E arrivano le reazioni a catena sul nuovo libro di Pansa - Il sangue dei vinti.
Totalmente fuori dalle righe quella di Giorgio Bocca, che si scaglia contro Bocca additandolo come "voltagabbana", servo di Berlusconi e "bugiardo"; si, perchè secondo il nostro riverito Giorgio, "Pansa racconta frottole e le racconta da quattro a cinque anni a questa parte perché ha capito che il clima è cambiato e cerca di cavalcarlo...robaccia e menzogne già scritte e riscritte."
Bene. Verifichiamo."La storia d' Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943 - 1988" di Paul Ginsborg dice :"ci fu un terribile regolamento di conti, e probabilmente 12-15 mila persone vennero fucilate nel periodo immediatamente successivo ( la Liberazione ndr )" .
Speriamo che Bocca non dia del bugiardo anche a Ginsborg perchè in fondo alla pagina 87, dove sono citate queste cifre, c'è una nota:"Il numero si basa sui dati forniti da G. Bocca, La Repubblica di Mussolini, Bari 1977, p.339".
E infatti andando in quel libro e a quella pagina, il Nostro scriveva:"Si può tranquillamente dire che la cifra più credibile è di 3000 in Milano e di 12000 - 15.000 in tutta l' Italia del Nord".
Pansa si è permesso di approfondire l'argomento e, tra fonti e testimonianze, ricostruisce 19.801 morti. Che non sono "la trentina di casi" di cui blatera ora senza vergogna.
Ed è sempre Bocca che, scrivendo una prefazione al suo libro sulla Rsi, dice :" Quando uscì nel '77 la prima edizone... non mancarono i rimproveri e gi sdegni del reducismo partigiano. Ritenevano disdicevole e quasi blasfemo che un comandante partigiano fosse andato a parlare con i "repubblichini"..del resto anche io per anni ero stato come prigioniero di questa paura della storia..da questa vicenda italiana risulta in modo evidente il limite alibistico e esorcistico di certo antifascismo: quello di immaginare un fascismo demonio che, allora come ora, giustifica tutte le nostre debolezze e richiama su di sè tutte le rampogne e tutti i rancori di una Italia democratica che vuole avere ad ogni costo la coscienza a posto.
Per la ragione elementare che spesso a posto non ce l'ha". Appunto.
Il Riformista, sibillino, annuncia novità nella sede romana dell' Espresso
Il Riformista - Libero
A seguire l'intervista di Liberazione a Giorgio Bocca
"Un libro vergognoso". Giorgio Bocca, classe 1920, decano del giornalismo italiano ed ex-partigiano (da giovane ufficiale divenne comandante di divisione nelle brigate di Giustizia e Libertà), è più che indignato. E', pur pacatamente, furibondo. Le anticipazioni del libro "Il sangue dei vinti" del suo più giovane collega Giampolo Pansa, col quale pure ha condiviso alcune esperienze giornalistiche, e le interviste da questi rilasciate lo hanno disgustato, "anche se è da un po' di anni che, con i suoi libri e i suoi articoli, appare sempre più interessato a compiacere la destra".
Il tuo è un giudizio molto duro. Sembra quasi una definitiva presa di distanza da un collega che è stato con te per anni a Repubblica e che è tuttora condirettore dell'Espresso, sul quale scrivi settimanalmente l'editoriale di apertura...
"Anche in questi tempi di opportunisti e voltagabbana, dovrebbe esserci un qualche limite, perlomeno di decenza e di dignità personale. Con questo libro, invece, Pansa si è voluto mettere in sintonia con gli istinti più bassi di una opinione pubblica ottimamente rappresentata dal Cavalier Berlusconi e con quanti come lui vogliono continuare a fare indisturbati i propri loschi affari con questo alibi: siamo scampati ai comunisti, dobbiamo costruire un regime anti-comunista. Ed ecco frotte di giornalisti, scrittori e intellettuali mettersi a disposizione, buttando cinicamente a mare le idee in cui avevano garantito di credere e sulle quali avevano campato sino ad ora, ottenendo in cambio qualche poltrona o l'elezione in Parlamento. Chissà se Pansa non crede in cuor suo di mettersi così sulla buona strada per diventare direttore del Corriere della Sera... ".
Pansa rivendica la sua credibilità di ricercatore, il suo diritto di scrivere storie rimosse, di rompere tabù, di aprire porte sbarrate, di dare la voce ai vinti, di raccontare la storia ignorata di ventimila morti, in gran parte innocenti e comunque colpevoli solo di essere iscritti al partito fascista.
"Sì, ho letto che vuole ristabilire la verità, per un dovere storico. Una sciagurata sciocchezza. La verità è che il suo libro è la copia conforme di ciò che sosteneva il fascistissimo Giorgio Pisanò, negli anni Cinquanta, sul "Candido", dove parlò addirittura di cinquantamila morti. Quando scrissi il mio libro sulla storia partigiana, andai a verificare allo stato civile di Torino, dove secondo Pisanò ci sarebbero stati diecimila morti ammazzati dai partigiani, i dati del 1945: non un morto in più rispetto agli anni precedenti.
Certo, ci furono dei fucilati. E ci mancherebbe altro. Quando entrammo nelle città, c'erano ancora i franchi tiratori che ti sparavano addosso. Perciò il governo legale del Cln aveva dato un ordine specifico: fucilare sul posto i fascisti sopresi ancora con le armi in pugno".
Ma Pansa non parla di combattenti in armi, parla di massacri, vendette e stupri, peraltro al 90% estranei sia alle imprese milanesi della "Volante rossa" sia al "Triangolo della morte" emiliano.
"Robaccia e menzogne già scritte e riscritte. Dalle cose che ho letto, viene fuori ad esempio che il federale torinese Giuseppe Solaro, impiccato a un albero, era un puro combattente per gli ideali. Lo stesso Solaro che, appena pochi mesi prima, scriveva a Mussolini per lamentarsi che gli squadristi fascisti erano troppo teneri con i dirigenti della Fiat accusati di boicottare il regime. Altro che vendette! Se allora avessimo perso, noi saremmo finiti nei campi di concentramento. Pansa racconta frottole e le racconta da quattro a cinque anni a questa parte perché ha capito che il clima è cambiato e cerca di cavalcarlo, di ricavarne almeno buoni diritti di autori, come con quell'altro suo precedente e altrettanto vergognoso libro, che ha venduto ottantamila copie".
Ma Pansa dice che se ne infischia del clima e delle ricadute politiche di ciò che scrive (così come è già avvenuto con "I figli dell'aquila" sui volontari della X Mas) e di aver già fatto la propria parte "dall'altra parte" (vedi "L'esercito di Salò" del 1969). Rifiuta persino di farsi iscrivere nella corrente del "revisionismo": al più, dice, il mio è "completismo". E comunque rivendica la propria onestà intellettuale.
"La verità è che siamo di fronte a un voltagabbana. A un personaggio politicamente inaffidabile. Io non credo che questa sua produzione non risenta di un clima in cui c'è Berlusconi, in cui c'è chi come Gianni Baget Bozzo chiede l'abolizione del 25 aprile, in cui ci sono i fascisti al governo, in cui praticare il "revisionismo", diciamo così, rende. Pansa è lo stesso che si laureò con una tesi sulla resistenza partigiana nell'Oltrepò pavese con Guido Quazza, comandante partigiano in Val Sangone e storico della Resistenza, e che grazie a quella tesi fu assunto dal partigiano Italo Pietra al Giorno. Poi è stato democratico e antifascista per decenni di carriera e ora eccolo qui ad allinearsi e a rilanciare la pubblicistica fascista più truffaldina e infame. Evidentemente ha sentito che il "mercato" tira da quella parte. E lui lo segue, con una ambiguità peraltro inconsapevolmente svelata dalla scelta di fare raccontare quelle vicende con un "romanzo" nel quale, come già nel precedente libro, l'io narrante è una donna".
Beppe Lopez
no comment. Giorgio Bocca sempre più rancoroso, bavoso e arrogante.
per persone cosi spregevoli l'odio è troppo poco.


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