Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
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    Predefinito il giulivo sta fallendo.......piano piano....

    ciao ragazzi.....ormai e' sotto gli occhi di tutti ,anche di gente di sinistra moderata,il carattere prettamente classista,statalista,anti-liberista,fiscalista della compagine guidata dal mortadellone.
    Non si tratta solo di parlare di sondaggi,che ormai ce ne sono a iosa e di differenti istituti e campioni,di giornali ed editoriali,a parte l'unita ormai dalle repubblica al corriere fino a libero,basti leggere l'articolo di polito su www.wallstrettitalia.it e il piccolo sondaggio interno,ma basta andare per i circoli o bar di paese dove la gola di sinistra e ormai sempre piu' silenziosa e imbarazzata.
    Il fatto e' che nessuno delle persone moderate ,di sinistra e tantomeno di destra, si aspettava una politica cosi' filo-bertinottiana del mostro visco-prodiano..........paradossalmente.
    aggiungiamo poi le le elezioni sono state vinte PER PURO CULO !!!!!

    continua cosi' compagno prodi...ti aspettiamo inpazienti con il culo per terra!!!!!
    saluti

  2. #2
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    Governo battuto al Senato, difficolta' anche alla Camera


    di Il Legno Storto

    Il passo falso della maggioranza al Senato - sconfitta sulle pregiudiziali di costituzionalita' del decreto riguardante gli sfratti - infiamma il dibattito politico. Infittendo i dubbi sulla tenuta della coalizione di centrosinistra a Palazzo Madama. L'opposizione, esultante per l'affondo riuscito, infierisce contro il governo, denunciandone lo stato di crisi. Una visione respinta dalla maggioranza, che accusa il centrodestra di bassa speculazione: per Anna Finocchiaro, capogruppo dell'Ulivo a Palazzo Madama, "la Cdl gioca cinicamente sulla pelle di molte migliaia di cittadini italiani per pura strumentalita' politica". Un attacco ribaltato dall'opposizione: "Le ampie assenze di undici esponenti della maggioranza - sostiene il leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato - testimoniano l'irresponsabilita' di questa maggioranza nell'affrontare il problema del disagio abitativo e degli sfratti". Sulla stessa linea Rocco Buttiglione, che a nome dell'Udc replica: "Non c'e' peggiore comportamento di chi fa un pessimo provvedimento e poi accusa di mancanza di responsabilita' l'opposizione, anzi il Senato".

    In attesa che il governo illustri al Parlamento le possibili riparazioni al buco creato dal voto odierno (la conferenza dei capigruppo del Palazzo Madama ha sollecitato l'esecutivo a riferire gia' domattina in aula), nella maggioranza si ragiona sul significato da attribuire all'infortunio di oggi. Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, propone una lettura minimalista: "Non mi pare che sia un atto di sfiducia verso il governo". Se mai - aggiunge il leader dell'Udeur - si puo' parlare di "negligenza" da parte dei senatori. Piu' caustico Cesare Salvi, esponente della sinistra Ds e capogruppo della commissione Giustizia a Palazzo Madama: "In un contesto cosi' complesso e difficile come il Senato non si puo' agire con questa dose di dilettantismo". Salvi si riferisce al fatto che "ieri il governo in commissione Bilancio sugli sfratti aveva detto che una norma non aveva copertura finanziaria e quindi non era costituzionale. Poi non si e' fatto nulla, neanche una riunione, non si e' andati nella commissione di merito per emendare. Inoltre non ci si e' preoccupati dei senatori in missione, dei senatori malati e cosa poteva accadere in un voto sulle pregiudiziali che equivale al voto finale per le sue conseguenze". Critiche che potrebbero diventare ancor piu' corrosive qualora nel pomeriggio la maggioranza subisse al Senato altre delusioni nel voto sulle dimissioni - finora respinte - dei sottosegretari Filippo Bubbico e Roberto Pinza.

    Meno preoccupante per il centrosinistra dal punto di vista dei numeri e' la situazione di Montecitorio. Ma anche alla Camera si registrano segnali di scollamento tra le forze della coalizione - nonche' tra la maggioranza parlamentare e il governo da essa sostenuto. Il sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta e il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco bocciano l'emendamento dell'Ulivo alla finanziaria volto a portare al 45 per cento le aliquote fiscali per i redditi oltre i 150 mila euro. Di una simile misura - sottolinea Visco - non c'e' traccia nell'emendamento sull'Irpef che il governo si accinge a presentare. Ma dall'ala sinistra della maggioranza giungono proposte sulle aliquote piu' severe di quella elaborata dall'Ulivo: Pino Sgobio annuncia una serie di emendamenti del Pdci che sposterebbero tra l'altro al 47 per cento l'aliquota massima. Nel frattempo, permangono i dubbi sul ricorso alla fiducia da parte del governo in merito al decreto fiscale collegato alla finanziaria. Il ministro per i Rapporti col Parlamento, Vannino Chiti, indica nell'ostruzionismo dell'opposizione la ragione del possibile ricorso alla fiducia. Il centrodestra replica respingendo la tesi secondo cui starebbe attuando un filibustering parlamentare. Per Calderoli e' invece la maggioranza che al Senato pratica un "auto-ostruzionismo". Quanto alla fiducia sul dl fiscale a Montecitorio, secondo l'opposizione l'incognita e' legata alle incertezze di governo e maggioranza: per decidere se ricorrere alla fiducia bisognerebbe almeno disporre di un testo sul quale porla. E quel testo ha ancora contorni ancora troppo indefiniti.

  3. #3
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    FINANZIARIA: PRODI, AVREMO RAGIONE CON STIPENDI GENNAIO
    (ANSA) - ROMA, 25 ott - Romano Prodi difende i contenuti
    della sua finanziaria e riconosce al Parlamento il diritto di
    discutere, vagliare e modificare, "fermo restando che lo schema
    approvato dal governo non si tocca". Intervenendo in un
    dibattito per la presentazione di un libro, il premier ha
    invitato tutti i presenti ad attendere i risultati delle misure
    economiche che il governo sta oggi adottando: "Aspettiamo i
    cedolini degli stipendi di gennaio. Sono tranquillo delle mie
    scelte, perché esse sono coerenti con lo spirito riformista che
    anima la nostra azione". (ANSA).


  4. #4
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    WSI) – Alla fine, dieci giorni fa, l´ha ammesso lui stesso: «Abbiamo un problema di comunicazione». E ancora Romano Prodi non aveva letto le gelide cifre sul crollo di popolarità del suo esecutivo. Numeri drammatici, con il suo governo che in soli tre mesi perdeva 18 punti e riscuoteva «poca fiducia» o addirittura «nessuna» da più della metà degli italiani.

    Con lo stesso presidente del Consiglio, il trionfatore delle primarie, il vincitore delle elezioni, che per la prima volta dal 1996 scendeva sotto il 50 per cento del gradimento popolare. Non c´è dubbio, dunque, che esista «un problema di comunicazione». Prima lo scontro sull´indulto, poi il pasticcio del caso Telecom e infine l´impopolarità di una Finanziaria rattoppata in corsa hanno impietosamente messo a nudo tutte le debolezze del governo. E´ colpa del destino - segno che Prodi non può più contare sul «fattore C», sulla sua celebrata fortuna - o qualcuno ha sbagliato le sue mosse?

    Se lo chiedono, in queste ore, al piano nobile di Palazzo Chigi, gli uomini ai quali il presidente del Consiglio ha affidato proprio il compito di gestire la comunicazione. A cominciare dall´uomo che è la sua ombra, il portavoce Silvio Sircana. E che ammette, con apprezzabile onestà: sì, sull´indulto avremmo potuto muoverci meglio. «Se avessimo potuto lavorarci prima, e non solo dopo l´approvazione del decreto, forse l´opinione pubblica avrebbe condiviso meglio le ragioni di quel provvedimento». Sul resto, però, lui mette le mani avanti: non dateci colpe che non abbiamo. «Credo che ci sia stato un abuso della parola "comunicazione". Qui il problema non è che qualcuno si è espresso male».

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    E allora, Sircana, qual è il problema? «La politica ha fatto un´agenda. Quest´agenda aveva dei contenuti. Che si sono, diciamo così, comunicati da soli. E in qualche caso erano di difficile digestione». E non era possibile comunicarli meglio? «Se qualcuno, in una situazione del genere, pensa che sia possibile controllare gerarchicamente la comunicazione va rinchiuso in manicomio. Perché se uno crede nella concertazione, poi deve anche accettare la polifonia, o la polilalia. Vede, la comunicazione non è una scienza esatta. E´ un mare in tempesta nel quale sei bravo se riesci a non affogare».

    Eppure, Prodi qualche errore l´ha commesso, dice Nando Pagnoncelli che è uno degli uomini d´oro dei sondaggi. «Era partito benissimo, col decreto Bersani che metteva fine a una serie di privilegi. Poi però ha spiazzato i suoi elettori con l´indulto, e soprattutto con la Finanziaria. Nel ´96 c´era un traguardo da raggiungere, l´euro, ma oggi la gente non vede nessun obiettivo da perseguire, nessuna speranza da inseguire. In compenso, ha capito che ci sarà un inasprimento fiscale, un taglio alle spese e dunque meno protezione, meno garanzie, meno tutele. Risultato, ha paura del futuro».

    Ancora più severa è l´analisi di Luigi Crespi, che nel 2001 fu il grande suggeritore di Silvio Berlusconi. «Prodi ha commesso sbagli terrificanti. L´indulto è stato voluto da tutti e non riconosciuto da nessuno, lasciando nell´opinione pubblica l´impressione che servisse solo ai politici per sistemare i fatti loro. Sul caso Telecom gli italiani non hanno capito quello che ha fatto il loro presidente del Consiglio, però sono rimasti con la sensazione che abbia combinato qualcosa di losco: errore devastante per la sua immagine. Ma la mossa più grave Prodi l´ha compiuta con la Finanziaria. Legittimando, a posteriori, la campagna elettorale del centro-destra, che aveva detto: attenti italiani, questi vi aumenteranno le tasse e si divideranno subito dopo la vittoria. Esattamente quello che è successo».

    Le tasse, le tasse. Ecco il tasto su cui battono tutti. «Ma il fatto è - spiega Gavino Sanna, il guru dei pubblicitari italiani - che proprio Prodi aveva impostato la sua campagna elettorale su questa promessa: "Noi non aumenteremo le tasse". Peccato che la sua prima mossa sia stata quella di alzare le tasse. Sono gli errori che la gente nota subito. Se poi queste cose me le dice uno che continua a ridere, in tv, io cittadino mi sento preso in giro. E´ mai possibile che un presidente del Consiglio non riesca a rimanere serio? L´ottimismo non c´entra, quello è un sorriso giulivo. Fuori posto. Gli italiani, anche in politica, hanno bisogno di sognare, di essere presi per mano da qualcuno che promette di portarli da qualche parte. Ecco, sinceramente io oggi non vorrei essere preso per mano da Prodi, perché non so dove mi porterebbe».

    Sanna, che due anni fa si cimentò «per amicizia» nella comunicazione politica, organizzando la vittoriosa campagna di Renato Soru in Sardegna, sposta dunque l´accento dalla comunicazione al comunicatore. Se c´è qualcuno che ha sbagliato, dice chiaro e tondo, è proprio Prodi: «Appena è arrivato ha dato a Berlusconi la colpa dei conti in rosso. E sarà pure vero, non lo so, ma il leader, il capo, l´eroe, non deve mai cercare una giustificazione. Deve trovare il tallone d´Achille e colpire. Se però sono in 30 a decidere dov´è il tallone d´Achille, buonanotte!».

    Attento Prodi, avverte Pagnoncelli, perché la stessa percezione di un sorriso può cambiare, nella testa della gente. «Il presidente del Consiglio, in una prima fase, trasmetteva rassicurazione, competenza, bonarietà sdrammatizzante. E dunque anche se usava parole incomprensibili ai più, come "cuneo fiscale" o "trimestrale di cassa", suscitava lo stesso la fiducia degli elettori. Ma se poi i risultati non arrivano, subentra la delusione».

    In controtendenza assoluta, Annamaria Testa (che la comunicazione la insegna all´università, oltre a essere stata l´autrice di cento fortunate campagne, a cominciare da quella della Ferrarelle, "Liscia, gassata o...») invita a sospendere ogni giudizio. «Un libro si giudica quando si arriva all´ultima pagina. Un film si giudica dopo la parola "fine". Questo governo ha appena cominciato a lavorare, diamogli un anno di tempo e poi ne parliamo. I problemi che ha di fronte Prodi non si risolvono cambiando il colore della cravatta, andando un po´ di più in televisione o raccomandando ai ministri di non litigare. Certo, il problema della comunicazione esiste, ma a monte c´è il problema del linguaggio: io ho fatto uno studio, è risultato che quattro italiani su cinque non capiscono il linguaggio dei telegiornali, capiscono solo le figure. Se uno ha un pubblico di sordi, può parlare quanto vuole».

    Benissimo, ma se dovesse dare un consiglio a Prodi, alla luce di tutto questo cosa gli direbbe? «Gli direi: incrocia le dita e aspetta che passi la nuttata. Poi, con calma, si ragiona. Dopodiché, certo, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli per come è stata gestita la comunicazione del governo Prodi. E non vorrei proprio essere nei panni di chi deve gestirla in questo momento. Però adesso calmi, zitti, buoni e nervi saldi».

    E un paio di consigli all´avversario del suo ex principale li dà anche - e gratis - Luigi Crespi, l´uomo che cinque anni fa si inventò il "contratto con gli italiani". «Primo, non insista col "cuneo fiscale" che evoca immagini sodomite. Non ripeta che ha trovato un buco nella cassa o che i giornali ce l´hanno con lui, perché queste sono le parole di Tremonti e di Berlusconi: farle proprie significa accettare che il Cavaliere tracci i confini culturali, o inculturali, della politica italiana. Secondo, quando parla davanti alle telecamere stia molto attento alle parole che usa. Sia un po´ meno Fantozzi e un po´ meno arrogante: prenda esempio da D´Alema che ha imparato benissimo la lezione. E comunque si ricordi che siamo solo all´inizio: nulla è compromesso. Se glielo dico io...».

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