Oggi sul Corriere si scriveva di una fantomatica "fase 2" annunciata da Fassino, qualcuno ha capito in che consiste??? Fare fuori Prodi???


Oggi sul Corriere si scriveva di una fantomatica "fase 2" annunciata da Fassino, qualcuno ha capito in che consiste??? Fare fuori Prodi???






altro che buttare fuori, quelli raccattano tutto quello che trovano.....


io sapevo di accordi segreti tra silvio e d'alema con un appoggio esterno di fi
fantapolitica


dal riformista
ANTICIPAZIONI
SUL GIORNALE DEL 25 OTTOBRE
Treu guida la riscossa dei
riformisti e apre la fase due
di Tonia Mastrobuoni
E’ partita la “fase due”, la «riscossa dei riformisti». Per Tiziano Treu occorre ripartire dal Dpef, dalle grandi riforme delineate nel documento di luglio ma confluite solo in parte in finanziaria. A cominciare dal pubblico impiego e dalle pensioni. Colpendo i «fannulloni», introducendo la mobilità e riducendo gradualmente il numero degli statali. E sulla previdenza, per il presidente della commissione Lavoro del Senato, è urgente rivedere i coefficienti della Dini e introdurre un sistema di incentivi e disincentivi. Contemporaneamente, occorre puntare sulle liberalizzazioni, a partire dalla riforma dei servizi pubblici locali che ha avviato ieri il suo iter al Senato. Infine, ma «è la riforma più complicata», bisogna realizzare gradualmente il federalismo fiscale.
Reduce del seminario di Frascati che ha dato il “la” all’avvio della “fase due”, Treu ha ben chiara la tabella di marcia dei riformisti e interpreta anche in questo senso le parole di Romano Prodi. «Il presidente del Consiglio ha giustamente raccolto ieri le sollecitazioni di Rutelli e Fassino a Frascati, cioè l’esigenza dei riformisti di accelerare l’agenda di governo, a partire dalla riforma delle pensioni», spiega, a colloquio con il Riformista. Ma se «la finanziaria, è ovvio, deve rimettere in ordine i conti pubblici, non dobbiamo dare l’idea di perseguire una politica dei due tempi: abbiamo già dimostrato - con il cuneo fiscale e il decreto Bersani e altre misure contenute in finanziaria a favore delle imprese - che l’ambizione è anche quella di dare una forte spinta allo sviluppo. Adesso dobbiamo andare avanti, dobbiamo ripartire dalle riforme del Dpef che non abbiamo realizzato».
Anzitutto ci sono le pensioni e per l’esponente dl «i temi sono nel programma dell’Unione, checché ne dica qualcuno. C’è, tanto per cominciare, l’applicazione della riforma Dini. Dobbiamo rivedere i coefficienti, perché sono un meccanismo di revisione del metodo di calcolo delle pensioni che tiene conto dei cambiamenti demografici». Su questo punto Nicola Rossi propone di intervenire anche prima dell’approvazione della finanziaria. «Veramente la revisione andava fatta un anno fa, nel 2005. Però ora che Prodi ha dato tempi chiari, ha detto che si discuterà della riforma tra gennaio e marzo, atteniamoci a quelli». Lei sostiene da tempo la necessità di innalzare l’età pensionabile. «Secondo me il meccanismo deve essere quello degli incentivi e dei disincentivi, eliminando naturalmente lo “scalone” della riforma Maroni. Io ho individuato una soglia, 59 anni e mezzo, per “stare in pari”, diciamo così, per garantire una sostenibilità al sistema. Il calcolo è presto fatto: siccome dal 1995 ad oggi viviamo in media due anni e mezzo in più, chi va in pensione a 57 anni riceverà l’assegno in media per quel lasso di tempo in più. Ecco perché quella è una soglia ragionevole per fissare dei disincentivi». A quanto dovrebbero ammontare? «Vedremo, ma un’ipotesi potrebbe essere il 3 per cento». Ma per Treu è da prendere «in seria considerazione» anche la vecchia proposta del numero due della Cisl, Pier Paolo Baretta: un meccanismo a quota, che sommi l’età pensionabile e gli anni di contributi pagati. «Quella è un’ipotesi ancora più flessibile dei disincentivi, perché se fissiamo ad esempio “quota 94”, un lavoratore può decidere se andare in pensione a 59 anni di età e 35 di contributi, oppure a 58 con 36 anni di contributi, e così via».
Nella scaletta della “fase due” secondo Treu «non può assolutamente mancare il pubblico impiego». Le parole d’ordine, qui, sono tre: «introdurre seri meccanismi di premio, che dovranno essere legati all’efficienza. Quindi la mobilità. Infine, meccanismi per ridurre in futuro il numero degli statali, con forme intelligenti e graduali di blocco del turn over». Ieri è iniziata la discussione sulla riforma sui servizi pubblici locali. «È una riforma che liberalizza sul serio, che mette ordine in una vera e propria giungla, che introduce seri meccanismi di gara». Montezemolo insiste che attualmente le public utility fanno spesso concorrenza sleale. «Nella riforma è previsto infatti che l’inhouse diventi eccezionale e transitorio, non più la norma. Mi sembra una risposta più che sufficiente».


Beh, allora avanti con la fase due