
Originariamente Scritto da
Hayekfilos
Cronache Imperiali. La campagna Hillary, di Maria Luisa Rossi-Hawkins.
di MARIA-LUISA ROSSI HAWKINS, giornalista e candidata per un seggio al Senato nelle liste dei Riformatori Liberali.
Non capita spesso di ricevere una telefonata da Clinton, ma alla vigilia delle elezioni di mezzo termine, Hillary mi ha contattato piu’ volte.
Non sono mai stata ad un un raduno politico del senatore, non la conosco, e non ho mai neanche lontanamente pensato di votare per lei. L’ho sentita parlare diverse volte e poi ho smesso di ascoltarla .
Sono in molti a non credere piu’in Hillary Rodham Clinton, soprattutto dopo le umiliazioni che ha subito nello scandalo Lewinsky, dove ha palesemente barattato un tradimento privato con il pubblico sostegno alla sua candidatura al senato americano, seggio conquistato con facilità dopo la rinuncia di Rudolph Giuliani a quell’epoca ammalato di cancro.
Con il mio appartamento però, devo aver ereditato anche il numero di telefono di un democratico convinto ed e’ a cio’ che debbo l’onore della chiamata del senatore.
Fa campagna elettorale cosi la ex first Lady, telefonando ai residenti di New York. La sua voce, nella cornetta fa comunque un certo effetto. “Hello, this is senator Clinton” dice con tono pacato e poi entra subito nel merito. “Chiamo per chiedere un voto” dice, “ un voto che serve a liberare il nostro paese da Bush e dalla sua politica malvagia”.
Descrive gli errori della politica bushiana, il problema irrisolto della sicurezza del paese, e manifesta sdegno per lo stato delle scuole pubbliche. Ecco perché non ci ha mai mandato sua figlia! penso a voce alta.
Non mi piace ricevere telefonate dagli sconosciuti all’ora di cena ma apprezzo il suo sforzo perché la ex first lady, è un tipo schivo, e niente affatto gioviale, e poi ha il palato sottile, in fatto di amicizie. Come nella più pura tradizione liberal, non è populista, anzi il popolo non l’ha mai frequentato, soltanto le scuole migliori e le cause giuste, sempre poi pronta a retrocedere dai principi , quando i rischi politici diventano troppo grossi per essere sostenuti. Il tutto eè condito da tanta (legittima) ambizione mascherata da empatia per i più deboli. Ama la belle gente (e che c’è di male?) e fa mostra della sua influenza nelle case più benestanti d’America. Nessuno viene considerato dal senatore se non e’ disposto a pagare almeno cinquemila dollari per prendere un caffè con lei --tanti soldi, anche se si tratta di un caffè Americano.
Certo il denaro va al partito ma e’ comunque lei a decidere come spenderlo, dice chi la conosce da tempo. Sulla sua campagna elettorale Hillary investe da anni ed investe parecchio perche’ in fondo si sta parlando del suo futuro . Le sue prospettive presidenziali sono ottime, o meglio lo erano prima che, solo qualche ora fa, Barak Obama le rubasse la scena decidendo di candidarsi alla casa Bianca per il 2008. E Obama non avrebbe potuto essere più perfetto a candidarsi a candidato democratico. La sua immagine sembra elaborata al computer: nero ma bianco, liberal sì , ma fedele ai principi cristiani , sposato con prole ma apertamente contro il matrimonio gay e soprattutto troppo giovane per avere una storia politica lunga e costellata di compromissioni politiche e personali. Obama è il contenitore che potrà venire riempito al momento giusto del messaggio giusto: per adesso l’involucro è perfetto e il resto si vedrà alle primarie.
“Allora” dice Hillary “ non vuoi aiutarmi a liberarci dello spettro di questa amministrazione? Vuoi votare me e per un’America più giusta? Non vuoi rimediare allo sbaglio della guerra in Iraq?” Scusi ma dove era lei quando al Congresso si votava per l’intervento in Irak? rimando io, mentre passeggio per la cucina . Ma Hillary non ascolta e continua imperterrita la sua arringa telefonica nel suo messaggio registrato.
Maria Luisa Rossi-Hawkins, New York
ps: è un regalino pensato proprio per lo Steppen nazionale identitario