Egoismo, altruismo e socialità nella vita d'oggi
Si è soliti affermare che l'individuo cresce come persona e diviene membro attivo e consapevole della società nella misura in cui supera il proprio egocentrismo e realizza un sempre più elevato grado di disponibilità affettiva, intellettuale, sociale, estetica.
La disponibilità altro non sarebbe che altruismo e socialità in atto.
Pertanto l'opera educativa dovrebbe essere rivolta a promuovere nel massimo grado il processo di socializzazione del soggetto e tutta la società, per garantirsi un avvenire più adeguato al proprio essere, dovrebbe orientare le sue istituzioni e i suoi mezzi e realizzare tale processo di socializzazione.
Se un individuo è aggressivo e violento si afferma che non ha superato il proprio egocentrismo e che, pertanto, è un egoista, e i disordini, le lacerazioni, gli squilibri e le violenze che travagliano la società vengono sempre imputati al prevalere delle spine e degli interessi individuali, cioè egoistici, su quelli sociali.
Sembrerebbe pertanto che ogni problema, ogni disordine, ogni "male" che travagliano gli individui, le famiglie, i gruppi e le società abbiano la loro origine prima del non superamento dell'egocentrismo e nella trasformazione di
questo in egoismo, che altro non sarebbe che l'egocentrismo adulto.
Ma, come mai viene da chiedersi, da un atteggiamento istintivo, cioè connaturato possono derivare tutti i "mali" dell' individuo e della società?
E poi "l'altruismo" o "amore dell'altro" da dove trae la propria origine? Da una sfera "culturale" contrapposta a quella "naturale-istintiva"?
Credo che la dinamica del rapporto egoismo-altruismo vada fatta oggetto di adeguata analisi e riflessione.
Prendiamo l'avvio da quello che viene universalmente considerato il messaggio di maggior altruismo che sia stato affermato e diffuso su questa terra: il messaggio dell'amore fraterno.
Esso è sintetizzato nella formula: "Ama il prossimo tuo come te stesso", nella quale l'amore del prossimo, cioè l'altruismo viene chiaramente agganciato all'amore di sè.
Di questo messaggio si è sempre sopravvalutato la prima parte, cioè l'amore del prossimo, contrapponendola alla seconda parte, cioè all'amore di sè, quasi che quest'ultimo fosse così naturale in tutti da non aver bisogno di alcuna
cura, anzi sarebbe tanto forte ed esclusivo che occorrerebbe combatterlo per far emergere l'amore del prossimo.
Si è voluto e si vuole vedere pertanto una netta contrapposizione tra amore di sè e amore del prossimo, ma le cose non stanno esattamente così nè nel messaggio nè nella realtà della vita individuale e sociale.
Ammettiamo, sulla base dei comportamenti istintivi ci dimostra, che tutti gli esseri viventi siano animati, fin dalla nascita, dall'istinto di conservazione che nell'uomo definisco col termine di egocentrismo.
Ebbene a tale istinto si viene poi a contrapporre quello sociale, oppure quest'ultimo è una derivazione ed uno sviluppo dell'istinto stesso di conservazione?
La formula "ama il prossimo tuo come te stesso" mette chiaramente in rapporto l'amore del prossimo con l'amore di sè senza alcune contrapposizione, anzi evidenziando che l'amore del prossimo non può prescindere da quello di sè.
Le ricerche e gli studi dimostrano che l'amore del prossimo, cioè la socialità in tutte le sue forme e manifestazioni, comprese quelle considerate e giudicate più nobili ed elevate, sono "una più efficace forma di amore di sè o egoismo"
Altruismo e socialità infatti si verificano quando un individuo si identifica con gli altri perchè li sente e li considera un prolungamento di sè, fisico e mentale.
L'individuo che protegge gli altri, in realtà protegge se stesso, i genitori che allevano con ogni cura e difendono i loro figli incosciamente difendono se stessi, riversano il loro amore, cioè estendono il loro egoismo su un frammento
esterno del proprio corpo, sul cosidetto "sangue del proprio sangue"
E alla base c'è sempre l'istinto della conservazione, infatti attraverso i figli, i genitori difendono la propria conservazione, la prole rappresenta infatti il solo tramite per conservare in vita il proprio messaggio genetico.
Come l'amore della prole altro non è che un prolungamento dell'amore di sè, altrettanto si deve dire di ogni forma di amore, di altruismo, di socialità.
L'amore di sè si esplica nelle forme più diverse: l'amore dei genitori, della fidanzata, della moglie, degli amici, della squadra di calcio, del partito, della patria.
L'amore del prossimo varia di livello e di intensità ma sostanzialmente risponde sempre all'istinto di conservazione, è possiamo dire, un istinto di
conservazione allargato e trasferito su altri individui o gruppi che fanno parte del proprio eco-sistema di sopravvivenza.
Ma se amore del prossimo, altruismo, socialità, altro non sono che estensioni e sviluppi dell'amore di sè o egoismo, vuol dire che quanto più una persona ama se stessa, quanto più è "egoista", tanto più è in grado di "amare il
prossimo" e, quindi, di essere altruista.
Chi invece non ama se stesso, chi perde la fiducia in sè, non è in grado neppure di amare il prossimo, di effettiva socialità e di reale disponibilità.
E questo perchè tra amore di sè e amore del prossimo, lo ribadisco, non c'è affatto contrapposizione, anzi sono la stessa cosa e la crescita dell'uno è presupposto alla crescita ed allo sviluppo dell'altro.
Sulla base di quanto sopra risulta che gli individui asociali, gli aggressivi, i violenti, contro se stessi e contro gli altri, sono tali perchè non amano veramente se stessi, non realizzano la loro identità personale.
Occorre pertanto che ogni individuo impari a costituirsi come un capitale per se stesso, cioè che impari a conoscersi, che rifletta su di sè, che scopra i propri gusti, le proprie preferenze, le proprie possibilità, i propri punti di vista.
Per far ciò, dovrà attingere agli altri, ma non per sottomettersi agli altri, bensì per arricchire se stessi e per dare agli altri.
Chi impara ad amare se stesso diventa infatti più saggio, arricchisce la sua "personalità", rifiuta l'immobilità ed è desideroso di recepire qualsiasi cosa, perchè si rende aperto e disponibile a tutto e a tutti.
Chi ama se stesso, contrariamente a quanto per lo più si crede e si pensa, dà molto agli altri: in primo luogo dà la sicurezza che porta dentro di sè, in secondo luogo dà serenità e fiducia nella vita.
Chi ama se stesso non può odiare nessuno, perchè nessuno lo può ferire, cioè mettere in crisi la sua identità.
Un insuccesso, una disgrazia, un abbandono da parte di una persona che ha amato e ama non lo deprimono perchè egli possiede se stesso, sta bene nella sua pelle, nel suo territorio e dagli altri si aspetta poco o niente, mentre agli altri egli può dare molto perchè possiede molto, cioè tutto se stesso.
Chi ama se stesso è, e si sente libero, libero di essere se stesso, sempre e dovunque.
E le critiche che gli altri gli fanno?
Le accoglie con serenità, col sorriso sulle labbra, le vaglia e accetta di esse ciò che gli può servire per essere più pienamente se stesso, cioè per confezionarsi su misura la propria felicità.
E può essere amato chi ama se stesso?
Senza dubbio quanto più una persona sa amare se stesso e, quindi, anche amare gli altri, tanto più si rende affascinante e viene amato da chi è come lui, cioè da coloro che amano se stessi.
I frustati, i dissociati, gli inerti, in una parola coloro che non sono riusciti e non riescono ad accettarsi e ad amarsi pienamente purtroppo odiano se stessi e quindi estendono tale istinto-sentimento anche agli altri e odiano soprattutto coloro che amano se stessi e hanno saputo e sanno realizzarsi in questo.
Socrate, Ghandi e tanti altri sono esempi chiarissimi di personalità che sono state tanto, tanto amate, ma anche tanto odiate.
Mi sembra importante, molto importante chiarire, oggi, questa problematica, cioè cercare di capire le vere cause dell'odio, dell'aggressività, della violenza, cercarle dentro di noi, per trovare in noi la via per superarle.
E credo che tale via sia quella di formare persone che imparino ad essere se stesse, pienamente, totalmente, cioè ad amare la vita, perchè solo tali persone possono veramente amare gli altri, realizzare l'altruismo e la socialità come sviluppo e continuazione dell' "egoismo", che, se rettamente inteso, è la virtù prima di ogni essere vivente.
E non è neanche esatto dire "egoista", perchè una persona che conosce se stessa, che ama se stessa, che ubbidisce all'imperativo "sii te stesso" è "persona autentica" e basta!
Partire dall'autoconoscenza e dalla volontà individuale è fondamentale per una comunità di uomini che si vogliano unire all'insegna della vera socialità e del vero cameratismo legionario!