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    Predefinito È morto il catto-comunismo?

    È morto il catto-comunismo? di Piero Gheddo

    L'infatuazione di tanti cattolici per il comunismo, tipica degli anni Settanta, ha provocato seri danni e lasciato tracce evidenti ancora oggi. Il rimedio? Tornare ad annunciare Cristo e nessun altro.

    [Da «il Timone» n. 56, Settembre/Ottobre 2006]

    Galli della Loggia afferma (Corriere della Sera, 18 giugno 2006) che il catto-comunismo è morto. Personalmente non ne sono convinto. Ho visto nascere e affermarsi questo surrogato della fede cristiana e ricordo molto bene quanto la Chiesa ha sofferto in quegli anni. Paolo VI è stato il Papa martire del secolo XX per quella ventata di follia ideologica che lo contestava aspramente, quando, per citare un fatto simbolico, il Papa fu costretto a ritirare l’assistente ecclesiastico da associazioni nate nell’ambito cattolico e approdate nell’adesione a ideologie e modelli di società condannati dalla Chiesa. Dopo il crollo del muro di Berlino (1989) e di quasi tutti i 31 paesi a regime comunista nel mondo, è scomparso il sogno di una “rivoluzione mondiale”, sono sfioriti i miti della Cina di Mao, la Cuba di Fidel Castro, il Vietnam di Ho Chi Minh e le molte “guerriglie di liberazione”. In questo senso il catto-comunismo è morto, ma temo che la mentalità profonda generata da quella follia ideologica è ancora ben viva in alcune stampe e gruppi e associazioni di radice cristiana.

    Per “cattocomunismo” non s’intende quello storico di Franco Rodano e Claudio Napoleoni, nato durante la Resistenza e nel dopoguerra confluito nel PCI con il “Partito della sinistra cristiana”; ma quello popolare e movimentista, nato dal dissenso cattolico nel “sessantotto” del post-Concilio e poi in Cile nel 1972 con “i cristiani per il socialismo”, quando era comune sentir dire in ambienti cattolici che “il socialismo è l’unica speranza dei poveri”. Vedo nel “catto-comunismo” tre elementi che penso sussistano tutt’oggi, ripeto, come mentalità di fondo.

    1) Anzitutto il complesso d’inferiorità dei cattolici per quanto riguarda la capacità di leggere la società e la storia: si pensava che, in campo sociale e politico, i comunisti avessero dei criteri di giudizio più corretti, storicamente più efficaci. A quel tempo si leggeva sulla stampa cattolica (anche di studio) che “la Chiesa non ha elementi per dare giudizi sulle realtà politico-economico-sociale del nostro tempo… Bisogna ricorrere all’analisi scientifica della società condotta da Marx e dai suoi discendenti”. Era politicamente corretto non parlare della “Dottrina sociale della Chiesa”; Paolo VI aveva usato questa terminologia nel Sinodo episcopale sulla giustizia nel mondo nell’ottobre 1971, ma in seguito preferì usare altre parole per non essere definito reazionario. Chi ha rilanciato con forza la “Dottrina sociale della Chiesa” è stato Giovanni Paolo II nel suo primo viaggio internazionale a Puebla (Messico, gennaio 1979), parlando dei problemi sociali dell’America Latina.

    2) L’ideologia cattocomunista diceva che per una buona convivenza civile nella società italiana dominata da una “cultura” sempre meno cristiana, il primato era da dare alla dimensione orizzontale della vita, ai problemi sociali; il che poi portava con sé il primato dello stato, del “servizio pubblico”, con la demonizzazione di scuole cattoliche e ospedali cattolici (definiti “per i ricchi”). Era già chiaro a quel tempo che per “servire i poveri” la statalizzazione di tutti i servizi e le attività sociali ed economiche non solo non è positiva, ma diventa facilmente e quasi inevitabilmente negativa dei poveri stessi; anche qui, è un giudizio che non tiene conto dei fattori spirituali e culturali, ma solo di quelli materiali, economici, politici. Quando il cattocomunismo si affermava, i modelli esaltati di liberazione dei poveri erano appunto la Cina di Mao, il Vietnam di Ho Chi Minh, il Mozambico di Samora Machel e via dicendo; insomma i paesi a regime comunista, che hanno schiavizzato i loro popoli, peggiorando le loro condizioni di vita. Ma poteva venire qualcosa di buono da ideologie e regimi che combattevano Dio e perseguitavano la Chiesa?

    3) Il terzo aspetto negativo del cattocomunismo, conseguenza di quanto sopra, è secondo me una diminuzione dell’affetto per la Chiesa cattolica e, in ultima analisi, un appannamento della fede e dell’appartenenza alla comunità di Cristo che ci trasmette la fede, il dono più grande che Dio ci ha fatto dopo la vita. Certamente solo Dio vede la fede nel cuore e nei pensieri di ciascuno, ma noi tutti sperimentiamo che la fede non è solo un fatto di intelletto, ma anche di cuore, di passione; e questo vale anche per la preghiera, cibo indispensabile e quotidiano per mantenere la fede: si prega bene quando ci si sente a casa propria, quando tutta la persona è contenta e ringrazia Dio di averle dato la fede e la Chiesa. Se invece viene meno per vari motivi l’amore, la passione e la gioia di appartenere alla Chiesa, tutto il resto è in pericolo.

    Dico questo non per un preconcetto aprioristico, ma per concrete esperienze fatte in quegli anni. Il comunismo non era (e non è, per quel che ancora sussiste) un semplice partito e progetto politico, ma un’ideologia sostitutiva della religione e tutti i suoi principi e processi storici sono stati condannati più e più volte dalla Chiesa universale e dalle Chiese locali che l’hanno sperimentato. Possibile che la Chiesa abbia sempre sbagliato nel giudicare un movimento durato più d’un secolo? Personalmente ho conosciuto sacerdoti e laici credenti che negli anni settanta erano conquistati da questa ideologia con barbagli messianici, religiosi. Erano talmente convinti del pensiero e delle soluzioni che erano quelle del comunismo e dei partiti comunisti, da allontanarsi a poco a poco dalla Chiesa, da cui finivano per trovarsi fuori quasi senza volerlo. Ma tutta la loro vita era cambiata, mentalità, giudizi, compagnie, discorsi, letture. Debbo anche dire che a volte questi amici erano i più generosi, ricchi di umanità. Paolo VI diceva, nel discorso della Pasqua 1970 (mi pare) che “i più grandi valori umani senza Cristo diventano facilmente disumani”. Frase fortissima su cui bisognerebbe riflettere.

    La domanda che dobbiamo farci è questa: cosa verrà dopo il catto-comunismo? Galli della Loggia prevede che il movimento finisca in un’ideologia libertaria, radicale e consumista, dominante anche nella sinistra italiana. Come credente e missionario prego e spero che ci sia invece uno sbocco positivo di un’esperienza che aveva certamente una grande carica morale ed ideale, come tutto il “sessantotto” del resto, quando personalmente facevo conferenze intitolate: “Vogliamo tutti un mondo nuovo, ma a partire da Cristo”; il catto-comunismo partiva invece dall’”analisi scientifica della società”, che era quella marxista-leninista-maoista. Credo si debba tornare all’unità d’intenti e di azione del movimento cattolico italiano e alla “missione alle genti” secondo il Vaticano II e la “Evangelii Nuntiandi” di Paolo VI (1975) e la “Redemptoris Missio” di Giovanni Paolo II (1990).

    In altre parole, specialmente oggi, nel tempo della globalizzazione e della sfida dell’islam ai cristiani, per noi missionari la priorità dev’essere molto chiara e condivisa: tornare ad annunziare Cristo. Ad esempio, se invece di una lettura economicista e ideologica della povertà del terzo mondo a cui non crede più nessuno (“Loro sono poveri perché noi siamo ricchi”), ci impegnassimo tutti assieme a trasmettere l’esperienza delle giovani Chiese, che tutti i popoli e le culture hanno anzitutto bisogno di Gesù Cristo e che i missionari sono inviati ai popoli soprattutto per questo scopo? Madre Teresa diceva: “La più grande disgrazia dell’India è di non conoscere Gesù Cristo”. La lotta contro la fame nel mondo ha bisogno di ricuperare questa verità, necessaria anche in Italia per sollevarci dal nostro disumano modello di sviluppo e ridare al nostro popolo l’unico orizzonte autentico di speranza in un futuro migliore.

    Ricorda

    «Qui ci limiteremo a dire che la scarsa presenza della cultura cristiana nel dibattito culturale contemporaneo (incredibile, dopo che la storia ha dimostrato in pieno, nel nostro secolo, la fondatezza di tutti i suoi assunti) è causata sopratutto dall’azione di quei cattolici. i quali, chiudendo gli occhi sulle terrificanti cose che tutti abbiamo vissuto, preferiscono seguire le indicazioni di alcuni falsi maestri ormai scomparsi, e vedere nei comunisti e nelle sinistre ’laiche’ i più efficaci difensori degli interessi dei poveri e della gente meno difesa. L’amore evangelico (oggi si usa dire ’la solidarietà’) per i poveri, determina perciò quei cattolici alla collaborazione sistematica coi comunisti e i loro eredi, e con le sinistre in genere, verso cui - sopratutto certi sprovveduti - assumono atteggiamenti quasi da discepolo a maestro». (Eugenio Corti, Le responsabilità della cultura occidentale nelle grandi stragi del nostro secolo, Mimep-Docete 1998, p. 29).

    © il Timone

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  2. #2
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    Speriamo sia morto...

  3. #3
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    Diciamo che non esiste: o uno è comunista o è cattolico.
    E' un ossimoro dichiararsi comunisti e cattolici, non si può servire due padroni.
    Io parlerei di comunisti sedicenti (o pseudo) cattolici, è molto più corretto.

    CIAO

  4. #4
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    Esisterà anche il catto-socialismo... !?

  5. #5
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    Come credente e missionario prego e spero che ci sia invece uno sbocco positivo di un’esperienza che aveva certamente una grande carica morale ed ideale, come tutto il “sessantotto” del resto, quando personalmente facevo conferenze intitolate: “Vogliamo tutti un mondo nuovo, ma a partire da Cristo”; il catto-comunismo partiva invece dall’”analisi scientifica della società”, che era quella marxista-leninista-maoista. Credo si debba tornare all’unità d’intenti e di azione del movimento cattolico italiano e alla “missione alle genti” secondo il Vaticano II e la “Evangelii Nuntiandi” di Paolo VI (1975) e la “Redemptoris Missio” di Giovanni Paolo II (1990).


    Ammiro moltisimo Don Piero Gheddo ma il cattocomunsimo è l 'errore piu plateale e normale che possa commettere un cristiano che legge il vangelo.
    SE Cristo non avesse avuto alle spalle tutto il Vecchio Testamento, sarebbe logico e normale essere comunista. Il vangelo propone ai discepoli il comunismo è inutile girarci intorno. Il vangelo è per l'uguaglianza nelle comunita dei discepoli !
    Ora l'errore più grosso che commette anche Piero Gheddo è di giudicare la societa a partire da Cristo. Io giudico la Chiesa a partire da Cristo e non la societa ! La societa si giudica in base alla legge ,cioe la giustizia , come ha fatto Cristo.
    La politica non ha mai avuto bisogno del vangelo e mai avrà bisogno, pero senza il vangelo alle spalle è difficile capire la differenza.

  6. #6
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    ed eretico perfino di se stesso -contraddisse e si contraddisse
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    Come credente e missionario prego e spero che ci sia invece uno sbocco positivo di un’esperienza che aveva certamente una grande carica morale ed ideale, come tutto il “sessantotto” del resto, quando personalmente facevo conferenze intitolate: “Vogliamo tutti un mondo nuovo, ma a partire da Cristo”; il catto-comunismo partiva invece dall’”analisi scientifica della società”, che era quella marxista-leninista-maoista. Credo si debba tornare all’unità d’intenti e di azione del movimento cattolico italiano e alla “missione alle genti” secondo il Vaticano II e la “Evangelii Nuntiandi” di Paolo VI (1975) e la “Redemptoris Missio” di Giovanni Paolo II (1990).


    Ammiro moltisimo Don Piero Gheddo ma il cattocomunsimo è l 'errore piu plateale e normale che possa commettere un cristiano che legge il vangelo.
    SE Cristo non avesse avuto alle spalle tutto il Vecchio Testamento, sarebbe logico e normale essere comunista. Il vangelo propone ai discepoli il comunismo è inutile girarci intorno. Il vangelo è per l'uguaglianza nelle comunita dei discepoli !
    Ora l'errore più grosso che commette anche Piero Gheddo è di giudicare la societa a partire da Cristo. Io giudico la Chiesa a partire da Cristo e non la societa ! La societa si giudica in base alla legge ,cioe la giustizia , come ha fatto Cristo.
    La politica non ha mai avuto bisogno del vangelo e mai avrà bisogno, pero senza il vangelo alle spalle è difficile capire la differenza.


    Forumista apoliticos in tutti questi mesi che -frequentando il forum-leggo le tue riflessioni emerge sempre (e stasera con cristallina radicalità) questa tua posizione non solo di una profonda distasnza tra le opzioni politiche e la fede cristiana,ma una profonda distanza etica tra la logica della politica e la logica del vangelo(ove mai il vangelo avesse una logica governabile ) e tu ritieni salutare per la dinamica politica questa sua distanza etica dal vangelo e stasera affermi la politica non ha bisogno del vangelo..
    Al di là della tematica in questione-ma sempre dentro il tema- questa tua posizione non riesco proprio a comprenderla perchè non riesco a sentirla come una proposta di lacità ,non riesco a sentirla come il riconoscimento che l'autonomia del luogo politico come luogo mondano è la costruzione della città attraverso la negoziazione tra diverse famiglie spirituali e culturali tutte poste allo stesso livello di pari dignità e che costruiscono insieme la lex fundamentalis per la stabilità e la convivenza della città.Non riesco a sentirla così ,dico di questa tua posizione e la sento invece stranamente pericolosa quasi machivaellica o ancor più guicciardiniana..

    Sicuramente sbaglierò(e ti chiedo allora di chiarire,se vuoi) ma sento nella tua posizione il seguenet discorso. il vangelo propone un'etica radicale della condivisione e della comunionalità fino in fono vissuta e vivibile,la politica come rappresentazione e arappresentanza di interessi conflittuali deve prescindere da questa(anche laicalmente letta) possibilità di condivisione di comunionalità..la politica tematizza la vittoria-senza far prigionieri- degli interessi globalmente più forti per ciascun momento storico e tali interessi -poichè forti-hanno il diritto di utilizzare qualunque tipo di operatività e prassi per esercitare il più a lungo possibile la loro egemonia in forma di dominio puro e quindi tanti saluti al Vangelo

    Ti chiedo di verificare serenamente la mia(probailmente sbagliata ) lettura della tua riflessione

    Grazie Padre Giovanni

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    chiedere a gennaro acquaviva.
    Allora esiste... Porc...

  8. #8
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    sfrotunatamente il catto comunismo esiste ed è al governo.

    E' l'area Dossettiana della DC

  9. #9
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    Tze... Ci vorrebbe al governo l'UDC.

  10. #10
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