepire una legislazione simile nei suoi contenuti più profondi. Ma se la Chiesa non ha il compito di essere guida politica , se Cristo non ha voluto esercitare il potere politico , non significa che il cristiano che vive nel mondo debba fare altrettanto quando noi sappiamo che il sommo bene comune ce lo da proprio la politica . l Chiesa è solo uno strumento di salvezza rispetto a alla legge . Se la legge civile non potrà perdonare mai , la Chiesa potrà sempre perdonare il singolo peccatore perché possiede il vero sacrifico espiatorio ……..

    Il cristiano quindi ha un compito politico simile a quello che ebbero tutti i re , tutti gli eroi , tutti i profeti e i sapienti del Vecchio Testamento nell’organizzare la società civile intorno alla giustizia o, se vogliamo intorno al diritto e alla legge . Cosa c’entra Israele in tutto questo ? Israele funge da modello per tutti circa l ‘adeguazione delle nostre istituzioni alla giustizia voluta da Dio tra gli uomini . Quindi per noi è valido , è bello , ha valore politico , tutto ciò che ci fa realizzare il fine del bene comune ma solo attraverso leggi universali dalle quali far derivare leggi particolari . Quando Davide vinceva una battaglia in un villaggio , non era importante perché salvava la vita a quegli abitanti , ma il fatto che dietro c’era il discorso della sopravvivenza stessa della legge , che era per tutti i popoli ! Ora se Israele non serviva più a Dio in questa funzione universale , Dio l’avrebbe abbandonato per sempre e Israele sarebbe stato solo un ricordo , come uno dei tanti popoli estinti, sostituito definitivamente dal popolo della fede di tutte le razze e tribù della terra . In realtà invece questo ruolo solo adesso incomincia ad essere di nuovo centrale per Israele ,oggi che la Chiesa ha abbandonato definitivamente ogni potere legato a possedimenti terreni . Certo, l’attuale Israele non ne è cosciente ,ma potrebbe diventarlo da un momento all’altro , anche perché non abbiamo bisogno del modello odierno per ispirare le nostre costituzioni di stati civili a dei principi universali , per essere a nostra volta come e meglio dell’ Israele attuale .

  2. #2
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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  3. #3
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    quando muore un papa se ne fa un 'altro !
    muore l'uomo a ma l'dea non muore !

  4. #4
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    quando muore un papa se ne fa un 'altro !
    muore l'uomo a ma l'dea non muore !
    Come sei profondo. Una domanda: ma woitiua (o come caspita si scrive il nome di quel demonio) l'hanno poi impagliato?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da aprile crudele Visualizza Messaggio
    Come sei profondo. Una domanda: ma woitiua (o come caspita si scrive il nome di quel demonio) l'hanno poi impagliato?
    A pezzo di merda maledetto, modera i termini, stronzo !


  6. #6
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    A pezzo di merda maledetto, modera i termini, stronzo !

    Fatti una camomilla ciccio. Tu e il tuo "papa" polacco.

  7. #7
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    A pezzo di merda maledetto, modera i termini, stronzo !

    Eccoti il tuo vitello d'oro all'opera:


  8. #8
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  9. #9
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    Predefinito l'ebreo Woitiua

    Confermato: Wojtyla era ebreo (forse frankista)
    Maurizio Blondet
    28/12/2005

    Allora era proprio vero: Giovanni Paolo II era ebreo.
    Lo ha scoperto con gioia Yaakov Wise, uno studioso di genealogie ebraiche che abita a Manchester.
    Da esperto del problema, Wise ha fatto ricerche sull'ascendenza del lato femminile della famiglia Wojtyla: per decreto rabbinico sono le madri, non i padri, a trasmettere l'ebraicità.
    La mamma di Karol, che morì quando lui era lattante, aveva sposato un polacco cattolico; ma il suo nome, Emilia Kaczorowska è apparso a Wise un adattamento polacco di un nome ebraico molto comune nel mondo yiddish: Katz.
    La nonna si chiamava Marianna Scholz, altro nome ebraico (Schulze, Schultz).
    E la bisnonna, Zuzanna Rybicka, altro nome di suono ebraico.
    Infatti tali nomi appaiono frequenti nelle tombe del cimitero ebraico di Bielsko-Biala, da cui veniva la famiglia della mamma di Karol.
    Wise ne è sicuro: «come storico ebreo, ho accesso ad informazioni che sono chiuse ad altri storici», dice.
    Con questo lignaggio materno fino alla terza generazione, Karol Wojtyla non solo era un ebreo integrale; avesse chiesto la cittadinanza israeliana, lo Stato ebraico avrebbe dovuto riconoscergliela.

    Questo fatto getta una nuova luce non solo sugli atti di Karol Wojtyla (la visita del primo Papa a una sinagoga, la preghiera al «muro del pianto», le «scuse» della Chiesa agli ebrei) ma sulla sua neo-teologia della «elezione».
    Risale a lui la nuova e malferma dottrina «cattolica» secondo cui l'Antica Alleanza persiste tutt'ora; la Nuova Alleanza (di Gesù) non l'ha fatta decadere - insomma che gli ebrei hanno diritto di aspettare ancora un messia, avendo rifiutato il primo.
    Una «dottrina» che forza alquanto i testi del Vangelo, per negare la «sostituzione».
    Anche l'accettazione dell'Olocausto (con la maiuscola) come il «sacrificio di sangue» sacramentale che fa degli ebrei la «vittima» collettiva alternativa all'Agnello, diventa più significativa alla luce dell'ebraicità di Wojtyla.
    Del resto nel 1998, quando il Papa polacco chiese perdono agli ebrei col documento «Noi ricordiamo», Giovanni Paolo II approvò il discorso ufficiale, dove si diceva che «il popolo ebraico è crocifisso da duemila anni».
    Non «perseguitato», ma «crocifisso», come il Salvatore.
    E non da tremila anni, ma da duemila: ossia dalla nascita di Cristo.
    Dal solo fatto che Gesù sia nato.
    Popolo «crocifisso» per il fatto che il cristianesimo esiste.

    Che significa?
    La frase è assurda per un cattolico credente.
    Ma esprime i sentimenti di ogni ebreo, «offeso» dalla pretesa cristiana di essere il Novus Israel.
    Ma non basta.
    Nel processo di canonizzazione a tappe forzate, sarebbe bene che gli avvocati del diavolo investigassero questo lato del beatificando.
    Che idea aveva di sé Wojtyla e della sua ebraicità?
    Perché in Polonia, come noto, nacque e operò Jacob Frank (1726-1791), un israelita che si proclamò messia; e sull'esempio di Sabbataei Zevi (un precedente «messia» che operò in ambiente islamico e si convertì falsamente all'Islam con tutti i suoi seguaci) anche Frank e 500 famiglie di suoi fedeli si fecero battezzare, nel 1759.
    Mantenendo però in segreto i loro culti ebraici eretici spesso licenziosi (vi aveva una parte importante la figlia di Frank, Eva, adorata con un culto copiato a quello della Vergine Nera di Cracovia), la fede nel loro «messia» apostata, e la pratica della più stretta endogamia settaria (i frankisti si sposano solo tra loro, come ordinato da Frank: «non prendete in moglie nessuna delle loro puttane» cattoliche).

    Nota è la giustificazione teologica della loro apostasia e doppiezza: il messia «deve» compiere gli atti più peccaminosi, e la conversione falsa all'odiata «religione di Edom» (Roma) è la peggiore. Perché «la salvezza si ottiene attraverso il peccato», secondo una tipica movenza gnostica detta anti-nomica (1).
    I frankisti andavano a messa la domenica, ma il sabato si riunivano nelle loro sinagoghe segrete.
    Wojtyla era influenzato sicuramente da questa «cultura», perché personalità frankiste hanno svolto una parte essenziale nel creare il particolare nazionalismo polacco, l'idea della nazione sofferente, «Cristo delle nazioni».
    Il poeta nazionale polacco Adam Mickiewicz (1798-1855) tanto amato dal Papa, era un frankista: super-cattolico a parole, ma amico di Mazzini, con cui partecipò alla Repubblica Romana, la massonica impresa che nel 1849 cacciò da Roma Pio IX; e morì a Costantinopoli mentre cercava di arruolare una legione ebraica per liberare Gerusalemme: un sionista ante litteram.
    Jerzy Turowicz, il potentissimo direttore di «Tygodnik Powsszechny», l'autorevole rivista cattolico-progressista cui Karol collaborò e che tanto influì sulla sua formazione culturale e spirituale, era un frankista, e al suo funerale volle si cantassero cori ebraici.
    Di altri personaggi ebrei o frankisti che hanno influito e guidato il giovane Wojtyla ho parlato nel mio libro «Cronache dell'Anticristo» (Effedieffe, 2001).
    Fra l'altro è notevole che la comunità ebraica americana si prodigò per sostenere finanziariamente Solidarnosc, organizzazione sindacale cattolica, ma controllata da vicino da tre ebrei di fiducia, Jacek Kuron, Adam Michnik e Bronislaw Geremek, figli di funzionari comunisti di colpo passati al nemico.

    Ma sapeva Wojtyla di avere sangue ebreo?
    Wise sostiene di sì.
    Altrimenti non si spiega perché nel 1940, il giovane seminarista si sia nascosto ai nazionalsocialisti: se si fosse saputo polacco e dunque «ariano», non sarebbe stato necessario.
    Ma se lo sapeva, perché ha taciuto questa sua identità, mentre moltiplicava i favori e le aperture al giudaismo?
    Questo elemento può indicare una sua appartenenza all'ambiente frankista: celare il proprio ebraismo è un obbligo per la setta (2).
    D'altra parte, sua madre Emilia si sposò al di fuori della cerchia ebraica, e questo potrebbe essere un segno contrario; però il mutamento del nome da Katz a Kaczorowska potrebbe essere un indizio a favore.
    E' anche possibile che, a distanza di due secoli, gli stessi elementi frankisti non abbiano più una coscienza netta e separata della loro identità, si sentano insieme «cattolici» ed ebrei.
    Sarà stato il caso di Giovanni Paolo?
    E' una questione su cui indagare a fondo, anziché proclamarlo «santo subito» senza accurata inchiesta.
    Santo, forse; ma subito, meglio di no.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da aprile crudele Visualizza Messaggio
    Eccoti il tuo vitello d'oro all'opera:

    vedi , il fatto è che qui chi va d'accordo con gli islamici sei prprio tu .
    anche noi della destra radicale abbiamo criticato questa combutta del papa coi terroristi ad Assisi,ma non per questo siamo antisemiti e solidali con Teheran e comapny. Trovami un delinquente a cui questo papa non ha dato la mano ? Ti ricordi Arafat ?

 

 
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