Rispetto alla preoccupazione dell'Unione Nazionale degli studenti per la decisione governativa di spiare gli iscritti maomettani nelle università britanniche, chissà se qualche associazione studentesca si sarà preoccupata per la vicenda di C. S.(1):
- durante una lezione, organizzata secondo piccoli gruppi di discussione, C.S., una quattordicenne autoctona, è stata costretta a formare un gruppo con cinque asiatici, uno solo dei quali parlante a sufficienza l'inglese.
- i cinque giovani allogeni spesso parlavano nella loro lingua d'origine e non in inglese, escludendo dal discorso C.S.
- la ragazzina si è così rifiutata di proseguire la lezione con i coetanei allogeni.
- Risultato: i suoi docenti l'hanno denunciata per razzismo e lei è stata arrestata per alcune ore!
I docenti di C.S., per essere più "convincenti", hanno aggiunto che lei avrebbe chiamato i cinque... "blacks"!
La vicenda è avvenuta nella stessa zona in cui, mesi fa, un ragazzino bianco di 10 anni è stato denunciato penalmente per discriminazione etnica contro un pachistano, il quale precedentemente l'aveva apostrofato come "spazzatura bianca"!
Ancora una volta, settori della società (polizia, insegnanti, magistratura, ecc.) stanno agendo in favore dell'ideologia multietnicista, colpendo individui deboli. Da notare, perchè importante, che, alcuni di questi fatti non vengono riportati da chi indaga e dalle forze dell'ordine, in modo da negare, come in questo caso, che la ragazza sia stata tenuta in cella: in pratica, si tenta di impaurire i cittadini e instillare il rispetto per il totalitarismo multietnicista, rischiando il meno possibile.
(1) Abbiamo riportato solo le iniziali, dato che nell'articolo, secondo una prassi molto opinabile, si mette il nome della vittima (perchè C.S. è la vittima, piaccia o meno) e non quello dei colpevoli (in questo caso i suoi insegnanti).
Dall'articolo "Schoolgirl arrested for refusing to study with non-English pupils" (Daily Mail, 13 ottobre 2006):




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