Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Il flop del convegno ecclesiale di Verona

    http://uaar.it/news/2006/10/25/papa-...bo-uno-spreco/

    Il papa a Verona: un flop, un disturbo, uno spreco

    I Vescovi avevano preteso che il Comune installasse cinque maxischermi per i fedeli (in più di 100.000) che sarebbero accorsi e non sarebbero potuti entrare allo stadio, che ponesse 26 chilometri di transenne per contenere le folle accalcate per assistere al passaggio della papamobile con inquilino. Un flop. Verso le 12 la cronista di telepace ammetteva in diretta da piazza Bra che la gente era pochina. I dirigenti comunali invitavano gli impiegati di palazzo Barbieri ad uscire in piazza, sulla gradinata, per fare numero.

    Nel pomeriggio, persino lo stadio aveva dei buchi. Parte dei pochi fedeli presenti al palazzetto dello sport veniva dirottata allo stadio per tappare i vuoti. Al palazzetto erano stati previsti 10 mila fedeli. Non arrivavano ai 1.500. Attorno ai teleschermi all’aperto c’erano pochi intimi. Il sindaco Zanotto, più vescovile del vescovo, ha pietosamente dichiarato: “In molti hanno avuto paura, d’altronde vedere i cecchini sopra Castelvecchio non invitava ad uscire di casa. In più c’era il rischio maltempo visto che le previsioni erano allarmistiche, anche questo è stato un deterrente” (Il Verona 21/10).

    La verità è che alla stragrande maggioranza dei veronesi non interessava niente di B 16 in città. Ricordate piazza Bra allo scudetto del Verona? Oppure tutto il centro al vènardi gnocolàr? I veronesi hanno vissuto la giornata del Papa come un disturbo. Bisognerebbe informarli che è stato anche uno spreco

  2. #2
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    http://www.korazym.org/news1.asp?Id=19759

    Missionari critici sul convegno di Verona. E non sono i soli

    diMattia Bianchi/ 25/10/2006

    Il grande evento ecclesiale della scorsa settimana ha acceso gli entusiasmi, ma non ha accontentato tutti, lasciando l’amaro in bocca ad alcuni settori del mondo cattolico che hanno deciso di far sentire la loro voce. A cominciare dai missionari.
    - IL CONVEGNO ECCLESIALE SU KORAZYM

    Il convegno ecclesiale nazionale di Verona è terminato da pochi giorni: grandi titoli sui giornali e sguardo proiettato verso il futuro per una Chiesa italiana che ha voluto confrontarsi per cinque giorni, per poi ripartire con nuovo slancio. Eppure, il grande evento non ha accontentato tutti, lasciando l’amaro in bocca ad alcuni settori del mondo cattolico che hanno deciso di far sentire la loro voce. Al centro delle critiche, lo svolgimento dei lavori che hanno dato poco spazio ad un confronto reale sulle linee pastorali, con la sensazione condivisa da molti delegati che in fondo tutto fosse già stato deciso a tavolino.

    Un vero e proprio affondo è arrivato dai missionari presenti a Verona che, in un comunicato diffuso dall’agenzia Misna, hanno espresso giudizi netti e puntuali. “Si era sperato che la Chiesa italiana avrebbe avuto tanto coraggio da farsi investire ancora dall’uragano dello Spirito, già sperimentato nel Concilio Vaticano II”, si legge. Invece, “il progredire dei lavori ha riportato la “barchetta” ecclesiale in acque più tranquille, con qualche dondolio che sembra voler conciliare il sonno”. E ancora: “Dei documenti presentati dagli istituti, fondazioni e movimenti missionari per la preparazione del Convegno non si sono trovate vere tracce negli ambiti di discussione”. Insomma, il mondo missionario con il suo carico di esperienze non è stato tenuto in considerazione, tanto che, continua il comunicato, neanche i martiri caduti in terra di missione sono stati ricordati. “Il movimento missionario italiano ha subito un altro smacco”, è l'amara conclusione. Tuttavia, ricordano i missionari, “l'unica preoccupazione del Gesù Crocifisso e Risorto fu quella di fare dei suoi seguaci degli apostoli, di mandare i suoi discepoli fino a confini del mondo, affinchè tutti conoscessero l'amore del Padre suo per tutta l'umanità. Da Gerusalemme fino ai confini del mondo”. Un concetto di fondo che il papa "ha ricordato nell'omelia, ma che la maggioranza di quelli che erano presenti non ha voluto sentire e capire, sintonizzata su altre lunghezze d'onda”.

    Sul metodo usato nelle giornate di convegno, ha usato parole molto critiche anche un vescovo, intervistato dal quotidiano on line Affari Italiani. “Qua in tanti si sono lamentati, sia pure riservatamente, del fatto che è mancata un’arena di confronto; – ha detto il presule sotto anonimato al giornalista Antonino D’Anna - non c’è stato insomma un dibattito pubblico, una conferenza, una tavola rotonda, qualcosa insomma in cui ognuno potesse dire la sua e far sapere alla Cei che cosa pensa. Invece, nei vari gruppi del convegno si è applicata una sorta di ‘censura preventiva’”. In che senso? “Si passano al setaccio gli interventi di tutti i presenti, - spiega - e si scelgono quelli che siano il meno critici possibile, o comunque vicini alla linea del presidente uscente della Cei”. Nessuna possibilità di critica, denuncia il vescovo, secondo cui il problema è stato legato al mancato approfondimento “sui problemi del nostro Paese”. “Da qui doveva venire una scossa, - ha chiarito - un segnale forte al Governo, un invito a risolvere i problemi economici e sociali italiani, invece non è successo niente di tutto questo”.

    Altro capitolo critico è stato quello dei laici, segnalato sul suo blog anche da un vaticanista autorevole come Luigi Accattoli. “Sono a Verona per il convegno ecclesiale e sono colpito da due fatti, - scrive il giornalista del Corriere della Sera - che è una bella assemblea e che è fatta per quasi metà di consacrati. I partecipanti a pieno titolo (escludendo gli invitati) sono 2457, dei quali 1262 laici. Gli altri sono cardinali (10), vescovi (213), preti (605), religiosi e religiose (322), diaconi (39), laici consacrati (16). “Una maggioranza di laici” scrivono i giornali. Ma si tratta di una ben misera maggioranza numerica e non affatto reale: cioè maggioranza quanto al peso delle presenze e alla loro rappresentatività. Non che in Italia non vi siano laici significativi, ce ne sono e come ma non sono qui. Qui vi sono i laici cooptati dalla gerarchia”. In sostanza, per Accattoli è importante chiedersi se “questo sistema di cooptazione” abbia garantito “l’espressione reale del laicato italiano”. “Io ne dubito”, risponde il vaticanista, secondo cui il convegno ecclesiale ha dato espressione al “laicato che già svolge mansioni ecclesiali, non a quello impegnato nel mondo e che forse potrebbe dare l’apporto più originale in ordine alla “testimonianza della speranza”.

    Critiche di metodo, ma anche di sostanza in un convegno in cui ha pesato moltissimo quanto è stato detto e anche tutto ciò che non è stato detto. Il papa ha offerto un quadro bellissimo della fede, radicata non in una scelta etica o valoriale, ma nella conoscenza di una Persona e nella realtà della Risurrezione che dà senso a tutto. Un'indicazione preziosa per i laici, chiamati all’annuncio nella società e negli ambienti di vita quotidiana: una prospettiva che tuttavia, non avrebbe impedito ai delegati di confrontarsi a fondo anche sul ruolo dei laici all’interno della Chiesa e sull’eccessiva clericalizzazione di certi ambienti ecclesiali, specie nelle realtà locali.

    Il papa ha riaffermato nuovamente i cosiddetti valori non negoziabili su difesa della vita, educazione e tutela della famiglia fondata sul matrimonio. Parole profonde e necessarie di questi tempi; eppure, nel momento in cui, da una parte si è parlato di "amore debole e deviato", al tempo stesso, i delegati avrebbero avuto il diritto di confrontarsi anche sulla dimensione dell'accoglienza di chi si trova in posizioni cosiddette "irregolari". Anche perché a Verona, il materiale in questo senso non mancava. Un esempio? Il contributo elaborato da un gruppo di omosessuali credenti (non certo militanti), coordinati da don Domenico Pezzini, sacerdote di Milano che dal 1980, è impegnato in un servizio pastorale delicato. Tra i tanti passaggi del documento inviato a Verona, ce ne è uno proprio sulla dimensione della vita affettiva, affrontata dal convegno. "Riconosciamo che su questo punto i messaggi che giungono dai pronunciamenti magisteriali, aldilà delle intenzioni, sono spesso fonte di sofferenza, - si legge nel contributo - aggravano il disagio e il senso di esclusione, incoraggiano meccanismi di rifiuto nella stessa comunità cristiana. Noi riteniamo che la persona omosessuale abbia una sua affettività, che in quanto espressione dell’identità profonda, è buona, e che dunque dovrebbe essere accolta, educata e sostenuta". (...) "Vorremmo davvero che nella Chiesa italiana rispetto agli omosessuali venga messa in atto "un’approfondita riflessione che positivamente li sostenga e valorizzi, in positivo, gli aspetti complessi della loro realtà" (Convegno di Loreto 1985: Atti, p. 321), e di conseguenza si creino iniziative pastorali di accoglienza e supporto, per gli omosessuali e le loro famiglie".

    Uno spaccato di vita come tanti, di cui forse si è parlato poco, quando invece, ferma restando la dottrina e il magistero, il confronto non dovrebbe fare paura

  3. #3
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    sei di verona conte max?

  4. #4
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    Il sindaco Zanotto, più vescovile del vescovo, ha pietosamente dichiarato: “In molti hanno avuto paura, d’altronde vedere i cecchini sopra Castelvecchio non invitava ad uscire di casa. In più c’era il rischio maltempo visto che le previsioni erano allarmistiche, anche questo è stato un deterrente” (Il Verona 21/10).
    Che pietosa difesa di un convegno di gente che parlava di sé stessa, tutta intesa a elaborare lunghissimi documenti che nessuno leggerà mai...

  5. #5
    Shedim
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    Dove sono quelle 'immense folle' che si diceva Woytila avesse riconquistato alla Chiesa?

  6. #6
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    Ma la cosa scandalosa è stata il baraccone mediatico messo in piedi da RAI1 e dalle altre reti.

    Trasmissioni senza dibattito, senza nessuno che parlasse, per esempio, dei crimini dei preti pedofili e delle protezioni vaticane ai preti criminali, senza una voce di dissenso.

    Pareva che le parole di ogni monsignore di turno non fossero una opinione ma una verità indiscutibile.

    Mentre si celebrava il funerale della chiesa cattolica italiana le telecamere impietose non potevano non inquadrare le piazze e gli spalti vuoti.

  7. #7
    illboy
    Ospite

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    un'altra prova che l'influenza della CCAR sta lentamente ma inesorabilmente crollando di giorno in giorno.

  8. #8
    illboy
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Ma la cosa scandalosa è stata il baraccone mediatico messo in piedi da RAI1 e dalle altre reti.

    Trasmissioni senza dibattito, senza nessuno che parlasse, per esempio, dei crimini dei preti pedofili e delle protezioni vaticane ai preti criminali, senza una voce di dissenso.

    Pareva che le parole di ogni monsignore di turno non fossero una opinione ma una verità indiscutibile.

    Mentre si celebrava il funerale della chiesa cattolica italiana le telecamere impietose non potevano non inquadrare le piazze e gli spalti vuoti.
    ma si, lasciali fare. prima o poi anche loro se ne renderanno conto. per adesso ci sono ancora tanti vecchietti che seguono queste stronzate in tv. però ogni anno diminuiscono.

 

 

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