Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Fedeli alla linea!
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    la cannabis una droga leggera? ma avete mai provato a portarne 80 chili sulla schiena?
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    Predefinito Le banlieu e il metodo di lotta

    Salve, uso come pretesto la lotta nelle banlieu parigine per rilanciare un quesito di più ampio campo: per voi è lecito giustificare la violenza (intesa non solo come fisica, ma anche contro i beni, auto ed edifici, e "simbolica", occupazioni) per conseguire un obiettivo, o ripercorrereste l'ultimo thread, la non violenza senza se e senza ma?

    Esempio: giustificate gli scontri dell'undici marzo scorso a milano, violenza annessa, per impedire il corteo di fiamma?
    p.s.: ho sentito dire in giro che ci sono blog di bloggers delle banlieu parigine, che ospitano video di militanza, ripresi da loro, spesso riguardanti appunto la lotta in sè. ne conoscete qualcuno?

  2. #2
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    Intanto data l'ora tarda mi riservo di rispondere brevemente alla prima parte del tuo discorso con la promessa di approfondirlo poi domani.
    Perlo innanzitutto per me ma credo di poter parlare anche a nome dei compagni comunisti nazionalitari.
    Nessuno di noi è un maniaco assetato di sangue che vede come unica prassi rivoluzionaria la violenza.
    Detto questo tuttavia sono convinto che il pacifismo sia la foglia di fico odierna dell'attuale sinistra sistemica italiana e occidentale. Il pacifismo è una metodologia di lotta nobilissima e di altissimi contenuti etici ma come prassi è collegata a possibilità storiche e geografiche ben precise. L'impresa di Gandhi è stata possibile solamente per le condizioni storiche economiche e culturali dell'India e in parte possiamo dire che il suo progetto non-violento dopo l'indipendenza sia fallito.
    Ora va detto che nella situazione di violento attacco dell'imperialismo americano, sionista ed occidentale odierno nei confronti della periferia capitalista non è possibile non pensare in alcuni casi alla rivolta violenta in quanto il sistema imperialista repressivo è già armato di suo. Ocalan nella sua teoria del Terzo Dominio parla della violenza rivoluzionaria in termini di legittima difesa ed io sono pienamente daccordo con lui. Guarda l'esempio recentissimo dell'aggressione sionista in Libano. Se non ci fosse stata la resistenza armata di Hezbollah ed Amal e anche in forma minoritaria del PCL le cose sarebbero andate molto diversamente.
    Chiaramente la violenza diventa davvero rivoluzionaria quando si attuano due condizioni assolutamente necessarie: la prima è che la violenza parta dalle masse (altrimenti diventa violenza settaria e inconcludente come hanno dimostrato i tentativi in Occidente delle BR, della RAF, dell'ArmataRossa Giapponese, mentre movimenti come l'ETA o l'IRA sono ancora lì a combattere proprio grazie al consenso di massa che questi movimenti hanno radicati alla base), la seconda è che la violenza sia organizzata e sappia muoversi in canoni ideologici e politici non dogmatici ma elastici. Guarda oggi la guerriglia nepalese o le FARC tanto per fare un paio di esempi immediati e chiarificatori a riguardo.
    Lo spontaneismo violento delle banlieu è stato positivo in quanto ha sollevato un problema ed ha dimostrato il potenziale rivoluzionario delle masse proletarie marcusianamente intese. Ma come hai visto ha perso presto la sua carica iniziale in quanto è legge fisica oltre che politica che l'energia non incanalata esplode con una incredibile potenza ma si esaurisce in fretta.
    Fondamentale inoltre considerare come prima della violenza ci siano tutte le strade politiche da percorrere: dalla manifestazione di protesta, alle azioni simboliche allo sciopero. Dare alla lotta violenta il carattere intrinseco di portatrice di cosicenza rivoluzionaria significa rifare gli errori commessi trent0anni fa dai fochisti sudamericani che non si resero conto che il modello cubano era adatto a Cuba e non indiscriminatamente ovunque.
    L'argomento merita un approfondimento assolutamente più articolato di queste poche righe dettate dalla necessità di riposare per una giornata di lavoro che si avvicina.
    Mi riprometto di sviluppare ulteriormente e maggiormente quanto appena accennato ora.
    Intanto ti saluto con una frase che deve far riflettere ogni compagno, è una frase di Lin Piao: quando un movimento rivoluzionario ha la possibilità di vincere e non va avanti nella lotta allora è opportunista, quando capisce che non può vincere e va avanti lo stesso allora è avventurista.

    A luta continua

  3. #3
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da cioppi Visualizza Messaggio
    Salve, uso come pretesto la lotta nelle banlieu parigine per rilanciare un quesito di più ampio campo: per voi è lecito giustificare la violenza (intesa non solo come fisica, ma anche contro i beni, auto ed edifici, e "simbolica", occupazioni) per conseguire un obiettivo, o ripercorrereste l'ultimo thread, la non violenza senza se e senza ma?

    Esempio: giustificate gli scontri dell'undici marzo scorso a milano, violenza annessa, per impedire il corteo di fiamma?
    p.s.: ho sentito dire in giro che ci sono blog di bloggers delle banlieu parigine, che ospitano video di militanza, ripresi da loro, spesso riguardanti appunto la lotta in sè. ne conoscete qualcuno?
    Violenza o non violenza? Bel problema io ci terrei a rispondere entrambe a seconda dei luoghi e dei momenti (ma anche contemporaneamente).
    Non sono né un fautore della violenza né del pacifismo, bisogna essere duttili. Se diamo un’occhiata alla storia anche recente troviamo appunto che tutti i movimenti di protesta sono stati un misti di violenza e non, sia pure in varie dosi e a seconda dei rapporti di forza.
    Prendiamo ad esempio la Resistenza italiana, anche se adesso non lo sa più nessuno perché la memoria degli eventi storici viene sembre elaborata, ha avuto una componente maggioritaria non violenta. Ci sono stati certi i gap e i partigiani, ma molte grosse organizzazioni clandestine non hanno mai avuto le armi. Penso a tutta la rete che stampava e diffondeva la stampa antifascista, agli scioperi nelle fabbriche (1 milione di persone nella primavera del ’44) e a chi si occupava di far espatriare militari alleati, ricercati, ecc. In altre occasioni invece la violenza è necessaria perché, anche se più debole, ti trovi davanti ad una avversario che è disposto a cedere solo con la forza e da qui nascono un po’ tutte le tecniche di guerriglia e guerra asimmetrica.
    Sugli esempi che hai fatto, bisogna fare un discorso differenziato.
    Per me gli scontri dell’11 marzo sono da condannare in pieno e non sono solidale con chi è stato arrestato. Bisogna smetterla di giocare alla guerra civile con neofascisti, perché sono tutte energie buttate e l’unica cosa che si fa è distrarsi da lotte ben più serie e utili. La Fiamma per me è un micropartito che non ha dietro alcun centro di potere e che cerca solo un po’ di visibilità per fare da vittima. Diciamoci la verità, oggi le forze politiche pericolose a causa della loro politica sociale ed estara sono al governo. E allora perché concentrarsi sulla Fiamma?
    La questione delle Banlieu è invece completamente diversa. Ringrazio Sandinista per la fiducia, ma non sono assolutamente un esperto. Mi limiterò solo a fare qualche osservazione personale.
    Le periferie residenziali delle città francesi sono molto diverse da quelle italiane, in pratica sono dicotomiche. Ci sono quartierei interi di villette per il ceto medio, ognuna con il suo giardinetto ben curato, la cuccia per il cane recintate solo da basse siepi o graziosi muretti. Appena a fianco, invece, ci sono i quartieri di case popolari costruite a partire dall’inizio degli anni ’60 con il ritorno dei francesi di Algeria. Sono condomini che sono identici (anche se alti la metà) a quelli in realismo socialista di Berlino Est un po’ fatiscenti e squallidi. In queste aree si concentrano sostanzialmente i ceti popolari, i poveri, gli immigrati e i francesi di lontana origine magrebina, africana ecc…
    Molto spesso questi quartieri erano zone dormitorio per settori industriali che oggi sono stati molto ridotti o delocalizzati, tipo le fonderie, ma si sono lasciati dietro molta disoccupazione. A ciò aggiungo la particolare situazione degli immigrati di 2°, 3° o 4° generazione che sono ormai francesi, vanno nelle stesse scuole degli altri, ma sono discriminati per l’accesso ai posti di lavoro come i neoimmigrati.
    Riassumendo nelle banlieu si sommano disoccupazione, povertà e frustrazione sociale e ci sono masse di giovani allo sbando e sradicati. Non ci vuole molto a capire come dilaghi la microcriminalità che contribuisce ad un’ulteriore desertificazione sociale perché spinge i pochi punti di aggregazione a chiudere o spostarsi. Tra l’altro in Francia non c’è neanche una forte malavita organizzata che controlla il territorio come a Napoli e a Palermo gestendo in qualche modo perverso le ondate di malcontento.
    Le proteste delle banlieu dell’anno scorso sono state un po’ la rivolta degli emarginati. Una rivolta che ha più messo a nudo un malessere sociale che mobilitato forze per risolvere il problema. Infatti nelle stesse banlieu ci sono stati divisioni e contrasti perché di fatto durante gli scontri si bruciava la macchina del vicino per capirci e la destra ha avuto buon gioco a strumentalizzare la protesta nel senso di legge e ordine. In questo il contrasto con le proteste contro il CPE, che ha mobilitato gli studenti figli della classe media, è stridente in termini di solidarietà e mobilitazione da parte di tutti i francesi. I giovani delle banlieu non sono stati capaci di costruire un movimento incisivo ed egemonico come gli studenti universitari e neanche presentare una piattaforma capace di andare oltre la semplice denuncia. Devo dire che comunque pian piano qualche forma di organizzazione è cominciata ad emergere, anche se ostacolata dagli arresti della polizia. Non credo al potenziale rivoluzionario delle masse rivoluzionarie marcusianamente intese, ma trovo positivo che qualcosa cominci a muoversi e ad organizzarsi spontaneamente. Sicuramente nascerà qualcosa di nuovo di cui bisognarà valutare le richieste e la capacità di allearsi con altri pezzi di società francese. Io moderatamente ottimista e penso che bisognerà aspettare qualche hanno per vedere se si sedimenta un qualche nuovo movimento di massa (con quali finalità?) o se prevarrà la rivolta violenta e poco costruttiva.
    In questi periodo le violenze sono in ripresa e ci sono stati alcuni agguati nei confronti di poliziotti che assomigliano a tentativi di omicidio e non si capisce se sono stati organizzati dalla malavita o da altri. La situazione è torbida, anche a causa della campagna elettorale in corso in cui candidato della destra Sarkozy è anche ministro dell’interno, e la candidata dei mass media di sinistra non vuole perdere li voti moderati.


    P.S.

    Sui blog che chiedi, ne ho sentito parlare anche io ma non li ho mai cercati. Se ne trovo posto l'indirizzo

 

 

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