Sto con Israele perchè la sola pace è nella liberta! di Gianni Riotta (
attuale direttore del Tg1)
Sto con Israele. Sto con Israele non perché non abbia pena per i 250 morti
libanesi e non sia sconvolto per la distruzione delle infrastrutture che,
così precariamente, si stavano ricostruendo intorno a Beirut. Sto con
Israele non perché non rispetti la dottrina della proporzionalità nell'uso
della forza, originata dalla Convenzione dell'Aja del 1907, dall'articolo 49
dell'International Law Commission 1980 e dai Protocolli alla Convenzione di
Ginevra 1977. Sto con Israele perché giudicare la proporzionalità non
guardando alla posta storica in gioco, ma con criteri contabili ci farebbe
dire che fu esagerato sganciare due bombe atomiche sul Giappone in mera
rappresaglia per Pearl Harbor. La proporzionalità non è nel conteggio
tragico dei 250 morti libanesi contro i 25 morti israeliani. Ogni lettore
che, in buona fede, giudica eccessiva la reazione di Gerusalemme dopo il
rapimento dei soldati da parte di Hamas e Hezbollah e la pioggia di missili
al confine di Gaza e su Haifa, rifletta su come, a rapporti di forza
invertiti, si muoverebbe lo sceicco Hassan Nasrallah. Distruggerebbe Israele
in poche ore: «E' guerra aperta contro Israele» ha confermato alla tv
al-Jazeera. L'articolo 51 della Carta Onu legittima oggi Gerusalemme, e l'ha
riconosciuto perfino il ministro D'Alema.
Sto con Israele perché la ministro degli Esteri Tzipi Livni ha
persuaso il premier Ehud Olmert a discutere con la missione inviata dal
segretario Onu Annan e perché i quattro punti di Olmert per un immediato
cessate il fuoco sarebbero realizzabili oggi: 1) Libertà per i soldati
rapiti da Hezbollah; 2) Schieramento dell'esercito libanese nella zona
cuscinetto; 3) Ritiro delle milizie Hezbollah; 4) Applicazione
della risoluzione Onu 1559 per il loro disarmo.
Sto con Israele perché l'attacco parallelo di Hezbollah e Hamas non ha
come obiettivo seminare qualche morto. Un kamikaze in pizzeria farebbe
peggio. I fondamentalisti sciiti e di Gaza, mossi dalla Siria e dall'Iran
assicura il presidente del Council on Foreign Relations Richard Haass, hanno
nel mirino Egitto, Giordania e Arabia Saudita. Dei 13.000 missili di
Hezbollah, 11.000 vengono dall'Iran, gli altri dalla Siria. Damasco e
Teheran, alawiti laici e sciiti integralisti, sono alleati nel caos
nichilista e al vertice della Lega Araba, al Cairo, delegati egiziani,
giordani e dei paesi del Golfo hanno applaudito quando il diplomatico
saudita ha esclamato: «No ad Hezbollah, vuole tornare al passato!».
Il giornale del Baath siriano reagisce velenoso «Palestinesi e
libanesi soffrono, è triste vedere voci arabe unite alla retorica
americana».
La comunità internazionale è impotente, gli Usa senza strategia,
Israele sola. Siria e Iran alla vigilia nucleare non vogliono proteggere
palestinesi e libanesi. Vogliono accerchiare Israele. E' Robert Fisk,
osservatore filoarabo, a riconoscere che l'attacco era premeditato e nfatti,
per colpire la nave israeliana con un missile C-802 servono giorni di
puntamento e un radar sofisticato, come quelli dell'esercito di Beirut.
Quando si ribellarono i musulmani fondamentalisti siriani, nella città di
Hama nel 1982, il presidente Assad lasciò 30.000 morti sotto le macerie.
Questo è uso sproporzionato della forza.
Un contingente Onu di interdizione non può essere dunque il punto di
partenza, ma quello, auspicabile, di arrivo. Nel frattempo ci sono tante
cose criticabili in Israele, e tante volte le abbiamo criticate. Si può
invitare Gerusalemme alla saggezza, alla moderazione, ma oggi stare con
Israele è anche il solo modo per avere davvero a cuore un futuro per
libanesi e palestinesi dove non ci siano più solo dittatori trionfanti e
plebi da inviare al fronte in feroci guerre di sterminio. Perché, malgrado
l'Iraq, solo nella libertà c'è pace.
Gianni Riotta
http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/




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