Iran, Moussavi: rapporti più stretti con l'italia, no all'import cinese
dal nostro inviato Vittorio Da Rold
Teheran - «I rapporti con l'Italia sono molto buoni ma in futuro dobbiamo averne di più stretti. Abbiamo già molto punti in comune in molti campi e non ci resta che approfondirli al più presto». Mir Hussein Moussavi, 67 anni, l'ex premier dal 1980 al 1889, oggi candidato di punta del fronte riformista nelle elezioni presidenziali a doppio turno del 12 giugno, lancia una messaggio di amicizia e cooperazione verso il nostro Paese, memore della fruttuosa visita all'allora premier Giulio Andreotti a Roma e alla soluzione della intricata questione del porto di Bandar Abbas.
La sede della conferenza stampa di Moussavi con i corrispondenti stranieri è simbolica: siamo a Teheran nella sede del conglomerato editoriale che pubblica il maggior quotidiano del Paese, Ettelaat (informzione in persiano). Alle pareti ci sono le raccolte rilegate del quotidiano tra cui quelle dei drammatici avvenimenti della rivoluzione che cacciò lo scià esattamente 30 anni fa. Il giornale fu il primo a fiutare la svolta e a cambiare orientamento pro khomeini ancora in esilio a Parigi: il suo direttore, un appartente al clero, è sul ponte di comando da 30 anni esatti, e viene giudicato una delle figure più influenti del paese. L'appoggio di Ettalaat a Moussavi è un segnale importante all'interno dei delicati equilibri della Repubblica islamica.
Moussavi nel corso della conferenza stampa risponde sulla questione del nucleare aprendo a una negoziato con il gruppo del cosidetto 5+1 contraddicendo la posizione di chiusura espressa dal presidente Mohamoud Ahmadinejad appena lunedì scorso al Palazzo presidenziale di Teheran. Moussavi dice che «non ci sono tabù» nei negoziati a condizione «che vi siano dei cambiamenti reali da parte degli americani e che questi dimostrino onestà di intenti».
«È pronto a parlare direttamente con il presidnete Obama, lo incalzano i gionalisti proveninti d mezzo mondo? «Dipende dalla condizioni. I rapporti con gli Stati Uniti sono complicati e necessitano tempo per essere ripresi dopo 30 anni di gelo diplomatco». Moussavi è stato premier ai tempi della durissima guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein che provocò oltre un milione di morti. Ricordando quei tempi dice che l'inflazione è un problema gravissimo (oggi viaggia al 25%-30%) che si affronta in tre modi: «1) cambiando le produzioni industriali; 2) dando stabilità al management e non modificando banchiere centrale ogni anno; immettendo esperti nel ministero dell'Economia e facendolo tornare il centro decisionale delle scelte economiche strategiche del paese così come avvenne nel periodo bellico». Moussavi è accusato dai sostentori di Mehdi Karrubi, l'altro candidato riformista che vuole privatizzare la compagnia statale del petrolio distribuendo azioni a tutti gli iraniani, di essere uno statalista in economia.
Effettivamnete Moussavi sembra molto colbertiano: ha lanciato un attacco durissimo all'import di prodotti cinesi che stanno «mettendo in ginocchio le nostre produzioni». Moussavi non lo dice espressamente ma non sembra più disposto, se diventasse presidente, a far entrare prodotti cinesi senza limiti nel paese in cambio dell'appoggio di Pechino nel gruppo di contatto del 5+1 sul dossier nucleare. «A Tabriz - dice - ci sono oltre 5mila trattori arrugginiti nei piazzali della nostra fabbrica mentre i contadini non hanno i fondi necessari per acquistarli».
Poi parla dell'attacco a una moschea nella città iraniana sudorientale di Zahedan, che ha provocato la morte di 20 persone e il ferimento di altri 55. «Un segnale inquietante - dice ma bisogna che gli europei, la Nato e gli americani si rendano conto che in zone difficili confinanti dell'Iran come l'Afghanistan o l'Iraq la soluzione non può essere esclusivamnete militare. Occorre un coinvolgimento maggiore delle truppe e dei governi locali». Chiaro messaggio di interesse per la partecipazione al vertice di Trieste dei ministri degli Esteri del G-8 sulla stabilizzazine dell'Afghanistan.
31 maggio 2009
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Iran, Moussavi: rapporti più stretti con l'italia, no all'import cinese - Il Sole 24 ORE
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