L'agenzia internazionale di rating Fitch ha degradato il punteggio del debito pubblico italiano da AA ad AA meno. Ed ha aggiunto che questo "meno" è da considerarsi stabile. Anche Standard e Poor a distanza di poche ore ha ridotto il rating dell'Italia da A+, ad AA meno. Ne consegue un aumento del costo di emissione del nuovo debito pubblico, già bastonato con l'annuncio che la cedolare secca, sui titoli, salirà dal 12,5 al 20%. La notizia del declassamento, si dice, era attesa, perché già a maggio Fitch aveva annunciato che, se il governo non avesse agito per ridurre il deficit che sembrava allora dilatarsi oltre 4%, avrebbe degradato il nostro debito. Ma allora non si sapeva ancora che le nostre entrate tributarie erano in grande aumento e che, perciò, il deficit del 2006, si sarebbe ridotto al 3,6%. E poi, dopo maggio, il nuovo governo, ha varato ben due manovre correttive. Una, quella del decreto Bersani ufficialmente avrebbe migliorato il bilancio di 6 miliardi di euro, lo 0,4 % del Pil (prodotto nazionale). L'altra quella della legge finanziaria, è addirittura di 34 miliardi, pari a 2, 2 punti di Pil in gran parte costituiti da prelievo fiscali e parafiscali: statali, previdenziali, regionali, provinciali e comunali. Eppure Fitch e Standard e Poor riducono il voto del debito italiano. Non bisogna prendere per oro colato le valutazioni delle agenzie di rating. Fitch e Standard & Poor (anche Moody's) sino a 42 giorni prima del fallimento del gigante telefonico WorkldCom davano un giudizio ad esso favorevole. E nel caso di Enron, il gigante energetico, il giudizio fu favorevole sino a 4 giorni dal collasso. Ma la notizia del degrado pone un grosso problema politico, di politica economica, perché mette in discussione l'efficacia di una manovra enorme, di grande asprezza. Che non servirebbe a ciò che si è affermato. Infatti Standard e Poor dice chiaramente che il declassamento riflette l'inadeguatezza della risposta data dal nuovo governo ai problemi strutturali, economici e di bilancio dell'Italia. Una bocciatura solenne di una manovra che, purtroppo, comporta un aumento di pressione fiscale fra lo 1.5 e il 2% del Pil. E i sacrifici non riguardano solo i più colpiti, cioè il ceto medio, le imprese, il Nord di Italia, ma tutti gli italiani. Infatti, secondo le stesse previsioni ufficiali, la mano vra farà scendere il tasso di crescita del nostro Pil del 2007 di mezzo punto, portandolo dallo 1,7 prima previsto al 1,2. E incidendo sulla dinamica del Pil, colpisce tutti: compresi gli operai che la CGIL ritiene di avere beneficiato, propugnando l'operazione. Il governo che ha chiesto agli italiani gravi sacrifici, per la soluzione dei nostri problemi finanziari, ha mentito. Fitch nel suo comunicato, dice praticamente lo stesso di Standard e Poor, precisando che, vi è una dilatazione delle spese, a fronte della enorme dilatazione di entrate. Sicché, mettendo insieme questi due giudizi si arriva a quello negativo espresso più volte su questo giornale. La prospettiva strutturale della nostra finanza pubblica, nonostante i duri sacrifici, non migliora.
Accade il contrario. Infatti, anche se il deficit del 2007 scenderà al 2,8% sotto il tetto del 3, stabilito dalle regole europee ciò comporterà una limitata riduzione del rapporto fra debito e Pil.
E vi sarà il pericolo che la situazione peggiori, perché la spesa non è stata controllata. Il fatto stesso che la manovra finanziaria vale 2,2 punti di Pil, ma riduce il deficit solo di 0,8 punti da 3,6 del Pil nel 2006 a 2,8 del 2007 fa capire che la dinamica della spesa pubblica corrente non è stata controllata, ma favorita. Essa avanza nei tre settori critici spesa della pubblica amministrazione per beni e servizi, della sanità e delle pensioni.
Prodi dice che dopo che la Finanziaria sarà approvata, le agenzie di rating si ricrederanno.
Ma è falso. Fitch e Standard e Poor hanno già bocciato questa manovra.
F.F. su Libero
saluti




Rispondi Citando
