Radici cristiane fuori e dentro l'Europa
TESTO DELL'INTERVENTO DI GIOVENTU' EUROPEA AL CONVEGNO SU GIOVANNI PAOLO II


Se la battaglia per le radici cristiane, e la loro riscoperta sentita in tutto il Vecchio Continente, rappresenta oggi per Gioventù Europea uno dei momenti fondamentali per la nascita e lo sviluppo di un’Unione consapevole della propria identità e del proprio futuro, Sua Santità Giovanni Paolo II non può non rappresentarne che uno dei padri fondatori.
Per noi che crediamo che l’Europa, al di l’ delle diverse confessioni religiose che La caratterizzano dall’interno, rappresenti anzitutto un difficile percorso politico, vedere in una figura religiosa tale lungimiranza politica nelle parole e nei gesti non può che essere uno sprone evidente nell’immaginare che proprio dai riferimenti di Papa Wojtyla possa nascere nell’attuale e futura Unione Europea una classe politica consapevole della storia, dell’unicità, dell’identità e ancora primariamente dello spirito del popolo europeo.
Una classe politica oggi immatura, ancora legata a vecchi schemi di natura illuministica e incosciente della missione di rappresentanza che detiene nei confronti di una civiltà secolare, protagonista della storia, in grado oggi, secondo il nostro avviso, di saper dare al mondo intero, attraverso l’immenso intrinseco bagaglio morale e politico proprio, concrete risposte ai grandi mali che lo affliggono.
E per fare questo, come detto, non può non guardarsi serenamente indietro, alla sua storia, al patrimonio custodito e oggi forse nascosto, alle proprie radici, che non possono che essere indissolubilmente e fieramente cristiane.
Questo ha voluto dirci Giovanni Paolo II, con il dialogo ecumenico che lo ha caratterizzato, con il sorriso rivolto in particolare ai fratelli ortodossi, a quei “cristiani in trincea”, probabilmente più consapevoli del loro essere, europei, storicamente sacrificatisi anzitutto per la propria identità religiosa.
Ma il nostro Papa ha saputo interpretare in pieno lo “spirito europeo” anche nell’esprimere il Suo concetto di tolleranza e di integrazione, di un’Europa aperta al dialogo ma non disposta a passi indietro, proprio perché identitaria. In grado di rispondere al confronto col proprio patrimonio culturale e morale, non timida, e con le armi che la storia oggi, ingrata fortunata, gli fornisce.
E- stato un Papa, anticomunista, un Papa militante per la libertà, anche in questo concretamente europeo, non mellifluo fin dall’inizio del Suo Pontificato, che ha saputo decidere e agire, ma anche dialogare e costruire creativamente.
Un Papa che ha saputo suggerire, proporre, redarguire, sbattere i pugni nell’Est Europa come a Cuba e in Cina. Ma anche a Strasburgo e Bruxelles, dove ha chiesto che la Sua Europa fosse più politica e meno tecnocratica, più spirituale e meno materialista, più umana e meno mastodontica. Ci ha detto che la famiglia farà crescere l’Europa, che solo la vita vince e che l’Europa deve vincere! Pensate che umilmente ci ha anche detto che la religione è una cosa e la politica legittimamente un’altra, e che questa deve controllare l’economia, se non è pensiero europeo questo?
Per noi che facciamo politica, dire che un uomo religioso è stato il più grande rappresentante dell’Europa nel mondo, come lo è tuttora Papa Benedetto XVI, può sembrare scoraggiante, ma è la verità. Lui ha difeso pubblicamente negli ultimi anni le nostre identità, solo Lui ha saputo in pieno rappresentare lo spirito europeo, solo Lui ci ha indicato in maniera così trasparente la strada da percorrere per tornare a fare dell’Europa un faro di civiltà per il mondo intero.

Gioventù Europea