La Polonia ha richiesto a Israele l’estradizione del criminale di guerra Solomon Morel accusato di avere ucciso uomini e donne spaccando le teste di molti bambini perchè polacchi di origine tedesca
La Polonia ha rinnovato ad Israele la richiesta di estradizione per Solomon Morel, accusato di atrocità indicibili in un campo di concentramento sovietico.
Morel fu posto dagli occupanti sovietici a comandare il lager di Swietochlowice immediatamente dopo la seconda guerra mondiale. Nel campo furono ammassati in particolare uomini, donne e bambini di cittadinanza polacca, ma di etnia tedesca, precedentemente privati di tutti i loro averi.
Secondo quanto ha appurato un’inchiesta giudiziaria polacca nel 1994, Solomon Morel, in quanto comandante del campo, aveva personalmente ucciso dei bambini spaccandogli la testa contro i muri; picchiato a morte degli internati a colpi di bastone; inserito oggetti nell’ano di prigionieri, causando dolore estremo; obbligato donne e bambini a stare nudi all’aperto a temperature sotto zero; costretto detenuti a mangiare le feci; fatto morire prigionieri di fame.
Per questi motivi, contro Morel la magistratura polacca ha elevato l’accusa di crimini contro l’umanità.
Si ritiene che nei campi sovietici creati nel dopoguerra nelle zone occupate dall’Urss, siano stati fatte morire, per fame, torture e privazioni, 80 mila persone.
Invariabilmente, i comandanti di questi capi di sterminio erano comunisti ebrei.
Secondo il Telegraph di Londra, che ha rievocato questa tragedia ignorata il 5 gennaio 2005, "Stalin scelse deliberatamente degli ebrei come comandanti dei campi, sapendo che non mostravano alcuna pietà per i detenuti" (1).
Anche Morel, essendo ebreo, è riparato per tempo a Tel Aviv dopo la caduta dei regimi comunisti all’Est. Pare che il governo israeliano lo abbia assistito nella fuga. Oggi, a 86 anni, vive impunito; ed è stato anche intervistato per il talk-show "60 Minutes" da una tv americana. Alle ripetute richieste dei giudici polacchi il governo israeliano ha però risposto che Morel risultava irreperibile.
Eva Kok, procuratrice dell’accusa in Polonia, ha replicato: "gli israeliani sono straordinariamente efficienti nel perseguire personaggi accusati degli stessi crimini per cui la Polonia accusa Morel, ‘crimini contro l’umanità’; devono accettare il fatto che altri Paesi vogliono fare lo stesso". La questione del criminale Morel non deve, ha aggiunto, "essere nascosta sotto il tappeto".
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Dal blog di "Repubblica".
Dente per dente
La Polonia ha chiesto l'estradizione di Solomon Morel, 86 anni, perchè accusato di crimini contro l'umanità, in particolare per aver provocato la morte di centinaia di tedeschi a Swietochlowice, un campo di prigionia dell'immediato dopoguerra, nella Polonia meridionale. Morel fino al 1994 è vissuto in Polonia, poi si è trasferito nei dintorni di Tel Aviv. E' la prima volta che la Polonia ha aperto un'inchiesta del genere: sul banco degli imputati dovrebbe infatti sedersi un ebreo scampato alla Shoah, sempre che Israele conceda l'estradizione, colpevole di aver commesso atrocità contro i tedeschi. Il ministero della Giustizia ha confermato che la pratica è arrivata e che il dossier è "in corso d'esame".
Morel fu deportato ad Auschwitz: trenta dei suoi familiari finirono nelle camere a gas. Quando la Polonia venne occupata dalle truppe sovietiche, lui fu uno di quegli ex-deportati ebrei cui Stalin, nel novembre del 1945, affidò l'incarico di supervisionare i campi di prigionìa in cui erano stati rinchiusi i tedeschi sconfitti. Il piano di Stalin era cinico e pragmatico: per accelerare la denazificazione, confidava nella vendetta degli ebrei che aveva assoldato. E così fu: 80mila tedeschi ci lasciarono la pelle, molti per malattie, denutrizione e sfinimento; tanti, per i comportamenti "barbari" dei loro guardiani, sino a pochi mesi prima loro vittime. Lo storico ebreo John Sack descrisse queste vicende nel libro "Occhio per occhio: la storia ignota della vendetta ebrea contro i tedeschi nel 1945". E in un'intervista tv concessa poco prima della sua morte, Sack ricordò che uno dei testimoni da lui ascoltati, proprio Morel, gli aveva confidato: "Quando arrivò il primo contingente di prigionieri tedeschi, io gli gridai: mi chiamo Morel, sono ebreo. Mia madre, mio padre sono morti. Tutti quelli della mia famiglia sono morti. È terribile, per voi, che io sia sopravvissuto. Perchè pagherete caro tutto quello che avete fatto!".
Sack descrisse nel suo libro come i tedeschi pagarono i loro debiti. Ora, sia pure sessant'anni dopo, la giustizia polacca chiede che sia Morel a pagare i suoi. Gli verranno concesse le attenuanti? È eticamente corretto che Morel possa invocarle? Il suo comportamento era giustificabile? (Il lager di Auschwitz fu liberato a fine gennaio del 1945, i primi episodi addebitati a Morel risalgono a dieci mesi dopo).


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