Come noto, il 23 ottobre di cinquant' anni fa il popolo ungherese insorgeva contro l' Unione Sovietica e il comunismo.
Oggi possiamo discutere sul fatto che l' Ungheria sia finita in un altro contenitore oppressivo ed antinazionale (nel quale purtroppo ci siamo anche noi), qual è senza ombra di dubbio quello degli atlantici... Però questo non basta certo a cancellare il valore di quella rivolta in nome dello spirito nazionale che aveva resistito e tuttora resiste pure da quelle parti.
Ma ciò che sconcerta è che qui da noi perfino la commemorazione serve ai comunisti di allora, oggi diventati liberisti, per raccontarci i loro drammi e le loro lacerazioni interiori. E parlano di errori politici e di scelte inevitabili ancorchè sbagliate e ci spiegano come poi siano cambiati diventando liberali.
La tragedia d' Ungheria si trasforma così in occasione per gente senz' anima, che mai ha creduto veramente ad alcunchè in vita sua, ma sempre è stata pronta a seguire "il vento della Storia" riciclandosi ogni volta al momento opportuno, costantemente presentandosi come il "clero" della rivoluzione finale che ci redimerà tutti nel Paradiso in Terra: ieri quella comunista, oggi quella del libero mercato democratico.