Fini: tutti uniti. Per far cadere Prodi di FAUSTO CARIOTIROMA Basta con le polemiche pretestuose, con la volontà di differenziarsi a tutti i costi - anche facendosi del male a vicenda - tra alleati del centrodestra. Basta col mettere in discussione la leadership di Silvio Berlusconi. È il momento, questo, in cui bisogna impegnarsi per fare in modo che tutte le contraddizioni del centrosinistra esplodano, senza concedere alibi né appigli agli avversari. Una volta mandato a casa Romano Prodi, si potrà ragionare sul resto, tenendo presente che la cosa migliore da fare sarà tornare alle urne, anche con l'attuale legge elettorale. Prima di partire per il Molise, Gianfranco Fini spiega a Libero la sua strategia per far tornare il centrodestra maggioranza nel Paese (dove probabilmente già lo è, grazie agli errori di Prodi) e in Parlamento. Il presidente di Alleanza nazionale tiene anche a chiarire che, su temi cruciali come l'immigrazione islamica, non si è convertito al "politicamente corretto". Tutt'altro. Presidente Fini, pochi giorni fa Libero ha pubblicato un sondaggio realizzato dall'Istituto Piepoli. Si chiedeva agli elettori del centrodestra di indicare chi, secondo loro, sarebbe il migliore candidato premier della coalizione alle prossime elezioni. Lei ha ottenuto il 33% dei voti, Berlusconi il 41%. Appena otto punti di distanza. «Sarei ipocrita se dicessi che non mi ha fatto piacere. Al tempo stesso, dopo tanti anni di esperienza politica, so benissimo che bisogna stare con i piedi per terra, a lavorare per l'obiettivo che ci si è prefissi. E il mio obiettivo non è fare a gara con Berlusconi». Qual è il suo obiettivo? «È fare in modo che quanto prima ci sia una maggioranza di centrodestra per liberare l'Italia da Prodi. Non ha alcun senso oggi discutere di leadership del centrodestra. Oggi ha senso rafforzare il centrodestra. È questo il nostro dovere». E come si rafforza il centrodestra? «Innanzitutto evitando i distinguo, le polemiche pretestuose, i tentativi di spaccare il capello in quattro per portare acqua al proprio piccolo mulino». Ogni riferimento a Pier Ferdinando Casini è puramente casuale. «Parlo per me stesso e credo di parlare, se me lo consentono, anche per gli altri amici della Casa delle Libertà. Essere uniti e determinati è l'appello quotidiano che ci rivolgono gli elettori di centrodestra. Oggi, se vogliamo galvanizzare chi ci ha dato fiducia, e dare una speranza concreta a chi non lo ha fatto e si è già pentito, tutto possiamo fare tranne che dare lo spettacolo della divisione». Anche perché, quando lo fate, i vostri elettori non vi capiscono. «Come ho detto in un'altra circostanza, mi piacerebbe se con Ber lusconi e con Casini, e al Nord anche con Bossi, entrassimo in una sala in cui vi sono cento elettori della Cdl e, dopo aver parlato con loro, cercassimo di indovinare chi ha votato per Forza Italia, chi per An, chi per l'Udc e chi per la Lega. Sarebbe difficilissimo riuscirci. Perché è chiaro che ognuno di loro ha scelto di votare per un partito della Cdl. Ma prima di tutto ha scelto la coalizione. Lo si vede anche in piazza, dove gli elettori con la bandiera della Lega dividono lo stesso metro quadro con quelli dell'Udc, di Forza Italia e di An». Questo vuol dire che il partito unico, nei fatti, già esiste. «Il partito unico, che preferisco chiamare partito unitario di centrodestra, non può nascere dalla sera alla mattina. Ci vuole un processo, anche piuttosto lungo, di partecipazione e di discussione. È un punto di arrivo, non un punto di partenza. Fatta questa premessa, la resistenza verso questa prospettiva unitaria viene dagli eletti, non dagli elettori. In ogni consiglio comunale c'è sempre l'eletto che si chiede: ma domani sarò ancora io il capogruppo, o toccherà a qualcun altro?» Intanto la Finanziaria di Prodi ha contribuito a spostare la bilancia dei consensi verso il centrodestra. «Non mi stupisce. È una Finanziaria classista, perché parte dal presupposto che produrre ricchezza sia una colpa. Tutti quelli che lavorano in proprio sono considerati evasori». Prodi e i suoi ministri si giustificano con l'esigenza di redistribuire il reddito. «Sì, hanno cercato di indorare la loro impostazione ideologica con una bugia: "Togliamo ai ricchi per dare ai poveri". Ma non è così, e lo mostrano i numeri. Tasse e sacrifici per tutti quelli che guadagnano dai 40.000 euro lordi l'anno in su. Certo, per la fascia dai 15.000 ai 40.000 euro ci saranno, grazie alla rimodulazione delle aliquote, 60, 80 o 100 euro di tasse in meno. continua...




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