da Rinascita
Dio e Cesare
Il convegno ecclesiale di Verona doveva essere un momento di riflessione dei cattolici italiani sui problemi della Chiesa, ma sembra invece assomigliare di più a un congresso di partito.
Papa Raztinger ha manifestato preoccupazione per l’Italia colpita “da una nuova ondata di illuminismo e laicismo”, con “dio che rimane escluso dalla vita pubblica”.
Come peraltro dovrebbe essere in uno Stato laico.
Augurandosi che i cristiani laici italiani si dedichino alla politica “con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animato dalla carità di Cristo”, Ratzinger è poi entrato nel particolare, spendendo qualche parola per la scuola cattolica che evidentemente vorrebbe più finanziata dallo Stato, anche se ciò contrasta con la stessa carta costituzionale. E poi Ratzinger ha tuonato contro i pacs e condannato “le leggi contro la vita umana”.
E’ stato, insomma, un vero e proprio discorso politico.
A noi non interessa indagare quanto siano giuste o sbagliate le posizioni di Ratzinger sulle singole questioni: la religione si fonda su una propria morale seppure non certo laica e la libertà di propagandarla è un assunto di uno Stato laico e non integralista. Ma disturba che da Oltretevere si tenti di condizionare e indirizzare la politica italiana. E disturbano i commenti entusiastici del ministro Fioroni, che avrebbe dovuto invece difendere la scuola laica e pubblica, e disturba l’atteggiamento di quei politici che evidentemente si sentono prima servitori del Vaticano e poi rappresentanti eletti del popolo italiano.
Nessuno vieta ai fedeli di una religione di comportarsi secondo coscienza e senza infrangere la legge, ma nessuno uno Stato corrotto al suo interno. In fondo proprio in un libro di chiesa c’è scritto di dare a Dio quel che è di Dio, ma di dare a Cesare quel che è di Cesare.
E indubbiamente le riforme scolastiche, le questioni sanitarie o un nuovo diritto di famiglia sono di Cesare e soltanto di Cesare.
Decio Siluro


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