"Fin dalle 4 della notte eravamo in piedi perché fra le nubi e sopra di noi si udivano rumori di velivoli nemici; in tutte le direzioni, in alto verso Palmanova, Tricesimo, Casarsa sparavano. Alle prime luci, prima delle 5, siamo tutti partiti in volo e ci siamo poi dispersi nel cielo verso i 2000 metri; e giravo in tutte le direzioni scrutando l'orizzonte; e ho veduto di lassù il sole uscir dietro i monti ed uno spettacolo di luci meravigliose.
L'ho incrociato che era ancora 600 metri sopra di me-
Allora, in un attimo, ho cabrato forte l'apparecchio, ho puntato e sono partiti 45 colpi di mitragliatrice. .
L'ho seguito per un po' nella discesa poi l'ho perduto, poi l'ho visto, dopo qualche tempo, in un prato vicino a Medea, mentre una folla di persone accorreva da ogni parte.
Sono sceso là presso e mi son visto precipitare addosso una massa di soldati e di Ufficiali che gridavano "Viva l'Italia" e mi hanno preso, baciato, portato in trionfo sull'apparecchio nemico "
Francesco Baracca Decide presto di intraprendere la carriera militare e, nell'ottobre del 1907, viene ammesso alla Scuola Militare di Modena come allievo di Cavalleria. Terminato il corso a Modena, risultando fra i primi, viene assegnato al Reggimento Piemonte Reale.
Durante la guerra di Libia, dove per la prima volta vengono impiegati militarmente gli aerei, chiede di essere ammesso al corso di pilotaggio. La sua domanda viene accettata e parte per la Scuola di Pilotaggio di Reims, in Francia. Nel luglio del 1912 Consegue il brevetto di pilota.
Dopo lo scoppio delle ostilità fra Italia e Austria, raggiunge nell'agosto del 1915 il fronte e viene inquadrato nella 70a Squadriglia. La sua brillantissima carriera sarebbe però iniziata soltanto molti mesi dopo, con la prima vittoria aerea, nell'aprile del 1916.
Durante la prima guerra mondiale partecipò a 63 combattimenti aerei, abbattendo 34 velivoli nemici. Il suo primo abbattimento venne effettuato sopra il cielo di Gorizia, dopo vari minuti di ingaggio riuscì a portarsi con una cabrata in coda al velivolo avversario e, scaricandogli adosso 45 colpi, l'aereo non ebbe scampo e precipitò. Baracca atterrò subito nei pressi dello schianto per sincerarsi delle condizioni del pilota nemico e congratularsi con lui per il combattimento. Questo gesto da parte di Baracca non fu isolato infatti sosteneva "è all'apparecchio che io miro non all'uomo".
Il 18 giugno decollò per quella che doveva essere la sua ultima missione.
Quel giorno indugiò con l'apparecchio sul montello dove infuriava la battaglia . Scese di quota puntando la mitragliatrice, percorrendo più volte la linea di fuoco.
Venne abbattuto probabilmente da un colpo di fucile sparato da terra.





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