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    Predefinito L’avviso di Vaj: «Chi genera meno bambini rinuncia a difendere il proprio territorio»

    Il giurista: le risposte ai dati preoccupanti vanno cercate nell’energia e nella tecnologia
    L’avviso di Vaj: «Chi genera meno bambini rinuncia a difendere il proprio territorio»
    Andrea Indini
    Secondo il rapporto Wwf, l’umanità avrebbe già superato del 25 per cento le possibilità naturali offerte dalla Terra. Servirebbe dunque un altro pianeta. «Le proiezioni del Wwf estrapolano delle curve il cui andamento futuro non è veramente noto», spiega il professor Stefano Vaj, studioso e giurista che si occupa di questioni bioetiche ed ambientali da un punto di vista identitario.
    Siamo al collasso?
    «Il Club di Roma negli anni sessanta aveva previsto l’esaurimento di una serie di risorse entro gli anni Ottanta. Venticinque anni dopo, quello che è in realtà successo è che alcune di tali risorse sono state in tutto o in parte sostituite. Altre abbiamo imparato a usarle in modo più efficiente. Per altre ancora le capacità del pianeta di rigenerarle, o le riserve esistenti, erano stato gravemente sottovalutate. I dati del Wwf restano preoccupanti, ma il vero pericolo consiste soprattutto nella distruzione o nello sfruttamento dissennato delle risorse locali, spesso in modo estraneo o contrario agli interessi delle popolazioni che vivono sul relativo territorio.»
    Quali sono le sfide che si dovranno affrontare nei prossimi anni?
    «Prima ancora che si verifichino scenari catastrofici, la domanda più o meno irresponsabilmente generata da alcuni Paesi per talune risorse farà lievitare i relativi prezzi in modo estremo, diminuendone radicalmente l’impiego. La cosa non deve però di per sé tranquillizzarci, perché rimescolerà profondamente i rapporti di forza sul pianeta. E andrà a vantaggio di coloro che si saranno dotati delle tecnologie necessarie per controllare tali risorse, o per limitarne al massimo il proprio fabbisogno interno. Si pensi rispettivamente all’energia elettrica o ai combustibili fossili. Chi sarà in grado di avere una grande disponibilità di energia a basso costo e di ridurre la sua dipendenza dall’estero in termini di materie prime, sarà in grado di mantenere ed affermare la propria sovranità. Gli altri no, o molto meno. Il fatto che un grande produttore di petrolio come l’Iran investa nel nucleare è eloquente anche a prescindere dalle possibili applicazioni militari. Inoltre, non è detto che tutte le sfide che incombano siano di origine umana. Se il riscaldamento globale fosse davvero una realtà, sarebbe di scarsa consolazione il fatto che potrebbe trattarsi in teoria anche di un fenomeno naturale legato a cicli climatici indipendenti dalla nostra presenza. E le risposte su come controllare per quanto possibile i relativi danni sono sempre e solo due: energia e tecnologia.»
    Secondo il suo libro “Biopolitica. Il nuovo paradigma”, l’assetto del mondo sarebbe cambiato nella seconda metà del Novecento. Per quali motivi e in quali termini?
    «Come nota il Wwf, “l’impronta ecologica” dell’uomo, ovvero l’incidenza della sua presenza sull’ambiente naturale, è triplicata dal 1961 al 2003. Questo processo, con buona pace dell’ambientalismo primitivista o “verde”, è destinato a continuare. D’altra parte, la medesima tecnologia che crea il fenomeno è anche ciò che a partire dalla metà del secolo scorso ci dà progressivametne la possibilità di rimediare, e di trasformare un’economia di spoglio in un’economia di gestione, in cui le risorse ambientali sono trattate come qualsiasi altra risorsa finita, e deliberatamente rinnovate per quanto possibile e necessario. Dopo 10 mila anni dalla rivoluzione neolitica, l’uomo è chiamato a un nuovo balzo qualitativo. È chiamato, in modo diversificato attraverso i popoli in cui si esprime, ad assumere integralmente la responsabilità del nostro futuro biologico, sia come specie sia come pianeta. Nessuno può farlo per lui. Non la provvidenza, non la natura, non il mercato.»
    Tra le emergenze più forti risulta quella legata allo sfruttamento del combustibile fossile. Quali sono le conseguenze? Come ovviare al riscaldamento ecologico e al disastroso impatto sull’ambiente?
    «Una delle sfide fondamentali della nostra epoca è certamente questa. Se le energie rinnovabili o il nucleare tradizionale possono contribuire alla soluzione del problema, l’unica vera risposta è la fusione nucleare, lo stesso processo che il sole utilizza per produrre luce e calore. Tale processo è intrinsecamente sicuro, non genera scorie, e la materia prima è l’acqua. Il vero pericolo è piuttosto il vantaggio competitivo che avranno i paesi e le regioni che ne disporranno per primi rispetto a chi non ne disporrà ancora. Ai secondi converrà avere qualcosa di davvero essenziale per i primi, se vogliono sopravvivere.»
    In testa alla classifica dei “grandi consumatori“ svettano Stati Uniti, Francia e Inghilterra. Come porsi davanti ai Paesi in forte crescita, come la Cina e India?
    «Non è ragionevole pensare che lo sviluppo di Cina e India possa essere impedito o anche solo rallentato, stante anche il fatto che tali paesi si dimostrano molto più propensi a investire nel loro avvenire, nella loro sovranità e nella loro prosperità futura di quanto lo siamo noi. A fronte di tale sfida, le ideologie senili della decrescita e della disindustrializzazione diffuse dalle nostre parti appaiono come un invito al suicidio collettivo, economico e demografico, senza che ciò possa neppure assumere valenze decisive in termini ambientali o di risparmio di risorse su scala planetaria. L’Europa dovrebbe passare da alti consumi di energia generati da alti sprechi, e da stili di vita consumisti, ad alti consumi di energia generati da elevati ritmi di sviluppo ed innovazione, e in parte reinvestiti nella difesa e nel recupero dell’ambiente locale.»
    Quali saranno le tappe fondamentali da affrontare per non trovarci in una situazione di emergenza?
    «Qualsiasi emergenza sia destinata a prodursi - e quelle possibili sono numerose - saranno meglio in grado di affrontarle i paesi tecnologicamente più avanzati, più ricchi, e più lungimiranti nella gestione delle proprie risorse interne. Tali caratteristiche possono sembrare contraddittorie, ma guarda caso storicamente si sono trovate quasi sempre a coincidere negli stessi popoli e nelle stesse regioni. Potenza di calcolo, comunicazioni, ingegneria genetica, nanotecnologie e fisica dei materiali rappresentano le nostre migliori polizze di assicurazione contro le emergenze che ci minacciano, ivi compreso sotto il profilo ambientale. Ad esempio, la bio-remediation, ovvero l’utilizzo di organismi geneticamente modificati per rimuovere agenti patogeni, tossici o radioattivi, è di gran lunga la prospettiva più promettente in termini di lotta all’inquinamento su larga scala.»
    È possibile fermare la sovrappopolazione che interessa soprattutto i Paesi cosiddetti del Terzo Mondo? Quando e come incide la sovrappopolazione nel consumo delle risorse e nelle tensioni socio-culturali derivate dall’immigrazione?
    «La ”sovrappopolazione” su scala globale è una contraddizione in termini, perché nessuna popolazione umana o animale può eccedere quella che le risorse a essa accessibili possono sostentare. Quello che può naturalmente esistere è una sovrappopolazione relativa, legata alla pressione demografica superiore di alcune popolazioni, e alla naturale tendenza di queste, in mancanza di barriere naturali o artificiali, a espandersi là dove vi sono risorse ulteriori da sfruttare. Capita così il paradosso che zone già relativamente sovrappopolate, e dove le risorse naturali esistenti sono già più sfruttate, possano ritrovarsi invase. Ciò capita semplicemente perché chi le abita genera meno bambini rinunciando a difendere il suo territorio: una miscela micidiale per gli interessati e per il territorio. La Terra non ha un’estensione infinita. Se l’umanità - o chi maggiormente ne incarica lo spirito faustiano - deve continuare nella sua storia di scoperte, crescita, avventura ed espansione, è inevitabile che dovremo darci i mezzi per espanderci in nuovi habitat. La Cina conta di sbarcare su Marte ben prima della metà del secolo. La fantascienza americana parla sin dagli anni Cinquanta di “terraformazione” del pianeta e di alterazione convergente del codice genetico dei coloni per facilitarne la sopravvivenza nel relativo ambiente. Mete di portata meno millenaria comprendono lo sfruttamento del fondo degli oceani, la luna, e habitat orbitali semi-autosufficienti. Anche se tutto questo può parere remoto, di nuovo il nostro destino a media e lunga scadenza è legato anche alla disponibilità a investire su progetti o in ricerche che del resto appaiono suscettibili di generare importanti sottoprodotti durante l’intero periodo del loro sviluppo.»


    [Data pubblicazione: 26/10/2006]
    http://www.lapadania.com/PadaniaOnLi...Desc=68058,1,1

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  2. #2
    giovanni.fgf
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    se poi li mantiene Lui per me sta bene ....

    con ossequi.

  3. #3
    naufrago
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    Esattamente, questa sparata è degna di un cazzone che anela il proletariato contadino di inizio secolo...

  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Siamo troppi, altro che balle.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio

    Siamo troppi, altro che balle.
    è una verità troppo semplice per essere compresa.......
    ci vogliono convincere che facendo nuove strutture viarie
    il traffico sarà meno intenso, ma appena e nel mentre si
    costruisce la nuova arteria, si stanno già facendo le lottizzazioni per
    nuovi insediamenti ai margini dell'asse viario.........

    almeno in veneto è stato sempre così; il risultato è che
    non siamo più capaci di muoverci e stiamo morendo soffocati
    di smog e veleni vari.......

    tuttavia giornaloni e giornalini, non smetteno di titolare
    trionfalisticamente che in veneto la popolazione aumenta,
    GRAZIE agli immigrati che naturalmente daranno un contributo
    positivo al rapporto tra la popolazione, ambiente e gli spazi disponibili........


  6. #6
    piemonteis downunder
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    Ipse dixit. Editoriale di bossi/pappagone su La Padania di 2 giorni fa.

    -----------------------------------
    «Bisogna sposarsi e fare figli. È un passaggio fondamentale della vita. Sennò è inutile parlare di famiglia, così come è inutile prendersela con l’immigrazione. Io di figli ne ho fatti quattro e sono contento». I due estratti risalgono al marzo scorso e sono tratti da un’intervista a “Porta a Porta” e da un comizio in terra veneta. Entrambi confermano che l’“eretico” Bossi non aveva solamente individuato anzitempo il rischio di una vera e propria colonizzazione culturale, ma che aveva anche capito come irrobustire il Paese in vista della sfida epocale che gli si stava preparando: rafforzando l’identità, stimolando le nascite e aiutando la famiglia.

  7. #7
    naufrago
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    Vaffanculo, venduto di merda. Terrone della peggior razza. Falso e traditore. Ma arriverà anche per te la resa dei conti...

  8. #8
    INSubrian SOCialism
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    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego Visualizza Messaggio
    è una verità troppo semplice per essere compresa.......
    ci vogliono convincere che facendo nuove strutture viarie
    il traffico sarà meno intenso, ma appena e nel mentre si
    costruisce la nuova arteria, si stanno già facendo le lottizzazioni per
    nuovi insediamenti ai margini dell'asse viario.........

    almeno in veneto è stato sempre così; il risultato è che
    non siamo più capaci di muoverci e stiamo morendo soffocati
    di smog e veleni vari.......

    tuttavia giornaloni e giornalini, non smetteno di titolare
    trionfalisticamente che in veneto la popolazione aumenta,
    GRAZIE agli immigrati che naturalmente daranno un contributo
    positivo al rapporto tra la popolazione, ambiente e gli spazi disponibili........

    Esattamente gli stessi problemi che abbiamo in Insubria. Domà Nunch sta facendo molte attività di sensibilizzazione su questo stato di cose. Il fatto è davvero che siamo in troppi, e che l'urbanizzazione è guidata dall'interesse di pochi, imprenditori e politici, che paghiamo sulla pelle nostra e della Terra.

  9. #9
    naufrago
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    Ehilà Conte, inappuntabile come sempre! Come va la vitaccia? E' un po' che non ti vedevo...

  10. #10
    Lumbard
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    Studiosi e ricercatori seri hanno ormai collegato il verificarsi di grossi problemi ambientali, disagio e conflitti sociali, con zone aventi densità di superiore a 1000 abitanti per kmq ...
    Nella Padania molte aree e comuni hanno già superato questa densità di popolazione (es.provincia di Milano)

 

 
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