
Originariamente Scritto da
Repubblica
Lo dico da molto, ma grazie a Casini le prossime elezioni comunque vada saranno nel 2011, per questo Berlusconi è fuori dai giochi...
DAL NOSTRO INVIATO BAVENO (Verbania) — Lago Maggiore, livida quiete di fine ottobre. Pier Ferdinando Casini sceglie questa ambientazione per il giorno delle «due opposizioni». Berlusconi, Fini e Bossi in piazza, a Vicenza, e lui qui, in un convegno sulle liberalizzazioni promosso dall'amico Michele Vietti. Confida: «Questa sarà la mia linea per i prossimi anni. Prendo un'altra strada, senza fare polemiche». Polemizzare con Berlusconi significa rafforzarlo, è il pensiero che c'è dietro. Con Vicenza, spiega Casini, il comune denominatore è minimo: la Finanziaria è inadeguata, Prodi deve andare a casa. Ma poi? «Poi, dobbiamo offrire un'alternativa di governo, per un governo migliore. Non solo fischiare e gridare slogan». E regala uno slogan, non troppo originale: «Dalla protesta alla proposta».
Dispute dirette con i leader della Casa delle libertà, no. Indirette, molte. Dal palco e a parte. Cominciamo con il dopo-Prodi. «Non so se Prodi cadrà, non sono mica il mago di Avellino. Ma se cade, non ci saranno le elezioni. Nessuno le vorrebbe davvero, eccetto Prodi. Non le vuole D'Alema, non le vuole Rutelli...». Il centrodestra non è pronto al dopo, si mormora. «Grande sciocchezza». Fini ha detto che la leadership a destra non è scontata... «Per me questo problema nemmeno si pone, è scontato che non sia scontata...». Sì, ma che succede dopo la caduta? «Ci vuole un governo che svincoli il Paese dal ricatto permanente dell'estrema sinistra». Un governo formato da chi? «Penso a una coalizione di volenterosi che usino il linguaggio della verità e della responsabilità, che sappiano fare scelte impopolari». Fine del bipolarismo? «Il bipolarismo non è reato, ma non deve essere ostaggio degli estremismi: Mussolini, Lega, Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi.
L'Udc è a disagio con certe componenti del centrodestra e sente omogeneità con qualcuno nel centrosinistra. Al centro si possono incontrare persone come me e Rutelli, o Fini e D'Alema. Persone che la pensano diversamente, ma con reciproco rispetto». Un lungo giro di parole per un governo di larghe intese? «Per fare esperimenti arditi qualcosa si deve muovere e per ora nel centrosinistra non si muove niente...». Ci sarebbe il Partito Democratico. «Magari nascesse questo Partito Democratico! Si aprirebbero per noi praterie. Io sono inondato di lettere di militanti della Margherita che dicono: "Noi in quel partito non entriamo"». Poi, c'è la difesa del presidente Napolitano. Berlusconi lo attacca, dice che «è uno di loro», uomo di sinistra, e Casini, a 300 chilometri di distanza, ribatte come se fosse in teleconferenza: «Napolitano farà prevalere la funzione di garanzia sulle sue convinzioni politiche. Napolitano è garante anche di chi è contro Prodi». Da Vicenza arriva l'eco dei fischi all'Inno nazionale, Casini commenta: «Qualche imbecille c'è nel centrodestra, lo vediamo ogni giorno», e tutti leggono «Lega». Andiamo avanti, il voto sulla Finanziaria: Casini invita Prodi a non mettere la fiducia, ma esorta l'opposizione a non dargli alibi per porla, come sarebbe la presentazione di migliaia di emendamenti. Fini si è dichiarato contrario ad una legge specifica contro il velo islamico? E Casini invece è a favore di un netto divieto, negli uffici pubblici, dei veli che nascondono, niqab e burqa: «Il velo è diventato una forma di ostentazione politica. Se siamo troppo morbidi, troppo politicamente corretti, diamo spazio all'Ucoii, consegniamo i nostri extracomunitari all'estremismo. Anche se non dobbiamo arrivare agli eccessi francesi, alla messa al bando di Dio e della religione».
Questa è l'opposizione «modello Casini», illustrata sulle sponde del lago Maggiore. «Non dobbiamo più essere figli del conflitto d'interessi — dice il leader udc — Mediaset è una realtà economica importante e come tale va trattata, senza speciali attenzioni. Basta con l'evocazione continua dei poteri forti, basta con un concentrato di «no». L'Italia è un'automobile ferma in garage. La politica deve fare un salto di qualità per rimetterla in moto. Io, intanto, cerco di parlare al popolo della destra: il richiamo all'identità cristiana, la proposta di controlli antidroga sui parlamentari, la privatizzazione della Rai...».
http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...aribaldi.shtml