OMNIA SUNT COMMUNIA

La "Macdonaldizzazione" del lavoro del sesso


Lo studio etnografico di una società di "telefono rosa" permette di fare il punto sulle nuove forme di lavoro sessuale e di dominio. L’uso delle tecnologie vi si unisce ad una logica economica neo-liberale e mondializzata. Vi si trovano le nuove forme flessibili di sfruttamento del lavoro, generatrici di sofferenze.

(*) Dottoranda in sociologia, équipe Simone Sagesse, università Toulouse-Le Mirail.
Email : saloua.chaker@wanadoo.fr



Le discussioni sulla «questione della prostituzione» sembrano evocare dei fantasmi, in particolar modo dal momento che si parla della prostituzione nei quartieri (D. Welzer-Lang e altri, 1994) o delle «reti di prostituzione di donne dei paesi dell’est» (F. Guillemaut, 2002). Evitando di seguire un approccio sensazionalista, ho condotto uno studio etnografico di una società di «telefono rosa» inserita in una zona d’attività che vive al ritmo della vita universitaria e di quella delle grandi aziende di periferia.
Questo approccio etnografico s’inserisce nel quadro di uno studio europeo sulla violenza contro le donne nel commercio del sesso[1].
Le figure contemporanee del lavoro del sesso sono costruite socio-storicamente mediante le attività di servizio sessuale tradizionale e le attività di servizi informatizzati. Il concetto di consustanzialità, proposto da D. Kergoat riguarda l’interpenetrazione costante dei rapporti sociali, e ci permette di cogliere queste nuove figure dell’antagonismo sociale che possono tendenzialmente rimettere in discussione l’esistenza della divisione sociale e sessuale del lavoro (Kergoat, 2000). Il processo di razionalizzazione di un servizio sessuale salariato emerge in un sistema capitalista che si nutre dei rapporti di potere fra i sessi. La «razionalizzazione» si intende nel senso weberiano del termine: l’adeguarsi dei mezzi ad un fine perseguito (Weber, 1992). Nella produzione di servizi per il commercio del sesso con l'utilizzo di tecnologie informatiche e della comunicazione (ICT)[2], il fine perseguito sarebbe logicamente quello di generare il massimo di collegamenti al minuto, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, minimizzando i costi umani. Prendendo come riferimento l'attività d’animatrice delle messaggerie rosa, ci si potrebbe parzialmente avvicinare alle opzioni politiche ed economiche delle donne che operano nel settore del telemarketing e proporre la metafora di una «attività che deboscia» [in francese ha un suono simile a sbocca, n.d.t], (Segnini, 2000).
Per consentire una migliore intelleggibilità dello spazio nell'ambito del quale si esercita l'attività di animazione, descriverò in un primo momento il contesto economico e tecnologico di questa multinazionale che chiameremo d’ora in avanti Médiaservices.

Mantenere l'apparenza di un’azienda «nor-mâle»[3]

Creata nel 1987, Médiaservices è oggi conosciuto come uno dei leader europei della multimedialità nel settore dei divertimenti: auditel, Internet e televisione. Già seriamente impiantata in Europa, ha sviluppato il proprio settore di elaborazione ed edizione multimediale a partire dal 1999, decentralizzando sempre di più i propri siti oltreoceano (Cile, Canada, Panama, ecc.), in quanto è titolare della licenza americana L-214 che le consente di far transitare le telefonate da una parte all'altra dell’Atlantico.
Detta società ha tratto beneficio, come le altre aziende che hanno il codice APE 64-2B[4], della liberalizzazione delle telecomunicazioni e dispone ormai di risorse proprie, ovvero di 280.000 numeri telefonici ricevuti dall'autorità per la regolamentazione delle telecomunicazioni, acquisendo lo status di operatore di servizi di telecomunicazione.
«Il nostro mestiere è anzitutto quello di un editore di contenuti. Abbiamo sviluppato delle forti competenze tecnologiche per poter incentrare la nostra crescita sulla convergenza dei media», spiega il direttore delle comunicazioni in un'edizione del Tribune dell’aprile 2001. È ciò che viene chiamato «sistema audiotex».
L’«audiotex» include l’insieme dei servizi che consentono l'accesso via telefono ad un computer o ad una banca dati, per ottenere, in modo interattivo o meno, delle informazioni verbali. È con questo sistema che si genera traffico monetazzato verso dei «contenuti a valore aggiunto». O, per dirla con parole diverse da quelle del gergo della e-economy, ciò si denomina pudicamente telefonia a sovratassa, dove il contenuto del valore aggiunto non è altro che la produzione delle animatrici dei «telefoni rosa».
Come tutte le società in piena espansione in questo settore d’attività, Médiaservices è citata nel Journal du Net[5], che promuove l’espansione di questa società con un capitale di 480.200 euro e con un giro d'affari previsto per il 2000 di 36,62 milioni d’euro[6].
Per restare tra i leader europei del multimediale nel settore divertimento di massa, Médiaservices gioca la carta della performance e della competenza tecnologica. Va detto, in conformità alla divisione e sessuale del lavoro tradizionale, che sembra che gli «ingegneri di sviluppo Java» e altri «amministratori di banche dati» siano essenzialmente degli uomini. Gli uomini sono dunque all’origine della concezione dei software di gestione delle sinergie delle messaggerie conviviali e di altri software di e-commercio che consentono nel quadro di un processo di razionalizzazione economica di strumentalizzare le persone che producono questo «contenuto a valore aggiunto», ovvero le animatrici delle messaggerie rosa. Non si può non condividere ciò che è stato descritto da P. Tabe (Tabe, 1979) sul «gap» tecnologico, dagli studi su genere e dal lavoro sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione costruite sulla base di una cultura tecnica a misura del sesso maschile.
C'è una vera e propria invisibilizzazione totale delle condizioni di commercializzazione dei servizi sessuali, sia riguardo i software di gestione delle sinergie delle messaggerie rosa, che pure sono sempre più efficaci, sia riguardo l’esistenza di un personale di animazione che riceve un salario orario minimo.

L’invisibilizzazione della specificità sessuale

Le inserzioni per le offerte di lavoro delle messaggerie rosa e conviviali per delle postazioni di animazione in francese, spagnolo, inglese e arabo si trovano nelle pagine «lavoro», sotto la rubrica «varie» di giornali a distribuzione gratuita.

«PER AMPLIARE IL PROPRIO TEAM AZIENDA SI CERCANO BELLE VOCI FEMMINILI PER ANIMARE "TELEFONI ROSA" E CONVIVIALI, PRINCIPIANTI BEN ACCETTE. CONTRATTO DI 23 O 30 ORE SETTIMANALI, CON TURNI DI LAVORO DI GIORNO, DI SERA O DI NOTTE. TEL. XXXXXXX, ASTENERSI PERDITEMPO»

Fin dal primo contatto telefonico, la direttrice del personale, magnifica Médiaservices, con la quale ciascuno/a di noi avrà forse la possibilità di operare come animatrice di telefono rosa. Médiaservices viene presentata come la numero uno in Francia come centro di messaggerie rosa e conviviale, e si insiste sulla portata internazionale della «sua» società, che sarebbe già quotata in borsa.
Ma quello che appare più significativo nella presentazione al momento del primo incontro personale, è la volontà di fornire un’immagine di società prestatrice di servizi, occultandone la sua specificità, vale a dire la fornitura di servizi sessuali auditel.
La società Médiaservices opera in una grande città universitaria, a due passi da una stazione della metropolitana. Dalla strada, non c'è alcun segno che possa far presagire il tipo d'attività svolta dall'azienda. L'apparenza esterna è quella classica delle zone di uffici, con l'accesso pedonale e il parcheggio con controlli di sicurezza, con pass magnetico, l'interfono e accesso notturno all'edificio tramite un codice digitale.
Al momento dell'intervista per l’assunzione, ci si rende conto che le diverse rappresentazioni sociali riguardo i «telefoni rosa» intrattengono a vantaggio della società, credenze e altri elementi di incertezza riguardo il «lavoro d’animatrice». Non viene fornita alcuna informazione su cosa sia questo lavoro. Non fosse che per l'uso di termini quali «dialogo erotico», «messaggerie rosa» o « messaggerie conviviali», spesso impiegati dalla direttrice del personale nel corso dell'intervista. Ciò consente di presentare alle future animatrici una forma d'attività salariata occultando la dimensione sessuale e la produzione pornografica inerenti la realtà di questo lavoro.
Le informazioni sull'attività stessa di «fare sesso parlato» si riassumono principalmente in un parallelo con il teatro. Basterebbe essere non «troppo bloccate» e mostrare una certa sensibilità al gioco teatrale[7].
Bisogna sapere che, in caso di reclutamento in massa[8], si verifica spesso che le interviste siano collettive (di rado con più di quattro persone). Ed è spesso con un classico «Bene, la chiamerò per farle sapere il risultato della nostra intervista» che si chiude questo primo incontro. Naturalmente, a seconda del periodo, i candidati vengono richiamati più o meno rapidamente; il fatto di essere state ammesse ad occupare il posto di animatrice viene a quel punto presentato come un favore da parte della direttrice del personale, rappresentante diretta di Médiaservices. A quel punto non si tratta più di fuorviare la propria dipendente; bisognerà essere all'altezza di quello che ci si aspetta da una animatrice.

BRANI TRATTI DA UN'INTERVISTA CON LA DIRETTRICE DEL PERSONALE RIGUARDO I CRITERI DI RECLUTAMENTO[9]:

«Ebbene, il reclutamento, è molto importante, ci molto molte cose che devono essere verificate. Per cominciare bisogna vedere, se le cose vanno bene con la direttrice, se l’elocuzione è buona, se la ragazza ha perlomeno un modo di parlare coerente nel corso dell'intervista. Se la ragazza mi risponde con dei “Sì, mah, non saprei... eh”. Allora non la posso scegliere, ecco tutto. Se la ragazza se la sa cavare, vuol dire che saprà cavarsela anche nel servizio, quindi c'è già una scelta. Poi ci sono diverse altre cose da tenere presente. A me piace molto che la gente sia dinamica, molto dinamica. Ciò si vede immediatamente durante l'intervista. Bisogna anche che ci sia una grande disponibilità per l'orario […]. Bene, è già un primo criterio.
In secondo luogo, io valuto anche la scrittura. È per questo che faccio riempire dei moduli, io valuto molto la scrittura e vedo già il livello della ragazza in base alla scrittura. Ma a volte, dato che si tratta di un'attività particolare, non presto troppa attenzione a questo. Perché ci sono delle ragazze che magari non hanno un certo livello ma che sono brave in questo lavoro, e quindi c’è un doppio senso. E poi, tengo conto anche dell'età, della situazione professionale. Non ho problemi se hanno dei bambini, bisogna pure che lavorino, non si può essere sessisti. Non ci faccio troppa attenzione... Non presto attenzione alla razza, non dico altro, lungi da me. Ecco, è così che funziona a grandi linee.»
I criteri di reclutamento sono costruiti sulla base di stereotipi eterosessisti: si considerano le donne in modo intercambiabile, come se tutte fossero disposte a soddisfare le richieste sessuali degli uomini. Se alcune si mostrano un po’ dubbiose sulla propria capacità di «condurre un dialogo erotico», vengono rassicurate fin dall'intervista. Viene spiegato loro che hanno a disposizione dei testi scritti (script): non sarà altro che una questione di tecnica e la formazione è garantita dalle assistenti.
La direttrice del personale presenta in un primo momento Médiaservices come se la maggior parte delle prestazioni proposte fossero dei «servizi ados». Si tratta di server che promuovono i fan club di sex symbols come Eve Sanders o Jody Spelling[10], oppure di server per gli adulti del «filo dell’amicizia» dove ogni riferimento al sesso è censurato. Ma, quando si tratta dei servizi di animazione erotici[11] per i quali lei recluta, le esigenze si fanno più pressanti e i termini rapidità, efficacia e TMC (tempo medio di collegamento o di comunicazione) suonano nell'insieme come simbolo dell'azienda. In occasione dell'intervista, ci si rende conto che si deve trattare di un indicatore di rendimento; ad ogni modo, non verrà fornita nessun'altra informazione su questo indicatore o sui metodi di calcolo.
Infine, e in modo piuttosto paradossale, quando al momento di concludere la direttrice fa appello al senso morale di ciascuna insistendo sull'onestà, sulla serietà e sulla coscienza professionale, giustifica questi prerequisiti con la specificità di «questo lavoro» e con l’interdizione formale per le «ragazze» di incontrare i «chiamanti». Nel corso dell'intervista, lei fa riferimento ad un tempo alla «specificità» del lavoro d’animatrice pur facendo risaltare tutti gli aspetti di un'azienda che ci tiene alla propria immagine e al benessere dei suoi dipendenti. Al riguardo, lei consiglia sempre alle sue «ragazze» di non parlare troppo di quel che fanno come lavoro… «Sapete, la gente s’immagina tante cose se si parla di sesso…»

Il processo di razionalizzazione

La strutturazione dell'area lavorativa del servizio animazione che si trova al primo piano utilizza lo stesso modello dei call-center di telemarketing, in quanto lavoro davanti ad uno schermo di computer con tastiera e cuffie. Le animatrici non possono recarsi ai piani superiori dove si trovano i settori di creazione e direzione dell'azienda.
Il processo di razionalizzazione consiste nella stessa riduzione dei posti di lavoro grazie, fra l'altro, all'informatizzazione delle procedure e alla standardizzazione del servizio sessuale individualizzato. Vedremo in che modo l'ICT consente la strumentalizzazione delle lavoratrici del sesso e l'organizzazione di un lavoro del sesso sempre più sfruttabile e controllabile dalla direzione.
La cosa più notevole quando si penetra in questa sfera del commercio del sesso, è l’invisibilizzazione delle fase dell'azione che costituisce il processo di lavoro, nel senso dell'oggettivazione degli atti sessuali.
Dal momento che uno dei compiti principali del lavoro d’animatrice è quello di produrre a partire da un meccanismo interattivo di script sessuali[12] - che consentono di soddisfare individualmente il maggior numero di chiamanti per minuto - il tutto è accuratamente razionalizzato mediante un'organizzazione del lavoro attenta a naturalizzare ed addomesticare un'eterosessualità femminile in grado di mettere in campo le proprie conoscenze al fine di soddisfare in maniera produttiva le richieste dei chiamanti.
Per illustrare lo svolgimento del processo lavorativo e del suo inquadramento nell'organizzazione del lavoro, ci baseremo sulla descrizione dei due principali servizi di animazione di Médiaservices.

«L’amore al telefono»

I chiamanti si collegano ad una rete e pagano per una prestazione d’amore al telefono con un'animatrice presentata da una nota che li informa che ella corrisponde al profilo richiesto[13]. Quest’ultima deve operare in uno scenario con uno dei clienti, scenario che gli altri chiamanti possono ascoltare senza intervenire (pur pagando la stessa tariffa di quelli che dialogano direttamente). Durante il collegamento, l'utente può iscriversi in una lista d’attesa per poter parlare a sua volta con l’animatrice oppure limitarsi ad ascoltare. L’animatrice deve condurre la conversazione in modo da mantenere il collegamento, con il maggior numero di chiamanti, il più a lungo possibile. Se questo numero di persone collegate diminuisce, cosa che l’ «animatrice» può controllare dal suo schermo, vuol dire che il suo scenario non soddisfa tutti e che gli uomini si scollegano. In ciascuna cabina, sono continuamente a disposizione delle animatrici, soprattutto per quelle nuove, tre testi. Due liste - «organi sessuali maschili» ed «organi sessuali femminili» - elencano tutti i termini gergali pornografici di base. Un terzo documento - «brani di dialogo» - indica molto semplicemente il tono dei dialoghi, ad uso delle nuove assunte.

Note di servizio: Certe ragazze hanno la tendenza a confondere psicologia e pornografia. Bisogna fare delle conversazioni calde, «l’amore al telefono», preciso. Ci si scalda fin dall'inizio, non si parla di cucina o di vacanze… Durante tutto il mese d'agosto, si fanno dei test. Attenzione agli annunci. La direttrice del personale. Véronica.

In questo servizio, gli uomini collegati vogliono dialogare con un'animatrice professionale in diretta. «Una vera porca», che non solo li «farà godere come non hanno mai goduto», ma che non aspetta che loro, perché lei è «già molto eccitata»[14], questo è ciò che viene promesso ai clienti nel momento in cui si collegano. L'importo della fattura telefonica sarà allora in funzione del traffico sulla rete al momento del collegamento.
L’interesse è dunque quello di produrre il massimo di minuti di collegamento, i minuti tariffati in base ai chiamanti di numeri di telefono che cominciano col 3668 o col 3669. I chiamanti possono restare in linea per venti minuti; oltre tale termine, vengono automaticamente scollegati per time out[15].
Le animatrici lavorano a sessioni da un'ora. Sono isolate in una cabina chiusa, appena più grande di una cabina telefonica, sotto la luce artificiale perché una sola parete è a vetri. A seconda della densità del traffico, può essere fatta intervenire come rinforzo una seconda animatrice. Ci sono due postazioni d’«amore al telefono». Al termine di ogni ora, le animatrici prendono nota del proprio TMC accompagnandolo con commenti ed osservazioni sulle condizioni in cui si è svolta la sessione. In tal modo informano l’animatrice che le sostituisce sull'atmosfera in rete e le consentono di individuare eventuali parassiti.

ESTRATTI DI UNA NOTA DI LAVORO:

Sylvia: TMC: 6.50. Osservazioni: una banda di cretini presuntuosi, incapaci di masturbarsi per più di 30 sec. cronometrati!
Samia: Pochissimi chiamanti, ma affannati dal desiderio di svuotarsi i testicoli pieni! troppo pieni a mio parere!!! e dopo chi pulisce??
Marie: TMC: 5.17. Non fa per niente caldo! dialogo nullo. La prima mezz'ora è stata davvero dura, il TMC non va oltre i 5 [minuti]!
Alle 18.30. TMC: 5.00. una catastrofe! Ho succhiato, mi sono fatta sverginare, inculare... non c'è niente da fare. TMC: 5.17.

«Il servizio incontri»

In questo servizio, le animatrici non devono essere individuate in quanto tali, ma «farsi passare» per delle chiamanti[16] in cerca di un incontro o di una conversazione. Bisogna dare l’impressione ai chiamanti di avere accesso ad una molteplicità di donne disponibili. Le animatrici registrano un «BV» (un biglietto da visita vocale, il più possibile banale pur essendo accattivante) che il chiamante ascolterà automaticamente come introduzione. Allora comincia un dialogo con dei messaggi in differita per un periodo che va da qualche secondo a qualche minuto. Da parte loro, le animatrici vedono apparire sullo schermo le indicazioni dei chiamanti; a questo punto elaborano degli scenari individualizzati. In questa rete, le animatrici possono trovarsi a gestire in modo continuativo e simultaneo fino a 20 o 70 chiamanti. Allora devono «giocare» su diversi registri al tempo stesso: «S-M, donna-bambina, porca, lesbica, bisessuale, scambista, donna sposata, borghese limitata…». Ovvero tutti gli scenari possibili che contribuiscono a corrispondere agli stereotipi di genere. Anche qui, ciò che conta è il TMC: generare un numero massimo di minuti di collegamento. La responsabile d’équipe interviene a volte per «incoraggiare le ragazze» e «far salire» il TMC: «Bisogna succhiare questi uomini!», « Fate funzionare la bocca a ventosa!!». Va aggiunto che la domenica ovvero in occasione delle interruzioni pubblicitaria durante i film erotici su M6 [un canale tv francese (ndt)], le reti sono rapidamente saturate. Le animatrici sono allora avvertite dalla responsabile che grida «Rush!» [correte! (in inglese, n.d.t)] in cabina; a questo punto sta per cambiare il ritmo del lavoro. Data la densità del traffico in quel momento, bisognare evitare di saturare la rete, rispondendo il più brevemente possibile. Ma, grazie alla creazione di software di gestione sempre più efficaci e alla potenza delle loro installazioni informatiche e di telecomunicazioni che gli consentono di accogliere migliaia di chiamate in entrata e di indirizzarle efficacemente verso le applicazioni desiderate, Médiaservices non perde il filo.

Disciplina e controllo dei corpi

Per garantire il massimo rendimento del tempo di lavoro delle animatrici, l'organizzazione spazio-temporale ha un effetto panottico[17].
Ogni volta che si presenta al lavoro, il personale accede al piano con una tessera magnetica nominativa. L'ora d’arrivo e di uscita del personale viene memorizzata. Proprio prima di entrare nella sala chiamate, c'è un vestibolo attrezzato come sala d’attesa[18]. Tutto qui si presenta in modo da rammentare al personale di animazione che è tenuto a «fare dei numeri» e nient'altro. Perciò è qui dove si trovano la programmazione oraria e le statistiche relative ai TMC — confronti con gli altri siti della società in Francia e commenti con la penna rossa sulla performance di ciascuna. In base ai tassi di collegamento, funziona un sistema di punizione/ricompensa; che è ad un tempo formale ed informale. I TMC delle diverse équipe per il «servizio incontri» e i TMC di ciascuna animatrice per «l'amore al telefono» sono commentati. Le migliori sono valorizzate ed incoraggiate con dei commenti: «molto bene», «da migliorare». Le «cattive animatrici», i cui nomi sono sottolineati con la penna rossa e con annotazioni come «e allora?», «è un disastro!», possono essere convocate dalla direttrice del personale per un incontro. Possono anche ricevere un'ammonizione per raccomandata con ricevuta di ritorno, o sottoposte a pressioni morali fino a che non si dimettono: isolamento, chiacchiericci, umiliazioni, denigrazioni. Vengono appiattite sulla propria sessualità che viene considerata nulla: non sono delle «vere donne» che sanno «far godere».
Ho descritto poco sopra in che modo il lavoro d’animatrice di "telefono rosa" è presentato fin dall'intervista come un'attività che non richiede alcuna qualifica particolare ma solo un «alto livello morale». Il contratto di lavoro attesta infine l’inadeguatezza delle prescrizioni sul posto da occupare rispetto alla realtà sessuale inerente l'attività di animazione erotica.

ESTRATTO DAL CONTRATTO DI LAVORO:

«Articolo 6. La signorina Élise Duchemin avrà tre tipi di funzioni:
1) Garantire una rigorosa sorveglianza dei servizi auditel che le sono affidati.
Per i servizi riservati agli adulti: proibizione formale di inoltrare messaggi incoraggianti i crimini e/o i delitti, o incitanti al consumo di sostanze proibite. Proibizione formale di inoltrare messaggi incitanti alla discriminazione, all'odio o alla violenza. Proibizione formale di inoltrare messaggi a carattere violento o pornografico, suscettibili di colpire il rispetto della persona umana e della sua dignità, dell'uguaglianza fra donne ed uomini e della protezione dei bambini e degli adolescenti. Proibizione formale di inoltrare messaggi che abbiano caratteri di mercimonio (ogni messaggio che includa l'idea di un passaggio di denaro), in conformità all’articolo 225-5 del codice penale che punisce «chiunque, in qualunque modo, aiuti, assista o protegga la prostituzione altrui». Proibizione formale di ogni messaggio contrario alla decenza. (…)
2) Animazione dei servizi auditel che consiste nell'accogliere i chiamanti dei servizi con dei messaggi i più personalizzati possibile e a garantire la continuazione del dialogo. (…) Ogni infrazione che la Signorina Élise Duchemin considererà non rispettosa di detto contratto di lavoro sarà passibile di licenziamento per grave infrazione.
3) La Signorina Élise Duchemin accetta di prestare la propria voce e di procedere regolarmente alla registrazione di messaggi destinati ai servizi a voce»
L’azienda evita così qualsiasi riconoscimento in termini di qualifica, e, quindi qualsiasi tipo di contrattazione di tipo salariale.

INTERVISTA CON LA DIRETTRICE DEL PERSONALE, VÉRONICA

« […] Poi, per la formazione tecnica quando le ragazze sono entrate nello staff, ho delle formatrici. Ne ho due, ho due assistenti che sono delle formatrici. Così per due ore si fa della formazione, e poi si riprende la formazione il giorno dopo. Per una settimana non le lasciamo da sole, e se dopo una settimana davvero la ragazza non ce la fa, dopo due ore più una settimana, allora ci fermiamo. Perché c'è un periodo di prova... ma questo è un lavoro a parte.
Io lascio sempre una possibilità alla gente, perché a volte una può essere bloccata. Parlare di cose al di fuori della norma, può bloccare delle persone, ma dopo una telefonata si liberano. E io do sempre una possibilità; ma ci sono delle volte che durante l'intervista, o nella prima formazione, dopo due ore, riesco di vedere subito se la ragazza vale oppure no. Quando, dopo due ore, non ha capito che doveva premere un bottone per passare al successivo, non si può continuare. È una perdita di tempo. Ci siamo talmente abituati; io ho avuto circa duemila dipendenti in sei anni.»

Premessa eterosessista e lesbofoba di partenza: tutte le donne sanno come far godere un uomo. «Beh, tu sei già stata a letto con un uomo! Ebbene fai la stessa cosa!» (una formatrice). Per meglio appropriarsi dei corpi delle animatrici ed addomesticarli, il personale d’inquadramento (la direttrice del personale e le sue assistenti) si attribuisce un «diritto di conoscenza» sulla loro sessualità.
Se c'è una cosa da notare nel periodo di formazione, è questa paura di non sapere come fare, il timore di non arrivarci tanto facilmente quanto le proprie colleghe. «Nominare, per le donne, è il grande peccato», ci dice F. Collin (1992), facendo riferimento ai lavori di Michel Foucault (Foucault, 1976).

INTERVISTA. HÉLOÏSE

«Beh per me era di grande imbarazzo il fatto che se ne stessero dietro di me. Non osavo dire troppo all'inizio. In effetti mi sono resa conto che m'imbarazzava avere un dialogo di fronte a loro. Perché io non potevo sentire le altre, e quindi non sapevo fino a che punto potevo andare. Non sapevo che le altre avevano le mie stesse conversazioni perché non le avevo ascoltate. Non sapevo quali fossero i limiti, non sapevo se potevo essere volgare o no, non sapevo se potevo…. Dal momento che dovevo parlare, avevo paura che mi giudicassero o dicessi troppo di me stessa, insomma non sapevo che fare. Ero tremendamente imbarazzata quando stavano alle mie spalle. Preferivo che mi ascoltassero dall'ufficio, cosa che in effetti potevano fare. Preferivo che mi ascoltassero dall'ufficio, ma non che se ne stessero dietro di me, perché la cosa mi imbarazzava davvero. Allora io mi giravo a guardarle e loro se ne andavano. Ma all'inizio era così, mi imbarazzava che se ne stessero là.»

Spesso, i primi giorni sono vissuti come un test su una specie di sfida da vincere. Le animatrici passano, perlopiù. per una fase di «gioco»: si divertono a «poter far godere un uomo che paga per del sesso al telefono e di essere pagate per farlo». Ma questo periodo è anche quello propizio per inquinare uno spazio di lavoro, ipersessualizzandolo. «Tutti gli uomini che passano per strada, in metropolitana, la guardia al supermercato, l'impiegato di banca, il vicino, gli amici, sono tutti potenzialmente dei chiamanti. Negli incubi, i sessi sono giganteschi, gli uomini grassi e la direttrice del personale ti obbliga a volte, ad avere dei rapporti sessuali.»
Queste testimonianze mi sono state riferite per lo più col tono di una storiella divertente, poiché apparentemente «tutte le animatrici ci sono passate». Allo stesso modo, quando alcune animatrici riferiscono di mal di testa o di nausee prima di andare nella sinergia diretta dell'amore al telefono, o dell’apparire cronico di problemi ginecologici, di oscillazioni di peso (perdite d’appetito, oppure voglia di mangiare qualcosa tutti i minuti…), ma non si fa mai riferimento ad una qualche forma di somatizzazione della sofferenza al lavoro.
Così, che si tratti di un «gioco» o di restare convinte che queste «malattie più o meno gravi» non abbiano niente a che vedere col lavoro, la direzione trasmette questo tipo di messaggio al fine permanente di impedire qualsiasi presa di posizione su un lavoro che è deleterio. La dimostrazione viene fatta nel corso delle riunioni di lavoro o di incontri individuali.

INTERVISTA SAMIA. «CI SIAMO PASSATE TUTTE»

«La cosa è successa quando sono svenuta. Allora si sono resi conto che non mi piaceva. Era di sera, dovevo finire tardi, e così ho preso la mia cuffia e mi sono messa al lavoro. In quel momento, c'erano molti chiamanti e quando facevo l'amore al telefono con loro, non è che fossi sincera, ma… Nel modo di respirare, ero sincera, ma non mentalmente. Insomma, non come spiegarti. C'era comunque una separazione, e quando respiravo forte così [simula un respiro affannoso], ero obbligata a lavorare.
Avevo mal di testa, sempre così e… mi sono alzata, e di colpo sono caduta. Sono caduta nella cabina. Allora mi hanno preso, mi hanno sollevata, mi hanno fatta uscire. È stata Églantine che mi ha fatto uscire, ovvero la responsabile.
E lei ci ha messo il suo tempo. Perché non sapeva che stavo male, e ha chiamato il dottore, ma non è stata una cosa veloce. È stato un animatore del servizio «filo dell’amicizia» che mi ha aiutata, che mi ha dato dello zucchero per farmi riprendere. Églantine mi diceva : «Ma no, non preoccuparti, andrà tutto bene. Vedrai, succede a tutti!» Ma io sapevo di non poterlo fare, è una cosa che non fa per me. Lei non capiva, io glielo dicevo e piangevo; le ho detto:
«Non voglio più, non voglio più andare nella cabina. Capisci Églantine? non voglio più trovarmi là dentro, non mi piace, non ne ho voglia, non ne ho proprio voglia! » e beh… allora mi hanno dato quattro giorni di riposo. Dopo sono andate nell'ufficio di Véronica.
È stato dopo, e lei mi ha detto: «Allora, cos’è successo Samia? Non si deve lasciar andare. È soltanto...» È soltanto, beh… come… come se fossi un'attrice che interpreta un ruolo. «Bisogna che separi le cose, si tratta di una cosa passeggera». Mi diceva che mi sarei ripresa e io le dicevo che non potevo riprendermi, che la cosa non era per me. La cabina, non è per me. Allora, è per questo che sul piano di lavoro c'erano due ore di cabina, ma temporalmente separate. Oppure me ne davano una al giorno, perché gli avevo detto: «Non ce la faccio.» Perché due volte di seguito, beh era troppo per me. Era troppo. Non appena vedevo che avevo la cabina, io, io mi stressavo, non stavo bene. Ebbene ancora adesso, a volte, mi succede. Non mi capita più di respirare come prima, ecc., eppure… Ma a me cabina non piace, non piace. Non so come spiegarti. Ma è il fatto di averlo direttamente al telefono così, senza esserci tagliati. In effetti, il fatto che mi parli, in effetti è questo, averlo direttamente al telefono, non lo sopporto. Mentre nelle altre postazioni di lavoro, ricevo dei messaggi. Infatti, ricevo dei messaggi, se ho voglia di rispondergli, c'è il tempo di farlo, mentre là non c'è tempo. Lui mi… non è che mi aggredisca, ma mi salta addosso subito. »

E-commercio del sesso, precarietà e globalizzazione

In un simile contesto neoliberale d'impiego iperproduttivista delle tecnologie, Médiaservices adotta ugualmente una strategia di delocalizzazione delle sue attività di animazione a Panama. Così, per reclutare delle animatrici per delle messaggerie in lingua turca, araba, araba letteraria, inglese o spagnolo, la direttrice del personale si accerta di ingaggiare del personale già formato e conforme allo «spirito dell'azienda».
Nel quadro delle raccomandazioni fatte alle «ragazze» inviate a Panama per fungere da animatrici su delle reti in arabo, la direttrice le mette in guardia dall'esigenza di non comunicare l'importo del proprio salario esatto alle animatrici panamensi il cui salario è ben inferiore al proprio: «Le panamensi, sono delle fannullone! Ben inteso, se vengo a sapere che avete parlato del vostro salario, ve ne andate fuori subito!» Con lo stesso metodo, rispetto alle animatrici d’origine magrebina, la direttrice del personale fa un discorso quantomeno inquietante. Secondo lei sono delle «buone animatrici», laboriose e docili. Nello stesso modo in cui il signor Michelin, all'inizio del XIX secolo, faceva credere ai suoi operai che fabbricava dei pneumatici solo per dar loro del lavoro visto che senza di lui sarebbero morti, la direttrice del personale mantiene chiaramente con le «sue ragazze » dei rapporti di sottomissione paternalista.

INTERVISTA. SAMIA

(riguardo i suoi rapporti con la direttrice del personale).
«Vale a dire che beh, io le dicevo che venivo da una famiglia numerosa, che eravamo tutti ragazzi e che non avevamo il diritto di uscire, ecc., Lei mi rispondeva che anche lei veniva da una famiglia italiana numerosa, , che era stata un'educazione molto forte e che si era dovuta battere anche lei. E la sua sola lotta erano stati gli studi ecc. e sfuggire, e sfuggire anche dalla bambagia della famiglia. Scappar via, ecco. Ma non passavamo la vita a parlarne. […] »

Si può discutere dei valori, di un mondo del lavoro tradizionalmente virile, promossi dal Veronica. Valori che hanno un senso per queste giovani donne che lei trova così docili e lavoratrici (rispetto della famiglia e del lavoro).

INTERVISTA. SAMIA

«Mi ha detto che… Mi ha detto che non era normale. Che non ero una brava animatrice e che questo non andava. Uhm, come spiegarti. Beh, mi ha detto, che sarebbe andata meglio, ecc. Ecco, riguardo il mio stato di salute [fa riferimento al suo malessere di cui si è detto prima], ma che io ero una brava animatrice, e che non bisognava che abbassassi le braccia, che gli uomini sono tutti dei… sono tutti dei porci… che era un lavoro, che erano soldi. Che bisognava occuparsene, ecc., e che loro amano queste cose. Lei mi, come dire… non so, non so che parole usare, ma… lei era convincente. Diceva che gli uomini non valevano niente, che era bene occuparsene spesso, perché ti pagano ecc. Vedi, si sentiva questo lato dei soldi. Ma in qualche modo, mi forgiavano; non ne avevo voglia, e questo non è riuscita a capirlo, ha capito semplicemente di farmi andar via due ore. Ma io continuo sempre a farlo, come tutti.»

Sembra che nel far trasparire questa condivisione e degli stessi valori, la direttrice possa esercitare più facilmente una forma di dominio su queste animatrici. Un dominio nel lavoro che si caratterizza per l'incoerenza mantenuta attraverso un'organizzazione data. Dando alle animatrici l’illusione di scegliere e di controllare la realtà del lavoro, si annulla in effetti la differenza fra imposizione e libertà. Ritroviamo in tutto ciò, la descrizione di C. Dejours riguardo le nuove forme di dominio da parte della gestione manageriale, dalla minaccia alla precarizzazione (Dejours, 1998). Così Médiaservices manda le giovani animatrici d’origine turca, marocchina e algerina che animeranno i servizi del Maghreb e del Medio Oriente a Panama, con un permesso di lavoro che gli verrà difficilmente rinnovato. Sarà più difficile per loro far valere i propri diritti[19]. Queste donne mi hanno riferito come alcune ragazze si nascondevano in occasione delle visite dell’ispezione del lavoro visto che la società impiega un prestanome di un'agenzia immobiliare[20]. La nozione di centralità del lavoro pone l’importanza di rapporti sociali di lavoro nella costruzione dell'identità sessuale e della produzione del genere e ancor di più nell'identità del genere virile (Dejours, 1997). Mentre mascolinità e femminilità designano l’identità sessuale – «la capacità di “abitare” ed amare il proprio corpo e di “goderne” nei rapporti erotici –, virilità e muliebrità designano non simmetricamente il conformismo rispetto ai comportamenti sessuali richiesti dalla divisione sociale e sessuale del lavoro » (Molinier, Welzer-Lang, 2000).

VÉRONICA, DURANTE UNA RIUNIONE :

«Voi sapete cosa piace agli uomini?… Sbattere… non state a sentire quello che dicono. Sono tutti belli, hanno tutti il cazzo più bello che si sia mai visto. E sapete cosa piace tantissimo agli uomini?
[risate e risposte in sala.]
La sodomia, ecco! Giocate molto su questo!»
Le immagini, il vocabolario degli script sessuali in ogni società sono usati dovunque per parlare ugualmente del dominio del sesso in generale (Bozon, 1999). In effetti, i ragionamenti fatti dalla direttrice del personale durante le riunioni di lavoro legittima la logica dell'onore delle «sue animatrici preferite», segnala alla fin fine questa impossibilità di percepire i rapporti sessuali come uno scambio fra eguali.
Lei apprezza in particolare la logorrea pornografica delle «sue ragazze». Si assiste, in alcune animazioni, alla razionalizzazione di discorsi pornografici ritmati da metafore androcentriche, da termini gergali e popolari.
Questa esperienza del lavoro come forma di sessualità è dunque altrettanto legata all'interiorizzazione dell’oppressione sociale che vivono queste giovani donne sia quando si trovano in un percorso sociale precario che riguardo i rapporti di potere fra i sessi. Alla luce di certi lavori sul rapporto fra il privato e il pubblico e i rapporti di genere nel Maghreb e nel Machreq, l’interesse euristico di una lettura attraverso la bipolarità simbolica dei sessi in termini di rapporti di dominio sembra indispensabile per la comprensione della realtà del lavoro di queste animatrici (S. Dayan-Herzbrun, 2000). Da un lato l'«haram» (tabù) che rinvia al femminile, a ciò che rientra nel «sinistro», ma anche all'interno, al segreto, all’intimo, alla sessualità; dall’altro il «nif», la virilità, la vita pubblica.

Grado di autonomia delle donne e strategie di resistenza

Si sa che, se esistono delle forme di violenza e di dominio nel lavoro, esistono anche delle forme di resistenza a questa oppressione come dei momenti di piacere nel lavorare.

INTERVISTA A SAMIA

«Ma la svolta, è stata a Panama. La svolta, è stata laggiù. […].
Io ero… perché lui, eccolo [il chiamante], lui morde, ebbene mordo anch'io allo stesso modo e non lo lascio andare. Io non lo lascio andare, non lo lascio andare, e dopo un attimo è lui che va in crisi. Ed è così che ho scoperto che non dovevo farmi fregare. È stata la svolta, in quel momento. Eh sì. Così per tutto questo tempo, per tutto questo tempo, sono stata un'accanita. Mi facevo un sacco di domande, e non volevo che lui fosse, che fosse lui a comandare in effetti. Per tutto il tempo, per tutto il tempo, non lo volevo. Lo anticipavo prima ancora che parlasse, per prendere io il controllo. […]
Ecco come stanno le cose, e dato che da noi gli uomini hanno potere sulle donne, ebbene, a partire da quel momento, quando ho avuto questo famoso dialogo, la cosa è durata per due mesi. Ho deciso di non farmi più camminare addosso, che era impossibile, che era invivibile. È quello che viveva mia madre, è quello che ha vissuto o che vive ancora mia madre, era insopportabile. Io non ne potevo più. Non sopporto quello che lei vive laggiù adesso, non ci penso nemmeno più, deve essere molto duro da sopportare. Io, in qualche modo, odio gli uomini, li odio. Non è una vendetta, e io voglio… voglio provargli che… che possono fare quello che vogliono, ecco! E adesso con questo viaggio, ho potuto davvero scoprirmi e so quello che voglio. E adesso so che se mai dovessi avere uno scontro coi miei fratelli su una questione qualunque, mi alzerei in piedi. Di solito non dicevo niente. È anche questa una forma di debolezza, non dicevo niente, mi lasciavo comandare. Semplicemente che per il fatto di non dire niente, potevano permettersi di parlare. Ma adesso, se mai dovessero parlare, parlerei anch'io, gli direi quello che penso, che gli piaccia oppure no. Direi quello che penso. Contano poco le circostanze, in che modo sarà, ma al meno glielo dico.
Io sono in grado di arrivare a quello che volevo.»
In quali condizioni le animatrici possono mobilitare l’economia erotica, privata e sociale in gioco nella sovversione dei ricorsi del dominio maschile (Molinier, 1997) e nella resistenza alla violenza del lavoro del sesso[21]?
Scambiarsi «piccoli trucchi», le esperienze felici e dolorose di ciascuna, chiedere e dare consigli alle proprie colleghe diventa difficile quando lo slogan della direzione non è altro che «TMC». Restare sempre davanti allo schermo. Le mani sulla tastiera.
Non parlare della propria vita privata sul lavoro e del lavoro nella propria vita privata. Evitare di vedersi fra colleghe al di fuori. Sembra allora che sia compromessa ogni fiducia e solidarietà fra colleghe, come la condivisione di interessi comuni necessari alla mobilitazione collettiva.

Conclusione

Abbiamo visto in che modo l'emergere di un'industria del sesso iperbolico a immagine del neoliberismo beneficia sia della legittimità del paradigma mercantile della modernizzazione capitalista che del non-riconoscimento e dell’invisibilità di certe forme di lavoro costruite sul modello servizio femminile/compenso maschile (Tabe, 1987). Mentre le «stigmate della puttana» (Pheterson, 2001) funzionano come strumento politico di controllo sociale delle donne, la «MacDonaldizzazione» del lavoro del sesso (Chaker, 2001) tende ad avvicinare questo compenso a zero.
Questi primi elementi etnografici ci portano finalmente a dare impulso e a mobilitare delle riflessioni sulla mondializzazione dell’industria del sesso, sulle nuove configurazioni dei flussi migratori e sul grado d’autonomia delle donne nella divisione sociale sessuale e internazionale del lavoro. Si tratta di farla finita con la contemplazione pietosa delle vittime con la bocca chiusa per elaborare collettivamente una politica di emancipazione dei/delle dominati/e.



Bibliografia

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DAYAN-HERZBRUN (S.), « Dire, ne pas dire les sexualités » [Dire, e non dire, le sessualità], Journal des anthropologues, n° 82-83, pp. 179-194, 2000.
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[1] Le violenze fatte alle donne nel commercio del sesso, sotto la direzione di WELZER-LANG (D.), nel quadro del programma europeo Daphné, 2000-2003.

[2] TIC sta per tecnologie dell’informazione e della comunicazione. [Ma in Italia si usa ICT, che è l'abbreviazione di Information and Communication Technology, ovvero dei termini originali inglesi, (ndt)]

[3] Gioco di parole in francese intraducibile, poiché "mâle" significa "maschio", sicché normale diventa quasi eguale "a norma d'uomo" (ndt).
[4] Il codice APE, attività principale economica, è una classificazione dell’INSÉE. La categoria 64-2B corrisponde alle attività degli altri soggetti delle telecomunicazioni a parte France Télécom e TDF, comprese quelle delle loro filiali: l'utilizzo di supporti di legame specializzati (cavi sottomarini, satelliti, ecc.), la fornitura d’accesso alla rete Internet, i servizi dei cybercaffé, i servizi di teleconferenza e la fornitura d’accesso pubblico alle reti informatiche.

[5] http://www. prestataires.journaldune.com

[6] Ovvero circa due volte l'ammontare del budget Daphné per il periodo 2000-2003 (20 milioni di euro).

[7] Presentare il lavoro d’animatrice come un gioco teatrale mentre lo si ricollega agli stereotipi di genere in base al modello «le donne, queste commedianti» presenta un lavoro che non richiede alcuna qualifica o competenza particolare.Si tratta in questo modo non di ridurre questa attività al gioco altrimenti riconosciuto e valorizzato dell'attore, ma piuttosto alla raffigurazione essenzialista sulla propensione delle donne a fare la commedia.

[8] Quando giunge il periodo delle vacanze estive, sono soprattutto le studentesse a presentarsi. Come capita spesso nei posti di lavoro precari, diventa allora più facile per l’azienda imporre le sue condizioni di lavoro a persone che non hanno necessariamente l'esperienza del mondo del lavoro e che ad ogni modo sono lì soltanto di passaggio (lavori estivi). Ma più in generale, il personale di Médiaservices corrisponde più o meno al personale delle società di telemarketing. D’altra parte, non è raro che si ritrovi del personale uscito da Médiaservices impiegato ora come teleoperatore-operatrice in società di telemarketing o nei call-center.

[9] Una precisazione metodologica: per condurre questo studio, sono stata io stessa un'animatrice di Médiaservices per tutta un'estate. Avendo avuto un'esperienza precedente di "telefono rosa" per un anno e mezzo con una società molto meno importante, mi sono dunque semplicemente presentata senza fare riferimento alle mie motivazioni sociologiche. Qualche mese dopo che me n'ero andata, ho contattato la direttrice del personale chiedendole un'intervista nell'ambito di un lavoro universitario sulle «direttrici delle risorse umane».

[10] Nomi immaginari per designare rispettivamente una star dei telefilm americani e una cantante di varietà francese realmente esistenti.

[11] È quello che si chiama «servizio di incontri matrimoniali»; non si fa alcuna animazione su questi server, si tratta soprattutto di censurare ogni riferimento al sesso.

[12] «Tutte le nostre esperienze sessuali sono costruite come degli script, in primo luogo nel senso in cui derivano da apprendimenti sociali, che non risultano tanto dall’inculcare di norme, di regole e di divieti, quanto dall'impregnarsi di racconti che implicano una sequenza di eventi, o dall’interiorizzazione di modalità di funzionamento delle istituzioni. […] Gli script enunciano meno dei divieti di quanto non scrivano gli scenari della nostra sessualità possibile » (Giami et Bozon, 1999). [Script è un termine gergale informatico, che descrive un tipo di software che serve da guida per le conversazioni telefoniche, quali sono quelle delle interviste dei sondaggi d'opinione, o quelle dei servizi di assistenza offerti dai call-center, ed anch, naturalmente, quelle dei "telefoni rosa", (ndt)]

[13] Sadomasochismo, donne mature, donne bisessuali… Ma alla fin fine, tutti i chiamanti arrivano su una stessa rete, ed è l’animatrice che adatterà il suo script in base alla richiesta del chiamante che è visualizzato con le sue iniziali sullo schermo.

[14] In conformità con le immagini delle «puttane» presentate nella pornografia classica, ovvero di donne disponibili nei confronti di ogni desiderio maschile, ma non pagate per un qualsivoglia servizio sessuale (Welzer-Lang, 2001), i chiamanti avranno così il piacere d’immaginare che in fondo «sono le donne che vogliono questo».
[15] Scollegamento automatico. Time out è il termine impiegato dagli elaboratori di software e dai tecnici, ma mai dal personale di animazione.

[16] A volte le animatrici fanno finta di essere dei travestiti modulando la propria voce.

[17] «Fare in modo che la sorveglianza sia permanente nei suoi effetti, anche se essa è discontinua nella propria azione; che la perfezione del potere tende a rendere inutile l’attualità del suo esercizio» (Foucault, 1975).

[18] L’orologio della cabina è sempre avanti di qualche minuto. Le salariate – quando se ne rendono conto - sono dunque implicitamente pregate di accordarsi con l'ora di Médiaservices.

[19] Le animatrici vivevano all’epoca tutte insieme in un bel appartamento con piscina messo a loro disposizione amabilmente e a titolo gratuito dalla direzione.

[20] Questa società fittizia è anch'essa domiciliata a Londra. Alla fine ho trovato quattro nomi e quattro indirizzi diversi per Médiaservices.

[21] Si sa, a partire dai lavori di P. Molinier che esistono delle strategie di difesa costruite dalle donne, laddove «la necessità di scomparire come soggetto a beneficio di una disponibilità universale e l’apprendimento a disprezzare il corpo femminile giocano come un'incitazione al masochismo» (Molinier, 1997). «Sovvertire la muliebrità, status di sottomissione conferito alle donne nei rapporti sociali di sesso, vuol dire giungere a staccarsi, sia dall'autosvalutazione inerente al vissuto della sottomissione, sia dallo scoglio della virilizzazione» (Molinier, 1996).


TUTTO E' DI TUTTI