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    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Ennesimo esempio di perseguitati politici in Italia

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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    COMUNICATO STAMPA DEL CAMPO ANTIMPERIALISTA
    20 ottobre 2006

    La procura della repubblica di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio di Maria Grazia Ardizzone, Moreno Pasquinelli e Alessia Monteverdi – arrestati con gran clamore il 1° aprile 2004 e scarcerati il successivo 24 aprile per insussistenza di gravi indizi di reato - per i reati di appartenenza ad associazione con finalità di terrorismo internazionale (DHKP – C), art. 270 bis c.p. e di assistenza a membri di associazione con finalità di terrorismo internazionale (sempre il DHKP-C), art. 270 ter c.p. Sottolineiamo la contraddizione logica prima ancora che giuridica: come si può essere membri di un’associazione e contemporaneamente assistere altri membri della stessa dall'esterno? Ancora: la "legge Pecorella", approvata in nome di uno sbandieratissimo garantismo, prevede che qualora la cassazione confermi l'insussistenza di gravi indizi di reato, come si è verificato in questo caso, il procedimento sia archiviato, salvo emergano fatti nuovi prima sconosciuti, che però non risultano. Non è vero che tutti sono uguali davanti alla legge e che la legge è uguale per tutti.
    Per parlare di tutto questo CONFERENZA STAMPA sabato 21 ottobre alle ore 12, presso il Circolo Carlo Giuliani, via B. Marcello 38, 40 San Sisto Perugia.
    Maria Grazia Ardizzone
    portavoce del Campo Antimperialista (tel. 347 9510036).

    Massima solidarietà ai compagni del Campo Antimperialista!


    Una sposa
    due testimoni di nozze
    e il terrore




    Il 24 aprile, i tre arrestati italiani sono stati rilasciati per "mancanza di indizi", mentre i due turchi sono rimasti in carcere. Evidentemente, il tribunale del riesame non ha ritenuto che i "pericolosi terroristi" costituissero un rischio.
    Sullo stesso argomento: un'intervista del Corriere della Sera con Moreno Pasquinelli e un messaggio della madre di Alessia Monteverdi

    Si veda anche un articolo sulla campagna contro Moreno Pasquinelli condotto in precedenza dal Corriere della Sera e da Forza Italia alcuni mesi prima.

    Ho scritto qualcosa anche sul curioso attacco di Gianluca Preite e di Carlo Taormina contro Moreno Pasquinelli.

    1 aprile 2004, al telegiornale. Nell'ora cruciale, in cui ci viene rappresentato lo spettacolo del mondo.

    Il teatro della Prima Notizia. L'esibizione del trionfo.

    Una forte luce solare illumina la scena. Ai lati, due uomini muscolosi. Entrambi sono mascherati. Forse non è la cattiva coscienza, come si dice fosse una volta per i boia. È solo per ricordarci che il dominio è pervasivo, ricambiabile, e non può avere volto.

    Davanti, una macchina della polizia. Nei vetri, si vede specchiato un elicottero che deve essere molto vicino: nera potenza nel cielo.

    E al centro c'è lei, la sposa senza abito bianco, tenuta stretta dalle due maschere. Minuta, il cappuccio della giacca a vento che le copre la testa. Anche così, da qualcosa nella maniera in cui tiene la testa, la riconosco. Mi sembra di vedere i suoi occhi chiari. Quasi che attraverso lo schermo, al di sopra delle pale rombanti dell'elicottero, sotto il suo cappuccio, potessi afferrare le sue battute, le sue risate, la maniera inconfondibile, insieme smarrita e ironica, con cui lei sa cogliere l'assurdo di questo mondo.


    Perché quella che gli uomini mascherati stanno portando via, è una mia amica, Maria Grazia Ardizzone, colpevole, dice il mandato di cattura, di aver contratto
    "matrimonio con Er Avni allo scopo di favorirne l'insediamento sul territorio italiano e sottraendolo al pericolo di espulsione dal territorio dello Stato."
    Assieme a lei, hanno portato via altre due persone che per me sono innanzitutto amici: Moreno Pasquinelli e Alessia Monteverdi. Tutti e tre militanti di Direzione 17. Si tratta di un'organizzazione molto attiva nella politica locale umbra, associata a una federazione internazionale di organizzazioni chiamate il Campo Antimperialista, di cui Moreno Pasquinelli è il portavoce internazionale.


    L'imputazione: "partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo anche internazionale e di eversione dell'ordine democratico".

    E cioè? I tre avrebbero fornito a un giovane turco, di nome Avni Er, domicilio, schede telefoniche e un lavoro. Stando ai capi d'accusa, il turco avrebbe usato proprio una di quelle Sim card per rivendicare un attentato (incruento) in Turchia.

    Il mio primo telefonino mi fu regalato da una famiglia Rom: per loro fortuna, non l'ho mai usato per commettere reati, ma avrei sempre potuto…

    Ma l'accusa più grave contro Moreno e Alessia sarebbe quella di avere svolto "insieme a Moreno Pasquinelli funzioni di testimone al matrimonio" tra Maria Grazia Ardizzone e Avni Er.

    Visto che c'erano, gli agenti della DIGOS hanno anche sequestrato due siti web: www.voceoperaia.it, il sito di Direzione 17 e www.iraqlibero.net, il sito dei Comitato Iraq Libero di sostegno alla resistenza irachena. Siti che di Turchia non parlano, ma che, secondo l'accusa, sarebbero colpevoli di "aver divulgato" le attività di un gruppo turco di estrema sinistra, il DHKC. Infatti, se andate sui siti in questione troverete questo avviso:



    <IMG style="WIDTH: 480px; ; WIDTH: expression(this.width > 640 ? 480 : true)" alt="" src="http://www.kelebekler.com/occ/fig/digos.jpg" border=0>


    Arrivati in carcere, a Rebibbia, gli arrestati hanno chiesto di parlare con i loro avvocati. Un diritto che spetta a qualunque mafioso o pedofilo. No, la legge 270-ter prevede che i detenuti rimangano per cinque giorni senza alcun contatto con i propri legali. Sono sicuro che questi specifici detenuti saranno stati trattati correttamente, ma è chiaro che una norma del genere lascia un detenuto in balìa di tutto ciò che i suoi custodi riescono a escogitare.

    Per protestare contro una legge così assurda, Moreno, in isolamento e senza ora d'aria, ha deciso di iniziare uno sciopero della fame - a base di acqua e zucchero - da portare avanti fino al momento in cui il tribunale del riesame deciderà se confermare gli arresti.

    Non conosco i due arrestati turchi. Conosco invece tutti e tre quelli italiani, e in particolare Moreno. Siccome Moreno viene descritto, da sei mesi a questa parte, un giorno sì e l'altro pure, come l'uomo più pericoloso d'Italia, mi sembra importante dire qualcosa sul piano umano.


    Gli estremisti e il rivoluzionario

    Moreno non è un estremista.

    Non amo gli estremisti. Esiste un discreto numero di persone nel nostro paese, che si rifanno alle idee più varie - possono essere cristianisti o marxisti o razzisti o testimoni di Geova o fallaciani - che traggono un'enorme soddisfazione dall'avere ragione, e che portano un odio feroce verso chi ha torto. Ogni volta che li sfiora un accenno di dubbio, tornano ai vecchi parametri per rassicurarsi, per maledire i traditori e ritrovarsi nel calore della propria tribù.

    Moreno è l'esatto contrario. Una vita intera dedicata gratuitamente a quella che chiamano politica, certamente; ma con un cervello che riflette in maniera incessante, una capacità insolita di ascolto, una libertà di fondo che gli permette di cambiare idea e assolutamente nessun odio. Allo stesso tempo, è un uomo estremamente passionale ed energico, con un pensiero che corre più veloce della tastiera.





    Moreno e Alessia


    Su una rocciosa base contadina di pastasciutta e vino, la faccia da brigante calabrese, con sorprendenti capacità artistiche, a ragionare furiosamente su Cartesio e Marx, a viaggiare nei luoghi remoti e scomodi del mondo, a immergersi nella lettura per carpire i segreti della riforma protestante o a raccontare con ironia le storie degli incredibili gruppi settari dell'ultrasinistra che aveva conosciuto da vicino.

    No, Moreno non è un estremista. È un rivoluzionario, nel senso di una persona totalmente aliena da un mondo folle.

    Il contesto di Moreno è quello strano mondo che in genere viene chiamato l'estrema sinistra, che c'entra poco o niente con la "sinistra" di Nanni Moretti o dei libertari e/o libertini.


    Parole vane e parole come sassi

    L'estrema sinistra è un mondo di teorie universali, gigantesche e feroci discussioni sui massimi sistemi, progetti di redenzione planetaria, scritti da individui senza alcun potere di incidere, su fogli che vengono letti da alcune decine di persone e poi ingialliscono, per essere alla fine buttati. Tanto convinti sono gli autori di quei testi di avere sulle spalle il destino dell'umanità, da maledirsi incessantemente a vicenda per ogni minima deviazione. Eppure, qualunque cosa facciano, il loro agitarsi resta vano, per cui potrebbero concedersi qualunque deviazione.

    Il mondo che conta non si cura delle dispute dell'estrema sinistra, come non si cura di quelle tra i seguaci di Monsignor Lefèbvre e i sedevacantisti (se non sapete chi sono, non fate altro che confermare quanto ho appena detto).

    Eppure Moreno, ex-Potere Operaio, ex-Quarta Internazionale, ex-Gruppo Bolscevico Leninista, ex-Gruppo Operaio Rivoluzionario, attualmente Direzione 17 e Campo Antimperialista, è diventato uno scandalo mondiale. Se cercate "Moreno Pasquinelli" su Google, troverete insulti contro di lui su blog americani e articoli in lingua vietnamita. E questo da diversi mesi prima del suo arresto.

    Poiché Moreno non ha mai sparato a nessuno e non ha una lira, ad avere sconvolto il pianeta è evidentemente quello che ha detto. E qui sorge un problema: come spiegare quello che dice Moreno?

    Moreno parla marxista, io no, e né io né lui possiamo cambiare questa realtà. Nel contatto diretto, il tono della voce, gli esempi, le domande e le risposte permettono di comunicare perfettamente; ma nello scritto, i nostri stili sono troppo diversi, e ogni traduzione da parte mia rischia di diventare un tradimento. E siccome la maggior parte dei suoi scritti sono sul sito voceoperaia, e quel sito è stato chiuso dalla DIGOS, non posso nemmeno invitarvi a leggere ciò che dice lui.

    Permettetemi quindi di travisare i punti fondamentali di quello che dice Moreno, a modo mio.
    • Molti gongolano per il capitalismo globale e trionfante, pensando che porterà il mondo all'unità - e dietro questo c'è un non detto che accomuna gli iperliberisti a molti marxisti, il sogno della superiorità occidentale, che poi si trasformerà in un meraviglioso mondo nuovo: così com'è, per i primi, dopo la rivoluzione per gli altri. E se invece fosse il puro orrore, la barbarie della mercificazione planetaria accompagnata dal saccheggio e dalla guerra universale? Certo, questo si chiama capitalismo, ma il capitalismo oggi ha un cuore. Una nazione che controlla insieme il potere economico, quello militare e quello spettacolare: gli Stati Uniti, che si sono lanciati in una guerra imperialista contro il mondo intero.
    • Tutto il sistema si regge sullo sfruttamento dell'ottanta percento del mondo che non è né USA né Europa. E alla fine, la vera rivoluzione verrà da lì. Prenderà le forme che quei popoli le daranno, a prescindere dalle nostre pie intenzioni. Le rivolte islamiche, oppure il militare Chávez che di Marx non ha mai letto una riga, ma che ha creato le basi minime di giustizia sociale nel suo paese, sono le forme reali che la ribellione assume nel mondo. Possiamo lavarcene le mani con la nostra arroganza occidentale, e dire che non accetteremo nulla che non sia perfettamente conforme al pensiero marxista. In nome del laicismo occidentale, possiamo sputare sui miliardi di esseri umani che mescolano religione e speranza di riscatto. Oppure, possiamo comunque dare loro una mano.
    • Oggi, dove passa la guerra tra sfruttatori e sfruttati? La sede privilegiata non sono le nostre fabbriche, non sono le aule dove si decide quanto abbia rubato Berlusconi. Sono le strade polverose e senza fogne dell'Iraq, dove l'esercito americano, il più potente di tutta la storia umana si trova davanti alla resistenza di persone antiche e povere, lontanissime da tutto il complesso del perbenismo dell'Europa del terzo millennio. Se gli USA vincono in Iraq, potranno attaccare chiunque, ovunque e in qualunque modo. Per questo, la resistenza irachena è anche la nostra.


    Un enorme alano e molti fascisti immaginari

    Tutte riflessioni, quasi di buon senso, raccontate attorno al tavolo nella sua casa. C'è il fuoco acceso nel camino; l'enorme cucciolo di alano, che Moreno aveva trovato in mezzo alla strada e che non si rende conto ancora delle proprie dimensioni, cerca di farsi prendere in braccio. In lontananza, al calare del sole che ricorda i quadri dei grandi pittori del Rinascimento, il castello alle fonti del Clitunno.






    Eppure, una visione del genere minaccia alla base lo stato delle cose, e quindi fa molta più paura di tutto il cosiddetto "terrorismo", di qualunque matrice. Ma fa paura anche agli imprenditori politici sia della sinistra che della destra, il cui potere dipende dall'esasperazione delle divisioni, dalla mitizzazione dei nemici: anche loro, in fondo, sono legati allo status quo.

    Per questo, Moreno è diventato l'oggetto di una forma di isterismo collettivo, di cui non ho mai visto l'equivalente in tutta la mia vita. Una parte di questa storia l'ho già raccontata, riferendomi a uno "psicodramma nazionale"; e francamente credo di aver indovinato il titolo.

    Ogni criminalizzazioni si basa sempre sulla malafede, Moreno è stato attaccato dapprima per una questione del tutto secondaria: è stato chiamato "amico dei fascisti". Avendolo isolato con questo pretesto da gran parte della sinistra, si è potuto poi accusarlo di essere un "terrorista", o addirittura il coordinatore di tutti i terroristi del mondo, e infine arrestarlo.

    Un tempo ero più ottimista; oggi so per amara esperienza che è perfettamente inutile ragionare con chi è pazzo o in malafede assoluta. Comunque, per chi non lo fosse, voglio precisare alcune cose sulla questione dei "fascisti".

    Moreno, se fosse vissuto nel 1921, sarebbe certamente stato un Ardito del Popolo, a combattere le squadre di Benito Mussolini; nel 1936, sarebbe stato un combattente in Spagna o in Etiopia contro i fascisti. Mentre tutti i diffamatori conformisti che oggi lo attaccano, anche allora sarebbero stati diffamatori conformisti. Moreno oggi combatte senza esitazione contro i razzisti, contro chi perseguita gli immigrati, che si tratti di giovanotti di Forza Nuova o di seguaci altolocati di Oriana Fallaci.

    Il problema è che Moreno non crede alle tribù e non è un razzista. Per capire perché, distinguiamo tra l'antifascismo, che è (o fu) una cosa seria, e il mondo che possiamo chiamare degli Antifa, per usare un termine in uso oggi in Germania.

    Esiste un'area dell'estrema sinistra che dedica la maggior parte del suo tempo a stilare liste di proscrizione di "fascisti". In questo, non c'è interesse per le idee. Ad esempio, il razzismo genocida di Oriana Fallaci, che viene promosso su Panorama, il Corriere della Sera e la Rai, non interessa affatto a questo genere di "antifascisti". A loro interessa solo il diciassettenne bocciato a scuola che disegna svastiche sulle panchine.

    Questo tipo di antifascismo non differisce strutturalmente dall'antisemitismo di epoche passate. Il nemico non è un'ideologia, rispetto alla quale ognuno può prendere posizione. Il nemico è "il fascio", cioè uno specifico essere umano, in genere tale semplicemente perché nato in una famiglia di ammiratori di Mussolini. Il "fascista", per i cultori di questo tipo di psicosi, è tale, irrimediabilmente, a vita, ed è colpevole collettivamente di ogni delitto mai commesso da qualunque altro "fascista" nel corso della storia. Ogni azione del "fascio" è schifosa e immorale: è un "personaggio", un "losco figuro", nel gergo antifa. Se il "fascio" non cambia idea, è un nemico; se la cambia, è un infiltrato, e quindi ancora più pericoloso. Sono del tutto irrilevanti le sue idee o le sue trasformazioni, tutte rubricate sotto la voce di "trascorsi".

    Se ci si pensa bene, questo genere di antifascismo ha come unico sbocco logico lo sterminio.

    Si penserebbe che questi antifascisti dedichino gran parte del loro tempo a combattere gli eredi di Mussolini che stanno attualmente al governo. Nient'affatto, perché un Fini o un Urso sono troppo in alto. Come i tifosi della Roma o della Lazio, i veri nemici non sono quelli che contano, ma quelli cui puoi strappare la sciarpa.


    Un masso al collo e giù nel fiume

    Moreno non ha nulla a che fare con questa mentalità. Quindici anni fa, mi raccontava, quando lui ancora credeva nella missione storica della classe operaia, il suo gruppetto di trotzkisti si svegliava prima dell'alba per distribuire volantini davanti alle acciaierie di Terni. Era nata una sorta di cauta amicizia con un sindacalista della CISNAL, il sindacato "fascista". Un uomo onesto, che a differenza del rappresentante della CGIL si rifiutava di firmare i contratti capestro, e non prendeva soldi dai padroni. Da lui, i compagni di Moreno venivano a sapere dall'interno quello che succedeva nel consiglio di fabbrica.

    Quel sindacalista, operaio da una vita, aveva una figlia tossicodipendente. E un figlio, che un giorno morì in un incidente stradale.

    Così il fascista si legò un masso al collo e si gettò dentro un fiume. Voce Operaia, il giornalino di Moreno, pubblicò un sobrio ma rispettoso necrologio. E venne travolto da un'ondata furiosa di insulti antifa, che non è mai cessata da allora.

    È con questo spirito che Moreno si è rifiutato di demonizzare le persone, solo per la loro provenienza. Ha guardato le persone per quello che sono e per quello che fanno, non per una parola che potevano aver detto anni prima. La radice di questo atteggiamento sta nei due poli opposti del suo carattere. Da una parte, la naturalezza un po' campagnola e un po' coatta, per cui ciò che conta non sono le etichette, ma la sostanza; dall'altra, l'esperienza di un mondo infinitamente più grande di quello in cui navigano gli psicopatici dell'ultrasinistra. Chi è stato in Afghanistan, non può più diventare isterico per le sciocchezze provinciali italiane. Il fatto che lui non consideri nessun essere umano peggiore per natura di un altro, che guardi più a quello che si può costruire insieme che a colpevolizzare per sempre le persone per il loro passato, è diventato il principale capo d'accusa contro di lui: "amico dei fascisti".

    Se Fassino stringe la mano al primo "fascista" al potere dal 1945, un "fascista" che ha coinvolto l'Italia in una guerra omicida, nessuno dice niente. Se Moreno Pasquinelli, in un appello con duemila firme, accetta anche la firma di una persona tranquilla, che non vuole la guerra, non è razzista, ma è convinta in buona fede che Mussolini avesse fatto una buona legislazione sociale, si scatena il pandemonio: è l'alleanza rossobruna.


    Il Pinocchio d'Egitto dichiara guerra a Moreno

    La follia degli Antifa si sposa perfettamente con il bisogno del potere di annientare la proposta di Moreno. Chi conta davvero non si preoccupa certamente del "firmatario fascista"; ma sa cogliere l'occasione al volo.

    Perché loro, come Adamo, possiedono il potere di definizione, di dare il nome alle cose, di farci vedere il mondo come vogliono.

    Anziché nascondere Moreno, gli danno un'improvvisa importanza. È una sorta di vaccinazione: si cerca di tirare fuori, alla luce del sole, la teoria più pericolosa sorta negli ultimi decenni, ma demonizzandola come complotto islamonazicomunista: Moreno è un comunista; Moreno è antifascista, ma non odia "i fascisti"; Moreno rispetta anche chi non è "occidentale".

    Ora, in un mondo a compartimenti stagno ben definiti, chi è di "sinistra" odia i "fascisti" e diffida dei musulmani; chi è di "destra" odia i comunisti e i musulmani; i musulmani tacciono e tremano di paura; quindi con il complotto islamonazicomunista si crea per reazione una meravigliosa unione tra tutti i cristiani, marxisti e reazionari del puro Occidente, contro il mostro inafferrabile, oscuro dell'Altro, incerto come sono incerte la vita e la morte e il nostro destino, cioè le cose che vorremmo domare e che non controlleremo mai.
    Riflette enormi e profonde patologie del nostro essere quella frase mille volte sentita in questi mesi: "l'ambiguo Campo Antimperialista."


    È dall'autunno del 2003 che la stampa italiana, e persino internazionale, lo attacca incessantemente. È un vortice di follia, che culmina dopo la strage di Madrid, quando Magdi Allam, il Pinocchio d'Egitto, scrive (12 marzo 2004) un articolo sul Corriere della Sera, intitolato "Patto di sangue Eta-integralisti" in cui si inventa di sana pianta:
    "un'alleanza del terrore tra i giovani attivisti dell'Eta, una fazione della sedicente 'resistenza irachena' che controlla le località di Falluja e Al Ramadi e il circuito del Campo Antimperialista spagnolo. E che forse ieri ha inaugurato, con la più sanguinosa strage terroristica in Europa, un'inedita stagione di violenza all'insegna del massacro indiscriminato dei civili."
    Dietro queste affermazioni, c'è il nulla assoluta. È come dire che gli UFO di Roswell sono associati alla rete dei pedofili e al traffico di merluzzi avariati. Solo che viene scritto sul principale quotidiano italiano.



    Moreno protesta. Magdi Allam gli telefona con fare gentile, chiedendogli se vuole fare qualche precisazione, e poi costruisce un nuovo collage. Cita una frase di Moreno, per commentare:
    "È in questo magma accomunato dall'antiamericanismo che si è consumata la strage di Madrid. Una torbida realtà che ha il suo epicentro in Iraq ma che coinvolge più che mai l'Italia e l'Europa."
    Non so se riuscite a rendervi conto della gravità dell'accusa. Nella sua maniera indiretta, Magdi Allam in sostanza fa capire che Moreno Pasquinelli, entusiasta ma squattrinato ribelle di Foligno, sarebbe dietro gli attentati dell'ETA e persino dietro la strage nella metropolitana di Madrid. Sarebbero seguiti altri due lunghi articoli di Magdi Allam, in data 23 e 26 marzo, senza il minimo riscontro e senza pubblicare alcuna rettifica.


    Magdi Allam forse non si rendeva conto di che pasta è fatto Moreno. Il 31 marzo, nel pomeriggio, Moreno assieme ad altri suoi compagni occupa la redazione del Corriere della Sera. Il giornale che lo diffamava da quattro mesi è costretto a concedergli un'intervista corretta, in cui per la prima volta può dire quello che pensa realmente. Un'intervista che riporto integralmente su questo sito.

    Quella sera, Moreno è tornato a Foligno, stanco, ma - possiamo immaginare - soddisfatto. Qualche ora per dormire. Poi all'alba, una gigantesca operazione della polizia, il forte rumore di un elicottero a turbare la pace della campagna dove abita.


    56.000 ore d'ascolto

    Io non sono complottista, e non lo è nemmeno Moreno. La prima volta che sono andato a casa di Moreno, mentre lo aiutavo ad accatastare la legna, lui mi spiegava perché non credeva alle teorie complottiste sull'11 settembre. Conosco bene la sindrome estremista. Il compagno Marco è stato arrestato mentre tirava un sasso, è accusato di aver tirato un sasso, e ciò fa parte certamente dell'inasprimento dell'offensiva della borghesia per eliminare le avanguardie proletarie…

    Eppure nel caso dell'arresto di Moreno, è difficile sfuggire a qualche sospetto. Cosa pensare quando ci si trova portati in questura alle sette di mattina, in quella che dovrebbe essere un'operazione segreta, e vedersi davanti una folta schiera di giornalisti e fotografi insolitamente mattinieri? Nessuno negli ultimi anni ha subito gli attacchi che ha subito Moreno; e in certi casi, sappiamo che quegli attacchi furono coordinati tra di loro.

    Non sono in grado di dire nulla sui due arrestati turchi; ma posso dire con certezza che Moreno non è complice di alcun attentato in Turchia. Certo, sostiene il diritto di resistenza e aiuta gli esuli. Ma lo fa alla luce del sole. La polizia e i servizi lo conoscono da quando aveva tredici o quattordici anni, e sarebbe folle da parte sua dedicarsi ad attività clandestine di qualunque tipo.

    Una sera, ci parlava ridendo della fobia che un certo mondo ha degli infiltrati. Ovvio che ne esistono: non sono chiaramente "i fascisti", ma persone in grado di insinuarsi credibilmente in un'organizzazione di estrema sinistra. Un'organizzazione piccola e fragile come quella attorno a Moreno può difendersi da loro in un solo modo: non avendo alcun segreto. Ogni estate, ad Assisi, si svolge il Campo Antimperialista, un incontro aperto letteralmente a chiunque, stampa compresa.

    Ma c'è anche qualcos'altro. L'inchiesta in cui è stato arrestato Moreno potrebbe a prima vista sembrare un attacco alla DHKC, l'organizzazione turca di cui parlavamo prima. Nata quindi, magari, in Turchia, oppure in qualche altro paese dove la DHKC è molto attiva.

    No. Anzi, l'inchiesta proviene solo dalla Procura di Perugia, e precisamente dal signor Nicola Miriano. Insomma, da una persona che abita a qualche decina di chilometri da Moreno. L'inchiesta parte quindi dal controllo che questo signore ha voluto esercitare su Moreno, e finisce con Moreno, nel senso che tutti gli altri arrestati in Europa (tranne che in Turchia, più uno in Olanda) sono stati immediatamente rilasciati. In carcere restano soltanto i tre umbri e due loro amici turchi.

    Insomma, un paesano di Moreno si è scomodato per lanciare un'inchiesta internazionale che ha coinvolto mezzo mondo, in nome di un paese - la Turchia - che non aveva nemmeno chiesto tale inchiesta. Ottenendo come risultato l'arresto dell'uomo più demonizzato d'Italia. Per farlo, gli inquirenti si vantano di aver fatto

    - 56.000 ore di intercettazioni telefoniche
    - 5.000 ore di intercettazioni ambientali
    - 2.500 ore di servizi di osservazioni, controllo e pedinamento
    - 2.000 ore di riprese filmate
    - 10.000 ore di intercettazioni telematiche
    - 600 ore di decodifica di dati informatici.

    Fanno in tutto oltre 75.000 ore, una di quelle belle cifre che fanno riflettere e ci ricordano che quelle tasse di cui ci lamentiamo non finiscono solo nelle pensioni.


    Un telefonino e una "chiave antiamericana"

    Nello spettacolo mediatico, abbiamo anche visto un esultante giornalista in posa davanti a una cabina telefonica. Sosteneva che un attentato in Turchia sarebbero stati rivendicati con una telefonata (in turco) che proveniva proprio da quella cabina: un attentato, peraltro simbolico, in quanto la telefonata sarebbe arrivata prima dell'esplosione per evitare danni alle persone. Il giorno dopo, leggo invece, sulla Nazione che la famosa telefonata sarebbe partita da un telefono cellulare.

    Se qualcuno non racconta balle, dobbiamo immaginarci l'esponente turco che abita a Perugia, e che non nasconde affatto il proprio impegno politico, che scende sotto casa ed entra in una cabina telefonica per fare una telefonata con il cellulare. Anziché prendere il treno e fare la rivendicazione, che so, dalla stazione di Arcore.

    Ma questo episodio ci dice qualcosa sulla spettacolarizzazione della giustizia; sulle dritte che certi magistrati danno ai loro amici giornalisti al di fuori di ogni legalità.


    Che dire, poi della natura politica di un atto d'accusa che prende di mira Moreno perché
    "è referente italiano delle iniziative antimperialiste di stampo internazionalista, ed espleta la propria attività in chiave antiamericana e contro la Nato, promuovendo manifestazioni e raduni estivi antimperialisti che vedono la presenza di rappresentanti delle principali formazioni nazionali e internazionali della medesima ispirazione ideologica".
    Pochi giorni dopo l'arresto di Moreno - che non ha diritto a giornali o TV - vi fu l'attacco americano a al-Fallûja e la rivolta degli sciiti in Iraq. Dal nord al sud, gran parte del paese è ormai in mano alla resistenza:
    "Non ci sono sunniti, non ci sono sciiti. Siamo fratelli sunniti e sciiti e mai venderemo il nostro Paese".
    In questo, Moreno ci aveva visto giusto, a differenza della grande maggioranza della sinistra.


    Non parlo marxista, le parole d'ordine mi fanno sorridere, ma per una volta mi permetto di usarne una, in onore degli amici incarcerati:

    Libertà per i compagni Moreno, Alessia e Maria Grazia!



    Solidarietà per i compagni del Campo Antimperialista.

    A luta continua

    •   Alt 

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    Sottolineo questo passaggio:

    --

    Permettetemi quindi di travisare i punti fondamentali di quello che dice Moreno, a modo mio.

    * Molti gongolano per il capitalismo globale e trionfante, pensando che porterà il mondo all'unità - e dietro questo c'è un non detto che accomuna gli iperliberisti a molti marxisti, il sogno della superiorità occidentale, che poi si trasformerà in un meraviglioso mondo nuovo: così com'è, per i primi, dopo la rivoluzione per gli altri. E se invece fosse il puro orrore, la barbarie della mercificazione planetaria accompagnata dal saccheggio e dalla guerra universale? Certo, questo si chiama capitalismo, ma il capitalismo oggi ha un cuore. Una nazione che controlla insieme il potere economico, quello militare e quello spettacolare: gli Stati Uniti, che si sono lanciati in una guerra imperialista contro il mondo intero.
    * Tutto il sistema si regge sullo sfruttamento dell'ottanta percento del mondo che non è né USA né Europa. E alla fine, la vera rivoluzione verrà da lì. Prenderà le forme che quei popoli le daranno, a prescindere dalle nostre pie intenzioni. Le rivolte islamiche, oppure il militare Chávez che di Marx non ha mai letto una riga, ma che ha creato le basi minime di giustizia sociale nel suo paese, sono le forme reali che la ribellione assume nel mondo. Possiamo lavarcene le mani con la nostra arroganza occidentale, e dire che non accetteremo nulla che non sia perfettamente conforme al pensiero marxista. In nome del laicismo occidentale, possiamo sputare sui miliardi di esseri umani che mescolano religione e speranza di riscatto. Oppure, possiamo comunque dare loro una mano.
    * Oggi, dove passa la guerra tra sfruttatori e sfruttati? La sede privilegiata non sono le nostre fabbriche, non sono le aule dove si decide quanto abbia rubato Berlusconi. Sono le strade polverose e senza fogne dell'Iraq, dove l'esercito americano, il più potente di tutta la storia umana si trova davanti alla resistenza di persone antiche e povere, lontanissime da tutto il complesso del perbenismo dell'Europa del terzo millennio. Se gli USA vincono in Iraq, potranno attaccare chiunque, ovunque e in qualunque modo. Per questo, la resistenza irachena è anche la nostra.

    ---

    al di la' del giudizio sulla resistenza irachena, non si puo' non vedere la profonda capacita' di analisi, si concordi o meno.

    Uno in Italia viene processato per questo.

  3. #3
    Tremendo
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    Sottolineo questo passaggio:

    --

    Permettetemi quindi di travisare i punti fondamentali di quello che dice Moreno, a modo mio.

    * Molti gongolano per il capitalismo globale e trionfante, pensando che porterà il mondo all'unità - e dietro questo c'è un non detto che accomuna gli iperliberisti a molti marxisti, il sogno della superiorità occidentale, che poi si trasformerà in un meraviglioso mondo nuovo: così com'è, per i primi, dopo la rivoluzione per gli altri. E se invece fosse il puro orrore, la barbarie della mercificazione planetaria accompagnata dal saccheggio e dalla guerra universale? Certo, questo si chiama capitalismo, ma il capitalismo oggi ha un cuore. Una nazione che controlla insieme il potere economico, quello militare e quello spettacolare: gli Stati Uniti, che si sono lanciati in una guerra imperialista contro il mondo intero.
    * Tutto il sistema si regge sullo sfruttamento dell'ottanta percento del mondo che non è né USA né Europa. E alla fine, la vera rivoluzione verrà da lì. Prenderà le forme che quei popoli le daranno, a prescindere dalle nostre pie intenzioni. Le rivolte islamiche, oppure il militare Chávez che di Marx non ha mai letto una riga, ma che ha creato le basi minime di giustizia sociale nel suo paese, sono le forme reali che la ribellione assume nel mondo. Possiamo lavarcene le mani con la nostra arroganza occidentale, e dire che non accetteremo nulla che non sia perfettamente conforme al pensiero marxista. In nome del laicismo occidentale, possiamo sputare sui miliardi di esseri umani che mescolano religione e speranza di riscatto. Oppure, possiamo comunque dare loro una mano.
    * Oggi, dove passa la guerra tra sfruttatori e sfruttati? La sede privilegiata non sono le nostre fabbriche, non sono le aule dove si decide quanto abbia rubato Berlusconi. Sono le strade polverose e senza fogne dell'Iraq, dove l'esercito americano, il più potente di tutta la storia umana si trova davanti alla resistenza di persone antiche e povere, lontanissime da tutto il complesso del perbenismo dell'Europa del terzo millennio. Se gli USA vincono in Iraq, potranno attaccare chiunque, ovunque e in qualunque modo. Per questo, la resistenza irachena è anche la nostra.

    ---

    al di la' del giudizio sulla resistenza irachena, non si puo' non vedere la profonda capacita' di analisi, si concordi o meno.

    Uno in Italia viene processato per questo.
    Spero che sia anche condannato, come spero che siano condannati tutti i sostenitori degli islamikaze, come carcere guantanamo andrebbe bene.

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    Metteremo in carcere i bananas come te, cosi' assaporerai il significato della liberta' quando ne godrai, dopo svariati anni

    Sono gli ignoranti come te che rendono questo paese forte con i deboli e debole con i forti.

  5. #5
    Tremendo
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    Metteremo in carcere i bananas come te, cosi' assaporerai il significato della liberta' quando ne godrai, dopo svariati anni

    Sono gli ignoranti come te che rendono questo paese forte con i deboli e debole con i forti.
    Vedo che sei in astinenza, farai meglio ad uscire a comprarti il necessario per rilassarti, ti sta uscendo la bava dalla bocca.


    p.s non scordarti di indossare la maglietta del Che, lo sai che il tuo pusher ci tiene.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Tremendo Visualizza Messaggio
    Vedo che sei in astinenza, farai meglio ad uscire a comprarti il necessario per rilassarti, ti sta uscendo la bava dalla bocca.


    p.s non scordarti di indossare la maglietta del Che, lo sai che il tuo pusher ci tiene.


    mica possono girare con un cartello appeso al collo "compro droga" o "vendo droga" :la maglietta del Che e' il simbolo che li fa riconoscere.

    -N-

  7. #7
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    Metteremo in carcere i bananas come te, cosi' assaporerai il significato della liberta' quando ne godrai, dopo svariati anni

    Sono gli ignoranti come te che rendono questo paese forte con i deboli e debole con i forti.

    ma non ti vergogni ......ancora con quell'avatar!!!!

  8. #8
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    Esistono persone che si gongolano ancora nell'utopico sogno marxista, una filosofia che non ha mai visto una realizzazione pratica.

    Lasciamoli sognare, non fanno male a nessuno ed intanto noi andiamo a lavorare

  9. #9
    Hanno assassinato Calipari
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    Vedo che sei in astinenza, farai meglio ad uscire a comprarti il necessario per rilassarti, ti sta uscendo la bava dalla bocca.


    p.s non scordarti di indossare la maglietta del Che, lo sai che il tuo pusher ci tiene.
    Mai fumato una canna in vita mia, tu hai mai evaso oltre l'umano?

  10. #10
    Hanno assassinato Calipari
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    Citazione Originariamente Scritto da medsim Visualizza Messaggio
    Esistono persone che si gongolano ancora nell'utopico sogno marxista, una filosofia che non ha mai visto una realizzazione pratica.

    Lasciamoli sognare, non fanno male a nessuno ed intanto noi andiamo a lavorare
    L'utopia bananas ci ha regalato 70 miliardi di deficit e un comune fallito per 350 milioni di euro.

 

 
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