Ci mancava Putin. Quello
della Cecenia, del
Kgb, del gas, della Politkovskaya,
del clima
neozarista e della caccia
al georgiano. Quello
che ha provocato la sacrosanta
reazione dei
nostri. Ma ci mancherebbe. Ma che discorsi.
Insultati sui diritti umani da un caudillo
nel cuore dell’Europa. E Prodi a parte, che
non s’è accorto di niente, tutti gli altri
gliel’hanno cantata. Un coro. E bene hanno
fatto. Si è incazzata la Margherita, si è indignato
D’Alema, Bobo Craxi gliene ha dette
quattro, altre quattro Rifondazione, ha stilato
comunicati di fuoco l’Italia dei valori e
magnifico si è rivelato il presidente Bertinotti,
“parole inaccettabili che squalificano
chi le pronuncia”. Un paese quasi unito,
per una volta, da Casini a D’Avanzo, da Violante
a Travaglio, compatto di fronte alla
provocazione di un autocrate, di un despota,
di un arrogante tiranno che si permette
di accusare: “Voi rimproverate il dominio
della mafia russa, ma io vi faccio osservare
che la parola ‘mafia’ è nata in Italia, non in
Russia”. Merda. Immaginate cosa potrebbe
dire se vedesse per caso “La Piovraska” e
sapesse che da noi c’è il terzo livelloski.
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