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Risultati da 1 a 8 di 8
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    Predefinito Per Razzini (Lega Nord) legge tutela dialetti è risultato storico

    Per Razzini (Lega Nord) legge tutela dialetti è risultato storico

    04-FEB-10 19:44

    REGIONI: FVG; RAZZINI (LN), LEGGE DIALETTI RISULTATO STORICO

    (ANSA) – TRIESTE, 4 FEB – Per il consigliere regionale della Lega Nord del Friuli Venezia Giulia, Federico Razzini, l’approvazione della legge per la valorizzazione dei dialetti di origine veneta, “é un risultato storico, l’avevamo promesso e ora, dopo un lungo e attento lavoro tra Commissione, comitato ristretto e audizioni, finalmente ci siamo”. Secondo Razzini, che è stato promotore della norma assieme ad altri colleghi di maggioranza e opposizione, si tratta di “un tassello fondamentale per la dignità delle parlate bisiaca, gradese, triestina e di tutti gli altri idiomi di origine veneta del Friuli Venezia Giulia”. “Credo siamo tra i primi in Italia – ha precisato Razzini, in una nota – a dotarci di un simile strumento che, ad esempio, porterà anche nelle scuole e nella toponomastica i nostri dialetti oltre a sostenere tutte le iniziative culturali nelle diverse parlate locali. Un atto doveroso che si affianca ai provvedimenti sulla lingua friulana e slovena nell’ambito della valorizzazione della specialità e identità di questa Regione”. (ANSA).



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  2. #2
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    Exclamation Rif: Per Razzini (Lega Nord) legge tutela dialetti è risultato storico

    Vogliono semplicemente equiparare lingue (sloveno, tedesco e friulano) ai dialetti di matrice italica per dimostrare che il FVG in fondo e' come Abruzzo o Calabria!
    Se i Camber si avventurano nel campo - per loro sconosciuto - della cultura, e' sempre e solo per ribadire che il FVG e' italianissimo!

    La Lega fa quello che i berluskoniani vogliono, a parte qualche scaramuccia in comune di TS.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Per Razzini (Lega Nord) legge tutela dialetti è risultato storico

    Citazione Originariamente Scritto da Mitteleuropeo Visualizza Messaggio
    Vogliono semplicemente equiparare lingue (sloveno, tedesco e friulano) ai dialetti di matrice italica per dimostrare che il FVG in fondo e' come Abruzzo o Calabria!
    Esattamente. Vorrei anche ricordare che quando si è trattato di votare la leggina 482/99 la Lega si astenne e alcuni parlamentari (tra cui un certo Bampo, veneto) avevano votato contro.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Per Razzini (Lega Nord) legge tutela dialetti è risultato storico

    Parafrasando qualche tristo personaggio: "Quando sento Razzini e i Camber parlare di cultura mi viene da mettere mano alla fondina..."






    APPROVATA LA LEGGE REGIONALE SUI DIALETTI VENETI DELLA REGIONE AUTONOMA FRIULI – VENEZIA GIULIA: UNA LEGGE AMBIGUA E INCOSTITUZIONALE, CHE RISCHIA DI PRESTARSI A STRUMENTALIZZAZIONI POLITICHE, NATURALMENTE A DANNO DELLE TRE MINORANZE LINGUISTICHE REGIONALI

    È notizia di qualche giorno fa, del 04 Febbraio 2010, la definitiva approvazione, ancora all’unanimità, del testo unificato di proposta di legge regionale per la valorizzazione di vari dialetti di origine veneta del Friuli – Venezia Giulia , elaborato dalla VI Commissione del Consiglio Regionale a partire da varie proposte di legge, caratterizzate dalla più diversa origine politica.

    Quando, qualche mese fa (tra il Settembre e l’Ottobre 2009), la redazione di tale testo unificato e il suo passaggio al plenum del Consiglio Regionale provocò da ultimo, sotto diversi e motivati profili, interventi critici anche da parte delle tre comunità linguistiche minoritarie regionali, in particolare friulana e slovena, l’iter della legge, la cui approvazione definitiva veniva contestualmente annunciata sul sito del Consiglio Regionale come scontata e immediata (presumibile già entro Ottobre o Novembre 2009), ha accusato invece una specie di misterioso arresto, durato tuttavia solo qualche mese.

    Più leggo il prodotto dei lavori del Consiglio Regionale e più mi rendo conto che tale pausa non ha giovato certo alla bontà, anche squisitamente tecnico-giuridica, del provvedimento in questione, oramai approvato in via definitiva.

    Si tratta infatti di una legge regionale che presta il fianco a vari dubbi di legittimità costituzionale, che non possono venir sottaciuti, nonostante lo straordinario consenso che tale normativa ha misteriosamente raccolto persino tra i Consiglieri che, solamente qualche anno fa, quando si discuteva della L. R. 29/07, si sono dimostrati tra gli acerrimi nemici della lingua friulana. Uno di loro, il triestino Piero Camber, ha addirittura fatto da Relatore alla legge appena approvata, assieme a molti altri colleghi, della più diversa provenienza politica o geografica.

    Se si escludono le entusiastiche esultanze degli esponenti regionali della Lega Nord, altri Consiglieri, stando ai comunicati stampa pubblicati sul sito del Consiglio Regionale dopo l’approvazione della legge in commento, hanno subito messo le mani avanti, ricordando ciò che stava scritto anche nelle relazioni introduttive alle varie proposte di legge trasversalmente presentate in origine su questi temi, ovverosia che un tale provvedimento legislativo non avrebbe mai potuto rappresentare in alcun modo una minaccia o una manovra ostile nei confronti delle tre minoranze linguistiche regionali previste dal D. Lgs. 223/02 in attuazione dell’art. 3 dello Statuto Speciale: excusatio non petita, accusatio manifesta.

    Trascurando ora ogni questione di carattere più spiccatamente politico, già nel mio commento del 03 Ottobre 2009 (facilmente reperibile on line: basta ricorrere a Google e scrivere dialetti veneti Friuli) sono state messe in evidenza, anche solamente in linea di puro diritto, delle generali questioni di costituzionalità, anche con riferimento alle interessanti implicazioni della recente Sentenza della Corte Costituzionale 159/09 sulla lingua friulana e alla ancor più recente impugnazione avanti la Consulta di una legge regionale per la valorizzazione del piemontese (sulla cui legittimità costituzionale non è ancora stata pronunciata una decisione). In questa sede, per brevità, non posso fare altro che rinviare ad una attenta lettura di tale mio scritto, per molti versi ancora pienamente attuale, essendosi rivelata del tutto trascurabile la portata dei pochissimi emendamenti approvati dall’Aula, rispetto al testo unificato della proposta di legge regionale sui dialetti veneti del Friuli – Venezia Giulia redatto dalla competente Commissione Consiliare a fine Settembre 2009. Richiamo inoltre l’introduzione di diritto costituzionale svolta all’inizio del mio precedente intervento, volta a dimostrare come il Costituente, nell’ambito dei principi fondamentali della Costituzione, ha scisso le questioni relative alla tutela del patrimonio culturale riconducibile alla lingua ufficiale (art. 9) da quelle relative alla tutela delle minoranze linguistiche allofone (art. 6) e differenziato i rispettivi ambiti e livelli di tutela, in ragione della diversa autonomia glottologica dei vari idiomi rispetto al sistema linguistico proprio dell’ufficializzata lingua italiana.

    Come già ampiamente dimostrato, il peccato originale della normativa regionale in commento, per l’appunto, è proprio quello di assimilare questioni che la Costituzione e la normativa di attuazione dello Statuto Speciale hanno invece tenuto distinte, ad esempio quanto a sedes materiae; come si vedrà qui appresso nel dettaglio, è stata infatti appena approvata una disciplina regionale che continua a prevedere, anche per i dialetti veneti, un ambito e un livello di tutela di carattere chiaramente linguistico, una disciplina regionale che, almeno su tali punti, non fa riferimento al sistema proprio della lingua ufficiale, cui (agli effetti del diritto positivo costituzionale e paracostituzionale vigente) tali idiomi appartengono.

    Forse è proprio in considerazione di tali limiti (posti dalla Costituzione, dallo Statuto Speciale e dalla normativa di rispettiva attuazione persino alla discrezionalità legislativa regionale) che il testo unificato della nuova legge, dal punto di vista formale, fa riferimento, inizialmente e a livello di principio, solamente all’articolo 9 della Carta Costituzionale; ad un’attenta lettura, tuttavia, emerge, nell’articolato di dettaglio e dal punto di vista sostanziale, tutta una serie di elementi sintomatici chiaramente rivelatori di una diversa volontà legislativa, elusiva dei “paletti” imposti dal sistema costituzionale anche al Legislatore Regionale.

    Quell’iniziale richiamo all’art. 9 della Costituzione, e quindi all’asserita portata meramente culturale del provvedimento approvato, non basta a tacitare le pesanti riserve che sin d’ora, nella mia qualità di cittadino italiano friulanofono residente nella Regione, mi sento in dovere di formulare su molti commi delle successive disposizioni di dettaglio dettate per i dialetti veneti, che si spingono invece a prevedere delle affermative actions di carattere chiaramente linguistico:

    l’art. 6 co. 1 parla di «trasmissioni radiofoniche e televisive realizzate da emittenti pubbliche e private» (ovverosia di iniziative di politica sostanzialmente linguistica che, per i friulanofoni, ma anche per gli slovenofoni o i germanofoni della Provincia di Udine, di fatto sono ancora, almeno in parte, pura fantascienza);

    l’art. 6 co. 2 parla di «giornali e periodici editi nei dialetti di origine veneta»;

    l’art. 7 prevede «progetti didattici diretti alla valorizzazione e alla conoscenza dei dialetti di origine veneta», contestualmente precisando, in maniera chiara ed espressa, il fatto che, lungi dal muoversi su un piano esclusivamente culturale, trattasi di iniziativa pubblica di livello ulteriore, finalizzata anche all’«apprendimento linguistico», senza che la disposizione preveda, peraltro, quale sia il concreto sistema di opzione cui l’esercente la potestà genitoriale debba attenersi per la scelta di avvalersi o meno di tali attività scolastiche facoltative (si tratta di aspetti legislativi di grande importanza, almeno per quanto riguarda la lingua friulana, visto che la problematica e discussa Sentenza della Corte Costituzionale 159/09 ha inciso pesantemente su di essi, aprendo questioni che, per quanto contraddittorie, il Legislatore Regionale mai avrebbe potuto legittimamente disattendere, a maggior ragione legiferando su dialetti della lingua italiana);

    l’art. 8 co. 2 prevede «la realizzazione di insegne pubbliche, anche stradali» (anche in questo caso, si tratta di iniziativa pubblica, chiaramente improntata ad una politica propriamente linguistica, la quale – per fare un altro raffronto comparativo con la situazione propria della lingua friulana – per il friulano non ha ancora visto piena attuazione, ad esempio nel delicato contesto politico e sociolinguistico proprio della Provincia del Friuli Occidentale, ma anche in molti Comuni della stessa Provincia di Udine, pur essendo prevista come assolutamente vincolata, sia nell’an sia nel quomodo, dalla vigente legislazione regionale, e specificamente dal mai abrogato co. 10 dell’art. 1 della L. R. 13/00).

    In sintesi, nel testo della legge appena approvata non mi pare di rinvenire alcuna effettiva garanzia giuridica che la nuova normativa regionale sui dialetti veneti, opportunamente strumentalizzata dalle solite e trasversali forze antifriulane, non finisca per generare ulteriori attriti anche nell’ambito della già grandemente problematica attuazione concreta della normativa statale e regionale di tutela e promozione della lingua friulana o di altre lingue minoritarie regionali.

    Se mi è concessa una brevissima parentesi politica, non vorrei mai che la prossima scusa per impedire o limitare il pubblico uso della mia lingua friulana si rivelasse, alla fine, la strumentalizzazione di un qualche dialetto veneto ; personalmente, sono un friulanofono di madre veneta , ma vorrei ricordare che erano gli uomini di Mussolini a scorrazzare spavaldi per queste terre e a piazzare dappertutto Leoni di San Marco posticci, come hanno fatto all’ingresso del Castello di Gorizia; non nego certo il fatto che non tutti i friulani sono anche friulanofoni, in considerazione del fatto che il Friuli è da sempre quadrilingue, ma rivendico con decisione il diritto di noi friulanofoni a veder pubblicamente riconosciuta in ogni ambito anche la nostra lingua ladina, che costituisce anch’essa, a pieno titolo, come ha recentemente riconosciuto la stessa Corte Costituzionale citando espressamente l’art. 3 dello Statuto Speciale anche in riferimento al friulano, uno dei principali elementi linguistici posti a fondamento stesso di questa autonomia speciale. Chiusa parentesi.

    Per tornare al diritto costituzionale, è tuttavia ciò che la nuova legge regionale non dice (e quindi lascia alla pericolosa discrezionalità dell’interprete, che molte volte, e soprattutto in Italia, risulta guidata o influenzata da finalità che sono tutto fuorché giuridiche) a rivelarsi ancor più grave, al punto che rappresenta forse il vizio di incostituzionalità più evidente di tale provvedimento.

    Com’è noto, rappresentando un’eccezione rispetto al generale principio di ufficialità della lingua italiana e una forma di attuazione dei principi di uguaglianza sostanziale di cui al secondo comma dell’art. 3 della Costituzione, la tutela delle minoranze linguistiche risulta impostata, anche a salvaguardia della certezza del diritto e a perseguimento di obiettivi di razionalizzazione della spesa pubblica, sulla base di una limitazione degli interventi positivi della mano pubblica sia ratione linguae (art. 2 L. 482/99) sia ratione loci (art. 3 L. 482/99), ovverosia in ragione di un espresso riconoscimento legislativo (statale, come ha recentemente ed espressamente precisato la Corte Costituzionale nella propria Sentenza 159/09) degli idiomi tutelati quali autonomi rispetto al sistema linguistico proprio della lingua ufficiale e in ragione di un fondamentale e inderogabile principio di territorialità della tutela linguistica, invocabile dai cittadini solamente in ambiti territoriali di insediamento e riferimento linguistico limitati e definiti, sia pur secondo criteri di collegamento territoriale differenti a seconda si versi nella materia del diritto amministrativo o in quella del diritto processuale (rispettivamente, art. 9 co. 1 L. 482/99 – ubicazione della sede dell’Ente Pubblico nell’ambito della delimitazione territoriale – e art. 9 co. 3 in combinato disposto col richiamato art. 109 co. 2 c.p.p. – competenza territoriale dell’Autorità Giudiziaria di merito estesa anche solo in parte al territorio zonizzato).

    Non si vede per quale motivo tali fondamentali principi di territorialità, di diretta attuazione della Costituzione per la tutela delle lingue minoritarie allofone, non possano e non debbano valere anche per la valorizzazione dei dialetti italiani, a fortiori, a maiori ad minus. Persino la tutela speciale propria della forte minoranza slovena è vincolata a criteri di territorialità (la delimitazione territoriale di riferimento è stata recentemente approvata, secondo quanto previsto dall’art. 4 L. 38/01, col D.P.R. 12 Settembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 Novembre 2007, n. 276). Anche la normativa regionale di tutela della lingua friulana prevede limitazioni applicative di carattere territoriale (art. 3 L. R. 29/07 e prima ancora art. 5 L. R. 15/96, che prevedono zonizzazioni rilevanti anche per l’applicazione della normativa statale, in forza del rinvio operato dall’art. 1 co. 5 D.P.R. 345/01 ai provvedimenti regionali di delimitazione costituiti dai D.P.G.R. 412/96 e 160/99). La stessa legge regionale di tutela della minoranza tedesca dell’Alto Friuli , recentissimamente approvata, praticamente in contemporanea rispetto alla legge regionale in commento, prevede espressamente anch’essa, addirittura in preliminari disposizioni di rango legislativo e con precisione microscopica di livello subcomunale, l’estensione territoriale del proprio campo applicativo, coincidente col territorio di insediamento delle comunità germanofone (art. 1 co. 2 L. R. 20/09).

    I problemi nascono dal fatto che il Consiglio Regionale si è “dimenticato” di inserire nella legge appena approvata delle generali disposizioni di limitazione dell’efficacia territoriale delle affermative actions che ha contestualmente previsto a favore dei dialetti veneti. Sembrerebbe quasi che le nuove disposizioni legislative sui dialetti veneti risultino applicabili sull’intero territorio regionale. Quando, solo qualche anno fa, qualcuno parlò, gonfiando artificiosamente la questione, della possibilità di applicazione della nuova normativa regionale di tutela del friulano anche nell’italianissima Città di Trieste (si tratta, in realtà, di una possibilità originariamente limitata dalla L. R. 29/07 agli uffici regionali e agli enti pararegionali aventi sede nel Capoluogo della Regione – la cui competenza territoriale risulta tuttavia estesa anche al territorio friulanofono – e poi discutibilmente esclusa – peraltro solo nella materia del diritto amministrativo, poiché sopravvive ancor oggi nella materia processuale – per effetto della Sentenza della Corte Costituzionale 159/09, e ciò nonostante la Regione Autonoma potesse vantare competenza legislativa piena ed esclusiva in materia di uffici ed enti regionali e pararegionali) molti attuali sostenitori di quest’ultima legge regionale sui dialetti veneti si stracciarono le vesti e fecero letteralmente fuoco e fiamme, invocando l’intervento della Consulta; ora, quando si tratta della possibilità che le previste misure di valorizzazione dei dialetti veneti vengano estese a tutta la Regione, sono tutti unanimemente concordi ed entusiasti. Evidentemente, la Costituzione non è uguale per tutti.

    Si potrebbe sostenere, sul punto, un’interpretazione adeguatrice della normativa appena approvata, al fine di condurla ad applicazione costituzionalmente conforme, tendente a definire comunque, anche nel silenzio della legge regionale (sia pur solamente in via interpretativa, con tutte le difficoltà logistiche che ciò inevitabilmente comporterebbe quanto a certezza del diritto e chiara regolamentazione dell’esercizio dei diritti costituzionali dei singoli), la concreta e puntuale estensione territoriale del proprio campo applicativo, atteso che molti dialetti elencati dall’art. 2 della proposta di legge appena approvata sembrano per loro natura limitati ad un ambito esclusivamente comunale (mi sembra sia il caso del triestino, del muggesano, del veneto coloniale udinese, pordenonese e goriziano, del maranese, del gradese); peccato che nello stesso elenco figurino anche dialetti veneti completamente privi (salvo riconquista delle terre irredente) di una base territoriale stabile sull’attuale territorio nazionale (mi sembra il caso dell’istroveneto e del dalmatico), oppure risultino estesi ad un ambito territoriale certamente sovracomunale, che di conseguenza risulta pericolosamente incerto, estensibile a seconda delle convenienze politiche del momento (mi sembra il caso del liventino o del bisiaco, purtroppo sempre più spesso strumentalizzati dal punto di vista politico, in funzione antifriulana, nell’ambito dei contesti politici e sociolinguistici particolarmente delicati propri del Friuli Occidentale e Orientale); anche l’art. 1 co. 3 della legge appena approvata non specifica affatto quali sino gli Enti Locali della Regione concretamente investiti dell’applicazione del provvedimento; anche gli emendamenti da ultimo approvati, in materia di biblioteche pubbliche degli Enti Locali, non mi sembrano chiarissimi, quanto a campo territoriale di efficacia.

    In assenza di una precisazione di carattere legislativo, poiché queste capitali questioni, legate ai fondamentali principi di territorialità, non possono venir completamente lasciate, in uno Stato di diritto informato al principio di legalità, a un atto di rango regolamentare, urge un qualche intervento manipolativo additivo della Corte Costituzionale (ai limiti della giuridica ammissibilità e praticabilità, ma di fatto necessitato dall’impressionante tecnica redazionale dell’odierna legislazione), che specifichi le procedure di delimitazione territoriale dell’efficacia di questa ambigua legge regionale, illegittimamente omesse dal Legislatore Regionale, tenendo anche presente che tali perimetrazioni non possono venir ricavate in negativo rispetto a quelle già definite per le tre minoranze linguistiche regionali, poiché, nel bosniaco ma pacifico Friuli quadrilingue, molte delimitazioni territoriali, inevitabilmente, non si escludono reciprocamente in un’ottica monolingue ed esclusivistica, e anzi si sovrappongono tra loro in una prospettiva plurilingue e pluralistica (la quale ultima risulta oltretutto maggiormente conforme ai principi fondamentali della Costituzione).

    L’errore più grave del Legislatore Regionale è stato tuttavia quello di non aver atteso l’oramai prossima pronuncia della Corte Costituzionale sulla legge regionale per la valorizzazione del piemontese, che avrebbe fornito utili indicazioni sulla stessa ammissibilità di molte misure recentemente introdotte, forse imprudentemente o forse scientemente, a favore dei nostri dialetti veneti; appare quindi assolutamente necessaria, se non altro per far chiarezza su questioni tutt’altro che scontate, un’impugnativa governativa di questa problematica e controversa normativa, anche in considerazione della fretta con cui è stata approvata, senza che oltretutto l’opinione pubblica regionale, nel dettaglio, ne sapesse poi molto; quando, poco tempo fa, si trattava della nuova legge regionale sulla lingua friulana, l’impugnativa del Governo venne solennemente benedetta da molti politici, anche regionali e locali, in nome della legalità costituzionale; visto che la Costituzione, fino a prova contraria, dovrebbe essere uguale per tutti, penso che nessuno di coloro che solo qualche anno fa invocò per il friulano l’intervento della Consulta avrà ora qualcosa da ridire se chi scrive si permette di sollecitare vivamente l’interessamento del Rappresentante dello Stato presso la Regione, del Ministero per gli Affari Regionali e del Governo, ai fini di un ricorso alla Corte Costituzionale, ovverosia ai fini del concreto esperimento dell’ultimo rimedio rimasto contro una legge regionale molto pericolosa, contro una legge che, se strumentalizzata, rischia di pregiudicare diritti linguistici costituzionalmente garantiti.

    Il tempo stringe!


    di Luca Campanotto
    Rivignano, 06 Febbraio 2010

    Fronte Friulano

  5. #5
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    Predefinito Rif: Per Razzini (Lega Nord) legge tutela dialetti è risultato storico

    Tutele, no Babele

    Il 4 Febbraio scorso, col minor clamore possibile e con l’ unanimità dei Consiglieri, la Regione ha approvato la Legge n. 5/10 di valorizzazione dei dialetti di origine veneta.
    Lo strano silenzio ed il raro consenso bipartisan con cui è passato questo provvedimento legislativo stridono con le polemiche che sono state sollevate anche recentemente ogniqualvolta si è parlato di dare attuazione alla tutela della minoranza linguistica friulana. Il fatto che tra i relatori di maggioranza ci fossero i più acerrimi censori di ogni iniziativa pro-friuano, unito alla formulazione di un articolato costruito apposta per ingenerare strumentalizzazioni sull’ applicazione territoriale e sulle finalità da raggiungere, ci induce a pensare che questa Legge più che tutelare intenda sabotare ogni politica di valorizzazione linguistica.
    Gli ultimi mesi sono trascorsi sotto un incessante bombardamento stampa, pilotato dai soliti registi politici, contro ogni centesimo che lo Stato e la Regione spendono per l’ applicazione di una tutela riconosciuta dalla Costituzione e dallo Statuto Speciale per il ladino friulano.
    Ebbene, le identiche persone che negano i finanziamenti alla lingua usata o compresa da più di metà della popolazione regionale, ora vogliono usare gli stessi fondi per valorizzare anche l’ istroveneto ed il dalmatico!
    Le medesime parti politiche che hanno spinto affinchè il Governo impugnasse la L.R. 29/07 davanti alla Corte Costituzionale, oggi hanno voluto promulgare una Legge che travalica ogni principio di equità creando tutti i presupposti per una tutela di serie A per i dialetti veneti e una di serie B per le tre minoranze linguistiche storicamente riconosciute.
    Queste sono solo alcune delle motivazioni che andremo ad illustrare in due conferenze pubbliche che si terranno
    Lunedì 15 Marzo alle ore 20.30 presso il Centro Civico di Povoletto
    e
    Venerdì 19 Marzo alle ore 20.30 presso le Scuole Medie di Gonars

    dove raccoglieremo firme per chiedere al Governo l’ impugnazione della L.R. 5/10 davanti alla Corte Costituzionale.
    Il Front Furlan con questa azione intende difendere con metodo democratico il diritto dei friulani ad esistere come comunità economica, politica e linguistica distinta ed autonoma, non superiore a nessuno ma nemmeno inferiore a chicchessia.
    Allo stesso modo intendiamo ribadire che i dialetti veneti storicamente presenti nella nostra Regione (maranese e gradese) sono un patrimonio comune che va valorizzato applicando il principio di uguaglianza tra tutti i gruppi linguistici, principio che i padri della Regione hanno posto nelle ragioni fondanti del nostro Statuto Speciale.

    http://www.frontefriulano.org/comuni...COMUNICATO=138
    Ultima modifica di Furlan; 09-03-10 alle 10:29

  6. #6
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    Predefinito Rif: Per Razzini (Lega Nord) legge tutela dialetti è risultato storico

    Il Consej dai Ministris al mande indaûr la leç sui dialets venits

    In chescj dîs a sta fasint une vore di scjas la notizie che il Guvier di Rome al â sbociât la leç regjonâl di tutele dai dialets ventis.
    Par il moment no volin fâ coments, ma dome ripuartâ i fats. Di seguit us pubblichin une rassegne stampe di ce che al è saltât fur sui gjornai.
    Us disin dome che j unics a criticâ chiste norme o sin stats nô su sburt dal dott. Campanotto. Come che o sin stâts j unics a fa alc. O vin inmaneât riunions, conferenzis, scrit ai gjornai, lâts tes televisions locâls par pandi la incostituzionalitât del leç 5/2010 spiegant che si meteve in dicussion il concet stes di minorance, là che si tentave di fâ passâ il principi che ducj a son minorance, o sei che nissun nol è plui minorance. L’ idee pericolose di tutelâ ducj, par rivâ ae fin a no tutelâ plui nissun.
    O vin fât dut di bessoi. In t’une setemane o vin cjapât su 150 firmis che a son ladis ju a Rome e a Triest cun la nestre domande di impugnâ la leç. Di bessoi! Però e ân scugnût ricognossi che o vin reson.
    Cumò chej che no an mot un dêt e son i prins che a van a jemplasi la bocje su gjornai e televisions.
    Judicait vualtris. Nô us disin dome grazie par il sostegn che nus vês dât par difindi i dirits des minorancis. Graziis ancjemô




    - dal sito Del ministero per gli Affari Regionali:

    Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia (17-02-2010)
    Estremi: legge n.5 del 17-02-2010
    Bur: n. 8 del 24-02-2010
    Settore: Politiche socio sanitarie e culturali
    Delibera C.d.M. del: 16-04-2010 / Impugnativa
    Motivi dell'impugnativa: La legge regionale in esame, recante "Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia", emanata, ai sensi dell'art.1 della stessa legge, in attuazione dell'articolo 9 della Costituzione (secondo il quale "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica"), è volta alla promozione e al sostegno della valorizzazione culturale e della conoscenza dei dialetti di origine veneta parlati nel territorio regionale ed elencati nell'art. 2: il triestino, il bisiaco, il gradese, il maranese, il muggesano, il liventino, il veneto dell'Istria e della Dalmazia, nonché il veneto goriziano, pordenonese e udinese. La legge in esame presenta tuttavia profili di illegittimità costituzionale con riferimento all'art. 8, comma 2, secondo il quale " la Regione sostiene gli enti locali e i soggetti pubblici e privati che operano nei settori della cultura, dello sport, dell'economia e del sociale per l'utilizzo di cartellonistica, anche stradale, nei dialetti di cui all'articolo 2". Tale norma, infatti, prevedendo genericamente l'utilizzo dei soli dialetti veneti per "la cartellonistica stradale" stabilisce altresì implicitamente l'uso esclusivo di tali dialetti per i cartelli recanti i toponimi e per quelli relativi alla segnaletica stradale. Così disponendo la norma regionale eccede dalle competenze regionali, attribuendo a tali dialetti, con riferimento alla toponomastica, una tutela più ampia di quella che il legislatore statale, in attazione dell'art. 6 Cost., ha riconosciuto alle sole lingue minoritarie con la l. n. 482 del 1999. L'art. 10 della l. n. 482/99 consente infatti l'adozione di toponimi conformi alle tradizioni e agli usi locali unicamente per le minoranze linguistiche individuate dall'articolo 2 e nei territori individuati ai sensi dell'art.3 della stessa legge e solo in aggiunta ai toponimi ufficiali. La disposizione regionale in esame viola pertanto l'art. 6 Cost., nell'attuazione e nell'interpretazione ad esso data rispettivamente dalla menzionata l. n. 482 del 1999 e dalla giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 159 del 2009, che ha giudicato illegittimo l'art. 11, comma 5, della legge della regione Friuli Venezia Giulia n. 29 del 2007, che stabiliva la facoltà per i Comuni di adottare toponimi nella sola lingua friulana, ritenendolo in contrasto con il disegno generale della l. n. 482 del 1999, fondato non solo sulla valorizzazione delle lingue e delle culture minoritarie, ma anche sulla preservazione del patrimonio linguistica e culturale della lingua italiana). Tale norma regionale inoltre, stabilendo altresì implicitamente l'uso esclusivo di tali dialetti per i cartelli relativi alla segnaletica stradale incide nella competenza esclusiva statale in materia di circolazione stradale, della quale la segnaletica stradale fa parte, secondo quanto affermato dalla Consulta nella sentenza n. 428 del 2004, e viola pertanto l'art. 117, secondo comma, lett. h). Essa contrasta in particolare con l'art. 37, comma 2-bis, del d. lgs. n. 285 del 1992, secondo il quale i Comuni e gli altri enti indicati nel comma 1 "possono utilizzare, nei segnali di localizzazione territoriale del confine del comune, lingue regionali o idiomi locali presenti nella zona di riferimento in aggiunta alla denominazione nella lingua italiana" Per i motivi esposti si ritiene che la disposizione censurata debba essere impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale ai sensi dell'articolo 127 Cost.



    - dal "Messaggero Veneto" del 17.04.2010

    «Vietati i dialetti sui cartelli stradali»
    Il consiglio dei ministri boccia un’altra legge del Friuli Venezia Giulia e dice no all’utilizzo di alcune “parlate” sui cartelli stradali. La norma è quella, approvata a febbraio all’unanimità dal consiglio, in tutela dei dialetti veneti come l’udinese, il pordenonese e il triestino. La legge è la 5 del 2010, di iniziativa consiliare, e ha preso forma a partire da tre diversi disegni di legge, uno presentato dalla Lega, uno di Pdl e Udc e uno di Cittadini e Idv. Una norma nata trasversalmente dopo un lavoro certosino in commissione e, arrivata in Aula, è passata all’unanimità. Divenuta legge in febbraio, la 5 non è ancora stata attuata e per il 2010 non sono previste risorse affinché venga applicata. I dialetti di origine veneta da valorizzare sono il veneto goriziano, pordenonese e udinese, il triestino, il bisiaco, il gradese, il maranese, il muggesano, il liventino, il veneto dell’Istria e della Dalmazia. Il governo ha deciso di bocciarla e di impugnarla davanti alla Corte costituzionale perchè alcune disposizioni «prevedendo genericamente l’utilizzo dei soli dialetti veneti per la cartellonistica stradale – recita il dispositivo – stabilisce implicitamente l’uso esclusivo di tali dialetti per i cartelli recanti i toponimi e per quelli relativi alla segnaletica stradale. Così la norma eccede dalle competenze regionali, attribuendo ai dialetti una tutela più ampia di quella che il legislatore statale ha riconosciuto alle sole lingue minoritarie con la legge 482». Una norma, quest’ultima, per la tutela del friulano, non dei dialetti veneti. Per il governo, inoltre, l’utilizzo nella cartellonistica stradale interferisce con una competenza esclusiva dello Stato, quella per la circolazione stradale. La Regione ha tutta l’intenzione di resistere, spiegando al governo le proprie motivazioni. «Questa legge – conferma l’assessore alla Cultura, Roberto Molinaro – punta a conservare e valorizzare un patrimonio culturale, un’azione diversa rispetto a quella della tutela dovuta alle lingue minoritarie. Non è una legge di tutela, ma di carattere culturale». E sui cartelloni Molinaro spiega che non si tratta di utilizzo esclusivo. «La legge non contempla cartellonistica solo in dialetto, ma dei cartelli nei quali è presente anche il dialetto. Quella del governo, quindi – afferma l’assessore – è un’interpretazione della nostra norma e non è ciò che accadrà. Il sostegno finanziario della Regione non potrà mai riguardare interventi che vengono realizzati in contrasto con le normative dello Stato e questo – conclude Molinaro – chiariremo al governo»



    - dal "Messaggero Veneto" 18.04.2010
    Stop ai cartelli stradali in dialetto: è polemica anche fra chi li voleva.
    Il governo boccia l’utilizzo dei dialetti veneti sui cartelli stradali e con il governo si schierano ora anche coloro che quella legge regionale hanno voluto. Non solo. A dire stop sono anche gli autonomisti, che ribadiscono la forza del friulano come lingua, e questa basta. Anche sui cartelli stradali. La Lega, invece, attacca. La legge bocciata è la 5 del 2010, approvata a febbraio per la valorizzazione di veneto goriziano, pordenonese e udinese, triestino, bisiaco, gradese, maranese, muggesano, liventino, veneto dell’Istria e della Dalmazia. La norma ha preso forma da tre diversi disegni di legge, uno presentato dalla Lega, uno di Pdl e Udc e uno di Cittadini e Idv. La critica più forte arriva dal senatore del Pdl Ferruccio Saro, che parla di una decisione inevitabile del governo e di un’operazione autoreferenziale. «Se non fosse stata impugnata dal governo sarebbe stato il caos – afferma Saro – e quindi contro la “Babele linguistica” che si rischiava di creare lungo le nostre strade, la bocciatura era l’unico antidoto. Si sarebbero potuti evitare già a priori alcuni eccessi di ideologismi che non portano da nessuna parte e rischiano soltanto di distogliere dalle problematiche concrete. La difesa delle identità è sacrosanta, ma da qui a voler inaugurare anche la stagione dei dialetti sulle strade, il passo era troppo forzato e probabilmente inutile». Il senatore inviata a concentrare le energie su altro. «Questo risultato dovrebbe far capire che è opportuno concentrare gli sforzi politici su altri obiettivi, che non rischiano di essere stoppati», conclude Saro. Il coordinatore del Comitato per l’autonomia e il rilancio del Friuli, Arnaldo Baracetti, difende, come da decenni, il friulano. «Sono a favore dei dialetti ed è giusto che la valorizzazione valga per tutti, ma – obietta Baracetti – il friulano come lingua è stato determinato da glottolici di alto livello ed è giusto sia utilizzato nelle scuole, nella segnaletica stradale, nei mezzi di comunicazione. I dialetti invece no, vanno valorizzati solo sotto un profilo culturale». Piero Camber è stato il primo firmatario della proposta di legge per il Pdl e ora ammette: nella segnaletica i dialetti non servono. «È una parti assolutamente secondaria, per noi l’obiettivo principale sta nell’aspetto culturale dei dialetti, da difendere. Faremo degli approfondimenti e spiegheremo al governo che non è nostra intenzione dare ai dialetti la stessa tutela data al friulano». Per Piero Colussi (Cittadini) la Regione non dovrà resistere contro l’impugnazione del governo. «Non ero convinto della segnaletica in dialetto quando abbiamo approvato la legge e non lo sono oggi. Penso si debba prendere atto dei rilievi romani, trovare un testo condiviso che elimini la segnaletica e non fare ricorso, perché altrimenti per applicare questa legge, che punta a una valorizzazione culturale importante, ci sarebbero tempi biblici». La Lega, invece, attacca. «Troppo spesso – afferma il capogruppo in Consiglio Danilo Narduzzi – arrivano bocciature dal governo, i conti non tornano, perché i nostri funzionari sono attenti e preparati. Penso ci sia qualche dipendente, invece, amico della Sinistra, che remi contro per far apparire pasticcione il centro-destra. Vedremo cosa fare»

    E Razzini chiede aiuto a Zaia
    E mentre il centro-destra s’interroga sulla norma dei dialetti di origine veneta, uno dei proponenti, il vicecapogruppo in della Lega, Federico Razzini, invia la legge al governatore del Veneto Luca Zaia. Con lo scopo, sostiene Razzini, che «si possa procedere uniti sulla strada della valorizzazione delle lingue e delle parlate locali». «Sollecito l’assessore alla cultura Roberto Molinaro a trovare le risorse per dare concretezza alla norma, perchè – sostiene Razzini – la nostra ricchezza linguistica è uno degli elementi fondanti della specialità. Il 50% dei corregionali parla in friulano, il 40% si esprime con parlate di origine veneta, il 10% usa il tedesco o lo sloveno. Zaia è molto attento alla valorizzazione delle identità culturali: con lui possiamo davvero cambiare marcia».

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    Predefinito Rif: Per Razzini (Lega Nord) legge tutela dialetti è risultato storico

    Citazione Originariamente Scritto da Furlan Visualizza Messaggio
    I Il 50% dei corregionali parla in friulano, il 40% si esprime con parlate di origine veneta, il 10% usa il tedesco o lo sloveno.
    mi sembrano numeri campati in aria...:gratgrat:

  8. #8
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    Predefinito Rif: Per Razzini (Lega Nord) legge tutela dialetti è risultato storico

    Da Razzini cosa pretendi?

 

 

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