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    Post Finanziaria, guerra e lotte di partito - di L. Triossi

    Finanziaria, guerra e lotte di partito
    In merito all'uscita del senatore Fernando Rossi

    Una lettera di Lidia Triossi *
    Il silenzio-assenso sull'attuale manovra economica legata alla finanziaria, sulla posizione del governo in merito alle questioni internazionali, nello specifico a quella mediorientale e la vicenda legata al Senatore Fernando Rossi, dimostrano come il PdCI stia attraversando una crisi profonda.


    All'interno del partito molti compagni vivono un profondo malessere e smarrimento non essendo più i soli comunisti di governo e vengono travolti dal processo di formazione del PD e della SE. Il PdCI è un partito nato per via ministeriale, che solo negli ultimi anni ha cercato di superare la rete di amministratori locali, ma i segnali che arrivano dal vertice così come dalla periferia dell'impero non sono incoraggianti. Non abbiamo fatto i conti con alcuni nodi propri di questa fase storica: lo scollamento tra piano sociale e partito, la definitiva affermazione della democrazia rappresentativa e soprattutto la fine dell'egemonia di sinistra a livello occidentale accompagnata dal ritorno di un fascistoide neo-colonialismo europeo, sempre più spaventato dalla nascita di un nuovo blocco multiforme composto dalle nazioni emergenti del tricontinente. Non abbiamo inoltre pensato di coprire il vuoto che oggettivamente lasciava il PRC ai comunisti con la svolta neo-socialista.


    La debolezza della sinistra nel criticare questa finanziaria è preoccupante. Si giustifica ogni scelta agitando ossessivamente lo spauracchio delle destre. Invece di rappresentare politicamente tutti quei pezzi di società che si muovono in un'ottica di partecipazione diretta alla vita sociale del paese, questo partito riduce il suo campo di esistenza al mero ruolo di imbonitore e tranquillizzatore.

    Sul piano internazionale ci si avvia velocemente verso un nuovo Kosovo. Sono ormai lontani i tempi dell'autocritica, anche per il nostro segretario che non più tardi di qualche settimana fa, implicitamente, giustificava i bombardamenti, perché questi serbi erano davvero dei barbari... Ovviamente il multiforme blocco europeo e il suo voler essere potenza economica e politica collettiva comporta dei sacrifici, che risultano accettabili alla quasi totalità della sinistra presente in parlamento (ricordo come due tra i più grandi partiti comunisti presenti in Europa, quello greco e quello portoghese, abbiano una posizione diametralmente opposta, ma non per questo settaria o meramente di testimonianza).


    In merito alle vicende interne al partito, da donna, da comunista, sono rimasta davvero sconvolta dal metodo opportunista con cui la vicenda Rossi è stata liquidata, principalmente per due motivi:

    1 Di fronte ad una martellante campagna di fedeltà al centrosinistra, che spesso coincide anche con una inattività del partito, a tutto vantaggio del ceto amministrativo e burocratico, si inverte immediatamente la rotta quando gli interessi del Paese non coincidono più con gli interessi particolari di alcuni uomini “forti” del partito. Ora che l'onorevole Soffritti stia utilizzando questo partito come una sua proprietà, lo sanno anche i sassi qui nella sempre più sbiadita Emilia Romagna rossa, e ritengo che sia un male inevitabile in questi tristi giorni, ma che questo sovrasti tutto, ci porta ad un punto di non ritorno. Abbiamo perso un senatore in una fase delicatissima per il governo, e la cosa ridicola, anche se verrebbe da piangere, è che i più accaniti sostenitori della “giusta” epurazione vengono proprio da quei settori che hanno sempre in bocca il pericolo delle destre e di Berlusconi e la necessità di un'unità a sinistra.


    2 Il modo con cui si è sviluppata la vicenda dimostra ancora una volta come il “vecchio stile” sia presente in politica fatto di machismi, minacce mafiose, posti di lavoro o per chi si accontenta anche solo promesse di posti di lavoro, paggetti e lacchè al telefono. Si dirà che è sempre stato cosi, ma diviene insopportabile quando ci si professa primi della classe, e si ha in bocca sempre la parola moralità.


    Questa lettera non è da leggere come una difesa dell'operato di Rossi, che penso abbia strumenti ben migliori dei miei per dire la sua e far valere le sue ragioni. Sono semplici considerazioni su tematiche che penso, al di là del caso specifico del Pdci, siano presenti sia nei Verdi che nel Prc.

    Non voglio entrare poi nelle questioni più di basso profilo, come l'annoso problema dei versamenti al partito da parte degli amministratori, altro problema generale per la sinistra oggi.

    Spero che questa lettera contribuisca a riaprire un dibattito fra comunisti e nella sinistra tutta.


    Saluti comunisti

    * tesoriera della Federazione di Bologna del PdCI


    dal sito http://www.contropiano.org

  2. #2
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    Predefinito

    Dice un ragazzotto su Indymedia (http://italy.indymedia.org/news/2006...t.php#1172005)...

    Il senatore Rossi segretario: è necessario costruire un nuovo partito comunista che unifici tutte le organizzazioni (PMLI, ferrandiani, Rete dei comunisti, l'Ernesto di Grassi, anche i troskisti movimentisti, Red Link, campo antimperialista). Cosi abbiamo un senatore segretario, soldi, e saremo più numerosi. quello che è necessario un passo indietro dei vari leader esistenti nelle piccole e piccolissime organizzazioni (ferrando, ecc)pensò che quelli di Pcl siano disponibili, di cui io sono subito disponibile e faro battaglia dentro pcl per questa prospettiva pena la fine, il ritorno a casa. Tutti i progetti provati sono falliti, anche quello di pcl, è necessario uno scatto, con il compagno Rossi segretario generale possiamo farcela (Terra di pcl lo conosce, sa come è, bisogna dargli fiducia..). W Rossi segretario generale


    Un po' sgrammatica, ma, nella sotanza, interessante proposta, no?

 

 

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