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    Predefinito Le classi medie sono in secessione. Dai «politici»

    Maurizio Blondet
    24/10/2006

    Avverte: «Attenzione, le classi medie hanno fatto secessione dai politici. Ora sono in stato di insurrezione latente contro le classi dirigenti».
    Lancia l'allarme: «In Europa c'è una perdita di senso dell'azione collettiva in tutti i campi».
    E gli uomini politici europei che fanno?
    «Sono dei fantasmi. Prima, incarnavano ideologie più grandi di loro. Oggi non hanno più niente da incarnare: propongono la loro faccia, il loro look, la loro vita personale…».
    E' il caso di ascoltare: perché chi parla è Emmanuel Todd, l'antropologo e storico francese che ha fama di prevedere, con grande anticipo, i profondi mutamenti delle società nel nostro tempo.
    Nel 1977 diagnosticò il crollo ineluttabile dell'impero sovietico, apparentemente potentissimo.
    Nel '94 ha preconizzato ciò che tutti negavano, che gli immigrati creavano un'emergenza sociale. Nel '98, ha puntato il dito sulla stagnazione delle società occidentali.
    Ed è stato lui a far vincere ancora una volta Chirac alle elezioni presidenziali nel '95, suggerendogli di evocare ciò che davvero preoccupava l'elettorato: «la frattura sociale».
    Oggi, Emmanuel Todd avverte che un'altra «frattura sociale» è in corso: le democrazie sono diventate oligarchie, ed hanno perso l'appoggio della classe media.
    E ne indica le conseguenze.
    Todd parla ovviamente della Francia, ma ciò che dice vale altrettanto per l'Italia, anzi di più, ora che con Prodi sono al governo le oligarchie stataliste.



    Cosa dice Todd?
    «Le classi politiche, gli oligarchi, sono convinti che i loro popoli finiranno per consentire, per sopravvivere, ai sacrifici imposti dalla globalizzazione liberista».
    I posti di lavoro emigrano in Cina, i salari in Europa calano: «Ma i politici», dice Todd, «pensano che la popolazione salariata accetterà condizioni di lavoro via via più dure perché ha una sola scelta: o la povertà nella disoccupazione o il lavoro mal pagato».
    I governanti si sentono sicuri, aggiunge, «perché manca un partito rivoluzionario capace di dare prospettive ai contestatori, il movimento no-global è fallito, i sindacati sono addomesticati». Pensano dunque di poter fare quello che vogliono.
    «Hanno guardato ai segnali sismici di questi anni - il 'no' del referendum francese all'Europa, il milione di studenti scesi in piazza contro il contratto di primo impiego che li rendeva dei precari a vita, le rivolte delle banlieues - come a sgradevoli incidenti. Oppure anche utili al loro potere, come l'affermazione di Le Pen nel 2002», che ha spazzato via i socialisti dalla competizione presidenziale dando una facile vittoria alla destra moderata di Chirac.



    Invece, questi eventi erano altrettante «Stalingrado del liberismo»: l'inizio di una ritirata strategica.
    In che senso?
    «La classe media è passata alla contestazione radicale, a fianco delle classi popolari che sono in rivolta già dai tempi del trattato di Maastricht», è la risposta.
    «Prima, le classi superiori controllavano ideologicamente le classi medie: queste credevano nell'Europa e nel liberismo economico».
    Oggi non più.
    La borghesia produttiva constata che le sue condizioni di vita si degradano; in questo senso è stato decisivo il drammatico rincari delle abitazioni, che è una forma mascherata di inflazione.
    Per l'Italia, si può citare l'entrata nell'euro, che ha raddoppiato il costo della vita per le classi a reddito fisso e medio.
    «I politici e le loro clientele accettano il liberismo e la competizione globale, perché le ineguaglianze che ne nascono non paiono gravi a chi sta dalla parte favorita (come da noi Padoa-Schioppa, Draghi, Prodi). Ma l'80 % dei francesi è in stato di ribellione latente contro le classi dirigenti e le loro clientele privilegiate».
    I potenti, di destra come di sinistra, «sono davanti a una popolazione che rifiuta i loro progetti o la loro mancanza di progetti».
    E come reagiscono? «Tentano di neutralizzare il suffragio universale, di impedire alle aspirazioni della gente di esprimersi attraverso il voto. La gente sente che ciò che le sta a cuore viene escluso dal dibattito pubblico, e vietato parlarne».
    Per esempio?
    «Negli anni '80», risponde Todd, «le classi superiori rifiutavano di constatare che le classi popolari avevano un problema con gli immigrati: allora, la moda delle elites era la società multi-etnica, e il disprezzo delle classi inferiori, bollate come razziste. Oggi invece, Sarkozy e la destra moderata agitano il tema dell'immigrazione, promettono durezza e più polizia; ma è tardi, oggi la gente è preoccupata in primo luogo per la disoccupazione e i problemi economici».
    «E i politici vietano di mettere in discussione il sistema economico, questo libero scambio che sta creando un terzo mondo nel cuore dei Paesi sviluppati e distrugge le nostre industrie. Insomma, le classi politiche parlano solo di cose che non interessano la gente».
    E la gente trasformerà la sua «insurrezione latente» in rivolta aperta?
    Per ora no, diagnostica Emmanuel Todd: «Al momento domina il ripiegamento, la perdita di senso di ogni azione collettiva, la sfiducia che, per esempio, sta decomponendo i sindacati».
    Più che una rivoluzione imminente, Todd vede «una secessione tra popolo ed elite, come a Roma quando la plebe si ritirò sull'Aventino e rifiutò obbedienza ai patrizi».



    Ma attenzione: questa fase di dissidenza passiva è dovuta alla mancanza di politici
    che vogliano e sappiano rappresentare il profondissimo scontento delle classi medie.
    Tutto può cambiare, appena emerga una figura politica popolare.
    In Francia, Todd prevede una nuova affermazione del Front National di Le Pen, che stavolta spazzerà via la destra moderata di Chirac e sarà in corsa alle presidenziali con la candidata socialista, Segolène Royal.
    Ma può essere solo l'inizio.
    «Perché l'idea marxista che la storia è fatta dai proletari è falsa.
    Sono sempre le classi medie a produrre le grandi innovazioni politico-sociali: la rivoluzione francese, quella bolscevica, e perfino il nazismo, sono stati tutti fatti dalla borghesia».

    Maurizio Blondet

  2. #2
    Armin
    Ospite

    Predefinito

    Nessuna secessione dai politici; le "classi medie" non secederanno, mai e comunque.
    Perlomeno in Padania.
    Troppo schiavi, meschini e vili.

 

 

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