A chi non piace Putin in Europa
Maurizio Blondet
17/10/2006
Putin e la Merkel nell'incrontro di Dresda
Il governo finlandese, che tiene nel semestre la presidenza della UE, ha invitato Putin al vertice europeo che si terrà a Lahti in Finlandia questa settimana: con l'auspicio esplicito che questo sia l'inizio di una «cooperazione strategica» tra Mosca ed Helsinki specie sull'energia.
Ma l'invito non è piaciuto «ad alcuni diplomatici a Bruxelles», dice il Financial Times: ossia, più precisamente, agli interessi finanziario-petroliferi anglo-americani di cui il Financial Times è il portavoce, e ai loro non pochi maggiordomi a Bruxelles.
L'incontro darà al presidente russo «un podio d'alto profilo da cui sfruttare le divisioni intra-europee», dicono questi tali «alcuni diplomatici»; alla cena di venerdì, si vedranno i leader di 25 nazioni europee cercare di ingraziarsi Putin per i loro singoli interessi nazionali, dando una mostra della «disunione europea»: così lamenta il giornale della City.
La Russia ha già sfruttato in passato queste divisioni, aggiunge, «stringendo accordi bilaterali sul gas con varie nazioni, fra cui la Germania, e stabilendo buone relazioni con Parigi».
Ecco, è questo il problema per la finanza britannica.
Come esempio di robusta unità, il Financial Times preferirebbe che la UE sollevasse con Putin «la questione del recente conflitto tra Mosca e la Royal Dutch Shell, e della decisione di Gazprom di escludere partner stranieri dallo sfruttamento del giacimento Shtokman».
Sul favoloso giacimento Shtokman, nel mare di Barents, e sui suoi 3.200 miliardi di metri cubi di gas, avevano messo gli occhi soprattutto la Conoco e la Chevron, entrambe americane.
Anzi, avevano strappato condizioni di estremo favore ai tempi di Eltsin.
Dovevano entrare nell'operazione come soci al 49 %, insieme ad altre compagnie europee.
Ma Gazprom ha ripudiato questo tipo di accordi che di fatto rendevano gli americani, come azionisti, comproprietari delle risorse energetiche russe.
Quanto alla Shell, è stata bloccata nello sfruttamento del giacimento di Sakhalin con la motivazione (una scusa, secondo la City) di un grave danno ambientale.
Rabbia a Londra e a Wall Street.
Raddoppiata dopo la visita di Putin in Germania la settimana scorsa (il quinto vertice russo-tedesco in un anno) e il vertice a tre avvenuto il 23 settembre a Compiène, con Putin, Merkel e Chirac, dove Putin ha parlato dell'intenzione di dirigere il gas estratto a Shtokman soprattutto verso l'Europa, laddove la Casa Bianca credeva di esserselo accaparrato per gli USA per almeno mezzo secolo.
Evidentemente Putin vuole relazioni più forti con l'Europa, e troppi europei sono interessati: se non altro perché la Russia è il fornitore energetico più abbondante, sicuro e costante.
Così, il Financial Times strepita: occorre una relazione più dura con Putin.
Bisogna rimproverargli le tensioni con la Georgia, la democrazia inventata dagli USA; e accusarlo dell'assassinio della giornalista Politkovskaya.
Ma l'ambasciatore russo alla UE, Vladimir Chizhov, ha chiarito che Putin non accetterà lezioni sui diritti umani: specie dal momento che Estonia e Lituania, oggi membri dell'Unione Europea, trattano i russi che vi abitano come «non cittadini».
«Speravamo che l'entrata nella UE di questi due Stati avrebbe avuto su di loro un influsso calmante, e in qualche modo educativo. Ma fino ad oggi non abbiamo visto i cambiamenti sperati», ha detto Chizhov.
Anzi, l'Estonia è diventata una «galleria di onore di SS», visto che ha elevato un monumento in memoria degli estoni che combatterono a fianco del Reich.
Peggio: Solana è andato in Ucraina nel mezzo della «rivoluzione arancione» (per ordine di Washington, chiaramente), e l'Unione continua a porre agli ucraini «il dilemma artificiale: o avanti con noi nella UE, o indietro con la Russia. Un dilemma falso e pericoloso».
Quanto alla Politkovskaya, ha detto l'ambasciatore, «le autorità russe possono avere mancanze, ma non sono dei dementi che ammazzano giornalisti».
Insomma, Putin non starà a schiena piegata davanti agli europei.
E forse noi cittadini d'Europa dovremo tenerci a mente i cosiddetti «alcuni diplomatici» che a Bruxelles si preparano ad obbedire al Financial Times.
Il Regno Unito, dopotutto, è nella UE con un piede solo.
I suoi generali si ribellano alla fallimentare politica di guerra in cui Blair ha trascinato il Paese nella sua «relazione speciale» con Bush.
Non è opportuno sacrificare buone relazioni con Mosca in nome delle relazioni con Washington: non è il momento, e non conviene agli interessi europei.
Gli americani confidavano nella Merkel per riportare il gelo della guerra fredda tra Europa e Mosca. Ma gli industriali tedeschi guardano ai fatti.
Putin non arriva mai in Germania - un Paese dove ha abitato e che gli piace - a mani vuote.
«La nostra cooperazione», ha detto l'ultima volta, «deve diventare ancora più vasta: da semplice consumatrice di gas russo, la Germania può diventare il grande distributore del nostro gas in Europa».
E prontamente il ministero degli Esteri tedesco ha diffuso un libro bianco su questa più vasta cooperazione.
Non è il caso di restare fuori da questa collaborazione di grandi possibilità, per obbedire a interessi extra-europei, anzi anti-europei.
Fatto significativo, al proposito: Putin ha inaugurato una nuova rotta marittima tra la Russia e l'enclave di Kaliningrad, l'antica Koenigsberg, la città natale di Kant che è sotto dominio russo dalla seconda guerra mondiale.
Con la rotta marittima, le merci e i materiali militari (Kaliningrad è un porto militare) non dovranno passare più per ferrovia attraverso la ostile Lituania, 1,5 milioni di tonnellate di beni che non passeranno, e che faranno mancare le royalty e i diritti di transito allo staterello della «nuova Europa» tanto elogiata da Rumsfeld.
Ancora una volta, Putin vuol dimostrare che non conviene essere poco amici di Mosca.
E non solo.
«Kaliningrad è di enorme importanza per noi non solo come enclave, ma come avamposto per i contatti con i nostri vicini europei», ha detto Putin all'inaugurazione.
Insomma Putin vuole avvicinarsi all'Europa, da cui la finanza anglo-americana lo vuole allontanare.
Nel frattempo, ha chiuso «per riparazioni» l'oleodotto che porta il greggio russo alla Lituania: la cui raffineria di Mazeikiu è stata appena venduta, guarda caso alla Polonia, altro Stato pro-americano, mentre sono state rifiutate offerte d'acquisto russe.
No, farsi nemici di Putin non è utile.
Maurizio Blondet
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