ESTERI
DANIMARCA IL SETTIMANALE «JYLLANDS POSTEN» NON DIFFAMÒ L’ISLAM
Vignette sataniche
Il tribunale assolve tutti
27/10/2006
di E. St.


COPENHAGEN. Il caso delle vignette danesi si chiude nelle aule giudiziarie, ma potrebbe ricominciare nelle piazze, dato il tenore delle prime reazioni del mondo islamico. Sono stati infatti assolti il direttore responsabile e il capo redattore della pagina culturale dello Jyllands Posten, querelati da sette associazioni musulmane per «diffamazione dell’Islam».

Nel settembre 2005 Charsten Juste e Flemming Rose avevano aperto un caso mediatico internazionale pubblicando sul giornale 12 disegni satirici considerati blasfemi da molti musulmani perché ironizzavano, tra l’altro, sul paradiso che attenderebbe i shaid, i «martiri» morti nel compimento di un attentato.

Dalla Danimarca la protesta si era diffusa a macchia d’olio, via via che altri media riproponevano le vignette. Con un buon numero di fondamentalisti a soffiare sul fuoco, la vicenda era diventata un confronto aspro sulla libertà d’opinione, fra piazze urlanti e dotti elzeviri. Con le bandiere danesi bruciate in piazza in Pakistan, in Indonesia, in Nigeria, Siria, Arabia Saudita, Libia e altri paesi musulmani, assalti alle ambasciate occidentali e un boicottaggio contro le merci scandinave costato alle imprese danesi più di un miliardo di corone (134 milioni di euro).

Dalla piazza ai tribunali. In un primo momento era stato chiamato in causa lo stato danese, «colpevole» di aver autorizzato la pubblicazione, ma il governo si era smarcato. Nè aveva avuto miglior esito il tentativo di invocare un giudizio penale d’ufficio: a marzo il procuratore generale danese ha stabilito che mancavano gli estremi per incriminare i responsabili del giornale in base alla pur severa legge nazionale contro razzismo e blasfemia. È stata così tentata la strada del giudizio civile, con la richiesta di 100 mila corone (circa 13 mila euro), a titolo di danni morali per «l’attacco all'onore dei credenti» e la rappresentazione di Maometto «come un individuo bellicoso e criminale». Tuttavia, per il tribunale di Aarhus: «non c’è alcuna base per pensare che le vignette siano o siano state pensate come insultanti, o che il loro scopo fosse quello di presentare opinioni che disprezzano l'Islam».

Il portavoce della Società islamica danese, Kasem Said Ahmad ha annunciato il ricorso all’Alta Corte contro «una sentenza che permette di offendere i sentimenti delle minoranze in Danimarca». Ahmed Abu-Laban, un imam di Copenaghen che l’anno scorso iniziò un tour internazionale per incitare alla rivolta anti-danese, ha lanciato un appello ai giornalisti perché esercitino l' autocensura quando trattano temi sensibili e ha auspicato che la Danimarca approvi leggi per garantire «la dignità della popolazione».