Rintronati come siamo dopo la proiezione de “La sconosciuta” di Peppuccio
Tornatore, dobbiamo sfogarci: uso illustrativo e assordante delle musiche per due ore interminabili, allarmanti accordi che sottolineano continui colpi di scena, e la spiega per i poveri d’ogni risvolto dell’improbabile saga di una prostituta ucraina umiliata e offesa oltre ogni dire in Italia.
Al confronto le telenovelas sono sobrie come le opere di Henry James e i melodrammi con Yvonne Sanson controllati quanto i film d’Ingmar Bergman. Questa volta non ci sarà il compianto produttore Franco Cristaldi a salvargli
il film e la carriera come ha fatto con “Nuovo Cinema Paradiso”, ritirandolo e
con le mani libere dopo il tonfo italiano.
Ha eliminato eccessi e lungaggini ai quali l’Autore debuttante s’era abbarbicato e lo ha fatto trionfare al Festival di Cannes e agli Oscar.
Se volete vedere film ottimi e verosimili sulla tratta delle donne dell’est Europa, affittate “Promised Land” di Amos Gitai e “Lilja 4-ever” di Lukas Moodysson.
Ennio Morricone, compositore navigato che sa difendersi, ha spiegato d’aver registrato le musiche in modo tale che il volitivo Tornatore potesse farne l’uso che voleva “con estrema libertà”. Una catastrofe.
Ma quanto sono simpatiche le divise della Mondialpol Roma, la vigilanza privata all’Auditorium.
Sembrano i New York’s Finest, berretti tondi e distintivo sul petto all’americana.
Torniamo al Diritto al Mugugno, patrimonio giornalistico: dà sui nervi l’annuncio lungo, molesto e in più lingue prima di ogni dannata proiezione, in cui
siamo perentoriamente invitati a spegnere i cellulari e ogni diavoleria elettronica, e minacciosamente avvertiti che il personale in sala è munito di “rilevatori d’onde magnetiche” per individuare i malfattori. Ne capiamo la necessità per evitare disdicevoli piraterie tramite cellulari con videocamera
eccetera, ma il timbro è quello della Maestra tonitruante e severa verso scolari
teppisti e duri di comprendonio.
Uffa.
mariarosamancuso su il Foglio
saluti




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