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    Predefinito Base Usa Vicenza:proteste fino a notte

    Vicenza, 083
    BASE USA VICENZA: SI' A RADDOPPIO, PROTESTE FINO A NOTTE
    Sono rimasti in piazza fino a notte fonda i manifestanti che ieri hanno riempito Piazza dei Signori a Vicenza, sotto le finestre del municipio, per esprimere rumorosamente il loro dissenso al raddoppio della Caserma Ederle nell'area dell'aeroporto civile Dal Molin. Dopo ore di dibattito, il consiglio comunale convocato appositamente dal sindaco Enrico Hullweck era riunito dalle cinque del pomeriggio, l'assemblea ha votato positivamente all'ordine del giorno della maggioranza di centro destra favorevole al progetto americano. Con 22 voti favorevoli, 17 contrari e 2 astenuti l'ordine del giorno e' passato nella blindatissima Sala Bernarda di Palazzo Trissino dopo un dibattito acceso e tesissimo. Tensione sottolineata anche all'esterno del municipio, presidiato da un centinaio di poliziotti: in piazza oltre un migliaio di manifestanti hanno fatto sentire la loro voce per ore accompagnandosi con trombette, tamburi, pentole e stoviglie. Una protesta pacifica ma incessante che ha coperto completamente il breve corteo dei favorevoli al raddoppio della base americana, un corteo di circa duecento persone formato quasi esclusivamente da dipendenti della Ederle che hanno sfilato per Corso Palladio. Tutto sotto i riflettori della televisione, con telecamere di emittenti locali ma anche con una troupe di 'Annozero', la trasmissione Rai di Michele Santoro che si e' collegata piu' volte in diretta con la piazza vicentina. Forte il disappunto del centro sinistra, bocciato in aula, che chiedeva un referendum popolare sull'argomento. L'ordine del giorno che prevede il raddoppio della base Usa e' passato con la richiesta di alcune garanzie legate all'aspetto urbanistico, ma anche con la richiesta che la nuova base non diventi punto di partenza per le missioni aviotrasportate in Medio Oriente. Ora la palla passa al governo che dovra' decidere formalmente sulla questione. Ma su questo parere del consiglio comunale di Vicenza gia' si prevede un lungo strascico di polemiche.

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  2. #2
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    Predefinito

    Uno schifo!
    La colonizzazione continua.
    Ora però il governo potrebbe cogliere l'occasione per dare un bel segnale di discontinuità con l'atlantismo di tutti i governi che l'hanno preceduto: adesso infatti l'ultima parola sulla costruzione della base spetta proprio al governo; se il governo dice di no la base non si fa.
    Voi che ne pensate?
    Dira di SI o dirà di NO?...
    HA, HA, HA!!!

  3. #3
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    Predefinito

    Sara' "equidistante"...

  4. #4
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    Predefinito Da http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=296869

    A seguire una prima e breve rassegna stampa sulla mobilitazione di ieri sera a Vicenza contro il nuovo insediamento militare statunitense. Azione Sociale con Alessandra Mussolini ha fatto la propria parte riuscendo a far filtrare il messaggio politico che questa battaglia non è e non può essere monopolizzata ad uso e consumo della sinistra più o meno radicale.

    www.alternativasocialeschio.splinder.com


    2006-10-27 108
    BASE MILITARE USA A VICENZA, PASSA L'ODG DELLA MAGGIORANZA.

    VICENZA - Il Consiglio comunale di Vicenza, al termine della lunga discussione sulla base americana in citta', ha approvato con 21 voti favorevoli, 17 contrari e 2 astenuti, l'ordine del giorno della maggioranza di centro destra, favorevole al raddoppio della base, a condizione che l'aeroporto Dal Molin rimanga civile e da esso non partano voli militari operativi.

    E' stata bocciata dal consiglio comunale la richiesta del centrosinistra di un referendum cittadino sul progetto del raddoppio della base Usa in citta'. L'assemblea di Palazzo Trissino, dopo aver approvato ieri notte l'odg della maggioranza che da' il via libera alla nuova base americana, ha invece respinto l'ordine del giorno dell'opposizione che chiedeva appunto il referendum.

    Contro questa possibilita' si sono espressi 20 consiglieri del centrodestra, 17 quelli a favore, tutti del centrosinistra. La decisione finale sull'ampliamento della presenza militare a Vicenza, con la riunificazione di tutti gli uomini della 173/A brigata paracadutisti, spettera' comunque ora al Governo italiano, in particolare al ministro della Difesa Arturo Parisi.Nella piazza antistante il palazzo municipale, si sono svolte tre distinte manifestazioni, una - circa trecento persone - in favore dell'ampliamento della base, una di appartenenti ad Azione Sociale, contrari, e la terza, che contava circa 1500 persone e che dimostrava il proprio dissenso al raddoppio della presenza Usa a Vicenza con striscioni, fischietti, trombe e tamburi.

    COMUNE DICE SI',PALLA PASSA A GOVERNO La nuova base militare Usa a Vicenza supera il primo ostacolo: il Comune, con i soli voti della maggioranza di centrodestra, ha detto si' al raddoppio della caserma Ederle, nel sito dell'aeroporto Dal Molin. Ma il via libera di Palazzo Trissino e' in realta' un rilancio della palla a Roma, al ministero di Arturo Parisi, che dovra' dare l'ok finale al piano del Pentagono, valutando impatto sociale e ambientale su Vicenza. I vertici militari Usa sono intenzionati all' unificazione nella citta' veneta di tutti i 5.000 paracadutisti della 173/A brigata aviotrasportata. In questo momento circa 2.600 soldati si trovano a Vicenza, nella caserma Ederle, gli altri sono dislocati in un'altra base in Germania. Una richiesta che, secondo lo stesso Parisi, appare rispondente con lo spirito di amicizia esistente tra Italia e Stati Uniti e in continuita' con la natura della precedente presenza militare americana. Ma contro la massiccia presenza militare a stelle e strisce si schierano i partiti della sinistra, Prc, Comunisti Italiani, Verdi, ma anche Ds, che in queste settimane hanno fatto pressione sul ministro Parisi per un ripensamento.

    In realta', sostiene la Verde Luana Zanella che lo ha incontrato due giorni fa con altre parlamentari venete, il ministro della Difesa avrebbe spiegato che sulla nuova base vicentina nessuna decisione e' stata ancora presa dal Governo italiano. In ogni caso, la maratona svoltasi ieri sera e proseguita nella notte a Palazzo Trissino ha visto la vittoria netta di quanti si schierano a favore del nuovo insediamento americano all'aeroporto Dal Molin.

    E la sconfitta dell'opposizione di centrosinistra, che dopo essere stata battuta 21 a 17 sull'odg principale, che dava l'ok del Comune al progetto, ha visto respinta (per 20 voti contro 17) la richiesta di referendum cittadino sull'argomento. Una domanda posta dal centrosinistra e dai 1500 rappresentanti dei Comitati per il "no" che hanno "assediato" pacificamente il palazzo municipale, sulla scorta dei dati dei primi sondaggi svolti in citta'. In particolare quello di inizio ottobre dalla Demos del prof. Ilvo Diamanti, secondo il quale il 61% dei vicentini sarebbe contrario alla nuova base, e l'84% vorrebbe comunque esprimersi con un referendum. Tra le ragioni dei contrari, spiccano le preoccupazioni per la sicurezza, aumentate nelle scorse settimane da un servizio del settimanale "l'Espresso" che parlava della futura "Ederle 2" come della piu' grande fortezza americana in Europa, con piattaforme lanciamissili. Un'ipotesi seccamente smentita dal gen. Frank Helmick, del comando Usa Setaf, il quale aveva precisato che le attivita' svolte al Dal Molin "non saranno dissimili" da quelle svolte dal personale gia' di stanza alla Ederle, e quindi nessun lanciamissili, né artiglieria semovente o utilizzo della pista del Dal Molin per voli di aerei "Predator". Del resto, tra le condizioni poste dalla stessa maggioranza comunale per l'ok alla nuova base vi sono quelle che chiedono l'assenza di voli militari operativi, il mantenimento dell'utilizzo civile del Dal Molin, l'assenza di oneri economici per l'amministrazione municipale, l'impegno degli Usa a utilizzare maestranze e risorse professionali locali per la costruzione della nuova base.

    (ANSA 27.10.06)

    a seguire alcuni articolo pubblicati oggi sul Giornale di Vicenza 27.10

    IL GRUPPETTO DI DESTRA HA ACCESO UN FUMOGENO IN CORSO PALLADIO
    CIONI (AS) TUONA CONTRO GLI USA VIENE SPINTONATO DA DUE ESAGITATI

    (r. b.) «Americani, la caserma fatela a casa vostra». Alex Cioni, leader di “Azione Sociale con Alessandra Mussolini” ha appena imbracciato il megafono e ha cominciato ad urlarci dentro: «No agli americani, non li vogliamo». Il fumogeno si è appena spento, ha creato un piccolo fuoco davanti alla vetrina di “Intimissimi” dove le canotte alla moda fanno il loro sfoggio. Un attimo e sono accorsi i poliziotti che hanno presidiato la manifestazione del gruppetto dei dieci militanti di destra con il fumogeno favillante, mentre veniva anche disteso uno striscione.
    Ma ecco avvicinarsi due ragazzotti con la tuta da ginnastica. «Falso», gridano a Cioni. E lo applaudono provocatoriamente. Questione di attimi, un lampo, due spinte. Il poliziotto in borghese che non ha mai mollato la scena è addosso. Tafferuglio davanti agli occhi del questore e due passi dall’ingresso del Comune dove si continua a discutere il futuro del Dal Molin. Cioni riprende il suo megafono e il suo discorso. Contro gli americani e contro il governo Prodi. Lontano dalla piazza del No e a debita distanza dal fronte del Sì. Mentre i due facinorosi vengono messi con la faccia davanti alla volante ed identificati. Unico momento di tensione, alle 20.30, in corso Palladio. La scena dura pochi minuti. E le manifestazioni continuano.


    I SOSTENITORI DEL RADDOPPIAMENTO DELLA BASE STREMATI DAL FORCING CONTRARIO “ARMATO” DI TROMBE E PENTOLE
    LA SQUADRA IN ROSSO SCHIACCIANTE
    QUANDO NON PASSA IL REFERENDUM SI ALZANO I “VAFFA”
    di Marco Scorzato


    Sotto i portici della basilica, alle 21,30, c’è un bambino di 10 anni con due occhi neri come il petrolio. Si chiama Tarek, è bengalese, e in mano a una decina di rose. Guarda sorpreso la piazza e a momenti avvicina le mani agli orecchi. Il sibilo dei fischietti è incessante. E poi trombe, pentole percosse, coperchi sbattuti come piatti, tubi di gomma trasformati in strumenti a fiato, rullo di tamburi e il gracidare delle raganelle. In aria bandiere che sventolano e quasi toccano le luminarie natalizie: ci sono quelle della Cgil, degli Rdb Cub, dei Ds, di Rifondazione e dei Comunisti Italiani. E tanti vessilli della pace.
    Se il fonometro fosse in piazza dei Signori, sarebbe probabilmente destinato ad impazzire. Non smette un solo istante, il popolo del No riunito all’ombra della Basilica, di urlare in faccia agli amministratori rinchiusi nel Palazzo la propria contrarietà alla base.
    Una piazza chiassosa,instancabile. Una piazza pacifica. Ed eterogenea, alla faccia di chi l’aveva dipinta come la culla della sinistra radicale. Certo, ci sono i no global, ma anche i signori in giacca e cravatta. Ci sono bambini ed anziani. E donne, tante. Marcellina Piazzetta ha 79 anni ma la carica di una ragazzina: «Ho voluto portare qui le mie nipotine di 10 anni - racconta - devono vedere quello che sta succedendo in questa città. Il futuro è loro».
    Il volume non accenna a scendere. Per riposare l’orecchio bisogna andare dall’altra parte, in corso Palladio, dov’è riunito il fronte del Sì. Sul piano dei numeri, tra i due schieramenti, non c’è partita. Non c’era al pomeriggio, figuriamoci alla sera, quando si fa largo la stanchezza, i morsi della fame non danno tregua e i piedi cominciano a fare male, dopo ore a calpestare il corso. Dopo le 21, lì è una cinquantina di dipendenti della Ederle. Sul piano degli argomenti, però, si difendono alla grande: «Se chiudono la base cosa faccio? vado a mangiare a casa di quelli di là che manifestano per il No? - chiede priovocatoria Miriam Stivati, 38 anni, da uno e mezzo dipendente alla Ederle -. Sia chiaro, nessuno di noi vuole i missili, né la guerra. Ma vogliamo un futuro occupazionale. La nostra posizione è per lo sviluppo vero, contro le speculazioni».
    «Si stanno perdendo di vista le reali questioni in ballo - le fa eco Laura Fanton, anche lei alla Ederle -. Qui non arrivano i missili, ma c’è la possibilità di lavorare. Siamo oltre 700 alla Ederle, vogliamo avere un futuro».

    Più in giù, lungo il corso, è rimasto un gruppuscolo di militanti dell’estrema destra, capeggiato da Alex Cioni, di Azione Sociale. «La polizia ci ha bloccati qui - spiega - non ci hanno lasciato raggiungere la piazza, monopolizzata dalla sinistra. È un peccato, perché questa doveva essere una battaglia da condurre insieme, senza ideologie».
    La sera in piazza dei Signori vive di sussulti, determinati dalle mosse dei potenti del Palazzo e dai ritmi scanditi dalla diretta televisiva col programma di Santoro. Quando il giornalista Sandro Ruotolo si collega con “Annozero” è un tripudio di bandiere. Passa Oscar Mancini, segretario della Cgil. È lì dalle 15,30 e ci resterà fino al rompete le righe. «Questa sera si è palesata la frattura tra la città e chi la amministra - afferma -. Ci hanno privato del maxischermo, volevano che stessimo a casa a guardare la diretta tv. Sono state anche evocate violenze e disordini, ma qui si dimostra la civiltà dei cittadini e la professionalità dei tutori dell’ordine pubblico. Questa sera non è un punto d’arrivo, ma di partenza. Spero nel referendum».
    Si procede così fino alle 23,45. Solo allora si alzano i primi “vaffa”. Il sì alla base e il muro di Hüllweck e dei suoi sul referendum fanno male alla piazza. A qualche signora scappa una lacrima di tristezza e rabbia. I più surriscaldati intonano il coro l’insulto, che subito sfuma in canti e balli.
    Di là, il fronte del sì è ormai ridotto a una manciata di rappresentanti. «Sono rimasto qui fino alla fine - dice Andrea, anche lui impiegato alla Ederle - anche se so che il futuro della base non dipende da noi».
    Intanto in piazza dei Signori si comincia a sfollare. Sotto i portici della Basilica, il piccolo Tarek se ne sta ancora con le rose in pugno: «Non ne ho venduta neanche una - si rammarica con mezzo sorriso - stasera la gente pensava ad altro».
















    DUE VIGILI DELLA EDERLE CONTRO LA DESTRA L’UNICO ATTIMO DI TENSIONE DELLA SERATA. TRECENTO FRA POLIZIOTTI E CARABINIERI IN CENTRO.
    CONTROLLI NOTTURNI ALL’AEROPORTO
    ORDINE PUBBLICO, NESSUNO SCONTRO GLI AGENTI ARRIVATI DA PADOVA E BOLOGNA SI CHIEDONO STUPITI: «MA COM’È CHE QUI DESTRA E SINISTRA CHIEDONO LA STESSA COSA?»
    di Diego Neri

    Quand’è mezzanotte passata da un pezzo e la votazione più importante è andata, restano gli unici ad aver scalfito la tranquillità di una serata di democrazia e di confronto anche duro, ma pacifico. Quei due vicentini, vigili del fuoco della Ederle, che dopo aver alzato un po’ troppo il gomito si sono avventati con fare da ultrà contro la delegazione di Alternativa sociale in corso Palladio, colpevole di inneggiare il No al Dal Molin. Placcati dai poliziotti, uno di loro ha faticato un bel po’ a capire che doveva calmarsi se voleva evitare la denuncia per resistenza.
    È stato questo uno dei rari casi di intemperanze e di azioni di protesta fuori dalle righe di una giornata che molti vicentini hanno trascorso in strada, fra piazza dei Signori, l’ingresso del municipio e corso Palladio, davanti al Mc Donald. No, sì, no, si potrebbe riassumere, con tanti curiosi che hanno fatto un po’ di fatica a comprendere tutti quegli schieramenti. «Che sta succedendo?», chiede una coppia che passa in bicicletta e che cerca una pizzeria. «Scusi, ma voi dove abitate?». «A Vicenza, perché, così tutta questa confusione?». «Si discute del futuro del Dal Molin». «Quale Dal Molin? Quale futuro?», chiedono di farsi spiegare la questione di cui si dibatte da mesi. Evidentemente, non tutti i vicentini erano sulle spine per il voto in consiglio.
    E più o meno lo stesso atteggiamento ce l’avevano i tanti ragazzi arrivati in città in divisa. Giovanotti dell’arma o della polizia che giungevano da Padova o Bologna. Uno di loro ha tutto il tempo di chiamare la mamma al cellulare e di raccontarle divertito: «Boh, non ci capisco niente. Qui a Vicenza quelli dei centri sociali e i nazisti stanno dalla stessa parte. Noi siamo qua per dividerli, ma non so perché».
    In centro sono schierati complessivamente 150 fra poliziotti e carabinieri; una dozzina di vigili urbani stanno all’interno di palazzo Trissino. Numeri che vanno raddoppiati, visto che la seduta è così lunga che servono due turni. A coordinare ci sono comandanti e funzionari di quasi tutti i reparti, e a verificare che tutto fili liscio in corso con il suo autista passeggia il questore Dario Rotondi. Compreso che non ci sono scontri né intenzione di provocarli da nessuna parte - i più accesi sostenitori del No, in piazza dei Signori, si limitano a lanciare aerei di carta - il problema è gestire tutti quei ragazzi arrivati da fuori. I bolognesi alle 21 vengono fatti cenare in caserma e rispediti a casa, i padovani dovranno far notte prima di infilarsi a letto. Ma hanno capito anche loro che non ci sarà da menare manganelli né da alzare gli scudi, e osservano con distacco, tappi nelle orecchie, tutto il can can di slogan, canti e soprattutto il battere di tamburi e pentole. Non c’è clima da Oriazi e Curiazi.
    «Meglio così», sospira un poliziotto. Comunque vada, sa che andrà a dormire alle tre e che stamattina la sveglia suonerà alle sei. Ci sono da perquisire all’alba le case di alcuni spacciatori. Questo sì che è clima da Oriazi e Curiazi. Il solito, per loro.

 

 

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