Lo show di Scalia all’Aclu: “Grazie a Dio non siamo la Francia”

IL MAGISTRATO PIÙ CONSERVATORE D’AMERICA SPIEGA AI LIBERAL CHE LA LEGGE LA FA “THE PEOPLE” E NON I GIUDICI


Il diavolo e l’acqua santa, l’Aclu e Antonin
Scalia, i legali di Yaser Hamdi e il
compagno di caccia di Cheney, i mangiapreti
e il giudice che scrive sentenze parlando
di peccato e “fallibilità umana”, i pacifisti
e l’ex cadetto militare con un figlio
in Iraq. Si sono incontrati per i vent’anni di
Corte suprema del magistrato italoamericano.
E’ stato lo show più politicamente
scorretto del giudice conservatore più inviso
d’America, ma anche più stimato fra i
colleghi liberal. Tanto da spingere la storica
organizzazione dei diritti civili a regalare
a “Nino” un’ora di differita tv. Ha parlato
di tutto, il “mastino originalista” sposato
con una nota antiabortista: valori, terrorismo,
religione, stato e chiesa e… sodomia.
Alla platea di “atei e libertini”, come
l’ha chiamata, Scalia ha spiegato che “bruciare
la bandiera americana può essere libertà
d’espressione”. Ma ha aggiunto di dover
“difendere i Padri fondatori” e “rafforzare
la democrazia” di “the people”, che
Scalia pronuncia come Bush. La legge e la
politica devono spesso “frustrare la volontà
del popolo”, ha detto entrando a gamba
tesa sulle tentazioni zapateriste dell’Aclu.
Il diritto naturale non è estraneo a
quello positivo: “L’idea che lo stato non abbia
diritto di prescrivere certi costumi sessuali
non è mai esistita in alcuna società”.
Laicismo significa fare piazza pulita della
religione: se un genitore non tollera il
giuramento under God, non deve chiedere
di proibirlo a tutta la classe, “ma l’esenzione
da parte della comunità”. Si chiama libertà
religiosa, modello George Washington
che introdusse il thanksgiving. “L’America
non è la Francia”, frase che ha ripetuto almeno
dieci volte, visibilmente divertito.
“Ero a Roma per l’11 settembre. Bush disse
‘God bless America’. In Europa sarebbe stato
proibito dal laicismo, non puoi menzionare
Dio in pubblico. L’America ha un’altra
tradizione”. Resta valido ciò che gli disse
un giorno suo padre: “Gli americani amerebbero
di più il loro paese se avessero vissuto
per un po’ all’estero”. Ha parlato di
quote per le minoranze alle università: “La
Costituzione proibisce la discriminazione
razziale. Ma non puoi usare la razza come
test per la diversità”. E’ da sempre contrario
all’affirmative action, come il suo collega
afroamericano Clarence Thomas. “I giudici
non sono gli arbitri morali del mondo”,
ha detto a un pubblico persuaso del contrario.
E per la pena capitale, su cui Scalia è a
favore in polemica con la chiesa (celebre il
suo saggio sul magazine First Things), ha
detto che “l’abolizione della pena di morte
è stata imposta in Europa dalle corti di giustizia,
nessuno ha votato per questo”.
All’obiezione del presidente dell’Aclu,
Nadine Strossen, che l’ottavo emendamento
proibisce pene “crudeli e inusuali”, Scalia
ha risposto: “Non riguarda la pena capitale”.
Sul Bill of Rights, cuore dell’habeas
corpus che l’Aclu vorrebbe estendere ai
“nuovi diritti”, Scalia dice che “le cose non
evolvono sempre in meglio, a volte in peggio.
Chi ha detto che la Costituzione debba
evolvere verso maggiore libertà? Perché
volete che nove persone decidano come
cambia la Costituzione?”. Era minoranza
anche nel 2003 nel caso Lawrence vs. Texas,
la sentenza che abolì le leggi contro la sodomia.
Non perché sia un fanatico, ha persino
elogiato la funzione sociale dell’orgia
e sostenuto il diritto alla satira del pornografo
Larry Flint. Ma pensa che la sentenza
sarà utile alla costituzionalità del matrimonio
gay, che Scalia giudica questione di
tempo: “Abbiamo leggi contro la bigamia,
l’incesto e la prostituzione. Se siete in grado
di persuadere i cittadini del contrario,
abolite tutte le leggi sessuali. Ma non venite
a dirmi che sono state imposte. Non è
questione se mi piaccia o meno, ma chi decide.
Il popolo! E’ il motivo per cui aborto e
sodomia sono stati proibiti per duecento
anni e non si trovano nel Bill of Rights”.
Sull’aborto auspica il rovesciamento della
sentenza Roe del 1973 e un dibattito costituzionale.
“Chi pensa che i legislatori riflettano
le idee del popolo ha bisogno di farsi
visitare”. “Nino” non ha mai abbassato le
braccia conserte mentre consolava l’Aclu:
“Non lamentatevi, potreste avere una Corte
più conservatrice”.
Giulio Meotti